Charles
de Jacques

SURREALISMO CENTENARIO
Nel 2024 si sono variamente celebrati
i cent’anni trascorsi dalla pubblicazione del primo manifesto del Surrealismo.
Le premesse all’evento sono tali che in realtà la storia del movimento la si
potrebbe retrodatare di qualche anno. Il termine stesso col quale viene
indicato fu già usato d’altra parte da Guillaume
Apollinaire nel 1917 a
proposito del suo Le mammelle di Tiresia (“dramma surrealista”
perlappunto) rappresentato a teatro con la regia di Pierre Albert-Birot,
scrittore vicino a Dada. Alla fine del
primo atto si presentò in sala il giovane Jacques Vaché armato di pistola,
minacciando di farne uso. Attraverso Vaché, conosciuto in guerra, e
morto in fretta per un’overdose oppiacea, Breton entrerà in contatto con
Apollinaire e altri fino a formare una cerchia di amici dalla comune
ispirazione ufficialmente dadaista, con Tzara finito parigino, ma in qualche
modo già “surrealista”, consolidata nella rivista “Littérature” (1919) con
Breton, Soupault, Aragon
(ma anche Tzara che vi pubblicherà, fra l’altro, La
deuxième aventure céleste de Monsieur Anti-Pyrine).
Sulla rivista, prima di finire in
volume, uscirà d’altra parte quello che Breton considererà la prima opera
surrealista (e non dadaista) vale a dire Les Champs magnétiques suo e di Soupault
(con dedica a Jacques Vaché) dove si affrontarono, in
chiave di scrittura automatica, temi caratteristici come la nostalgia del mondo
infantile, la solitudine urbana, la disperazione. A proposito del Primo Manifesto
del Surrealismo, va detto in ogni caso che due settimane prima di quello di
Breton ne uscì un altro a firma di Yvan Goll che nel
suo gruppo trasferirà diversi nomi di provenienza dadaista, esperienza ormai
superata da Breton e amici (Aragon, Desnos, Éluard, Baron, Crevel). Con la pubblicazione di quello di Breton
nell’autunno del 1924 si dispone tuttavia di un punto di partenza ragionevole
se non incontrovertibile per celebrare un centenario. È in quell’occasione che
Breton propose la celeberrima definizione di “automatismo psichico puro col
quale si vuole esprimere, con parole, scrittura o altro, il reale funzionamento
del pensiero”.
Le celebrazioni, appunto.
L’evento principale, manco a dirlo, è stato quello del Centre Pompidou - luogo
che una ventina d’anni fa aveva ospitato un altro evento espositivo consacrato
al movimento - con la mostra Surréalisme (4 sept. 2024
- 13 janv. 2025) curata da Didier Ottinger
e Marie Sarré. Fecondo di incarichi statali e museali
il primo, curatrice associata per le collezioni moderne del Centre Pompidou, la
seconda. Quella di Ottinger, Ufficiale dell'Ordine
delle Arti e delle Lettere, è una carriera impressionante per curatele, mostre,
libri, articoli, prefazioni e interessi, i quali ultimi vanno ad ogni modo
focalizzati sulle avanguardie storiche. Georg Baselitz immagini - Georges
Bataille une autre histoire
de l'œil - incisioni
di Max Beckmann - opere su carta di Philip Guston prima e Peintures
1947-1979 in seguito - Les Péchés capitaux (sette mostre)
- David Hockney - un’avanguardia
esplosiva: Le Futurisme à Paris - Le Surréalisme et l’objet - Edward Hopper
- Picasso mania - il
tradimento delle immagini: René Magritte - Georgia O'Keeffe
sono alcune delle mostre e dei cataloghi che ha curato in Francia, ma non
solo, al Pompidou, ma non solo.
L’attuale mostra – dopo che il Surrealismo è stato dato per morto varie
volte e se ne è denunciata l’adulterazione e l’inattualità - vuole dimostrarne – con opere rare e
ricercate nonché sorprendenti – la grande vivacità culturale fra il 1924 e il
1969 e il peso di un lascito che ha influenzato la cultura mondiale, non solo
quella francese della quale rappresenta facilmente la parte migliore,
alimentata del resto anche da robuste derivazioni quali il gruppo del Grand Jeu - coi giovanissimi
René Daumal e Roger Gilbert-Lecomte
– e quello del Collège de sociologie – con
Georges Bataille, Roger Caillois, Pierre
Klossowski, Jules Monnerot –
in qualche modo tardo erede della rivista “Documents”
che in conflitto con un certo estetismo portò alla rottura di Bataille coi surrealisti.
