Il Corpo Aereo Italiano sulla Manica
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Alla fine delle ostilità contro la Francia, nel luglio 1940, Mussolini volle la creazione di un Corpo di Spedizione sulla Manica, per rappresentare le armi italiane nella Battaglia che la Luftwaffe iniziava contro l’Inghilterra.

Vennero utilizzati i reparti aerei appena impiegati nella guerra contro la Francia ed il neocostituito Corpo Aereo Italiano, il 10 settembre 1940, ricevette il seguente ordinamento:

15° Brigata Aerea

13° Stormo da Bombardamento Terrestre

11° Gruppo da Bombardamento Terrestre (1° e 4° Squadriglia su Fiat BR20M)

43° Gruppo da Bombardamento Terrestre (3° e 5° Squadriglia su Fiat BR20M)

43° Stormo da Bombardamento Terrestre

98° Gruppo da Bombardamento Terrestre (240° e 241° Squadriglia su Fiat BR20M)

99° Gruppo da Bombardamento Terrestre (242° e 243° Squadriglia su Fiat BR20M)

56° Stormo da Caccia Terrestre

18° Gruppo da Caccia Terrestre (83°, 85° e 95° Squadriglia su Fiat CR42)

20° Gruppo da Caccia Terrestre (351°, 352° e 353° Squadriglia su Fiat G50)

172° Squadriglia di ricognizione strategica terrestre su Cant Z1007 bis

 

Venne concordato con il Comando Tedesco il dislocamento sui seguenti aeroporti:

Espinette per il Comando del C.A.I.;

Chièvres per il Comando della 15° Brigata, il 43° Stormo;

Melsbroek per il 13° Stormo e la 172° Squadriglia;

Maldegen per il 20° Gruppo del 56° Stormo;

Ursel per il 18° Gruppo del 56° Stormo;

e vennero stabilite le competenze logistiche dei reparti dove il Comando Tedesco avrebbe fornito installazioni ed attrezzature e gli italiani avrebbero provveduto alla gestione.

 

Viste le caratteristiche tecniche degli aeroplani costituenti la Brigata, in particolare gli apparecchi da caccia, con massimo 10 minuti di autonomia di permanenza in volo sul territorio inglese, fu concordata un’area riservata all’azione degli aerei italiani, delimitata:

a Nord dal 53° parallelo N

a Ovest dal 1° meridiano W Gr

a Sud dal fiume Tamigi

 

Al 24 settembre tutte le strutture logistiche, via ferrovia e via aerea, erano giunte in Belgio; mentre più travagliato fu il trasferimento delle squadriglie.

Il 27 settembre decollarono dalle basi nel Nord Italia gli aerei da bombardamento per il lungo volo di trasferimento che fu completato in una giornata. Per i caccia il trasferimento venne pianificato a tappe successive (Bassi del Nord Italia, Monaco, Francoforte, basi in Belgio) e, causa continui rinvii dei voli per il maltempo, fu completato il 19 ottobre.

Il maltempo in particolare ed alcune avarie meccaniche agli apparecchi furono le principali cause di alcuni incidenti che, alla fine del trasferimento, videro 4 bombardieri Fiat BR20 e 2 caccia Fiat G50 distrutti, con tre aviatori deceduti.

 

In Belgio, in ottobre, passata la bella stagione, l’estrema variabilità del tempo con frequenti annuvolamenti inattesi, piogge e nebbie, rendevano per gli equipaggi italiani il volo precario causa "condizioni atmosferiche proibitive".

In particolare fu messa in evidenza la carenza della apparecchiature di radio comunicazione tra velivoli e tra terra e aria, che aiutava il volo agli equipaggi in tali condizioni atmosferiche, resa peggiore dal confronto con le apparecchiature dell’alleato tedesco

La situazione bellica che aveva ispirato, al mese di luglio, la decisione della costituzione del Corpo era inoltre radicalmente cambiata; il previsto sbarco in Inghilterra (operazione Seelowe) era stata annullata ed era fallito il piano tedesco di distruggere l’aviazione inglese e le infrastrutture militari con la Luftwaffe; ora le operazioni di attacco al territorio inglese si svolgevano mediante piccole aliquote di bombardieri veloci scortati da un gran numero di caccia bene armati in quanto le difese inglesi, aviazione da caccia ed artiglieria contraerea, erano ben lungi dall’essere state neutralizzate.

La prima missione di bombardamento viene eseguita nella notte del 24 ottobre sulle installazioni portuali di Harwick. Partecipano all’azione 12 velivoli del 13° Stormo e 5 del 43°, uno però precipita subito dopo il decollo e due sono costretti a rientrare per avarie tecniche.

Vengono sganciate dai restanti aerei 96 bombe da 100 kg sull’obiettivo nonostante l’intensa opposizione della contraerea che danneggia un apparecchio. Il rientro viene pesantemente ostacolato dalle avverse condizioni atmosferiche che causano la perdita di 2 velivoli per incidenti di volo.

Un’altra azione, questa volta diurna, viene effettuata sulle installazioni portuali di Ramsgate il 29 ottobre da parte di 15 velivoli del 43° Stormo. Nonostante due velivoli debbano rientrare per avarie, i restanti sganciano 72 bombe da 100 kg e 9 da 250 kg sugli obiettivi; sempre violenta la reazione contraerea. Durante il volo si perde un velivolo.

Il 5 novembre 8 velivoli del 13° Stormo bombardano di notte Ipswich ed Harwick sganciando 32 bombe da 100 kg e 12 da 250 kg; l’11 novembre 10 velivoli del 43° Stormo ripetevano l’azione, diurna, su Harwick in concomitanza con azioni tedesche su Londra, scortati da CR42 e G50.

Sull’obiettivo le condizioni meteorologiche sono buone e ne è favorita l’aggressiva caccia britannica che attacca la nostra formazione: 3 bombardieri vengono abbattuti mentre altrettanti sono persi per avarie durante il volo di rientro.

Fino al 2 gennaio vengono proseguite, seppur sporadicamente, le missioni di bombardamento su Harwick ed Ipswich con una media di 6-7 velivoli a missione.

Sempre inclementi le condizioni atmosferiche che causano la perdita di alcuni velivoli durante i voli di rientro.

I Gruppi caccia, dal canto loro, dovevano svolgere compiti di difesa dei territori belgi e dell’Olanda del sud dalle incursioni aeree britanniche, crociere offensive sulla Manica e missioni di scorta ai bombardieri ed ai convogli navali.

In un totale di 947 missioni di guerra svolte, gli incontri con i velivoli inglesi causarono 3 velivoli Fiat CR42 abbattuti oltre a numerosi incidenti durante i voli di rientro alla base.

Il 23 dicembre 1940 viene diramato l’ordine di rientro per i velivoli del C.A.I. sul suolo belga, rientro che veniva concluso nel mese di gennaio.

Un ciclo operativo particolarmente duro per le macchine italiane, tecnicamente inferiori a quelle tedesche ed a quelle britanniche per prestazioni ma, soprattutto, per attrezzature e apparecchiature di bordo, aspro e difficile per le avverse condizioni meteorologiche incontrate, tipiche per quelle regioni in quei periodi dell’anno, ma ostiche ai nostri equipaggi "mediterranei".

Nel complesso l’attività operativa vide effettuate 144 missioni di bombardamento, 1640 missioni di caccia e 5 di ricognizione.

Si perdettero 11 aerei da bombardamento e 25 da caccia, di cui complessivamente 26 velivoli per incidenti di volo.

Le perdite umane ammontarono a 34 morti e 22 feriti, rispettivamente 14 e 9 in combattimento.