Charles de Jacques

Un fascio di candore

 

Jean Turlais: TUTTI FASCISTI. da Omero a Jean Genet. A cura di Giovanni e Giuseppe Balducci. Oaks Editrice, 2024

Figura di confine, prima collabo nella Milizia e poi resistente alla liberazione di Parigi, Jean Turlais (1922-1945) fu un intellettuale irrequieto che ebbe, come altri d’altra parte, una visione radiosa del fascismo, lontana dalla ferocia delle ideologie e della politica, così da associare alla sua ricognizione letteraria personalità con aspirazioni differenti per quanto accomunate da un atteggiamento estetico applicato alla vita personale e alla storia lontano dalle cupezze e dal tedio della borghesia.

E se  Histoire de la litterature fasciste d’Homère à Jean Genet (questo il titolo originale) parte da Omero, passa per Plutarco, si sofferma su Corneille e Stendhal per procedere con Bernanos, Kipling, Malraux, Brasillach e Drieu e finire dalle parti di Brest con Jean Genet del quale Turlais fu amico (ma che definì “ridicola” l’opera) come fu amico di Blondin e Cocteau, l’amico di Elio Vittorini, il comunista Claude Roy che pure prima di svoltare fu maurassiano e ammiratore dei Camelots du Roi, ebbe un atteggiamento canzonatorio nei confronti di Turlais e della sua pretesa di un fascismo sottile ed elegantemente depurato.

Prima di lui si espresse negativamente circa gli sforzi di Turlais un altro amico di Roy, ma rimasto nell’alveo dell’Action Française, Lucien Combelle, il collabo che fu per qualche tempo “segretario” di André Gide e che nel dopoguerra seguì un suo percorso originale lavorando anche nell’ambito dei fumetti (con “Pilote”) e “confessandosi” in una lunga intervista radiofonica a Pierre Assouline che poi ne scrisse in Le Fleuve Combelle dichiarando “peccato se qualcuno lo vede come nient'altro che un torbido e perverso gioco”.