MOVIMENTO PER LA SOCIETÀ DI GIUSTIZIA E PER LA SPERANZA

Lecce

 

DOCUMENTI E INTERVENTI 2008

Indice:

Il Partito Democratico e i principi della Sinistra, 21/12/08          

La parificazione dell’età pensionabile, 15/12/08            

Sì alle moschee per gl’immigrati islamici, 9/12/08              

Continua la persecuzione degli omosessuali, 3/12/08

Basta con le basi militari americane, 24/11/08                          

Il pubblico impiego richiede un risanamento globale, 18/11/08

La soluzione del problema dei Rom è la stanzialità, 10/11/08                  

Basta con la rottura dell’unità sindacale, 2/11/08                           

Siamo al punto che ogni papa canonizza il predecessore, 22/10/08       

Il Presidente deve intervenire sul macello della scuola, 20/10/08

Il Decreto Gelmini sulla scuola non può essere approvato, 15/10/08

Berlusconi sarebbe degno del Colle, 7/10/08            

L’ingannevole insistenza sulla contraccezione, 7/10/08

Rispettare la sovranità popolare nel referendum vicentino, 29/09/08

L’ignobile disinteresse del Centrosinistra per Alitalia, 24/09/08

Ambiguità e presunzione nel caso Alitalia, 22/09/08

La scuola macellata dal tandem Gelmini-Tremonti, 16/09/08             

Una lettera di Bertinotti ad Arrigo Colombo e la Risposta, 10-16/09/08        

Non distruggere ma costruire la scuola, 10/09/08            

I risparmi del Quirinale offendono la Nazione, 21/07/08        

L’unità di Rifondazione e l’unità della Sinistra, 14/07/08

Il Presidente rinunzi all’immunità del lodo Alfano, 14/07/08           

Il Ministro della Giustizia promuove una legge ingiusta, 9/07/08         

La politica verso l’Iran è ingiusta e inefficace, 30/07/08

Il lodo Alfano non può essere approvato, 30/06/08

Questo decreto non può essere approvato, 25/06/08        

La prostituzione nelle strade e la prostituzione immigrata, 22/06/08

La difesa e l’integrazione dei contratti di lavoro, 10/06/08

L’espulsione della prostituzione immigrata, 9/06/08  

Il problema dei Rom dev’essere risolto, 19/05/08

Riflessioni sulle misure di sicurezza, 12/05/08

Roma, una sconfitta che viene dal popolo, 5/05/08      i quattro interventi sulle elezioni/  la discussione

La Sinistra dev’essere un solo partito, 23/04/08

Riflessioni sulla sconfitta del Centrosinistra, 15/04/08 

Riflessioni sul fatto elettorale oggi in Italia, 7/04/08

Che cosa fanno le autorità lombarde per Malpensa?, 31/03/08         

La vergognosa svendita di Alitalia, 25/03/08     

Che cosa fa il Governo per il Tibet?, 17/03/08     

Un precetto del Decalogo concernente la donna, 10/03/08    

Migliorare la democrazia, 4/03/08 

No all’intolleranza cattolica nel PD, 27/02/08   

A proposito di donne e di indiziati di reato, 25/02/08

Basta col proclamarsi partito cristiano!, 18/02/08

I risparmi del Quirinale offendono la Nazione, 17/02/08

No all’azione di lobby politica dell’episcopato, 11/02/08

Riflessioni sull’industria italiana, 4/02/08

Lo sbarramento al 5 per cento è indispensabile, 30/01/08

Sulle difficoltà incontrate dal Papa all’Università di Roma, 21/01/08

L’elezione diretta del premier indebolisce la democrazia, 16/01/08

Lo spreco degli autobus cittadini, 13/01/08

Che cosa fa il Centrosinistra a Napoli?, 7/01/08

Alitalia non dev’essere venduta, 2/01/08

Un invito alla ragione e alla solidarietà, 2/01/08

 

   

 

                                                           (Al Segretario del PD Walter Veltroni, al Vice-Segretario Dario Franceschini, al Membro della Direzione Nazionale Massimo D’Alema

Il Partito Democratico e i principi della Sinistra

 

A parte i disonesti, che in questo partito non devono aver posto; e gl’inquisiti, che devono essere subito sospesi; senza compromessi. Un partito che sia moralmente irreprensibile.

 

Forse che il partito ha conservato i principi della Sinistra, i principi del Socialismo autentico? non di quello autoritario, oppressivo, imperialista del modello sovietico.

E quindi il principio di eguaglianza, la dignità e il diritto della persona in tutti eguale; e ciò che questa dignità richiede in beni materiali e culturali, d’istruzione e cultura, di lavoro, di benessere.

Una fondamentale eguaglianza anche nel possesso dei beni, il rifiuto della ricchezza espropriatrice, dal momento che ogni ricchezza si accumula espropriando gli altri, con lo sfruttamento e la speculazione.

E quindi il capitale: il PD accetta il capitalismo? il “capitalismo ben temperato”, come lo chiamava Prodi? Perché se accetta il capitalismo, accetta anche il contratto salariale, quindi la dipendenza del lavoratore, dipendenza nello stesso esistere, nei mezzi di sussistenza, che è contro la sua dignità di persona; accetta lo sfruttamento cioè il furto e la menomazione della persona.

Il PD ha come suo alto obiettivo l’abbattimento del capitalismo? la sua sostituzione con l’autopossesso e l’autogestione dell’impresa da parte della comunità di lavoro, il grande obiettivo del socialismo dell’800 che la Rivoluzione Russa ha mancato e tradito, l’unico che corrisponda alla dignità dell’uomo lavoratore?

 

Il PD vuole costruire una società di giustizia? di radicale giustizia? Oppure ci ha rinunziato e vuole che l’Italia continui ad essere una società ingiusta, con solo qualche modesta riforma? Se ha conservato intatti questi principi li deve dichiarare, li deve proclamare,

li deve mettere in opera.

Lecce, il 21 dicembre 2008

                                                                                       

 

                                                                                          (Ai Segretari dei Sindacati Confederali CGIL, CISL, UIL Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti

                                                                                           al Segretario del PD Walter Veltroni

La parificazione dell’età pensionabile

 

Non riesce ben comprensibile perché il Sindacato si opponga alla parificazione dell’età pensionabile di uomo e donna, quando esiste una precisa richiesta in tal senso della Corte europea di Giustizia; la quale non fa altro che sollecitare il processo di parificazione avviato in particolare dal movimento femminile degli anni Settanta, contro quanto ancora resiste della discriminazione di sempre, della mente e prassi androcentrica e patriarcale.

Ovviamente la Corte chiede la parità nelle pensioni come nelle condizioni di lavoro e nel salario, il superamento dell’intera discriminazione che la donna subisce in quest’ambito;

avendo anche presente il più basso livello di pensione che la donna così raggiunge, e che può acquistare una specifica gravità quando essa è single, o tale diviene in seguito alle vicissitudini del rapporto di coppia.

