Fidarsi di Internet?
Fidarsi delle notizie riportate negli svariati siti in internet?
Mi è capitato di incappare in imprecisioni, talora in veri e propri svarioni. Non sempre l'errore è evidente o si è in grado, per particolare competenza, di individuarlo, in ogni caso è bene non fermarsi alla prima risposta, ma spingere oltre l'indagine ed il confronto, alla ricerca di un autore che appaia dotato di una maggior competenza ed autorevolezza.
Porto
ad esempio la descrizione di due tragici episodi della seconda guerra
mondiale, l'affondamento per siluramento del transatlantico italiano
Conte Rosso e la scomparsa del suo affondatore il sommergibile del
Regno Unito HMS Upholder.
La prima fonte, quella poi risultata la
meno attendibile, nella quale sono incappato, per caso, in una
ricerca che era diretta in tutt'altra direzione, è quella
ricavata dal sito: http://www.ilduce.net/ 
Al
tragico episodio dell'affondamento del Conte Rosso, l'autore aggiunge
particolari suggestivi: la notte, le luci spente di Napoli e della
nave, la sorpresa del sommergibile appena fuori dal porto prima che
la nave sia messa jn formazione con la scorta ...
Incuriosito
dall'episodio doloroso, cerco con Google altre fonti, ecco cosa leggo
aprendo un sito dalla strana denominazione:
http://www.trentoincina.it/ 

Secondo
questa ultima versione, si era ben lontani da Napoli e non era ancora
notte, ma l'imbrunire, il sole era tramontato da pochi minuti,
situazione, probabilmente assai favorevole al sommergibile in
agguato, che poteva vedere bene con il periscopio la preda, assai
sfavorevole per il salvataggio, per il buio che sarebbe presto
sopravvenuto , in fine non era vero che la nave non fosse ancora
sotto scorta, il convoglio, di cui faceva parte il Conte Rosso,
doveva essere da un bel pezzo in formazione con le navi da guerra,
addette alla protezione .
Cerco ancora, e incappo nella
testimonianza di uno che sul Conte Rosso c'era, almeno, così
sostiene, in quei drammatici momenti:

Più
che legittimo dubitare, che i poveri giovani in procinto di
affrontare le conseguenze catastrofiche dell'affondamento della loro
nave abbiano gridato un: " a noi! " in risposta dell'invito
del "saluto al duce ", molto più probabile il
ricorso alla preghiera, molto più probabile che vi siano stati
panico e disperazione, come testimonia, sia pure con un italiano
approssimativo, sia pure con l'errata convinzione di essere diretto
all'Africa Orientale, l'Angelo Padello.
Insisto ancora ad
interrogare la rete. Come spesso accade, qualsiasi sia l'oggetto
della ricerca, compare l'ineffabile Wikipedia:
Wikipedia
conferma il luogo e l'orario del disastro, in più coinvolge
nella stessa sorte l'equipaggio del sommergibile inglese Upholder
colpito, poco meno di un anno dopo, con bombe di profondità
dalla torpediniera Pegaso.
Quanto alla sorte del siluratore, un
ulteriore versione, mi pare la più autorevole e veritiera;,la
ricavo dal sito scmncamogli.org.
Prudentemente,
dando prova di serietà, il Mattesini, parla di ipotesi, ma la
sua resta la più probabile, dunque la Torpediniera Pegaso non
colpì l'Upholder, colpì invece un delfino, l'Upholder
non tornò più, comunque, alla base nell'aprile del 42,
quasi un anno dopo, forse distrutto da aerei tedeschi, o forse in
seguito ad attività antisom di unità della Reggia
Marina.
La
ricerca in rete è una fonte di informazione preziosa, ma
attenzione a non abboccare all'amo di ricostruzioni, od informazioni,
se non inesatte, approssimative. Questo genere di attenzione, mi
sembra di poter affermare, va comunque applicata non solo alla rete,
ma attingendo da qualunque fonte e perfino dalla nostra stessa
memoria.
Un esempio, tra i tanti, di errore, o quanto meno di
imprecisione, in un libro è contenuto nel volume: "
L'Italia sotto le bombe", di M. Patricelli, pubblicato da
Editori Laterza: a pagina 143 si afferma, erroneamente, che il
biplano Fiat CR 42, fosse in legno e tela,. Il CR 42 era un aereo
obsoleto e poco adatto a battersi con i piu moderni aerei degli
alleati, ma la sua struttura non era in legno, ma in tubi di acciaio,
il rivestimento era nella parte anteriore in metallo , come era già,
sin dal 1934, nel suo predecessore CR 32 come si vede nella figura
che segue, tratta dal mnuale di Istruzioni per il Montaggio e
la Regolazione del biplano.

