Wolf Bruno

Snob Francis Dorléans: SNOB SOCIETY. Ritratti di eleganza. Neri Pozza, 2024

Il significato di Snob si vuole ammettere quale abbreviazione di “sine nobilitate”, come la parola era usata, a quanto si dice, nel gergo studentesco inglese per indicare chi non era adeguato all’ambiente colto e aristocratico ma cercava di imitarne lo stile. C’è chi contesta l’abbreviazione ma non l’intrinseco significato (che a quanto dice il dizionario la parola in origine indicava il calzolaio o comunque una persona di basso ceto) diffuso da Thackeray in The book of snobs (1848). William Makepeace Thackeray cominciò con un ciclo di articoli per il “Punch” – contemporanei al suo celebre romanzo Vanity Fair, un altro modo di vedere il problema - dove esecrava il veleno diffuso dagli snob, ma anche lui non sapeva darne una definizione precisa, li vedeva comunque dappertutto intenti con affettazione a misurare gli altri di volta in volta come esseri inferiori o viceversa superiori da adulare.  Oggi potremmo dire che come nella Teoria critica lo snob in fin dei conti si rivelava il complice della sua stessa insoddisfazione, una pedina del sistema globale costituito dall’industria culturale.

All’impresa di trovare spiegazioni adeguate a un simile comportamento si dedicò nel pieno della swinging London il tredicesimo Duca di Bedford (J.I. Russell) in una maniera assai brillante, perfettamente combaciante alla tradizione dell’umorismo inglese al quale si adeguò mirabilmente George Mikes, coautore di origini ungheresi ma umorista inglesissimo, che tuttavia poco aggiunge all’oscurità se non che tutti, proprio tutti, aspirerebbero ad essere snob. Da qui discende l’uso allargato che, senza fugarne l’alea, è presente nel discorso comune come sintesi o sinonimo di varie occasioni dalle quali comunque la massa è esclusa. Dorléans, cronista di “Vogue” scomparso nel 2022, accetta questa estesa accezione includendovi gli aristocratici, senza con questo esibire spiegazioni di sorta.

Ritroviamo così le ormai sfruttatissime sorelle Mitford, la burrascosa mecenate, collezionista e poetessa viscontessa de Noailles (borghese  per parte di padre, un banchiere ebreo, e aristocratica per quella di madre, una discendente del “divin marchese”,  e moglie di Charles de Noailles), l’Aga Khan, i Principi di Monaco, il duca e la duchessa di Winsdor (Edoardo VIII e Wally Simpson) ecc. ecc. insieme a Cary Grant, Porfirio Rubirosa, Barbara Hutton, Cecil Beaton, Elsa Maxwell, Truman Capote, Jaqueline Kennedy e tutta la compagnia bella che anni fa occupava le cronache dei rotocalchi scandalistici. Snob o camp, verrebbe da chiedersi fossero chiare le definizioni, forse café e Jet society? Una lacuna è a questo punto l’assenza di Fabiolo ovvero Don Jaime de Mora y Aragón (il nomigliolo gli veniva dall’essere il fratello maggiore di Fabiola, regina del Belgio) che perlomeno negli anni Sessanta del XX secolo fu una figura caratteristica e ricorrente di quel tipo di stampa e della scena mondana. Fu anche attore, pianista e cantautore. Sua la allora audacemente sexy, con la voce di MissX, Cristine, ispirata a Christine Keeler, la protagonista femminile dello scandalo che portò alle dimissioni nel 1963 di John Profumo dal governo di Harold Macmillan (la Keeler intratteneva rapporti anche con Yevgeny Ivanov, attaché militare dell'ambasciata sovietica a Londra).