 

Il Sindacato, come altri esponenti della politica e della ricerca, o anche del pensiero corrente, parte dalla considerazione della particolare condizione femminile di sempre che, oltre il lavoro professionale, porta il peso del lavoro domestico e della procreazione e cura dei figli, specie nella prima infanzia. Ma proprio su questo punto il processo di parificazione deve avanzare, portando l’uomo a condividere sempre più queste mansioni, anziché scaricarle sulla donna, totalmente o in gran parte. Così come devono avanzare i servizi sociali, specie nidi e scuole materne, dove la nostra arretratezza è forte.

 

Lo esige la dignità e diritto della donna, la pari dignità e diritto; lo esige il processo di liberazione in corso, processo di giustizia, costruzione di una società giusta e solidale.

Lo esige l’imperativo di giustizia che avvince insuperabilmente la coscienza umana:

“uomo sii giusto, agisci secondo giustizia”.

Su questa linea hanno insistito già in passato figure come Emma Bonino e il partito radicale, come il giuslavorista Pietro Ichino, e molti altri. Non si tratta di un’invenzione del ministro Brunetta, che solo ultimamente vi si è richiamato, e non senza ragione

Lecce, il 15 dicembre 2008

                                                                          

 

                                                                         (Al Ministro dell’Interno Roberto Maroni, al Ministro per il Federalismo Umberto Bossi, al Segretario del PD Walter Veltroni

Sì alle moschee per gl’immigrati islamici

 

I leader della Lega Lombarda si oppongono alla costruzione di nuove moschee per gl’immigrati islamici. Adducono il motivo che esse diventano poi centri d’indottrinamento e cospirazione che prepara il terrorismo. In realtà la motivazione è una più generale avversione della Lega all’immigrazione, che si è manifestata in modo molteplice al centro come sul territorio.

 

Quest’atteggiamento è profondamente sbagliato e controproducente.

1. Anzitutto perché ottiene l’effetto opposto, aumenta l’avversione e l’odio. L’obiettivo da perseguire è invece l’integrazione di queste etnie sia come singoli che come comunità; in particolare degl’islamici. Portarli a diventare cittadini leali, che riconoscono le leggi, i valori e anche la generosità del popolo e della cultura che li ospita.

2. Perché il fenomeno della migrazione è un fenomeno universale, lo spostamento dei popoli poveri là dove c’è ricchezza, c’è lavoro, c’è una società strutturata per il benessere.

Questo fenomeno può in parte essere circoscritto attraverso lo sviluppo  delle economie dei paesi di partenza: l’Unione Europea, e i suoi maggiori membri tra cui l’Italia, devono sviluppare dei Centri per lo studio di quelle economie e per l’elaborazione di progetti atti ad incentivarne l’agricoltura e a promuoverne l’artigianato e la piccola industria.

Questa proposta era già stata presentata e accolta dalla Commissione Europea, per un maggiore controllo dell’immigrazione, e come forma più autentica di aiuto ai paesi del Terzo Mondo; ma finora non se ne è fatto nulla.

3. V’è anche una considerazione più ampia da parte degli studiosi; e cioè che l’umanità, da un passato di forte divisione, va verso un futuro di unificazione, di unità, un mescolarsi dei popoli, delle etnie, delle culture, quel melting pot che già caratterizza gli Stati Uniti d’America; va verso la grande famiglia umana.      

 

La Lega asseconda certe negative tendenze popolari che sono destinate a cadere, non hanno futuro; e sono negative per la Lega stessa.

Lecce, il 9 dicembre 2008

 

 

                                                                      (Al Romano Pontefice Benedetto XVI, al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone, al Presidente CEI Card. Angelo Bagnasco   

                                                                       ai Card. Dionigi Tettamanzi e Angelo Scola

Continua la persecuzione degli omosessuali

 

Il Vaticano si oppone alla proposta francese all’ONU di depenalizzare l’omosessualità a livello planetario, per tutti gli stati membri. Preferisce che l’omosessualità resti reato in circa 90 paesi; che continui ad essere perseguita con il carcere, la lapidazione, l’impiccagione. Tanto grande è l’amore che la gerarchia cattolica porta ai figli di Dio sparsi per il mondo; preferisce non assomigliare al Cristo, che prediligeva i discriminati, e per la loro liberazione ha dato la vita.

 

Continua cioè la sua triste millenaria storia di persecuzione: d’inquisizione, tortura, rogo, decine di migliaia di persone bruciate vive; storia di ghetti, di espulsioni, di scomuniche, di anatemi. Gli eretici, gli ebrei, tutti coloro che la pensano diversamente; negando la libertà di coscienza e di pensiero, la dignità delle persone e dei popoli.

 

Continua a considerare gli omosessuali dei peccatori, degl’immorali, dei depravati che contaminano la società; quando i maggiori teologi rifiutano di dare all’omosessualità una valenza morale, ma la ritengono semplicemente un “modo d’essere altro” cui conseguono comportamenti altri, una sessualità e un amore verso il proprio genere; ma “un amore vero”, e che può essere costruttivo come ogni altro amore. Si veda, per tutti, la relazione della Società teologica americana, per incarico dell’episcopato, uscita anche in Italia col titolo La sessualità umana, Brescia, Queriniana, 1978.

Ma si sa che il Vaticano s’infischia dei teologi che veramente pensano; preferisce i suoi teologi di palazzo, sempre conniventi.

 

Continua a proclamare che le unioni omosessuali danneggiano la famiglia, quando invece è vero il contrario: aspirano ad un’unione simile a quella della famiglia, la famiglia restando il loro ideale.

E ora i suoi portavoce tentano di rivoltare la frittata: dichiarano che, abolendo questa discriminazione, si discriminerebbero i popoli che la praticano; come dire che, condannando la  criminalità, si discrimina il criminale.

Si spera che qualche vescovo, o qualche conferenza episcopale, faccia  sentire la sua voce.

Lecce, il 3 dicembre 2008

 

                                                                             

 

                                                                               (Al Ministro degli Esteri Franco Frattini,al Ministro della Difesa Ignazio La Russa,e p.c. al Premier Silvio Berlusconi

                                                                                al Segretario Walter Veltroni

Basta con le basi militari americane

 

L’Italia è letteralmente invasa dalle basi militari americane. Secondo un rapporto del 2005 esse sono 113, contando anche le basi saltuarie, gl’impianti radar,i centri di telecomunicazioni

e i depositi di armamenti. Solo quattro regioni ne sono immuni, la Valdaosta, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise. La concentrazione maggiore è nel Veneto, in Sardegna, in Campania. Un fatto abnorme.

 

Un fatto che contrasta con la Costituzione la quale espressamente “ripudia la guerra”. Ora chi ripudia la guerra non può prestare poi il suo territorio ad altri che la fanno, ai militari che alla guerra sono diretti, agli aerei e alle navi che portano la guerra in altri paesi, alle armi che alla guerra servono; e sappiamo che ci sono in Italia depositi d’armi importanti, anche di armi nucleari.