Più o
meno contemporanee alla mostra parigina sono quelle organizzate in alcuni
paesi, con più di un’attenzione alle varie flessioni nazionali. Per esempio, in
Inghilterra (Wakefield) si è potuto assistere a 100
anni di paesaggi surreali ( Dalí,
Lee Miller, Max Ernst insieme a Leonora Carrington, Conroy
Maddox e Desmond Morris,
fra gli altri). Al Lebachouse di Monaco con Aber hier leben? Nein danke.
Surrealismus + Antifaschismus
(Ma vivi qui? No grazie. Surrealismo e Antifascismo) ci si è
concentrati sugli aspetti politici del movimento sottolineandone quello
internazionale e internazionalista con le varie filiazioni a cominciare dal Belgio
grazie a Paul Nougé (per altro fra i fondatori del
Partito comunista) e a diversi amici come René Magritte, E. L. T. Mesens, Louis Scutenaire che
pervennero a una declinazione meno ortodossa rispetto al gruppo parigino. In
Belgio Francisca Vandepitte
ha curato Imagine! 100 ans
de surréalisme international
– guardando più al simbolismo che a dada come premessa - mentre Histoire de ne pas rire si concentra sull'attività
dei surrealisti di Bruxelles, Hainaut e Anversa. In Italia, a Parma, la Fondazione Magnani
Rocca con Il Surrealismo e l’Italia ha testimoniato contemporaneamente
alle opere dei classici, l’impatto del movimento nel paese di De Chirico, Savinio e Ungaretti. Artisti come Roberto Crippa, Enrico Baj, Leonor Fini, Fabrizio
Clerici, Enrico Donati, Stanislao Lepri o scrittori come Guido Seborga e Arturo
Schwarz sono appartenuti o hanno in diverse misure
avvicinato il gruppo parigino, ma il surrealismo ha anche una storia di influsso
e suggestione che va al di là dell’appartenenza per così dire ufficiale,
formale e solenne. “Un’Italia magica senza magia”, ebbe a scrivere Gianfranco
Contini, “surrealista senza surrealismo”. Si va da una forte adiacenza come quella di
Osvaldo Licini, pittore e scrittore, a varie gradazioni di prossimità che
vedono Antonio Delfini, Dino Buzzati, Tommaso Landolfi, Anna Maria Ortese,
Massimo Bontempelli, Cesare Zavattini, Lorenzo Viani
e altri (inseguiti da Silvana Cirillo in Sulle tracce del surrealismo
italiano con le padovane edizioni Esedra, per tacere dell’Italie Magique di
Gianfranco Contini, ora in Einaudi) ai quali si possono aggiungere Franco
Fortini, Alberto Moravia, lo scrittore - poeta visivo e raccoglitore di
stramberie - Paolo Albani, i membri di Surfanta
coi torinesi della Soffitta magica, il gruppo 58 di “Documento
Sud” e i redattori di “Malebolge” (Giorgio Celli,
Adriano Spatola, e Corrado Costa) che
pubblicarono un numero speciale della rivista (Surrealismo e Parasurrealismo) ospitato da “il Marcatrè”
n.26.
Prima di morire nel 1966
André Breton ebbe a indicare come esecutore testamentario Jean Schuster ((1929-1995), direttore o in ogni caso membro
della redazione delle principali riviste surrealiste nel dopoguerra da “Medium” (1952) a “Le
Surrealisme même” (1956), da “la Brèche”
(1961) a “L’Archibras” (1967). Nel 1969 - quando Losfeld
gli pubblica Archives 57-68: batailles pour
le surréalisme, una raccolta di articoli, interviste
e polemiche – Schuster assunse il ruolo di
liquidatore, dichiarando sciolto il gruppo. La decisione non venne recepita dai
più giovani che continuarono a intitolare al surrealismo gruppi e riviste. Ciò
nondimeno è il 1969 l’anno che in generale la storiografia ha scelto come anno
conclusivo. Anche l’ormai classica e imprescindibile storia allestita da Paola Dècina Lombardi, riedita più volte (l’ultima nel 2022 da Electa) ha come titolo Surrealismo 1919-1969.
