Jean Montalbano

Senza pace né forma

 

Bruno Frank: Novella Politica (Keller 2024)

 

“La prima traduzione italiana di un classico moderno della letteratura tedesca” si strilla in quarta di copertina. Si vorrebbe chiosare: un motivo ci sarà se in novantanni nessuno lo aveva fatto. Arduo leggere oggi questo romanzo breve e trovarvi motivi di esaltazione senza ricorrere a contestualizzazioni e storicizzazioni che sanno di epoche rivangate ed elaborate da un lavorio oramai secolare.

L’istinto africano sforma e depotenzia una spossata ratio europea in cui pacificanti piani franco-tedeschi, all’ombra di una Madonna della Guardia marsigliese, galleggiano su platonici dialoghi con cui si vorrebbero ritardare gli effetti minacciosi che salgono dai minacciosi bassifondi afro-asiatici.

Bruno Frank diffida del “sangue e suolo” ma non riesce ad amare l’asfalto delle capitali straniere, meglio Ravello o Cannes. Lo notò subito Carl von Ossietzsky, sottolineandone il pacifismo ingenuo e borghese (come ricorda il curatore-traduttore Enrico Arosio) e definendo la novella “dannosa dal momento che maschera i pericoli e fomenta illusioni”.

Aleggia la sindrome di Salamina; come altrove i commercianti siriani diffondevano il colera, il pericolo dei barbari arrivati nei porti europei echeggia la minaccia persiana alla civiltà greca (e infatti questa “politische novelle” fu subito tradotta in America con il titolo “The Persians are coming”).

Scese in campo in difesa di Frank un altro grande borghese, Thomas Mann, cui si sentiva affine e di cui fu ripetutamente vicino di casa, fino a diventare “zietto” adottivo per i due figli Erika e Klaus Mann. Anche qui, la Morte a Marsiglia coglierà il sobrio e avveduto Cramer per mano di uno sbandato tipo nordico, come in un’estrema intuizione della letalità endogena allo spirito europeo e, più specificatamente, ad una nordicità estenuata ormai incapace di dare forma.