La parte posteriore era rivestita in tela, ma non dissimile era allora il rivestimento di molti aerei di punta degli alleati, come uno dei piu usati bombardieri bimotori inglesi lo Vickers Wellington. Anche uno dei protagonisti della Battaglia d'Inghilterra: il caccia Hawker Hurricane, era rivestito in parte in tela. Tra gli aerei costruiti, negli anni 40 del secolo scorso, è giusto segnalare che uno dei più dotati velivoli della RAF, lo De Havilland Mosquito, esaltato, del resto, nello stesso libro del Patricelli, era costruito quasi integralmente di legno. Il legno, con il quale erano fatti anche i nostri CantZ1007, usato con la dovuta maestria, permetteva costruzioni robuste come dimostra la fotografia dell'ala gravemente colpita di un Mosquito
Un errore è
sempre possibile, anche al più serio degli autori, poco
rilevante, del resto, nel contesto , nel
libro citato,volto a sottolineare la impreparazione italiana a
quella guerra tanto preconizzata dal regime ( "verrà,
quel di verrà, che la gran patria degli eroi ci chiamerà"
recitava, cito a memoria, una canzone cantata nelle adunate della
gioventù littoria ) tuttavia, imbattersi
in una imprecisione, giustifica il sospetto che altre notizie
riportate o giudizi formulati possano essere meno attendibili frutto,
non è da escludere, di una insufficiente accuratezza.


Un
altro esempio, di imprecisione, che fa dubitare di tutto il testo, in
quella che viene presentata come l'intervista con un pilota italiano
di caccia, della seconda guerra mondiale, che avrebbe affermato: "Si
poteva arrivare con il Macchi 200 sino a 6/6.500 metri ma gli
Spitfire piombavano da oltre 10.000 metri e noi oltre a non avere
molta autonomia di carburante, con solo
due mitragliatrici sulle ali spesso
dovevamo rientrare in Sardegna per il rifornimento di carburante.
Combattevamo in
minoranza non solo numerica contro gli inglesi ma anche tecnica.",
poco avanti si legge: "Noi sparavamo all’impazzata i
nostri colpi dalle due mitraglie
alari".
Anche
chi abbia una minima conoscenza, riguardo ai nostri velivoli da
caccia della prima parte della seconda guerra mondiale, almeno fino
al 1941/42, sa che la quasi totalità di essi, ed in
particolare il Macchi C.200, erano armati con due mitragliatrici in
fusoliera, con tiro sincronizzato con il movimento delle pale
dell'elica. Non è pensabile che un pilota da caccia, esperto,
quale dovrebbe essere quello dell'intervista, possa aver dimenticato,
anche ad anni di distanza, le due mitragliatrici poste davanti al suo
parabrezza! Probabilmente si tratta di una svista di chi, con poca
competenza specifica, riporta il testo dell'intervista.
Imprecisioni, specie se ripetute più volte, potrebbero, però,
indurre al sospetto che tutto il testo sia da prendere con le
pinze.
A proposito della netta inferiorità del Macchi
mc200, rimando ad un altro mio inserto, tratto dal testo di un
inglese sedicente Squadron Leader della RAF:
http://digilander.libero.it/avulus/Locus_arcis/erba.pdf
qual'è
la verità?
Andando a
caccia di altri svarioni o veri e propri falsi mi imbatto in
trafiletto sul sito di la
REPUBBLICA relativo ad un tragico
incidente durante una manifestazione aerea a Reno in U.S.A.
<http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/17/foto/paura_a_reno_aereo_si_schianta_su_folla-21781341/1/>
Un P 51 Mustang, ottimo aereo da caccia della seconda guerra
mondiale precipitato su uno stand affollato miete vittime. Nel
servizio fotografico un'immagine pretende di rappresentare l'aereo
poco prima dello schianto.

Riproduco accanto alla foto pubblicata quella ricavata, on line, di un P 51 in volo, appaiono subito alcune differenze, la prima è relativa al tettuccio dell'abitacolo, differenza accettabile, potrebbe trattarsi di una delle prime edizioni dell'aereo, o di un rifacimento post bellico quando il pilota non è più obbligato a tener d'occhio la sua scia per guardarsi le palle da un Messersmith, un Focke Wulf o magari un Macchi C 205. Appare comunque strano che la trasparenza non mostri la testa dello sfortunato pilota. La seconda differenza è la mancanza dell'imponente radiatore presente sul ventre del Mustang, senza del quale il motore andrebbe arrosto in pochi minuti. Pare legittimo il sospetto che la foto di sinistra sia un falso, il prodotto, cioè di una elaborazione, sospetto giustificato da quanto su osservato e dalla prospettiva di ripresa che pare ottenibile solo con un obiettivo situato su una perpendicolare ad un punto non molto discosto dal centro dell'aereo, ossia nell'ipotesi dell'aereo precipitante in candela alla tessa sua quota.

Links
http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=15
http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=208
http://it.wikipedia.org/wiki/Conte_Rosso_(transatlantico)
http://web.tiscali.it/pmusilli/conte_rosso.htm
http://www.siracusaweb.com/siracusa_article245_%20Lapide%20in%20memoria%20del%20''Conte%20Rosso''.html
http://www.ilduce.net/fiaccole9.htm
http://www.agenziabozzo.it/vecchie_navi/B-Vapore/B%20066-Conte%20Rosso.htm"
http://www.isses.it/fiorenzoMacchi.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Tubo_di_Pitot