Comune di Cordenons

44 m s.l.m. - 56,78 Kmq - 16.600 ab.(dato aggiornato al settembre 2000) CAP 33084 - Prefisso telefonico: 0434


Escursioni: Parco Cellina - Meduna (Magredi) - sorgenti del Vinchiaruzzo

Biblioteche: Biblioteca comunale, v. Traversagna 2/b, c/o Centro culturale A. Moro, tel. 932725 (apre mattina e pomeriggio; lunedì chiusa)

Sport e tempo libero: Piscina comunale, v. Cortina 32, tel. 931449 (apre i pomeriggi di martedì, mercoledì e venerdì, la mattina di domenica e giovedì, il sabato) - Campi da tennis, v. Traversagna 4, tel. 932725, v. Cortina 32, tel. 931449 (orari di apertura della piscina).

Centro Culturale Aldo Moro. Fulcro dell'attività culturale del Comune, è il luogo idoneo per sviluppare opportunità di crescita culturale mediante la proposta di iniziative di vario genere e spessore, che l'Amministrazione Comunale favorisce, organizzandole direttamente o appoggiando associazioni, enti e privati.

Il Centro comprende i seguenti locali:

Le sale sono completate da supporti quali: lavagna luminosa, schermo, proiettore per videocassette, televisore con videoregistratore e un pianoforte a mezzacoda. Per utilizzare i locali è necessario, dopo averne verificata la disponibilità, presentare richiesta scritta. Il Centro è circondato da un rigoglioso giardino, attrezzato con panchine, che rende il tutto molto suggestivo e piacevole, soprattutto nel periodo primaverile-estivo. Vi sono anche due campi da tennis, che possono essere utilizzati da chiunque, in orario di apertura del Centro, previa prenotazione. Presso il Centro nel 1997 è nata una scuola di musica per strumenti a fiato e percussioni, con lo scopo di formare il gruppo bandistico comunale. Attualmente frequentano le lezioni 51 iscritti, suddivisi in dieci corsi (batteria e percussioni, sax e clarino, corno francese, tromba, bassa, flauto, propoedeutica per bambini).

Cenni storici.

La prima comunità, di origine gallo-celtica, di cui si conserva ampio sostrato linguistico, si è andata formando nella zona umida e fertile delle risorgive del fiume Noncello. Grazie alla via romana che a Oderzo si staccava dalla Postumia per portare oltre il greto del Cellina Meduna verso Aquileia da un lato e il Norico dall'altro, fin dai primi secoli dell'era cristiana il borgo è stato interessato dalla colonizzazione, dalla lingua e dalla cultura latina, confermata da numerosi reperti archeologici.
Nel VI secolo notevole importanza per la consapevolezza di aggregazione organizzata è derivata al paese dalla presenza di una "Curtis" dei Longobardi, dai quali discende, in unione con il nome del fiume (Naon), il toponimo principale (Curtis Naonis) e quelli delle vie vicine di Romans e di Sclavons, oltre a una spiccata identità che per il linguaggio e il carattere della sua gente la distingue dai paesi contermini.
Nei secoli a cavallo del mille le pertinenze del feudo cordenonese dal fiume si estendevano a ventaglio fino a raggiungere il primo lembo delle Prealpi Carniche. Un diploma di Berengario I, steso nell'897 a "Naones Corte Regia", ne attesta l'importanza a capo della circoscrizione del Noncello e suggerisce la presenza della Pieve di S. Maria della Cortina, confermata più tardi (1186) da Papa Urbano III.
Le invasioni degli Ungari, pur disastrose, non ne segnarono la fine poiché nel 1029 la Curtis divenne contea di Ozzi/Otokar di Baviera e poi passò ad altre casate austriache, ultima quella degli Asburgo, che ne tennero il possesso fino alla conquista veneziana agli inizi del Cinquecento.
Furono quelli i secoli in cui gli abitanti del Portus (poi Pordenone) finirono per avere la supremazia su quelli della vecchia Curtis, per cui il paese di Cordenons rimase emarginato fra il Noncello e la brughiera dei Magredi, così da conservare e alimentare il noto carattere di austero attaccamento alla terra, geloso delle proprie tradizioni e della propria parlata.
Gli eventi napoleonici, ai quali si deve l'erezione di Cordenons a Comune indipendente a partire dal 1 gennaio 1814, segnando la fine della Serenissima ne decretarono il passaggio all'impero Austro-ungarico fino al luglio/ottobre del 1866, quando, alla III Guerra d'Indipendenza fecero seguito il referendum e l'annessione al Regno d'Italia.

