Carlo Romano

Il fienile

Wright Thompson: NIENTE UCCIDE COME L’AMERICA. Mondadori, 2025

Quando si parla di “Delta del Mississippi” non s’intende la foce (il delta del fiume) che si trova in Louisiana, bensì la regione dello Stato del Mississippi compresa fra il grande fiume e lo Yazoo che a un certo punto vi confluisce. Si tratta di una grande piana coltivata a cotone, ma parte di essa fu riversata dalla palude che era in terra coltivabile solo dopo la guerra civile. La città di Drew, nella contea di Sunflower, fu, per esempio, fondata a fine Ottocento (nel 1899) ed è nei dintorni di questa città – per altro non lontana dal famigerato penitenziario detto Parchman Farm - che si concentra la storia raccontata dal collaboratore di  The Atlantic” e produttore della trasmissione “True South”,  Wright Thompson,  che di lì è originario e che attualmente vive a Oxford, sede dell’Università dello stato e città di William Faulkner.

L’episodio centrale del libro è il linciaggio nel 1955 di un ragazzino di 14 anni, Emmett Till, nero, sceso da Chicago per passare una vacanza presso i parenti, punito per aver fischiato e osservato in un negozio una donna bianca (la regola era che per strada se un nero incrociava una bianca doveva abbassare gli occhi). Il marito della donna e il fratellastro J.V. Milam decisero per il peggio. Lo portarono in un fienile (che ancora sopravvive all’espansione della città: i presidenti Obama e Biden si sono adoperati ancora recentemente per mantenerlo in piedi) e lo massacrarono: lo stuprarono, lo sfigurarono, lo privarono di un occhio, lo avvolsero nel filo spinato e lo gettarono nel fiume Tallahatchie usando come peso per affondarlo parte di un attrezzo agricolo (una ventola). Ci fu un testimone, Willie Reed, che dopo il processo, nel quale gli assassini furono assolti da una giuria di bianchi, dovette prudentemente lasciare la zona e traferirsi al nord.

Attorno a questa storia, uno degli episodi che portarono a un mutamento di sensibilità in direzione della conquista dei diritti civili, Thompson costruisce una davvero robusta cornice culturale che parte da lontano, dai tumuli dei nativi, alle tribù dei Chochtaw che si allearono ai francesi che allora, succeduti agli spagnoli, occupavano quei territori a nord del golfo del Messico combattendo i Natchez (un’importante città porta il loro nome). Da quelle parti passò (prima di finire a Parigi e dopo Genova, dove studiò il Banco di San Giorgio, e Venezia, dove ricevette la visita di Montesquieu) l’economista e avventuriero scozzese John Law (omicida e giocatore d’azzardo) il cui sistema monetario è detto non a caso “sistema del Mississippi” (una “Compagnia” per facilitare i commerci coi possedimenti francesi).

Non manca la fondazione del KKK, il cui primo “Gran Sacerdote” (o “Gran Mago”) era di quelle parti (un ex ufficiale confederato). Per rimanere su questo piano, la segregazione e la violenza furono codificate nelle cosiddette leggi Jim Crow (il nome era presente in una vecchia canzone che caricaturava gli afro-americani) scritte da un deputato del Mississippi, James Robert Blinford, il cui figlio Lloyd, censore di professione, bandì Chaplin e qualsiasi pellicola che rappresentasse i neri in ruoli che non fossero subordinati. Una caratteristica della narrazione di Thompson – che non trascura la metamorfosi degli schiavi in mezzadri - è l’attenzione – Faulkneriana si potrebbe dire – per le genealogie e la storia delle famiglie.

Ma grande impegno è riservato alla nascita del blues poiché questo genere musicale (e poetico) si sviluppò proprio a partire dal territorio intorno al fatidico fienile del delitto, la piantagione Dockery. con la figura del negro-bianco Charley Patton e su su con Son House fino a Muddy Waters. Anche Sam Cooke, il cantante di rhythm and blues che fu fra gli iniziatori della Soul Music, era di un posto vicino.

Il massacratore J.W, Milam, continuò la sua carriera finendo in prigione nel 1972 per aggressione e percosse, rubava carte di credito e libretti degli assegni, ma finì malato e in miseria. Il “New York Post” riportò la testimonianza di chi lo aveva visto fare la coda a una mensa per poveri. Morì alla fine del 1980. Il suo fratellastro e complice Roy Bryant, il marito della donna che Emmett Till aveva osato guardare, gestore del negozio dove tutto ebbe inizio, ai clienti che gli chiedevano di Till rispondeva che sì, aveva ucciso un negro. D’altra parte i due pochi anni dopo il processo che li aveva assolti avevano confessato il loro delitto ai giornalisti di “Look” per intascare una sostanziosa ricompensa,

Fra le fonti di Thompson ci sono centinaia di interviste e numerose ore trascorse con gente del Mississippi e di Chicago. Il buon amico e costumista degli ultimi film di John Wayne, Luster Bayless, sviluppò un’ossessione per la vicenda (viveva nella stessa strada dell’omicidio) e convinse Roy Bryant ad accompagnare una studiosa al fienile la quale registrò le sue confessioni, ma non mancano di esser ricordate altre analoghe occasioni. Fra i libri, oltre le storie sulla guerra civile, sul periodo della ricostruzione e i vari saggi correlati agli argomenti affrontati, Thompson dice di aver consumato le pagine di Empire of Cotton di  Sven Beckert (pubblicato in italiano da Einaudi nel 2016),  Deep Blues di Robert Palmer, utilissimo per lo studio della mezzadria, e Big Road Blues: Tradition And Creativity In The Folk Blues di David Evans (“un capolavoro”)  le cui ricerche sulla municipalità interessata hanno avuto “un valore inestimabile per la ricostruzione della quotidianità” nella zona.