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Gianpietro
Ribon
(un bravo
ragazzo sulla cima del mondo)
Ci
sono atleti che li riconosci subito come campioni. O lo sono già
o probabilmente lo diventeranno. Camminano e si guardano intorno come
campioni, sorridono come campioni. Di solito diventa campione chi dentro
di se sa già di esserlo, chi pensa a se stesso come a un campione
ancora prima di diventarlo. Si sa che l’atteggiamento mentale è
fondamentale per la prestazione e che lo sport è uno di quei campi
dove più si può dimostrare la teoria psicologica delle “profezie
che si autoavverano”.Quasi sempre il campione si comportava da campione
ancora prima di esserlo.
Poi, come sempre, c’è l’eccezione che conferma la regola.
E Gianpietro Ribon, campione del mondo WKA di semi contact, è l’eccezione
che conferma la regola. Trentunenne di Mirano, in provincia di Venezia,
Gianpietro è il vero bravo ragazzo, un ragazzo umile, modesto e
schivo, taciturno. Amato per la sua squisita gentilezza, si muove silenzioso
e parla solo quando è proprio necessario. Eppure è un guerriero,
uno vero. Ha vinto l’ultimo campionato del mondo Wka nella categoria
fino a 75 kg, battendo il campione in carica e altri fortissimi atleti
di tutti i continenti, in una gara che ha visto la presenza di oltre 2000
atleti!
La sua è una storia esemplare, di uno che anche quando la fede
nella possibilità di farcela vacillava, non ha mai smesso di lavorare
sodo e allenarsi come un mulo. Si, perché Ribon fino al mondiale
non aveva mai vinto niente di eclatante a livello internazionale. Nel
2001, pur vincendo il campionato italiano falliva la selezione per la
nazionale Asi-Kb e lasciava il posto per il mondiale in Florida al suo
compagno di scuderia Lorenzo Tombacco. Nel 2002 invece la spuntava lui
– vincendo oltre agli italiani (il suo sesto titolo italiano !)
anche le altre gare di selezione - e per la prima volta rappresentava
il suo paese in un campionato del mondo. E vinceva. Non ci era tanto abituato
a vincere a livello internazionale, ma di sicuro era abituato a non mollare
mai. Una vita di allenamenti, una vita a nutrirsi di fatica e lavoro,
con la fortuna che sembrava non sorridergli mai o quasi, e la sfortuna
sempre pronta quando l’appuntamento era davvero importante. Ma non
ha mai mollato, non ha mai smesso di cercare di diventare più forte
e più bravo, più veloce e più esperto.
E ora che finalmente la fortuna si è ricordata almeno di non girargli
le spalle, sta sulla cima del mondo.
Cos’è
cambiato da quando hai vinto il mondiale ?
Mi sento più sicuro di me, ho finalmente avuto una conferma inequivocabile.
Come
hai preparato il mondiale ?
Mi alleno costantemente tutto l’anno, e per il mondiale ho intensificato
gli allenamenti negli ultimi quattro mesi facendo lavori molto specifici
sia per la preparazione atletica che per quella tecnica. Abbiamo usato
molto i pesi e esercitazioni del tipo di quelle che usano i velocisti.
E un sacco di lavoro tecnico e tattico. E’ stata una preparazione
molto dura ma mi sono molto divertito. La squadra con cui mi allenavo
era molto affiatata e competitiva, era composta da Paolo Sorze, Lorenzo
Tombacco, Diego Sartor, Elena Gioco e Valentina Gallo. Tutti splendidi
ragazzi che hanno combattuto molto bene ai mondiali.
Il
mondiale è stata la tua gara più bella ?
Credo di si. E’ una meta così ambiziosa che non si può
non gioire nel raggiungerla.
Ci
sono altri episodi che ricordi con piacere ?
Il primo Campionato Italiano individuale che ho vinto è stata una
grossa soddisfazione. Un’altra giornata che ricordo con grande gioia
è stata la vittoria a squadre dell’italiano FIAM nel ’96
anche perché li ero in squadra con Diego Volpato e Marco Ferrarese
che consideravo davvero i più forti e per me era un onore essere
in squadra con loro. Diego era un campione della stessa generazione di
Surian e Milan, Marco era la superstar della generazione successiva, io
ero poco più di un emergente.
Raccontaci
dei tuoi inizi e dove ti alleni ora
Ho cominciato nell’’84 a quattordici anni e il mio primo istruttore
è stato Diego Volpato. Dopo quattro anni Diego non poteva più
seguirmi, per motivi di lavoro, e mi ha indirizzato nella scuola del suo
maestro, Michele Surian. Da allora sono sempre rimasto nella sua scuola,
prima nell’Agkai e poi ho fatto parte delle prime cinture nere che
hanno fondato l’Auxe, la nostra attuale società. E’
Surian che mi ha sempre seguito nella mia carriera, anche la preparazione
dei mondiali – sia la mia che quella dei miei compagni – è
stata programmata giorno per giorno e seguita da lui.
Cosa
ti piace di più dell’allenamento ?
Mi piace allenarmi per imparare nuove cose e cercare di migliorarmi sempre.
Mi piace anche allenarmi duramente: più duro è un allenamento
coi pesi o di resistenza e più sono felice di farlo, soprattutto
quando è finito !
Insegni
?
Tre sere la settimana tengo dei corsi, tra la provincia di Venezia e quella
di Treviso, A Santa Maria di Sala e San Trovaso per essere precisi. Poi
do una mano anche a Surian nella sua scuola di Silea, Treviso, dove Michele
mi segue personalmente. Mi piace molto insegnare, mi ricordo di quando
ero io una cintura bianca e adesso è bello prendersi cura dei principianti,
e anche degli agonisti.
Che
progetti hai per il futuro ?
Fare tutte le gare di selezione FKbI, che rappresenta la WKA in Italia,
per tenermi il mio posto in nazionale e poi difendere il mio titolo WKA.
So che è molto difficile nel semi contact vincere due mondiali
di seguito, ma ho intenzione davvero di mettercela tutta.
Voglio continuare a lavorare sodo per essere un bravo insegnante e dare
anche li tutto me stesso.
Mi piacerebbe dare il mio contributo per la crescita dell’Auxe e
dell’FkbI non solo come atleta ma anche come insegnante.
Vuoi
aggiungere qualcosa ?
La vittoria di un mondiale è qualcosa che richiede l’insieme
di tanti fattori. Il lavoro individuale è solo uno di questi fattori,
un altro importantissimo è il sostegno degli altri. Oltre alle
persone già citate vorrei ringraziare tutti, davvero tutti –
compagni d’allenamento, compagni di squadra, allenatori, dirigenti,
e anche gli allievi e i tifosi - per aver aiutato a creare quel clima
magico che mi ha sostenuto.
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