Bo
Botto
Erbacce
John Barth: IL COLTIVATORE
DEL MARYLAND. Minimun Fax, 2024
I due volumi nel cofanetto Rizzoli de Il Coltivatore del Maryland (The Sot-Weed Factor nell’originale) nel 1968 avevano un aspetto minaccioso ma te li ritrovavi ovunque, sugli scaffali e le vetrine delle librerie, sulle bancarelle, nelle pubblicità editoriali. Romanzi così monumentali spaventavano anche il più ben intenzionato fra i lettori.
Non si spaventò Luciano Bianciardi che tradusse il romanzo, ma sono certo che uno
scrittore del suo calibro con all’attivo una serie di articoli per “ABC” infine
raccolti (nel 2022 da Neri Pozza) sotto il titolo Non leggete i libri,fateveli raccontare avrebbe avuto serie difficoltà a seguire il suo
stesso consiglio a proposito di un romanzo che frase per frase aveva sviscerato
e che in una certa misura gli somigliava. Figuriamoci se ci riesco io, modesto
recensore che seppur ben disposto verso la satira rimane spaventato dai libri
di 1000 pagine.
La satira è inoltre doppia nel senso che Barth
la applica a un poeta satirico anglo-americano dell’epoca coloniale del quale
si sa poco: Ebenezer Cooke,
che scrisse il poema The Sot-Weed Factor, titolo
ripreso da Barth per il suo romanzo (sot-weed, erbaccia, come era chiamato il tabacco) che narra
le vicende che portarono Cooke a parodiare coloni,
nativi americani, commercianti, inglesi, rozzi, ridicoli e brutali.
Le vaste digressioni, gli scambi di identità, l’impegno voltairiano, bocaccesco, rabelaisiano,
sterniano di Barth, il suo
virtuosismo, le intricate avventure del protagonista, i rapporti fra cattolici
e protestanti, una certa aria pulp e nichilista che vi si coglie hanno
fatto parlare di questo romanzo (e vale
anche per il successivo Giles ragazzo
capra) come uno dei più importanti del XIX secolo e il più genuino
fondamento della letteratura postmoderna.