Ora gli USA in questi anni hanno scatenato due guerre contro stati sovrani, col pretesto di sconfiggere il terrorismo che li aveva colpiti; pur sapendo che il terrorismo non si affronta con la guerra ma con altri mezzi. Sappiamo che gli USA hanno mentito al loro popolo, così come hanno eluso l’ONU e la NATO, per avere meno libera nelle loro assurde aggressioni; nelle quali poi si sono impantanati, sconfitti dalla guerriglia; sì che non sanno come uscirne.

In gioco è anche l’egemonia che gli USA esercitano sugli altri popoli ovunque, egemonia che contrasta col principio di pari dignità e diritto dei popoli tutti; che suscita poi il risentimento di altri stati, in particolare della Russia, la quale ha ripreso a sviluppare armamenti, al seguito degli USA che in questi anni hanno continuato ad armarsi.

 

La condizione italiana, con tutte quelle basi, è anche una condizione di servilismo, una mancanza di dignità di fronte ad un prepotere e ad una egemonia che invece devono essere contestati. E probabilmente l’avvento di Obama alla presidenza può offrire l’occasione per una trattativa che liberi l’Italia da questo servaggio e da questa umiliazione.

Ma è necessario che un programma in tal senso sia preparato.

Lecce, il 24 novembre 2008

 

 

                                                                                                                                (Al Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta , e  p.c. al Premier Silvio Berlusconi ,

                                                                                                                                   al Segretario PD Walter Veltroni

Il pubblico impiego richiede un risanamento globale

L’azione del Ministro Brunetta sul Pubblico Impiego, anzitutto per ottenere l’osservanza e il giusto impegno nell’orario di lavoro, contro i cosiddetti “fannulloni”; in un ambito che è tra i peggiori nella situazione italiana; quest’azione è altamente apprezzabile, nell’impegno di risanamento di quell’ambito. Che risente di una tradizione borbonica, amplificata dal clientelismo e dalla diffusa irresponsabilità; e costituisce per la Nazione una causa di sperpero e di arretratezza.

Un risanamento globale è però necessario:

1. A cominciare dalla giornata lavorativa, racchiusa ora in quell’orario indiviso di sei ore; che spesso diventano cinque in quanto si sottraggono due mezz’ore, all’inizio e alla fine. Orario anomalo che ha le sue origini nella Seconda guerra mondiale, quando lo sfollamento di molti dalle città soggette a bombardamento rendeva impossibile il rientro pomeridiano. La guerra è passata da oltre sessant’anni ma non si è riusciti mai a recuperare quell’orario diviso di otto ore che sarebbe normale, e che hanno tutte le nazioni. Con una gravissima perdita di tempo, di lavoro, di resa. Orario che è urgente recuperare.

2. Cui si aggiunge il posto a vita, posto sicuro, che nessuno può rimuovere: il dipendente pubblico non può essere licenziato perché – si dice – ha avuto quel posto per concorso. Ma il concorso serve solo a garantire, per quanto si riesce (e purtroppo spesso non si riesce), l’imparzialità, l’assunzione dei migliori; non a garantire il posto a vita. Il pubblico impiegato dev’essere licenziabile per “giusta causa” come ogni altro lavoratore.

3. Un terzo punto è lo snellimento degli organici, spesso resi ipertrofici dal clientelismo, dal fatto che ogni politico ci ha inserito i suoi, e ancora li va inserendo. Un’agenzia specializzata dovrebbe compiere uno studio degli organici e stabilire il reale fabbisogno. In questo punto si collocano anche gli enti inutili che non si è mai riusciti a sopprimere, e che vanno urgentemente soppressi; e qui si pone anche il problema delle province con tutto il loro carrozzone.

4. Un quarto punto è la valutazione del rendimento, dell’operosità dell’impiegato; attraverso l’introduzione di precisi parametri, e di commissioni valutatrici, di comitati ispettivi; di cui sia sicura l’efficienza.

5. Un ultimo punto, che è anche il più difficile, è la formazione di una coscienza nuova; in cui lo stato e il suo patrimonio non siano più considerati res nullius ma assumano un alto valore, come patrimonio dell’intera Nazione. La formazione di impiegati e funzionari di tipo weberiano, con un alto senso dello stato, e di ciò che allo stato appartiene. Sarebbero opportuni dei corsi di riqualificazione etica, i valori etici dovrebbero assumere il più alto ruolo.

Il Movimento confida che l’opera del Ministro, la sua sollecitudine, riesca in questo compito che è di enorme difficoltà.

Lecce, il 18 novembre 2008

 

 

                                                                                                         (Al Ministro dell’Interno Roberto Maroni, e p.c. al premier Silvio Berlusconi

La soluzione del problema dei Rom è la stanzialità

 

Il problema dei Rom dev essere affrontato con decisione, e certo in termini di equità e di solidarietà;  ma la sua soluzione è la stanzialità, l’uscita dal nomadismo.

Il quale oggi non ha più senso in quanto i lavori che un tempo l’accompagnavano – di calderai, allevatori e commercianti di cavalli, artigiani, musicisti – si sono estinti; sì che essi sono ridotti a vivere di parassitismo e microcriminalità: furto, accattonaggio (cui costringono i bambini), traffici ambigui e illeciti. Ciò  contrasta la loro stessa dignità di persone umane, e costituisce turbativa dell’ordine sociale.

 

Perciò non può essere ulteriormente tollerato. La costruzione di campi non serve, non fa altro  che perpetuare questa situazione.

La soluzione è la stanzialità, che già molti di essi hanno scelto, e non costituisce quindi un’idea  astratta e irreale. A questo scopo i Comuni devono avviare trattative con serie proposte di lavoro e di alloggio.

 Il Rom, o qualunque altro nomade, dev’essere messo di fronte all’alternativa: o accetta la proposta di stabilirsi in un Comune, che lo aiuta nella ricerca del lavoro e dell’alloggio, con la scuola e la formazione professionale dei figli, con l’uscita dalla precarietà e dalla criminalità, e l’ingresso in una società eticamente e giuridicamente ordinata, ch’egli s’impegna a rispettare; o altrimenti viene espulso con espulsione amministrativa cioè immediata, viene rinviato al suo paese di origine dove potrà condurre la sua vita nomade e microcriminale.

Molti rom hanno già scelto in passato la stanzialità e non costituiscono più un problema per la società in cui vivono. La figura romantica dello zingaro, del gitano appartiene ad altri tempi, la sua condizione d’oggi è ambigua e asociale.

Lecce, il 10 novembre 2008

                                                                                                  

 

                                                                                                (Ai Segretari dei Sindacati Confederali CGIL, CISL, UIL, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti,

                                                                                                   al Segr. del Partito Democratico Walter Veltroni

Basta con la rottura dell’unità sindacale

 

Recentemente, in almeno due casi importanti, la trattativa Alitalia, e quella per la contrattazione nazionale, l’unità della Triplice alleanza sindacale è stata infranta, Cisl e Uil avendo  preferito firmare per loro conto l’accordo, quando ancora la Cgil sollevava forti difficoltà.

