STORIE E ORIGINI DEL RAZZISMO

Il razzismo è nato con l’uomo. Quando nella competizione per il possesso di una parte di cui sfamarsi o sfamare la tribù, oppure nel proprio territorio in cui spostarsi si inseriva l’altro questo era considerato un intruso da eliminare. Molti fra i popoli primitivi designano se stessi con nomi che significano: “I veri”, “I buoni”, “I migliori”, mentre assegnano agli altri gruppi termini offensivi che negano la condizione umana come: “scimmie di terra” o “uova di pulce”. Su uno stele fatto erigere dal faraone Serostris III nel 1800 a.c. nel sud dell’Egitto è scritto: “Frontiera del sud. Questo confine è stato posto nell’annoVIII del regno Sosotris III re dell’alto e Rosso Egitto. L’attraversamento di questa frontiera via terra o via fiume ....è proibito a qualsiasi nero....”. Questo è il più antico documento che fa riferimento a un carattere biologico, il colore della pelle, per tenere separata una popolazione.

 

NEL MONDO ANTICO

Il disprezzo che i Greci manifestavano nel confronto dei Barbari era basata su differenze culturali  e politiche mentre erano assenti i motivi biologici che caratterizzano il razzismo moderno. I Greci non rappresentavano la specie umana come divisa in razze, ma divisa in popoli. I Romani ebbero la tendenza a concedere progressivamente il diritto di cittadinanza a tutti i popoli sottomessi. Nel 212 d.C. L’imperatore Caravalla con un editto dichiarò tutti i sudditi dell’impero cittadini con parità di diritti e di doveri. Comunque il razzismo per come lo intendiamo noi si sviluppò a partire dal XVII secolo, in seguito alle scoperte geografiche e al colonialismo. In questo periodo si affermò la convinzione che il progresso fosse un’esclusiva prerogativa dei bianchi e che gli altri popoli non potessero conseguire gli stessi risultati proprio a causa di una differenza biologica. Dal XVIII secolo si affermò la teoria che fa risalire le popolazioni del mondo a progenitori diversi. L’affermarsi di queste convinzioni portò a ritenere inalterabili le differenze tra individui e popoli e a stabilire un principio di gerarchia secondo il quale la razza bianca era una razza superiore, predominante sulle altre; in questo modo veniva giustificato il dominio sugli altri uomini da parte dei bianchi e l’attribuzione a questi di una missione civilizzatrice. Nel XIX secolo Joseph Arthur Gobineau 1853-1855 con il suo “saggio sull'ineguaglianza delle razze” affermò che la razza è alla base della civiltà e che quindi la degenerazione della razza comporta il decadimento della civiltà. Quindi per arrestare il decadimento della razza “ariana” si doveva perseguire un disegno di discriminazione delle razze “inferiori”. Si era passati dalla teoria razziale al razzismo, basandosi anche su teorie del tempo, che collegavano razza e biologia. La pubblicazione del libro “l’origine della specie” di Charles Darwin ispirò in seguito  una nuova forma di razzismo, il cosiddetto “razzismo scientifico”, basato sull’idea che il pregiudizio razziale svolgesse una funzione evolutiva. Dopo la prima guerra mondiale le teorie basate sulla discriminazione razziale presero corpo in un disegno politico. Fu la Germania nazionalsocialista che diffuse il mito della superiorità ariana e che nel confronto delle minoranze etniche, considerate subumane, legittimò e rese possibile il genocidio.