
Bo
Botto
Orroriana
Algernon
Blackwood: IL FANTASTICO
Dr. SILENCE investigatore dell’occulto. Nemo Editrice, 2024 | Algernon Blackwood: I SALICI.
Il Saggiatore, 2022 | Algernon Blackwood: RACCONTI DISPERSI. Book Vertigo, 2017 | H.P. Lovecraft: POTREBBE ANCHE NON ESSERCI PIÙ
UN MONDO. Adelphi, 2025
G.K. Chesterton era preoccupato. Temeva che dal “paese delle meraviglie” la
cara Alice sarebbe migrata in quello minaccioso della grande letteratura. È ciò
che puntualmente avvenne, ma la piccola a distanza di anni ebbe a trovarsi in
buona compagnia. All’incirca un secolo dopo cominciò – compattandosi
principalmente dopo il 1970 - una
prepotente annessione nei superiori canoni letterari di una non trascurabile
quantità di autori di letteratura fantastica dei primi del Novecento recuperati
- poi stampati e ristampati - in gran parte dal magmatico ammasso della
letteratura popolare tramutata in edizioni critiche e filologiche, carteggi e
saggi.
Centrale in questa effettivamente poderosa quanto spontanea e genuina
opera di recupero fu la figura del cosiddetto “solitario di Providence (uno
scrittore “impeccabilmente pessimo” l’ha definito Ursula Le Guin),
quell’H.P Lovrecraft che si credeva un emulo di Poe
nel momento stesso in cui plasmava il genere particolare dell’”orrore cosmico”,
rapidamente assurto a “scuola” (e oggi a “filosofia” pressappoco nichilista) attraverso
il semplice esercizio della corrispondenza fra “amici di penna”, quando penne e
pennini erano ancora usati. Gli amici sono riusciti a radunare circa 700
lettere (pubblicate in cinque volumi) delle migliaia che si dice abbia scritto,
nelle quali – come in quella (di una settantina di pagine) a Woodburn Harris pubblicata in Potrebbe anche non esserci più un mondo – non discetta solamente
dei temi tipici della sua e altrui letteratura, ma di storia, società, stato, economia,
in una prosa torrenziale che lui stesso definiva “pensieri a casaccio di un
perfetto profano”.
Alla scuola di Lovecraft si formarono autori come Clark Ashton Smith e
August Derleth (editore dell’Arkham
House) ai quali si aggiunsero i continuatori dei suoi romanzati miti orrifici
anche estranei al circolo della corrispondenza (se non avvicinato in
giovanissima età come nel caso di Robert Bloch). Fu Lovecraft stesso a stabilire la genealogia
del genere che contribuì in maniera impareggiabile a definire e la fissò
soprattutto nei nomi di Arthur Machen e William Hope Hodgson . Tuttavia anche fra gli altri scrittori che affronta nel
saggio L’Orrore soprannaturale in
letteratura, in prevalenza dediti allo straordinario metapsichico e alle
storie di fantasmi, è facile trovare traccia delle mostruosità a lui care. Si veda per tutti Algernon Blackwood, “disomogeneo” a detta di Lovecraft (ma nei suoi
racconti “si possono trovare alcuni dei migliori esempi della letteratura
spettrale”, come è il caso di quelli che hanno a protagonista l’investigatore
dell’occulto John Silence) che in opere come I Salici
e Il Wendigo
sa rappresentare “un mondo irreale che incombe incessantemente sul nostro”
seppur in maniera meno intensa di Machen nel
“delineare i limiti del terrore assoluto” (I saggi di Lovecraft li si ritrova
pubblicati nelle varie e mai complete
“Opere”, sono tuttavia presenti autonomamente
nel catalogo di Odoya).
Blackwood (1869-1951) fece in tempo a esercitarsi come autore radiofonico. Anche uno dei suoi ultimi racconti, Rovine Romane (del 1948, pubblicato fra i dispersi nella raccolta edita da Book Vertigo) è assimilabile all’”orrore cosmico” e narra di una giovane straziata nel distruttivo abbocco con un satiro: “Il mostro rispondeva in tutto alle descrizioni che ne hanno fatto poeti e pittori”.