 

Riteniamo che sia stato un grave errore rompere quell’unità, preziosissima per l’intero mondo del lavoro italiano, cha ne esce indebolito ed incerto in una fase di particolari difficoltà a tutti note:

1. quando la Confindustria preme da anni per sopprimere ogni contrattazione collettiva, sì da poter trattare in posizione di forza col lavoratore e ridurlo a sua discrezione;

2. quando il mondo del lavoro italiano, come risulta dalle statistiche, e come anche il Governatore Draghi ha dichiarato, si trova con un salario del 30% inferiore a quello dei maggiori stati europei (del 50% rispetto agl’inglesi);

3. quando, avendo rinunziato alla “scala mobile”, è venuto meno uno strumento di recupero automatico dell’inflazione, che finisce per non essere più recuperata e sottrae ai lavoratori quel terzo del loro introito che rende loro difficile far fronte agli esborsi mensili.

Diciamo chiaramente che quella rinunzia fu una decisione scellerata, e si deve far di tutto per riconquistarla;

4. quando è in corso a livello mondiale quella grave crisi finanziaria che si traduce in difficoltà di finanziamento delle imprese come dei privati, e mette in pericolo i posti di lavoro. Mentre l’aumento del costo del petrolio provoca un generale aumento dei prezzi.

 

Il Sindacato, in queste condizioni, deve piuttosto rafforzare la sua unità; le diversità di parere devono essere discusse e appianate all’interno; la decisione finale dev’essere sempre unanime.

Ciò  ch’è accaduto in queste settimane non deve più ripetersi.

Lecce, il 3 novembre 2008

 

                                                                                                         

                                                                                (Al Romano Pontefice Benedetto XVI , al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone,

                                                                                                           al Presidente CEI Card. Angelo Bagnasco    ai Card. Dionigi Tettamanzi e Angelo Scola

 Siamo al punto che ogni papa canonizza il predecessore

 

Le discussioni di questi giorni intorno alla beatificazione di papa Pacelli, l’opposizione del mondo ebraico, la collocazione di papa Pacelli tra gl’«ingiusti» nel museo della Shoah, i famosi silenzi sull’Olocausto, i documenti di recente scoperta in cui compare un Pacelli che vede con favore la vittoria nazista in funzione anticomunista; tutto questo, posto accanto ai processi di canonizzazione degli ultimi decenni, inducono a riflessioni alquanto amare su questa materia;

e cioè che ormai ogni papa canonizza il suo predecessore.

 

A parte la deplorevole inflazione di canonizzazioni indotta da papa Wojtyla, 461 santi, 975 beati, oltre 2000 servi di Dio e venerabili, un operato certo abnorme, resta il fatto che papa Montini ha beatificato Roncalli suo predecessore; e però gli ha posto accanto una figura molto discutibile e discussa, e cioè Pio IX  – basti pensare al Sillabo, quella raccolta di errori in cui tutta la modernità veniva condannata; o alla forza con cui ha spinto il dogma dell’infallibilità papale che lo  riguardava personalmente; un po’ più di cautela e di modestia era certo opportuna –; e ha introdotto anche Pacelli, su cui ancor oggi si discute.

Papa Wojtyla ha poi introdotto le cause dei suoi predecessori Montini e Luciani; e infine l’attuale papa ha introdotto quella del suo predecessore Wojtyla.

 

La successione è quasi perfetta. Ci si chiede quale senso abbia e se sia opportuna; se non porti ad una identificazione della santità col potere, alla consacrazione estrema del potere stesso.

Ci si chiede inoltre se siano opportune tutte queste canonizzazioni; se, piuttosto che esaltare questa santità da statua e da altare, e indirizzarvi la pietà dei fedeli, non si debba porre l’accento sulla santità essenziale di ogni credente, – «i santi», come sono abitualmente chiamati nella chiesa primitiva – e sviluppare una pietà più sostanziale e profonda, una pietà popolare che non si perda dietro a madonne, santi e morti, ma si approfondisca nell’adorazione di Dio, la Trinità e il Cristo, nella lettura biblica, nella meditazione.

Lecce, il 22 ottobre 2008

                                                                                      

 

                                                                                          

                                                                                    (Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ai Segretari Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti

Il Presidente deve intervenire sul macello della scuola

 

Il Presidente dichiara di non poter fare nulla contro il decreto Gelmini, ma in verità imposto da Tremonti, col taglio di otto miliardi di fondi alla scuola.

E però, secondo l’interpretazione data abitualmente all’art. 74 della Costituzione, una legge può non essere promulgata, e quindi rinviata alle Camere con messaggio motivato, non solo per ragioni di legittimità costituzionale, ma anche per ragioni di merito, quando sia dannosa per una funzione importante per la Nazione, e quando contrasti con la volontà popolare che detiene la sovranità.

 

Ora, nel caso in questione, il danno alla scuola è evidente, in quanto dai dati  in possesso di tutti risulta che la scuola italiana si colloca nella media OCSE sia quanto alle spese per alunno, sia quanto alle ore di lezione;

si distacca non in più ma in meno quanto allo stipendio dei docenti – circa 8.500 euro annui in  meno dopo 15 anni di servizio; 9000 rispetto ala media europea – un fatto abnorme, una vergognosa ingiustizia;

i fondi per la scuola hanno bisogno di essere incrementati, non tagliati.

Il danno per una funzione importantissima della Nazione, con un taglio così massiccio è evidente.

Ed è evidente, dalle agitazioni in corso, il contrasto con la volontà popolare

 

Il Movimento ha fiducia che il Presidente si renda conto della necessità di un suo intervento.

E confida che il Sindacato che, rappresentando i lavoratori, rappresenta la parte più operosa e decisiva della Nazione, voglia intervenire con forza e con insistenza per impedire questa insensata operazione distruttiva.

Lecce, il 20 ottobre 2008

                                                                                  

 

                                          (Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e p.c. ai Segretari Sindacali Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti

Il Decreto Gelmini sulla scuola non può essere approvato

 

Perché, a parte certi punti particolari, in sostanza non si tratta di riforme ma di tagli di bilancio, di un enorme taglio di 8 miliardi in tre anni, imposto dal Ministro Tremonti, che macella la scuola.

Infatti nella scuola italiana nulla dev’essere tagliato perché, secondo un recente Rapporto, la spesa attuale per alunno corrisponde alla media OCSE, cioè dei paesi culturalmente ed economicamente avanzati, essendo un po’ più alta nella scuola primaria e un po’ più bassa nella secondaria.

Le ore di lezione per insegnante della scuola dell’obbligo sono alquanto più basse della media OCSE, 735 contro 812.

Gli stipendi dei docenti, di 15 anni di servizio, risultano molto più bassi, di 8500 dollari annui della media OCSE, di 9000 della media europea.

È chiaro da questi dati che non v’è assolutamente nulla da tagliare.

V’è invece da aggiungere per trattare con giustizia gl’insegnanti.

Se si taglia si abbasserà il livello culturale ed umano  della scuola, che è uno dei servizi più delicati ed essenziali del Paese.

