Biografia

Carlo Carrà

Carlo Carrà (Quargnento, Alessandria, 1881-Milano 1966) comincia quasi bambino come pittore decoratore. Dal 1895 è a Milano, poi con viaggi a Parigi e a Londra studia Courbet, gli impressionisti, Constable e Turner. A venticinque anni inizia alla milanese Accademia di Brera gli studi regolari. Ma quasi subito si impegna nella battaglia delle avanguardie, tra i futuristi, e in seguito si avvicina, attraverso una scarna pittura neoprimitiva, ai metafisici. Già al principio degli anni Venti si avvia, nel filone dei Valori Plastici, verso una sua personale ricerca di pittura spaziale e plastica, nella linea che da Giotto per Masaccio conduce con Cézanne, che si esprime anche nei grandi lavori per il palazzo di Giustizia di Milano. Fino all’ultimo periodo continua a elaborare una pittura di paesaggio e di natura morta di grande vigore.

Musa Metafisica

1917, olio su tela (89x65 cm). Pinacoteca di Brera, Milano

In una stanza dal soffitto basso sono inseriti diversi elementi, il più importante dei quali è la rigida figura femminile di giocatrice di tennis con la testa di un manichino. La figura è ferma davanti a una carta geografica della Grecia che simboleggia il viaggio di Ulisse; sullo sfondo un cono colorato vicino a un dipinto con fabbriche. L'irrazionale giustapposizione e le immagini da sogno sono stranamente sconvolgenti e pongono questo dipinto nella sfera della pittura metafisica. Fondata da Carrà e da De Chirico, la pittura metafisica rappresentava immagini misteriose e sconnesse per creare un'atmosfera magica e spesso innaturale. 
Carrà nel 1910 fu uno dei firmatari del Manifesto futurista ma, quando incontrò De Chirico nel 1917, immediatamente adottò i suoi manichini inseriti in ambienti claustrofobici.

Natura morta con squadra

1917. Olio su tela. (cm 46 x 61). Milano, Collezione privata

La metafisica di Carrà è diversa da quella di De Chirico: simile per le scelte tematiche e per la giustapposizione di oggetti eterogenei, se ne distingue per l'assenza dell'inquietudine e dell'attesa angosciosa. Mentre il colore resta caldo, la luce ferma e le ombre nette sono il mezzo per costruire solidi, razionali volumi in uno spazio chiaramente definito.