Bo Botto
Upper
class delle spie
Giorgio
Ferrari: LE SPIE DI STALIN. I ragazzi di
Cambridge che cambiarono la storia. Neri Pozza 2024
Quello delle spie upper class inglesi, emanazione della gioventù
colta e non conformista insediata al Trinity College
di Cambridge, è un classico del tradimento a vantaggio dell’URSS,
un’emozionante avventura nei dedali del comunismo, un’efficace raffigurazione
del genere british eccentrics. Kim Philby, Donald Maclean, Guy Burgess, Anthony Blunt e John Craincross sono
passati alla storia come “i cinque di Cambridge”.
Craincross
a dire il vero aveva origini popolari (e scozzesi) ma era uno sgobbone e la
famiglia – quella di un negoziante e di una maestra con otto figli – riuscì non
senza sacrifici a iscriverlo nientemeno che alla Sorbonne
e presto la sua applicazione su Moliére gli fecero
guadagnare la borsa di studio per Cambridge. Anthony Blunt,
storico dell’arte grande esperto di Poussin, fu nientemeno che il conservatore
della collezione d’arte dei monarchi, consigliere personale della Regina, e
quando si seppe del suo tradimento fu incredibilmente perdonato. Burgess era
omosessuale e alcolista, seduttivo non solo intellettualmente, col suo
ascendente incantò Maclean. Ma il pezzo da novanta,
la spia più capace e il comunista fedele e audace fu Harold Adrian Russell “Kim” Philby conosciuto col nome
del giovane eroe di Kipling addestrato allo spionaggio. Alla sua storia mi
appassionai tanti anni fa leggendo il memoir della moglie (Eeanor Philby: La Spia che
ho amato, Longanesi, 1968), negli anni nei quali il ‘68 non aveva ancora smorzato
il mito di 007 e della Londra swingante, nella quale
la vicenda di Philby entrava con allegria come agli
albori successe allo scandalo Profumo.
Capitò poi di leggere articoli, e
comunque cosucce brevi, sulla questione dei “cinque”, finché non uscì presso
Rizzoli, arrivato giusto per soddisfare le più stuzzicanti esigenze, la
traduzione di KGB del disertore sovietico
Oleg Gordievskij e di
Cristopher Andrew che si allungava fino ad oggi nel vasto contorno di romanzi,
film e serie televisive ispirate all’uno o all’altro dei “cinque”. Adesso il
libro di Ferrari, ben congegnato e approfondito – tanto che il peggior
comunismo appare nella sua tenuta più contagiosa - da parte di un editorialista
e inviato speciale del vescovile “Avvenire”.
BO BOTTO