 

Il Ministro Tremonti non venga a macellare la scuola, ma rivolga i suoi tagli dove davvero sono necessari:

risani gli sprechi della politica, causa di scandalo e indignazione per la gente;

risani gli sprechi della pubblica amministrazione, i doppi e tripli stipendi, le consulenze e commissioni esterne a peso d’oro, gli enti inutili.

Il Movimento confida che il Presidente non permetterà che sia ulteriormente sacrificata la scuola italiana; e che i Sindacati interverranno con tutta la loro forza per impedire questa sciagura.

Lecce, il 15 ottobre 2008

 

 

 

                                                                                (Al Deputato Massimo D’Alema, al Segretario del PD Walter Veltroni

Berlusconi sarebbe degno del Colle

 

Apprendiamo dalla stampa che D’Alema avrebbe detto che Berlusconi sarebbe degno del Colle, cioè della carica di Presidente della Repubblica.

Un’affermazione incredibile, e che non attira certo a D’Alema le simpatie dei suoi elettori.

Sapendo ch’egli non è nuovo a queste strane attenzioni, dopo l’esperienza della Bicamerale, dove uscì scornato proprio dallo stesso Berlusconi, il quale pretendeva misure che impedissero alla giustizia di perseguire i suoi reati.

D’Alema, dunque, vorrebbe affidare la carica suprema, e che garantisce ogni altra, ad un personaggio che non ha nessun principio etico né politico; che mira solo al suo guadagno e successo; che strumentalizza il parlamento e abusa della legge per restare impunito nei suoi crimini, e per i suoi meschini interessi. Una vergogna per la Nazione.

 

Abbiamo apprezzato D’Alema come Ministro degli esteri, per il suo attivismo politico e la  saggezza di certe decisioni: l’intervento a rafforzare e garantire il Libano dopo l’attacco d’Israele; la politica benevola verso l’Iran contro l’insensata aggressività di Bush e compagni.

Ma uscite del genere non sono in nessun modo accettabili.

Né ci sembra sensata, né tanto meno generosa, la sua rivalità per Veltroni; il quale ha avuto per sé il suffragio popolare, è stato largamente preferito dagli elettori. Perciò D’Alema dovrebbe collaborare con lui e aiutarlo in una opposizione che spesso non è centrata e soprattutto è poco propositiva.

Lecce, il 7 ottobre 2008  

 

 

                                                                        (Al Romano Pontefice Benedetto XVI, al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone,

                                                                                                al Presidente CEI Card. Angelo Bagnasco,    ai Card. Dionigi Tettamanzi e Angelo Scola

L’ingannevole insistenza sulla contraccezione

 

L’intervento papale sulla contraccezione, nel 50° della lettera Humani generis, ha profondamente stupito, ha provocato reazioni giustamente negative. V’era anche in proposito uno scritto del Card. Martini.

Poiché è noto che quella lettera aveva costituito un atto di prevaricazione sulla Chiesa intera; prima sul Concilio, cui fu sottratto l’argomento; poi nel tentativo di manipolare la Commissione immettendovi elementi conservatori; poi sulle decisioni della Commissione che proprio a questo scopo era stata costituita dallo stesso Montini.

Prevaricazione sul Concilio, prevaricazione e disprezzo del popolo di Dio. Un esemplare atto di dispotismo. O forse il papa può dire e fare quello che vuole?

 

L’intervento dei giorni scorsi non teneva in nessun conto questi fatti.

Né teneva in conto la dottrina teologica, a cominciare dal documento della Chiesa americana sulla sessualità. Né del più alto principio che lo ispira, e cioè il principio di persona rispetto al principio di natura: punto su cui il Vaticano ha rivelato più volte la sua arretratezza.

E cioè che la contraccezione, non arbitraria ma compiuta per giusti motivi, come per conciliare il normale svolgersi  del rapporto amoroso con la procreazione, non rappresenta altro che la gestione razionale, da parte della persona, delle sue funzioni biologiche;

gestione della natura, quella che Dio stesso ha affidato all’uomo, come dice con insistenza il testo biblico.

 

È tempo che la copertura di errori passati da parte della Chiesa abbia fine; come già ha avuto fine per errori clamorosi come la condanna di Galileo o la persecuzione degli ebrei.

Che l’attuale papa riconosca l’errore compiuto dal suo predecessore Montini, che lo riconoscano i vescovi, e lo dichiarino davanti al popolo di Dio, il quale non può tollerare queste forme omertose; che nuocciono alla Chiesa e alla sua credibilità.

Lecce, il 7 ottobre 2008

                                                        

 

 

                                                          (Al Premier Silvio Berlusconi, al Ministro degli esteri Franco Frattini, al Segretario del Partito Democratico Democratico Walter Veltroni, al Sindaco di Vicenza Achille Variati

Rispettare la sovranità popolare nel referendum vicentino

 

Si avvicina la data del referendum popolare vicentino contro la base militare americana.

Referendum osteggiato già da Prodi, che non prese in nessuna considerazione la richiesta popolare, e ora da Berlusconi, che la considera gravemente inopportuna perché i referendum non potrebbero concernere le due materie di politica estera e difesa. Ma Berlusconi si vanta anche di un’amicizia con Bush, cioè con un personaggio che il mondo intera ha condannato come reo di crimini contro l’umanità, le guerre che ha scatenato, il trattamento ingiusto dei prigionieri.

Ma qui anzitutto intervengono altre ragioni:

1. Una ragione di sicurezza del proprio territorio, che la presenza di una base militare americana mette in gioco, specie in questi tempi di terrorismo.

2. Una ragione di coerenza con la Costituzione che rifiuta la guerra; e rifiuta quindi anche la cooperazione con coloro che scatenano guerre, la cessione del territorio a mezzi che portano guerra. Il che avviene a Vicenza.

 

V’è inoltre alla base di tutto il principio di sovranità popolare, che i politici volentieri disattendono, mentre invece devono esserne i portatori e gli esecutori.

Ogni decisione concernente un territorio non può essere presa se non in accordo con la gente che lo occupa. E l’accordo dev’esserci prima, non dopo. Si è visto l’errore di Scanzano, che ha provocato una rivolta; e quello della TAV in Valdisusa. E anche nella complessa questione dei rifiuti in Campania il colloquio e l’accordo non deve mai mancare, avendo tuttavia eliminato le interferenze mafiose.

Lecce, il 29 settembre 2008

                                                                                 

 

                                                                                (Al Segretario della Cgil Guglielmo Epifani , ai Segretari della Cisl e della Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti

Ambiguità e presunzione nel caso Alitalia

 

Da parte della CGIL e del suo segretario Epifani. La quale Cgil prima fa fallire le trattative con Air France, poi fa fallire quelle con la cordata italiana pronta a rilevare la malandata compagnia, poi si dichiara disponibile a trattare con Lufthansa. Con quale coerenza?

