Nicolas Gauthier
San-Antonio inventa una lingua
Nelle biblioteche delle nostre case ci
sono libri dimenticati. Gli autori erano famosi, forse… La loro fama è svanita,
o forse no. Vi invitiamo a riscoprire uno di questi scrittori [notissimo in
Francia, ben 166 suoi libri sono stati tradotti in italiano da Mondadori,
Rizzoli, Le Lettere, Edizioni e/o, Edizioni R, Rosa & Nero – NdT].
Frédéric Dard, “padre” di
San-Antonio, una volta disse: “Ho fatto carriera con 300 parole. Tutte le altre
sono inventate”. Perché Dard, prima di tutto, è una
lingua. Un po’ come l’amico Michel Audiard,
dialoghista principe del cinema francese.
Nato nell’Isère, la regione di Grenoble, il 29 giugno 1921, Dard ha il braccio sinistro deforme. Ciò non significa
che scriva come un pinguino. Le 175 avventure di San-Antonio non sono
un’impresa da poco. Per non parlare di decine di altri romanzi polizieschi,
scritti sotto tanti pseudonimi, tra cui Kaput, e a volte persino col suo vero
nome. In totale 288 romanzi! A cui vanno aggiunti 20 testi teatrali e 16
adattamenti delle sue opere per il grande schermo.
L’uomo è un tuttofare.
Non male per uno scrittore le cui uniche letture infantili erano I
miserabili e i fumetti dei Pieds
nickelés. I suoi manoscritti non trovavano
acquirenti; quando, per caso, erano stampati, mancavano i lettori. Del resto Dard non credeva in San-Antonio, cui deve fortuna e
fama. La vendetta è servita, prima avventura dell’esuberante
commissario, pubblicata nell’autunno 1949, è stampata in sole… 500 copie e se
ne vendono poche decine.
Ma il destino è in agguato. Armand De Caro, editore che ha appena fondato la
casa editrice Fleuve noir, scopre il libro su una
bancarella. Non gli piace, ma intuisce il potenziale commerciale di Dard lo invita a unirsi alla sua piccola impresa. Figlio di
emigrati italiani, De Caro, autodidatta esuberante, regnerà presto sovrano sul
romanzo francese popolare di allora. Ha talento. La prova è che, dal 1964, ogni
avventura di San-Antonio vende quasi 200.000 copie, fino alle 600.000 di due
decenni dopo. Sommando tutte le edizioni, quasi 200.000.000 di copie!
Non è raro in Francia [e in Italia – NdT] trovare,
nelle case di vacanza di genitori, suoceri e nonni, un buon vecchio San-Antonio
dietro le fascine, dimenticato in soffitta o su uno scaffale, come una
reliquia. Perché, più che un libro, è un emblema: una copertina, dalla carta
appena più spessa del resto dell’opera, che mescola blu e rosso…
Soprattutto le copertine di Michel Gourdon, lo
stakanovista degli illustratori, capace di produrne quasi trenta al mese, si
riconoscono da lontano. Se c’è ancora un’Associazione degli Amici di Michel Gourdon molto attiva, non è un caso, tanto sarà stato
grande l’artista nel lasciare il segno nel suo tempo.
Purtroppo, nel 1970,
Michel Gourdon firma l’ultima copertina per l’eroe di
Dard, con Ça
mange pas de pain. Da allora, si tratta di banali fotografie
d’agenzia, giusto per rendere il tutto più “moderno”. I veri fan della serie ne
rimangono letteralmente sgomenti. Allo stesso tempo, l’autore imbocca la strada
sbagliata: quella della modernità. La licenziosità, un tempo considerata buona,
cede alla volgarità. Ciò che un tempo poteva far arrossire le signorine e farle
ridacchiare sottovoce, ora fa solo venire voglia di vomitare, persino tra molti
lettori maschi. In breve, il rabelaisiano Dard
comincia a suonare come un sotto-Céline. La sua
penna, da vigile, si fa pesante. Moltiplica digressioni inutili, solo per il
gusto di ascoltarsi scrivere, considerazioni oziose, per assicurarci che il
razzismo non è buono e che l’amore è meglio dell’odio. Peccato. Per questo si
consiglia vivamente di leggere solo i primi 80 volumi.
Ma 80 gioielli non sono poco. Non è da tutti creare un universo tutto proprio.
Una delle figure più emblematiche? Alexandre-Benoît Bérurier, detto Béru, che appare
in Des clients pour la morgue, nel
nono episodio, Béru est Pantagruel,
ma ancora più enorme [del personaggio di Rabelais – NdT] . Appassionato di cibo e sesso, diventa il vero eroe della
serie, un po’ come il Capitano Haddock con Tintin.
Avrà persino diritto a vari libri a lui dedicati, tra cui Le Standinge selon Bérurier, in cui officia come professore di buone
maniere in una scuola per ragazze eleganti. Una chicca.
Per la cronaca, un
gruppo rock alternativo della fine del ‘900 si è chiamato Bérurier noir, in omaggio al pittoresco personaggio. Il
prezzo di un successo meritato