Viaggio a Corfù

Quando si chiede all'armatore quali mari abbia solcato in tutti questi anni con Italia e fin dove si sia spinto con la navigazione, il nostro Antonio, da sempre uomo "modesto", non dice assurdità impensabili come un'uscita dalle antiche colonne d'Ercole o peggio ancora di aver doppiato capo Horn, ma racconta di un viaggio verso Corfù, isola greca che un giorno fu la sua meta.

Tanti anni fa si avventurò nell'adriatico con la figlia forse appena di dieci anni, Ornella. Con l'intento di attraversare questo mare per raggiungere i balcani andò in contro ad una furiosa tempesta che mise a dura prova l'esiguo equipaggio.
Travolti quasi dai flutti la piccola Ornella nell'intento di ripararsi si rintanò nella cabina, ma il padre le ulava che aveva bisogno di lei in coperta. Poi la calma tornò dopo qualche ora, ma nella lunga notte dei nostri due intrepidi marinai le avventure non erano finite.
Nel buio più assoluto di quella notte senza luna d'improvviso un enorme faro proiettò un'abbagliante luce su Italia ed una sirena allontanò il silenzio. Un enorme nave scura, lunga più di una decina di metri era a pochi metri da loro e li tenevano di mira con tanto di mitragliatori automatici puntati. Parlavano una lingua per i nostri amici incomprensibile ed avevano un fare minaccioso ed arrogante.

Era la guardia costiera albanese, che in un paese comunista come il loro aveva più che altro le fattezze di una vera e propria nave corazzata. In vista delle acque territoriali quei marinai albanesi erano decisi ad eseguire il dovuto controllo.. In pochi secondi Antonio se li trovò a bordo che frugavano in cabina con tanto di cani antidroga.
Scioccato dall'evento l'armatore non poté né fare né dire nulla.. ma al momento dei "saluti" in uno stentato italiano uno dei militari avverte:

<<La prossima volta che venite avvertite le autorità competenti.. buon viaggio>>

ed il nostro uomo da parte sua risponde:
<<Ma la prossima volte non ci vengo proprio!!!!>>.

 

La love boat