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Biografia |
Umberto Boccioni |
| Umberto Boccioni (Reggio di Calabria 1882-Verona 1916), educato alla lezione divisionista, sviluppò un precoce interesse per i rapporti fra l’arte visiva e la psicologia (lo “stato d’animo”) prima di affrontare il rapporto fra la modernità tecnologica e il rinnovamento delle arti. Artista colto e informato dei movimenti delle prime avanguardie, è tra i fondatori del futurismo. Scultore e pittore molto dotato, fu anche esigente ricercatore di sottili variazioni formali sostenute da una vigorosa riflessione estetica. Il pubblico ha amato in Boccioni la gioiosa bellezza dei colori e l’armonioso sviluppo dei volumi. | |
| " Se si osserva con occhio profondo l'arte moderna si vedrà che ciò che la caratterizza è la mancanza assoluta di emozione. Che cos'è l'emozione in un'opera d'arte? E' sorpresa per un fenomeno naturale che l'artista inconsciamente ha elevato a simbolo creando un'analogia tra il finito e l'infinito..." | |
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Materia |
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1911. Olio su tela, (225 x 150 cm). Milano, Collezione Mattioli |
Materia è una delle costruzioni più emotive di Boccioni. Si riconosce nella scomposizione luminosa la figura della madre, che ha qualcosa di mistico, quasi di idolo, e che sembra espandere la sua energia nell'ambiente circostante, in un'atmosfera di sogno. Ma, nel lampeggiare delle luci spezzate attorno al busto, nel gigantismo delle mani intrecciate, nel gioco complesso dei piani di luce e di colore, sembra prevalere come un senso di incubo, e affermarsi, in un frastuono minaccioso, le forze primordiali di una visione simbolista. Un pezzo di grande pittura, dove sui toni grigi, verdi, violetti si accendono i piani taglienti di una luce azzurrata che fa espandere l'energia della figura |
| centrale nell'ambiente e insieme penetrare l'ambiente nella monumentale anatomia della figura. | |
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La città che sale |
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1910-1911, New York, Museum of Modern Art |
Città che sale è uno dei quadri più esasperati della pittura del nostro tempo, perché in esso tutto è in lotta. E come se potenze invisibili cavalcassero bestie inferocite, scatenando un turbine che con furia travolgente crea vortici, dislocando e infiammando corpi e criniere: agitazione totale in un quadro che è uno stato di angoscia scaricato dall'artista come un peso in sopportabile, un tentativo di capire in quale marasma sia coinvolto. Lo stravolgimento in atto è recepito da una coscienza in grado di penetrare una falsa quiete. |
| Nella fitta rete di ondulazioni lineari, l'artista segue un automatismo che trova una logica formale in un ritmo pulsante. E quei fitti pali geometrici paralleli delle impalcature dei palazzi in costruzione, al margine di una lotta sfrenata contro una massa turbolenta, rappresentano quella parte di sé dell'artista che rimane lucida per poter osservare cosa succede. Questa visione pittorica, in cui Boccioni trasmette un'emozione delle più intense, sarà una liberazione per la società stessa, che vi riconoscerà un suo proprio stato d'animo. | |
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Ritratto di una futurista |
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Come ha già notato Maurizio Calvesi, Testa femminile fa riferimento a un brano del manifesto Uccidiamo il chiaro di luna.l, scritto da Marinetti nell'aprile 1909. Ma per il particolare uso dei colori complementari il quadro è da datare all'inizio del 1910, in quanto sarebbe il più vicino all'asserzione di Boccioni nel Manifesto tecnico «che sotto la nostra epidermide non serpeggia il bruno ma vi splende il giallo, che il rosso vi fiammeggia e che il verde, l'azzurro e il violetto vi danzano voluttuosi e carezzevoli». |
| In effetti, il Ritratto di una futurista appare una risposta di Boccioni alla violenta invettiva di Marinetti contro la luna, intesa come simbolo passatista di voluttà, appartenente a un mondo da rifare "dinamizzato". Il pittore vuole contrastare l'enfasi perentoria del manifesto e dipinge a nervi tesi, velocemente, un quadro di 64 per 66 centimetri che rappresenta la luna come delicato volto femminile, luce nelle tenebre, curva in uno spazio denso di magnetismo, in una versione che in quel momento a Boccioni appare futurista. L'immagine nel movimento di un'avvolgente capigliatura scura, emana onde di energia positiva ma ne riceve anche dall'intensità degli sguardi di chi da essa si sente attratto. Il chiaro di luna non è più nostalgico, malinconico: è investito da un flusso di colori che si allargano provenendo dal basso, dal mondo, rendendo visibile l'energia degli sguardi. | |
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Rissa in galleria |
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1910. Olio su tela, (76 x 64 cm). Milano, Collezione Jesi |
La visione è ancora prospettica, presa dall'alto, da un punto di vista che non si è ancora avvicinato al centro del quadro per una partecipazione diretta; anche se è evidente il richiamo ai Funerali dell'anarchico Galli di Carrà che esemplifica, nel suo vortice di colore che attrae e coinvolge, la frase del manifesto della pittura futurista "... noi porremo lo spettatore al centro del quadro". L'opera di Boccioni segna il passaggio verso soluzioni espressioniste, secondo la poetica che sarà degli Stati d'animo. La tecnica riprende per l'occasione il "puntinato" di Seurat, che diventa fremito dell'atmosfera, o meglio, scomposizione della luce che dà sostanza allo spazio. |
| La composizione sulla diagonale lascia a destra la grande vetrata sorgente di luce, contro cui corrono e sbattono, come insetti impazziti, le sagome scure e agitate dei rissanti, nei contrasti di blu, di rosso, di viola. | |
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La strada entra nella casa |
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1911, Hannover, Kunstmuseum |
Boccioni ha scoperto che la «vera realtà è la sensazione», unica cosa di cui può essere certo e unica esperienza del mondo esterno che può avere. La fiducia nell'onnipotenza del suo sguardo permette ora all'artista di penetrare la superficie delle cose. Nella prefazione al catalogo della mostra futurista inaugurata nel 1912 alla galleria Bernheim-Jeune di Parigi Boccioni dimostra di aver assimilato, ma anche dinamizzato, l'esperienza cubista nella nuova visione del dipinto La strada entra nella casa: «Dipingendo una persona al balcone vista dall'interno noi non limitiamo la scena a ciò che il quadro della finestra permette di vedere; |
| ma ci sforziamo di dare il complesso di sensazioni plastiche provate dal pittore che sta al balcone: brulichio soleggiato della strada, doppia fila delle case che si prolungano a destra e a sinistra, balconi fioriti, ecc.Il che significa simultaneità d'ambiente, e quindi dislocazione e smembramento degli oggetti, sparpagliamento e fusione dei dettagli, liberati dalla logica comune e indipendenti gli uni dagli altri». | |