Massimo Bacigalupo

 Ezra Pound, amori difficili

 

 

Le compagne dei grandi artisti attirano l’attenzione e si rivelano figure di notevole spessore. Frieda von Richthofen, sorella del Barone Rosso, moglie di David Herbert Lawrence, compagna di Angy Ravagli, era un’ape regina pittrice dilettante di cui molto si favoleggia, Georgie Yeats rivelò al marito William Butler i misteri dell’occulto praticando a Rapallo la scrittura automatica: ne parla Brenda Maddox in una recente biografia, Georgie’s Ghosts. La stessa Maddox è autrice di un’eccellente biografia di Nora Joyce che condivideva col marito la passione per gli scritti di Sacher-Masoch. Ora è la volta di Olga Rudge, che visse per 50 anni giusti (1922-72) in travagliata triangolazione con Ezra Pound e la moglie legittima Dorothy, nata Shakespear, e sino alla morte a 101 anni continuò a ricordare e difendere il suo formidabile (nel bene e nel male) Ezra. Ne scrive Anne Conover in una biografia molto documentata, Olga Rudge & Ezra Pound: What Thou Lovest Well... (Yale University Press, pp. 351, $35). Il titolo è una citazione del verso più famoso di Pound: “What thou lovest well remains, the rest is dross”. Il resto è spazzatura, ciò che conta è amare. E Pound eccentricamente amò questa piccola violinista americana di origine irlandese, e lei lo amò di amore appassionato e possessivo, tenendolo sulla corda e dandogli nei primi anni della loro relazione una figlia, Mary, che ora vive a Merano e cura le traduzioni del padre, ma che passò l’infanzia affidata a una famiglia di contadini in Val Pusterla, e così crebbe fra tedesco, italiano e inglese, ed ebbe un rapporto sofferto con i genitori vicini e lontani (vedi la sua bellissima autobiografia Discrezioni, più volte ristampata). Quando Pound si trasferì sul lungomare di Rapallo con la moglie nel 1925, Olga presto lo seguì affittando un appartamento al primo piano di una casetta signorile a S. Ambrogio di Zoagli, che allora si raggiungeva solo per mulattiera, non aveva elettricità, e al pian terreno ospitava un frantoio. Nata nell’Ohio da famiglia cattolica, Olga era cresciuta nell’ambiente artistico e mondano di Londra e Parigi e si era fatta un nome come violinista. Quando venne a Rapallo, fu protagonista di stagioni concertistiche organizzate da Pound in cui erano studiate ed eseguite le musiche antiche che gli interessavano, e anche pezzi di Pound stesso, compositore a tempo perso. Poi, quando lui la raggiungeva a  S. Ambrogio, lei gli suonava la Ciaccona di Bach o la Canzone de li Uccelli di Janequin. E lui si ispirava e ne scriveva nei suoi Cantos: “Quando giacqui nel focolare di Circe, udii una canzone del genere”. Per loro la Liguria era un’Itaca solare, completa di grotte di ninfe, scogliere a picco, viandanti favolosi: “Luigi, gobbo” (leggiamo sempre nei Cantos) “fa comunione con grano di fumento / nei sentieri in collina / all’alba”.