Le altre due confederazioni, Cisl e Uil, avevano accettato il piano della cordata. La Cgil avrebbe dovuto seguire il criterio dell’unità sindacale, tanto spesso invocata; avrebbe dovuto anzitutto trattare con loro e concordare una decisione comune. O vuole sempre distinguersi come la prima della classe, quella che più di tutti cura gl’interessi dei lavoratori? ma quali interessi? e le altre sarebbe facili e corrive?

Da notare che la Cai proponeva la cessione del 7% dei profitti ai lavoratori. Ma si sa che la Cgil, per vecchio pregiudizio, è sempre stata contraria alla partecipazione agli utili; così come alla cogestione; che sono invece passi in avanti verso il grande obiettivo autogestionale.

 

Nel caso di Alitalia, poi, la Cgil aveva le sue colpe, come anche le altre confederazioni. Si sa che Alitalia, la compagnia di bandiera di un grande paese, con 67 milioni di abitanti, si è rovinata a causa della cattiva gestione; a causa delle interferenze politiche e sindacali; si parla di una spesa annua di 13,5 milioni di euro solo per distacchi sindacali.

Non si venga a portare l’esempio di Belgio ed Austria; piccoli paesi che probabilmente sono entrati in crisi per l’aumento del carburante e per la concorrenza delle compagnie a basso prezzo. A parte la riflessione che se compagnie a basso prezzo fanno profitti, anche Alitalia dovrebbe farne, e con prezzi più bassi; se non ci fosse l’interferenza politica e sindacale, e quindi l’eccedenza di personale, l’eccedenza di stipendi, il disordine degli scali ecc.

Non creda la Cgil di guadagnare fiducia con queste manovre fallimentari; che non possono se non farle perdere la fiducia della gente.

Lecce, il 22 settembre 2008

                                                                                  

 

                                                                                                  (Al Segretario del PD Walter Veltroni, al Segretario del PRC Paolo Ferrero, al Premier Silvio Berlusconi

L’ignobile disinteresse del Centrosinistra per Alitalia

 

Il Centrosinistra, e con esso il PD, ha dimostrato una totale insensibilità per la vicenda Alitalia, in cui è in gioco un bene primario della nazione, la compagnia aerea nazionale; un bene che ha un particolare carattere simbolico, oltre che reale; la cui vendita diminuisce il prestigio e il peso dell’Italia quando si trova a confrontarsi con gli altri maggiori paesi europei – Francia, Germania, Inghilterra – . Altro è che vendano la loro compagnia piccoli paesi come Austria o Belgio, – in una fase in cui intervengono due particolari fattori di perdita, il costo del carburante e la concorrenza delle compagnie low cost –; altro è che venda un paese tra i maggiori, con 67 milioni di abitanti.

 

La compagnia doveva essere risanata, in particolare dalle interferenze politiche e sindacali (una spesa annua di 13,5 milioni di euro per distacchi sindacali), quindi dall’eccesso di personale e dalla gestione corriva; dove ha la sua parte di colpa anche il Centrodestra, se è vero che il passivo di Alitalia inizia nel 2004. Non solo, ma l’intero sistema aereo italiano doveva essere ridisegnato, le rotte, gli scali.

La compagnia doveva essere risanata, come altre imprese in questi anni, a cominciare da Parmalat e dalla stessa Fiat. Il governo di Centrosinistra ha trovato più comodo metterla in vendita al miglior offerente, e svenderla poi ai francesi.

 

Anche in questi giorni di estrema difficoltà, per la resistenza dei piloti (i superprivilegiati sono anche i più pretenziosi) e della CGIL, per il ritiro del gruppo italiano ch’era pronto a subentrarvi, Veltroni se ne disinteressava totalmente, per cose futili, la presentazione di un libro negli USA; e accusava poi Berlusconi di superficialità, per odio di parte, per motivi elettorali, non potendo tollerare che solo Berlusconi avesse invocato la dignità e l’orgoglio della nazione, e vi si fosse impegnato; mentre lui è ancora pronto a svenderla. E la sua ultima lettera e collaborazione in extremis lo riconferma.

Se Veltroni pensa di guadagnare così la fiducia e il voto degl’italiani si sbaglia di grosso.

Lecce, il 24 settembre 2008

                                                                       

 

                                                     (Al Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, al Ministro del Tesoro Giulio Tremonti, al Segretario del PD Walter Veltroni

La scuola macellata dal tandem Gelmini-Tremonti

 

Nel tormento in cui è piombata la scuola italiana in queste settimane, il punto chiave non è la pretesa riforma, da parte di un ministro della Pubblica Istruzione che tra l’altro la scuola non la conosce perché non vi ha mai insegnato (lo stesso Bossi ha espresso questo lamento), ma sono i tagli di bilancio imposti dal Ministro del Tesoro Tremonti, tagli che ammontano a circa otto miliardi di euro in tre anni. Un taglio enorme, una mutilazione.                    

Da notare che la spesa scolastica italiana non  differisce sostanzialmente dalla media dei paesi OCSE, essendo alquanto più alta nella scuola primaria, più bassa nella secondaria. E la scuola primaria in Italia è la migliore, compete a livello internazionale.

Le ore di lezione per insegnante nella scuola dell’obbligo, che la ministra vuole drasticamente ridurre, sono inferiori alla media  OCSE,  735 contro 812.

C’è da far notare ai due ministri, e da cantargli chiaro, che la spesa per l’università è inferiore di 3.500 dollari per studente; e che lo stipendio dei docenti è inferiore di circa 8.500 dollari annui alla media OCSE (circa 9000 alla media europea).

 

È chiaro che il ministro Tremonti, volendo far quadrare in qualche modo il bilancio nazionale, taglia dove non deve tagliare, e che la ministra Gelmini gli è succube.

Tremonti deve tagliare gli sprechi della politica, a cominciare dal Parlamento nazionale e dai Consigli regionali, stipendi e indennità e privilegi vari, Commissioni e Consulenze esterne  a peso d’oro; parlamentari europei coi più alti emolumenti dell’intera Unione; province da sopprimere; enti inutili a iosa. Gli sprechi della pubblica amministrazione, la più lenta e improduttiva d’Europa. Lì deve tagliare, deve imporre i tagli, costringendo alle tanto sospirate riforme, alla fine di quegli sprechi che tanto indignano la nazione.

La scuola è lo spazio formativo del cittadino, è la base di ogni crescita culturale ed economica. Dev’essere potenziata, non menomata, deve ricevere di più, non di meno.

Lecce, il 16 settembre 2008

                                                           

 

                                                           (Al Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini e p.c. al Premier Silvio Berlusconi, al Segretario del PD Walter Veltroni

 Non distruggere ma costruire la scuola

 

Ciò che stupisce è che ogni nuovo ministro, invece di continuare il lavoro del collega che l’ha preceduto, preferisca distruggere per costruire di “suo”; ciò specialmente nella scuola e nell’università; una forma di narcisismo e di odio di parte.

Vogliamo invece una politica costruttiva, una politica di continuità nella costruzione.

