Bo Botto
Shane, il romanzo
Jack Schaefer: IL CAVALIERE
DELLA VALLA SOLITARIA. Mattioli 1885, 2025
Il film del 1953 di George Stevens
con Alan Ladd supera la posizione western nelle
considerazioni del National Film Registry e dell'American Film Institute occupando
un rispettabile posto fra le cento migliori pellicole americane di ogni genere
e tempo. Tratto dal romanzo di Schaefer
(1907-1991) si avvaleva per altro della sceneggiatura di un altro grande
narratore dell’epopea americana dell’Ovest, Alfred Bertram
Guthrie Jr. (1901-1991), l’autore de Il Grande Cielo e del premio Pulitzer Il Sentiero del West, parti di una
quadrilogia tradotta anche questa in italiano presso Mattioli 1885. Si tratta
per ambedue gli scrittori di una collocazione nella letteratura americana (vi
si può aggiungere anche Van Tilburg Clark con Alba Fatale, oggi lo si trova in Minimun
Fax) che estende la nozione della narrativa western di là da quella dei pur
ottimi e più popolari Zane Grey (tenuto in gran conto da Schaefer)
e Louis L’Amour.
Pubblicato nel 1949 il libro di Schaefer
racconta di Shane (che è anche il titolo originale del romanzo), lo sconosciuto
che, giunto nel Wyoming, si ferma alla fattoria degli Starret
(marito moglie e figlio), una delle famiglie tormentate dai Ryker
che cercano di convincere i coloni a vendere le loro terre (un tema ricorrente
al cinema, si pensi, fra gli altri, al Cavaliere
Pallido di Eastwood, coi dovuti distinguo quasi una copia). “L’uomo
cavalcava senza fatica, rilassato in sella, appoggiando oziosamente il peso
sulle staffe. Eppure, anche quella semplicità rivelava una certa tensione. Era
la semplicità di una molla pronta a saltare, di una trappola tesa”. E la molla
scatterà risarcendo la buona famiglia che ospitando l’uomo ne subisce anche il
fascino così che il libro presenta l’esplorazione delle diverse psicologie
influenzate da questa presenza aliena quanto provvidenziale. In particolare sul
figlio della coppia stregato dall’abilità con la pistola di Shane, troppo usata
in passato e che ora vorrebbe solo metterla a riposo ma è costretto per affetto
nei confronti degli ospiti e senso della giustizia a usarla ancora. Molto
romanticismo, molta commozione e la giusta dose di azione (che nel film che ne
trasse George Stevens a farne le spese è un grande Jack Palance
esordiente nella parte di “The Black”, il pistolero prezzolato).
Avverto i bibliofili che il romanzo fu presente nelle edizioni economiche
di Mondadori, prima (nel 1959) nella collana dei Libri del Pavone e poi (nel
1967) negli Oscar settimanali.