Omar Wisyam

All'ombra delle due Judith

"Mi sono dedicato alla lettura sin da quando ero molto giovane, e quali sono stati i miei primi libri preferiti? 'Il viaggio al centro della terra' di Jules Verne, e 'Lo scarabeo d’oro' di Edgar Allan Poe, due storie di messaggi segreti da decifrare. Ho adorato le liste di Rabelais, le farse di Molière, le pagliacciate di Voltaire, le litanie di Victor Hugo, le assurdità di Alphonse Allais (non la filosofia dell’assurdo di Camus), 'I sotterranei del Vaticano' di Gide (ma non 'I nutrimenti terrestri'), il cadavere 'squisito' dei surrealisti, gli 'esercizi di stile' di Queneau e compagnia". Così elenca le sue antiche propensioni Jacques-Alain Miller in "In trans", edito da Quodlibet.

Questo libretto dedicato al gender è, tra l'altro, autobiografico (in una struttura tripartita, la cui divisione privilegia al centro la conversazione sull'opera di Judith Butler con E. Marty).

"Poi, all’età di vent’anni, ho avuto la sfortuna di cadere nelle grinfie di un medico, psichiatra, psicoanalista, di 63 anni". Ovviamente si tratta di Jacques Lacan. "Era un diavolo a viso scoperto, che apparentemente derideva tutto, o per meglio dire tutto ciò che non era lui e non era la sua causa".

"Non solo mi prese sotto la sua ala, la sua ala nera, la sua ala demoniaca, ma divenni suo parente: mi concesse la mano di una delle sue figlie, quella che aveva la bellezza del diavolo, per così dire, e che aveva chiamato Judith, mettendo di nuovo le carte in tavola: l’uomo che avrebbe goduto di lei doveva sapere che l’avrebbe pagata con un destino degno di Oloferne".

Questa è la prima Judith del libretto.

Come prevedibile non doveva essere stato un idillio con il suocero. "Horresco referens, è terribile dirlo, ma sono stato, per anni, vittima di indicibili e incessanti abusi di autorità da parte di mio suocero, sia pubblici che privati, e questo è stato un vero crimine di incesto morale e spirituale".

Tuttavia in quanto vittima afferma di esserne fiero: proud victim - vittima orgogliosa.

Vittima al pari dei trans - "come loro" - getta quasi sbadatamente nel testo. Adombra scherzosamente che ci vorrebbe un'analisi - parole sue - per "curare le ferite della mia anima e rimediare ai danni fatti alla mia autostima". Miller intanto riferisce come è diventato quello che è (scambiando, invertendo, i ruoli perché fa intendere che non era lui che a corteggiare Lacan ma era

il contrario). "Come ha fatto ad agganciarmi? Mettendomi tra le mani 'I fondamenti dell’aritmetica', di Gottlob Frege, Die Grunlagen der Arithmetik, 1884, un’elaborazione logicista del concetto di numero", con l'indicazione esaudita di produrre un intervento sulla somiglianza tra la genesi dinamica della serie dei numeri interi naturali (0,1,2, 3, ecc.) in Frege e lo sviluppo di una catena significante in psicoanalisi. Il testo di Miller, benedetto dal gran sacerdote, sollevò gelosie e invidie negli animi di Sollers, Bouveresse, Derrida et alia.

Arrivando finalmente al tema del libretto si legge il nipote, "l’ultimo dei Miller, di sedici anni, alto un metro e ottanta, vivace come uno scoiattolo, attivista per le questioni ambientali, appassionato di fisica matematica" impartire lezioni sul gender.

"Non devi dire, Jacques-Alain, che è diventato una ragazza. È offensivo per lui. No, è una ragazza. – E quando il tuo grande amico così ben pettinato ti dice che è una ragazza, tu cosa fai? – Accolgo quello che mi dice con rispetto e gentilezza". Fine della questione? Sì e no.

Infatti, in un certo senso, il libro comincia dopo la seguente citazione di Valerie Solanas che, scrive Miller, aveva già detto tutto sin dal lontano 1967, nel suo 'Manifesto SCUM': "Poiché la vita in questa società è, nel migliore dei casi, terribilmente noiosa, e poiché nessun aspetto della società è rilevante per le donne, l’unica cosa che rimane per le donne impegnate, responsabili e avventurose è la possibilità di rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automatizzazione totale, ed eliminare il sesso maschile".

Suprematismo e separazione sono i due lati del nuovo paradigma che lo psicoanalista vede affermarsi ("l'irresistibile crescita del desiderio di segregazione").

Quello che porta il trans in questa situazione è disturbo. Un disturbo crescente, infatti "sempre più persone si sentono e dicono di essere trans". Tuttavia nonostante la crescita esponenziale, i trans sono soggetti fragili e dunque se Freud era stato "docile alle isteriche" ora lo psicoanalista sarà docile ai trans come recita il titolo della prima parte.

