Da “INTERNAZIONALE”, numero 1644 del 12 dicembre 2025

Vinicio
Capossela
Agostino
’o pazzo Rip
Il 4 dicembre il motore del
cuore di Antonio Mellino si è spento nella sua piazza
G. B. Vico, nel centro di Napoli. Quando lo incontrai la prima vota nel 1999,
mentre rientrava da un mercato abbagliato da una sua vecchia lambretta che
stava davanti all’ingresso di casa, mi disse: “Venitemi a trovare. Sono il
motociclista più famoso di Napoli”. E così nel suo antro stracolmo, sfogliando
vecchi giornali rilegati, tra il crepitio dei vinili dei fratelli La Bionda
appresi la sua storia.
La folla montava di nottata in
nottata, nelle notti d’agosto del 1970. Aspettavano ’o pazzo . Agostino, come Giacomo Agostini.
Si affollavano intorno alla piazza e lui non li deludeva. Usciva dai vicoli,
passava in impennata con la sua Gilera 125, beffava le forze dell’ordine come
uno Zorro su due ruote. Gli rubava la paletta dalle mani e spariva. Dava gas
alla maniglia e si sentiva libero. La sua era la ribellione al niente. Non
c’era una causa sociale.
Tutti erano in sciopero e lui
dava più speranza di Berlinguer. La sua impennata era una bandiera. La sua
ruota alzata era il pugno chiuso. La sua marmitta, Che Guevara. Era Keith
Richards e Mick Jagger nei quartieri spagnoli. Il suo assolo era apparire
all’una di notte come un messia. Finire su tutti i giornali, sui telegiornali,
e non essere mai preso. Fino alla fine del gas. Agostino per sempre. La città
più anarchica d’Europa avvoltagli attorno come un sipario.