Wolf Bruno

Epica umana?

Stefanos Geroulanos: L’INVENZIONE DELLA PREISTORIA: L’ossessione per l’origine dell’uomo e della civiltà. Einaudi, 2025

H.G. Wells, nell’imponente bibliografia, fra i diversi libri visionari coi viaggi nel tempo, i marziani, le ibridazioni e l’ispirazione Fabiana volta a uno stato mondiale, incluse anche una panoramica della storia (The Outline of History, che non va confusa con la successiva e più contenuta Breve Storia del Mondo) dove inizialmente avrebbe accettato la realtà dell’”Uomo di Piltdown” (la grande truffa paleontologica di inizio Novecento) e discutendo di preistoria, soffermandosi sull’”Uomo di Neanderthal, si convinse come tanti all’epoca che si trattasse di “una razza di preuomini” e utilizzò le opinioni del botanico Harry Johnston per descrivere i nostri antenati Sapiens come dei “grandi colonizzatori” (guarda caso il botanico era anche funzionario coloniale). Malgrado le grandi dimensioni della scatola cranica, i neanderthaliani dovevano avere comunque “un aspetto orrendo, un’andatura ricurva e barcollante e teste dal collo corto, sopracciglia sporgenti, braccia lunghe e corpi pelosi”, caratteristiche riprese nei decenni da numerosi disegnatori. Oggi c’è chi tende a capovolgere questo schema ed è orientato a una teoria di tipo razziale che vede i neanderthaliani come i propagatori nei possibili incroci, dai quali furono esclusi gli africani, delle pelli chiare e degli occhi azzurri.

La requisitoria sull’umanità colonizzatrice, ma con segno differente da quello del botanico, coinvolse fin dalle origini anche i fautori della nuova antropologia etnografica, così Lewis Henry Morgan, che influenzò Marx ed Engels, accusò la civiltà delle colpe già attribuite da Johnston all’uomo  come “il più grande dei colonizzatori all’incirca da mezzo milione di anni”. Lo psichiatra, antropologo e laburista W.H.R. Rivers, che si sarebbe occupato fra l’altro dello “shock da bombardamento” e dell’uso delle droghe, concluse una delle prime ricerche sul campo in Melanesia a cavallo di Otto e Novecento, constatando che una recente eruzione vulcanica era ben poca cosa rispetto ai danni inflitti dalla civiltà europea agli indigeni. Se ad Aby Warburg bastò la conservazione delle immagini ”per rifiutare la distruzione dell’intimità del cosmo operata dal capitalismo”, una posizione sulla quale concordava lo scrittore “esotista”, etnografo, critico e teorico dell’arte Victor Segalen, nell’implicita nozione di “scomparsa” Franz Boas, titolare della prima cattedra di antropologia negli USA, trovò le ragioni per polemizzare con le semplificazioni del darwinismo e del positivismo, non esenti a suo parere da implicazioni razziste prive di qualsiasi logica, così da elaborare una nuova consapevolezza della cultura e delle sue varie manifestazioni nei gruppi umani, preparando l’esortazione di Malinowski, l’anglo-polacco che studiò  Gli Argonauti del Pacifico occidentali come recita il titolo del suo opus magnum, “ad afferrare il punto di vista dell’indigeno”.

Stefanos Geroulanos (1979) con L’invenzione della preistoria si allunga nell’”epica umana” (come ha intitolato l’introduzione) affrontando la preistoria attraverso i temi comuni (le grandi madri, il comunismo primitivo, le orde, la violenza, il patriarcato, la pittura rupestre, le moderne migrazioni, le razze, i pretesti del nazismo, quelli delle pseudoscienze e della psicanalisi ecc. ecc.) ma con non comune arguzia, attenzione politica e sensibilità demistificatrice per trasferire sia l’idea stessa di preistoria sia il concepimento di concetti e tematiche alla storia con l’identificazione della loro origine non remota come si è tentati di credere. Il professore di storia delle idee in Europa alla New York University, tale è Geroulanos, smonta pezzo per pezzo “l’ossessione delle origini” muovendo proprio dal dibattito sui neanderthaliani che quando era ragazzo (negli anni Novanta) finivano descritti come creature gigantesche, dei fallimenti del processo evolutivo esemplificati dalle illustrazioni dei libri che li ritraevano ispidi e con gli occhi privi di qualsiasi bagliore. Ed è da non trascurare l’ampio uso che fa delle illustrazioni (oltre 100) soffermandosi anche su pittori come Zdenek Burian, assai riprodotto nei libri di paleoantropologia,  o del suo connazionale ceco, e grande interprete dell’Art Nouveau, dell’orfismo e della pittura astratta del XX secolo František  Kupka che disegnò nel 1909 per l’”Illustrated London News” un “ancestor” dalla corporatura massiccia “ingobbito, peloso fino all’inverosimile e armato di clava”.