Principali monumenti e opere d'arte: La Chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore, sorta nel 1778 in stile neoclassico, su facciata riquadrata da una serie di lesene interrotte orizzontalmente da una doppia cornice e con interno ad unica navata, ha preso il posto di un precedente edificio dedicato a S. Antonio abate. E' affiancata da un campanile alto ben 71 metri, iniziato nel 1892 su progetto dell'ing. Giovanni Matteazzi di Treviso e sormontato da un Angelo in rame battuto e dorato, opera di Giuseppe Bottacini di Venezia. L'altar maggiore, in marmo, con le statue dei Ss. Pietro e Paolo, è di Antonio Nardi (1816) il quale ha utilizzato, a scopo scenografico, alcuni pezzi scultorei di gran pregio, il Cristo morto retto da angeli nella nicchia, due Angeli e il tabernacolo provenienti da una chiesa veneziana in demolizione: opere attribuibili al noto Giuseppe Torretti (1664-1743), memore della plastica del Duquesnoy, del Michelangelo, del Meyring; la data di esecuzione è 1719.
Interessante anche l'altare del Rosario, del XVIII secolo, acquistato nel 1808 a Venezia e sistemato nella parrocchiale nel 1809, con sculture (una bellissima cornice con Angeli che sorreggono un tendaggio ed una figura di Madonna) di Giuseppe Torretti. Una tela di Gasparo Narvesa, con la Trinità, S. Valentino, S. Floriano, S. Vescovo e devoti (ca. 1597) con la suggestiva figura dell'indemoniata stesa a terra, è la cosa migliore che la chiesa possegga, ma qualche pregio hanno anche la paia del 1868 con il Transito di San Giuseppe, del pordenonese Michelangelo Grigoletti, e, per quanto riguarda il nostro secolo, le dodici statue degli Apostoli di Luigi De Paoli cordenonese (1857-1947) nella navata, un affresco del veneziano Pomi raffigurante la Fuga in Egitto, una statua di Santa di Pierino Sam, le artistiche vetrate istoriate da Piero Casarini (1967) con soggetti sacri generalmente moderni (oltre alla Pentecoste, al Martirio di S. Stefano e alla Rinuncia dei beni di S. Francesco, Padre Pio da Pietralcina, Padre Kolbe, S. Giovanni Bosco, Martin Luter King, Papa Giovanni XXIII e Papa Paolo VI).
Opere d'arte anche nelle altre chiesette del Comune: nella Chiesa di S. Giovanni, statua in pietra dipinta di Giovanni Antonio Pilacorte (1515) ed un'acquasantiera dello stesso periodo; in S. Pietro Apostolo, probabilmente trecentesca, un affresco raffigurante San Floriano entro una nicchia è stato attribuito a Gianfrancesco da Tolmezzo (ca. 1500), pittore che nel 1499 era stato incaricato di dipingere, insieme con Pietro da Vicenza, la Chiesa di S. Maria Maggiore (affreschi scomparsi): c'è poi un lacerto con S. Pietro in carcere, cinquecentesco, ed un trittico dipinto con cornice lignea, con la Madonna con Bambino e le Sante Lucia e Caterina, assegnabile al pittore Girolamo del Zocco (1 551 ca.). Affreschi del Cinquecento avanzato, molto rovinati, assegnabili al medesimo del Zocco, anche nell'arco trionfale e nel coro della Chiesetta di S. Giacomo, in cui c'è pure un altarolo in marmo tardo barocco.
Tra gli edifici civili, un cenno almeno a Villa Badini, settecentesca, con alcune buone soluzioni architettoniche.