Perciò i tre insegnanti nella scuola primaria non si possono toccare; perché furono introdotti per una necessità storica, e cioè la maggiore maturità e ampiezza di conoscenza del bambino, nella società dei media in cui le fonti di conoscenza sono molteplici e continue, e il bambino vi cresce. Per cui l’insegnante unico non basta più e ritornarvi sarebbe frustrare il bambino e la sua crescita.

 

Né si può addurre una ragione economica e di bilancio. La scuola italiana, a questo punto, ha bisogno di grandi mezzi, altrimenti la sua decadenza continuerà. Si guardi a ciò che avviene nelle altre maggiori nazioni europee.

Si considerino solo alcuni punti di arretratezza strutturale:

lo stipendio degl’insegnanti;

il reclutamento, continuamente cambiato da questa politica insensata; ora si aboliscono anche i SSIS;

il numero di studenti per classe, dove 15 è ritenuto il massimo per una formazione personale;

il tempo pieno, che dev’essere generalizzato, anziché assegnato eternamente alla sperimentazione di alcune scuole;

la scuola materna, per lo più assente; per non parlare del “nido”. Che sono poi anche punti essenziali per l’aiuto alla famiglia e al lavoro della donna. Si veda l’esempio della Francia.

I tagli di bilancio devono essere fatti altrove, là dove si consumano gli enormi sprechi che la polemica di questi anni ha additato, suscitando lo sdegno della gente. A cominciare dalla politica e dalla pubblica amministrazione.

 

Un altro punto concerne il rigore formativo, dopo decenni di lassismo: quindi anche il voto, gli esami di riparazione, la bocciatura, il controllo del bullismo. E però anche la valutazione degl’insegnanti, che il ministro Berlinguer tentò d’introdurre, e che gl’insegnanti tanto avversarono; e perché poi? ogni tipo di lavoro dev’essere valutato, dal momento che è un servizio alla società, di cui alla società si deve rispondere.

Lecce, il 10 settembre 2008

                                                        

 

Una lettera di Bertinotti ad Arrigo Colombo         

Vorrei ringraziarLa per le parole che ha voluto rivolgermi in questi mesi difficili che seguono la sconfitta elettorale dell'aprile scorso. Per la prima volta la sinistra non siede in parlamento e il conflitto sociale è senza rappresentanza nelle istituzioni. Venivamo da un biennio che ha mostrato i limiti della nostra scommessa passata: quella di un governo di centrosinistra capace di politiche riformatrici, permeabile alle istanze dei movimenti e dei ceti popolari. Accanto a momenti di alta mediazione, pensiamo ad esempio alle scelte di politica estera, il governo di centro-sinistra ha mostrato invece tutta la sua debolezza ed incapacità a rispondere alle domande e alle speranze che il popolo di sinistra aveva riposto in esso. Il governo Prodi, come già nel '98, non ha saputo opporre i giusti freni alle pressanti richieste conservatrici, tanto da cadere per mano di quelle stesse forze che l'hanno tenuto stretto in una morsa. E non è un caso se questo è avvenuto proprio mentre si stava preparando una pur modesta ridistribuzione sociale.

Per ricominciare, come è necessario, bisogna ripartire da qui. Dalla ricostruzione di un rapporto forte con le realtà sociali, con i luoghi della vita e del lavoro e produrre cultura politica, coscienza collettiva e nuove forme di organizzazione della politica. E' un compito grande e solo una nuova generazione può caricarselo. E' il compito della ricostruzione, proprio come Lei scrive, di una grande sinistra unita e plurale in Italia. Una necessità storica, una necessità per le nostre vite. Occorre mostrare come sia necessario fare scelte di parte su tutti i grandi temi che parlano della vita quotidiana: dai salari e dalle pensioni, falcidiate a favore dei grandi profitti, alle politiche ambientali, che mai come oggi ci parlano del futuro dell'umanità; dalle grandi opzioni laiche alla lotta alla precarietà. E' possibile invertire rotta rispetto alle politiche neoliberiste, sia nella versione dura rappresentata dalla destra, sia nella versione morbida del partito democratico.

La ringrazio davvero molto per avermi comunque scritto. Questa Sua attenzione è per me la migliore ricompensa di una vita intera di militante del movimento operaio. Sarò con Lei ancora, ma in altre forme, non quelle di dirigente politico che avevo già annunciato assai prima del voto, non essere più adeguato alla mia età. E' vero che non ci sono uomini per tutte le stagioni. Ma la politica è una passione durevole che mi accompagnerà per tutta la vita. Nelle nuove forme continuerò a renderla viva. Grazie anche a Lei. Con gratitudine,

Senza data, giunta il 10 settembre 08

La risposta                        

La Sua lettera mi ha molto confortato nel lavoro e nella lotta che ogni giorno impegna me come i miei collaboratori, nell’attenzione continua ad una vicenda che spesso ci attrista, nel tentativo di collaborare all’affrontamento e alla soluzione dei problemi.

Lei è stato per noi un punto di riferimento perché La sapevamo e La vedevamo sensibile ai problemi che continuamente insorgevano; perciò Le indirizzavamo spesso i nostri interventi, perché pensavamo che, anche quando non La concernevano direttamente, Lei ci avrebbe comunque aiutato con la Sua parola e con l’autorità che l’accompagnava.

 

Noi non siamo d’accordo col Suo ritiro dalla dirigenza politica; perché al punto in cui l’umanità è giunta non sono tanto gli anni che contano quanto la vitalità, la capacità  di sintesi, la creatività, l’esperienza raggiunta che è preziosissima, il prestigio. Pensavamo che, lasciato l’impegno istituzionale, Lei dovesse riprendere quella posizione di responsabilità che avrebbe aiutato Rifondazione  e l’intera Sinistra a superare la sconfitta elettorale, e a farne anzi il punto di partenza per un rinnovamento e una ripresa di forza.

 

Rifondazione. Noi crediamo che la Sua presenza avrebbe evitato l’aspra lotta che si è scatenata tra le due fazioni, e ancora tormenta il partito. L’accusa che una certa parte Le rivolgeva, di una collaborazione inutile e dannosa con le forze di Centro, non aveva molta consistenza. Anche Ferrero aveva collaborato come ministro, e con lui tanti altri. La collaborazione era necessaria, per non restare sempre nel teorico, nell’impotenza operativa, che è poi una grande tentazione per la Sinistra; e si collega all’estremismo famoso.

 

Il problema dell’unità della Sinistra è ora il più urgente. La Sinistra, infatti, non solo è divisa ma frammentata: Rifondazione, Comunisti italiani, Sinistra democratica, Partito comunista dei lavoratori ecc. La frammentazione è una delle cause della grande vergognosa sconfitta. Sembrerebbe ovvio avviare un serio processo di unificazione; questa frammentazione è anche uno scandalo; ed è motivo di sfiducia da parte del cittadino, dell’elettore, il quale non vede a che possa giovare un gruppo che sta sull’1-2 per cento. Ed è uno scandalo perché nulla, nessuna forza dovrebb’essere unita quanto la Sinistra: la lotta per costruire una società di giustizia, la lotta per abbattere il capitale, per la liberazione e promozione del popolo lavoratore.

