Paolo Tinti
Il testamento di Ann Lee
Il testamento di Ann Lee
di Mona Fastvold, con Amanda Seyfried,
Thomasin McKenzie.
Marito e moglie Brady Corbet e Mona Fastvold (sceneggiatori di The Brutalist) tornano alla scrittura,
evocando Ann Lee, la matriarca (Manchester, 1736 – Waterwillet, N.Y., 1784) del movimento degli Shakers (agitati, termine usato in senso non proprio
elogiativo), comunità religiosa estremista, nata in Inghilterra da un ramo dei
Quaccheri e trasferitasi nell’allora colonia americana. Tramite il canto e il
ballo, mirava a giungere all’estasi. Parità tra sessi, pacifismo, preferenza
per il celibato, spiegano – con i’abilità tecnica,
specie la propensione al design – perché siano d’attualità, oggi, a Hollywood.
Alla regia del
Testamento di Ann Lee, presentato all’ultima Mostra
di Venezia, c’è Mona Fastvold, che audacemente
ripudia la narrazione convenzionale, in favore di una divisione in canti,
esplicitando dalla prima scena la volontà di raccontare la vita di Ann Lee nel modo in cui gli Shakers
esprimevano la loro dottrina. Ne deriva un semi-musical, che ai personaggi fa
trasmettere pensieri incomunicabili a parole.
Le canzoni non
sono sostenute da coreografie elaborate: replicano il caotico flusso delle
preghiere degli Shakers, un vortice che rapisce dalla prima
danza messa in scena. Questo perché, nonostante il film non rispecchi in toto
la struttura classica del musical, ha la colonna sonora migliore dell’anno, con
brani travolgenti, riadattati dai testi degli Shakers,
grazie al talento encomiabile del compositore Daniel Blumberg
(premio Oscar per The Brutalist).
A livello
visivo, Il testamento di Ann Lee è un film potentissimo, grazie alla fotografia,
che esalta ogni elemento: dalle danze ai paesaggi naturali. Ogni inquadratura è
un quadro da appendere in casa. Per rendere Ann Lee,
Amanda Seyfried dà anima e corpo in una delle sue
migliori interpretazioni, dimostrando ancora la sua abilità canora, carica di
umanità ed empatia.
Il testamento di Ann Lee
è racconto per emozioni visive, caleidoscopico viaggio che cattura l’attenzione
dalla prima inquadratura. Non va capito: va sentito.
“barbadillo.it”,
11 marzo 2026