     Dal 1933 Olga lavorò a Siena come segretaria del Conte Chigi e si dedicò anima e cuore al recupero di Vivaldi oltre che alla faticosa organizzazione dell’Accademia Chigiana, osservatorio privilegiato del mondo musicale italiano e mondiale. Presto anche Siena apparve nei Cantos. Quando Pound dopo la guerra fu internato negli Usa dal 1945 al 1958, Olga continuò a vivere fra Siena, Rapallo e Venezia (dove aveva una casa sua, il “nido nascosto” come lo chiamano i Cantos, in Calle Querina), e si batté senza tregua perché Ezra fosse rilasciato. Solo che lui, sempre imprevedibile, non la incoraggiava più di tanto, e a un certo punto ruppe addirittura il filo che li aveva legati, sicché quando fu rilasciato andare e tornò in Italia presso la figlia e a Rapallo, Olga si tenne in disparte. Ma durò poco: Pound si ammalò e Olga lo soccorse facendo coraggio al vecchiardo scontroso: “A quanto ricordo dal catechismo la disperazione è uno dei tre peccati peggiori, cioè contro lo Spirito Santo, gli altri due essendo l’orgoglio e la sodomia (questa non ti riguarda)”. E così per gli ultimi dieci anni Olga si riportò Pound a S. Ambrogio,  e poi a Londra, Parigi, Spoleto... Li ricordo insieme ai Balletti di Nervi a vedere il Bolshoi, sarà stato nel 1964. La perfetta inglesina Dorothy, acciaccata, aveva ceduto le armi, e quando Pound morì a Venezia il funerale si fece così in fretta che non poté parteciparvi. E si dice che quando il poeta fu sepolto a S.  Michele Olga batté il piede sulla terra e disse: “Ora è tutto mio”.

     Anne Conover per raccontare questa storia lascia parlare i protagonisti: le lettere che Ezra ed Olga si scrivevano pressoché quotidianamente, con un vezzo curioso: parlare di sé in terza persona. E lei, peperina, non di rado lo metteva in riga: “Lei spera che Lui smetta di scriverle della ‘latta fra i suoi denti’ e di ‘ridurre la Sua figura’. Si penserebbe che fosse i Suoi amici Joyce e Ford messi insieme! I Suoi denti sono bellissimi, anche la sua figura, quando tiene su i calzoni. Lui per favore cerchi di essere un po’ì romantico quando scrive a una signora”.   “Lui non vede che è maledettamente ingiusto che Lui abbia sempre la chiave della porta principale di lei e vada e venga come gli piace e lei non ha mai quella di Lui...” L’atmosfera era avvelenata dalla guerra fredda delle due donne che amavano lo stesso uomo, avevano accettato la situazione, ma non perdevano occasione di denunciare l’avversaria. Pound, beato lui, si vantava di essere riuscito in qualche modo a gestire la situazione, ma non ne negava la difficoltà, specialmente quando negli anni di guerra i tre vissero a S. Ambrogio sotto uno stesso tetto. Un frammento rimasto escluso dai Canti pisani (1945) è illuminante a proposito: “E il vecchio imperatore disse a Shun: ‘se sai mantenere la pace fra quelle due gattacce / non avrai problemi a reggere l’impero”.    

      Olga era una grande raccoglitrice di documenti e negli ultimi anni registrava ogni mattina i sogni curiosissimi di Ezra, e insieme facevano l’I King per sapere che sorte il giorno gli riservava. E Olga non smise mai di importunare i grandi amici del suo uomo. Fu molto legata a Eliot, e sfidò Hemingway a fare qualcosa per il poeta in manicomio. Questi però le rispose per le rime: “Se fossi un Re o un Presidente o anche solo un capo divisione, concederei subito la grazia a Ezra, gli darei un calcio nel sedere,gli offrirei un drink e gli direi di usare la testa se ce l’ha. Ma sono solo un suo amico”. Nonostante la vastità e complessità dei materiali d’archivio, la Conover è riuscita a procedere con eleganza e accuratezza. E soprattutto con tolleranza e discrezione. Forse Olga appare quasi troppo buona per essere vera, ma ci sono sufficienti segni di conflitto con i suoi conoscenti per far capire che sprizzava scintille. Scelse un uomo fuori misura, una vecchia volpe amorosa e doppiogiochista, che persino in uno slancio di affetto genuino nei Canti pisani dice: “O martin pescatore dal petto bianco, poiché nessuno porterà un messaggio, di’ a La Cara: Amo”. La Cara: il nome non c’è, e certo almeno due donne pensarono che Ezra si riferisse a loro.

 

Il Secolo XIX”, 29 aprile 2002