L'altra Judith è la protagonista della conversazione tra Miller e Marty, nel cui resoconto è la sezione più consistente del volumetto.

L'argomento della discussione trascorre da "Il sesso dei moderni" ("Le sexe des Modernes. Pensée du Neutre et théorie du genre") di E. Marty, pubblicato in Francia da Seuil nel 2021 e in Italia da Castelvecchi nel 2024 e le tesi di J. Butler esposte in "Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità", Laterza, del 2013 (in originale "Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity" datato 1990).

Il pretesto della conversazione è che Miller non ne sa niente: "Molti analisti sia all'interno che all'esterno della 'Cause freudienne', da allora [dal 1990] hanno esplorato i labirinti della teoria di genere, ma non io".

La prima impressione sulla seconda Judith non è positiva: "Da subito mi aveva disgustato il fatto che Butler usasse il vocabolario di Lacan a casaccio, in modo molto sfacciato e strambo".

Di fatto questa chiacchierata si mostra come una introduzione alla Butler attraverso il pensiero francese, la french theory, cioè Althusser Barthes Deleuze Derrida Foucault Genet Lacan Sartre ecc.

J-A Miller: "Leggendo il suo libro (quello di Marty) ho appreso che Butler spiega che il genere deve cedere il passo alla razza. Il genere ha sloggiato il sesso dal suo posto, e la razza deve sloggiare il genere dal suo. Dobbiamo passare dal 'generismo' al decolonialismo". Infatti la Butler dice: "Non è l’opposizione maschile/femminile ad essere primaria, ma l’opposizione delle razze".

Alla fine Marty riesce a spiegare l'evoluzione del pensiero di J. Butler a Miller, seppure ammetta che manca ancora "l'ultimissima Butler".

Alla domanda concludente dello psicoanalista, se la Butler sia una calcolatrice e un'intrigante l'altro risponde: "No, in lei c’è una forma di generosità. Non si tratta di ingenuità, che sarebbe una parola accomodante, ma di assenza di astuzia. Non c’è niente di perverso in lei. C’è onestà intellettuale e preoccupazione per il bene comune". Evidentemente questa risposta non soddisfa del tutto J-A Miller: "Fa di lei un ritratto contrastante, indecidibile, o indeciso da lei".

Risposta: "Sì, ha ragione. Ma bisogna anche dire che è l’unica donna tra i protagonisti del mio libro, e che è molto meno astuta e subdola dei protagonisti maschili, i Deleuze, i Barthes, i Derrida. Mette sul tavolo tutte le sue carte. Non si lascia ingannare dal mito della French Theory. E non inganna nessuno. Basta leggerla".

Nell'ultima sezione del volumetto sono raccolti dei tweet di Miller. Alcuni riguardano sua moglie: "Judith sposò, come è giusto che sia, un allievo prediletto del padre, di tre anni più giovane di lei, che doveva superare, un anno dopo di lei, nel 1966, il medesimo concorso di filosofia".

"Judith fu la sposa molto fedele e gelosa di un marito che non era uxorioso. Fu soprattutto una madre, una zia, una nonna appassionata". [Uxorioso entra nel lessico psicoanalitico grazie a Jones e ha significato di marito troppo tenero e sottomesso alla moglie]. La sua felicità, a leggere il tweet del - da pochi anni - vedovo, era giocare con figli, nipoti e nipotini. "Era al loro servizio. Una devozione dell’essere, un amore incondizionato". E contemporaneamente "non era mondana", avendo avuto accesso già da bimba a tutto il meglio che la Parigi intellettuale poteva offrire: "Michel Leiris fu suo testimone di nozze, Marianne Merleau-Ponty, sua amica d’infanzia, Picasso, che conobbe all’età di cinque anni in spiaggia, le regalò un’opera in occasione delle sue nozze, André Masson era suo zio e Judith trascorse parte della sua giovinezza nella sua casa, con i suoi cugini Diego e Luis, Laurence, figlia di Georges Bataille, da giovanissima fu l’amante di Balthus, che ne fece un magnifico ritratto, ecc. ecc.

Jacques-Alain Miller tuttavia preferisce non twittare che lui e consorte, all'epoca, facevano parte del gruppo maoista 'Gauche Prolétarienne' e che il maoismo di Judith causò il declassamento da docente universitaria (Parigi VIII, Vincennes) a prof di liceo (reintegrata molti anni dopo).

Infine l'esplicito parallelismo tra le due Judith trova il suo coronamento con il conferimento all'americana del titolo di "figlia spirituale di Lacan", attribuitole dal genero di lui. Una bella promozione per una persona di cui, in apertura del dialogo con Marty, Miller aveva dichiarato che non l'aveva mai appassionato.