Bisognerebbe che un gruppo si muovesse, che partisse una proposta seria e forte, che si costituisse un primo coordinamento, partisse così un processo. Forse Lei può operare per questo, dedicarsi a questo.

 

Noi siamo studiosi dell’utopia, e ne abbiamo approfondito il senso, recuperando il senso originario ed autentico di “progetto dell’umanità per la sua liberazione” (non più solo né tanto progetto di autori), presente da sempre nella storia umana, che nel corso di tre millenni si formula come progetto di una società di giustizia, più oltre di una società fraterna; con le rivoluzioni moderne entra nella sua fase costruttiva, elabora il modello democratico di sovranità popolare (demolendo il dispotismo monarchico-aristocratico), poi il modello cosmopolitico di riunificazione e pacificazione dei popoli (demolendo gl’imperi); ambedue in costruzione, con ancora molti vizi. Le invierò il libro che raccoglie questa ricerca, L’utopia. Rifondazione di un’idea e di una storia. Un saluto fraterno da Arrigo Colombo

Lecce, il 16 settembre 2008

 

 

                                                             (Al Presidente Giorgio Napolitano, e  p.c. al Ministro Renato Brunetta

I risparmi del Quirinale offendono la Nazione

 

La lettera di risposta del 17/04, alla nostra del 14/02, inviataci dal Segretario Generale Dott. Donato Marra, che ringraziamo, ci conferma le notizie di stampa, e cioè che il Quirinale  ha ridotto il suo bilancio di 800.000 euro; un bilancio che è di 240milioni di euro.  Ci conferma inoltre che il numero del personale di ruolo è di 945 persone; più 97 a contratto; cui si devono aggiungere 962 unità tra corazzieri e forze di polizia.

 

Il Movimento ringrazia della lunga e documentata lettera di risposta, ma non può esimersi dalle considerazioni già fatte. È positivo che, invece dell’aumento, ci sia una riduzione del personale come della spesa; ma questa riduzione è insignificante, se si considera la difficile situazione del paese; e cioè le ragioni seguenti:

1. L’urgenza di una decisa riduzione della spesa pubblica, di quell’enorme spreco che l’apparato politico e amministrativo compiono ai danni della Nazione, provocando il debito pubblico più alto d’Europa, con interessi di circa 70 miliardi di euro ogni anno.

2. I tagli fortissimi che si stanno compiendo in tutti i settori, anche quelli più urgenti come la sanità e la ricerca; i sacrifici richiesti all’intero paese.

3. L’indignazione della gente per questo spreco, e quindi la crescente sfiducia nella classe politica; sfiducia profondamente motivata.

 

Il Quirinale deve riconoscere che il suo impiego di personale è enorme. Che cosa ci stanno a fare più di mille persone? e inoltre, a parte i 267 corazzieri, circa settecento forze militari e di polizia?

La gente si attende una riduzione forte dello spreco; che le spese siano dimezzate, o almeno ridotte di un terzo, di un quarto. E spera che il Presidente della Repubblica dia a tutti un forte esempio.

Lecce, il 21 luglio 2008

 

                                                    

                                                         (Ai membri del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti, Paolo Ferrero, Franco Giordano, Nichi Vendola

L’unità di Rifondazione e l’unità della Sinistra

 

Si leggono sulla stampa notizie che stupiscono e indignano; dell’aspra lotta in corso tra la fazione Ferrero e la fazione Vendola in questa fase di preparazione del Congresso Nazionale, di formazione di gruppi e maggioranze.

Si legge di negazione del voto a nuovi iscritti; si legge di ostruzionismo contro meridionali e immigrati.

Tutto ciò sarebbe comprensibile in un partito borghese, ma è profondamente contrario alla tradizione della Sinistra; pur sapendo che il principio di potere l’ha duramente travagliata, e il caso più tipico sarebbe la dittatura staliniana con i suoi eccidi e le sue purghe; ma nella convinzione che quella ed altre esperienze profondamente negative dovrebbero portare oggi a comportamenti più consoni ai principi e allo spirito della Sinistra.

 

Uno spirito da cui sono alieni gl’individualismi e le lotte di potere, l’affermazione del singolo e della sua fazione; da cui sono aliene le fazioni stesse.

Uno spirito che cerca il bene della classe lavoratrice in una fase in cui enormi problemi urgono, e proprio in Italia:

la lotta del padronato e della Destra contro i contratti collettivi di lavoro;

il degrado dei salari, fino e oltre il 30% dei maggiori paesi europei;

la crisi finanziaria, del petrolio, dei cereali e il suo grave peso sul bilancio dei lavoratori;

la frequenza delle morti sul lavoro;

i problemi degl’immigrati.

Cui si aggiunge la disfatta della Sinistra nelle ultime elezioni.

 

In queste condizioni le lotte interne sono un fatto meschino e spregevole, che la base non può non condannare aspramente.

Al contrario dev’essere cercata la più stretta unità del partito, nel rispetto e nella promozione delle decisioni di maggioranza.

Non solo, ma il partito, ripartendo dopo il Congresso, deve impegnarsi a fondo per l’unità dell’intera Sinistra: da Rifondazione ai Comunisti italiani, ai Verdi, alla Sinistra democratica, agli altri gruppi. L’attuale frammentazione è profondamente contraria al suo spirito e ai principi della Sinistra, ed è causa d’impotenza politica, d’incapacità di affrontare concretamente i problemi dei lavoratori e della Nazione.

L’attuale frammentazione della Sinistra è uno scandalo.

Lecce, il 14 luglio 2008

 

 

                                                                                       (Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e p.c. al Segretario del PD Walter Veltroni

Il Presidente rinunzi all’immunità del lodo Alfano

 

Il Presidente approva il lodo Alfano, nonostante che sia palesemente un escamotage per poter sfuggire alla giustizia da parte di un personaggio che alla giustizia si è sottratto in modo molteplice abusando del Parlamento e della legge, con grande vergogna dell’intera Nazione;

e nonostante che i maggiori costituzionalisti ne abbiano dimostrato il contrasto con il secondo articolo della Costituzione, quindi col principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e con altri punti della legge stessa;

e nonostante che un grande numero di giuristi abbia espresso lo stesso parere; e con essi decine di migliaia di cittadini.

 

Approvando il lodo Alfano il Presidente adduce ragioni formali di vario tipo, ma viene a mancare ad uno dei suoi maggiori compiti, la difesa della moralità e dignità della Nazione; un compito che altri Presidenti hanno adempito con coraggio e coerenza, mai accettando simili leggi, reagendo con fermezza a simili tentativi truffaldini.

Il popolo, purtroppo, è stato manipolato, ed è continuamente manipolato in modo molteplice attraverso i media, e non reagisce; ma gl’intellettuali, che in questa fase sono la parte migliore della Nazione, hanno reagito con forza a queste vergognose manovre.

 

Il Presidente compia dunque un atto di coraggio: ha commesso l’errore di approvare il lodo Alfano; lo ha fatto per ragioni di convenienza, per evitare conflitti; e però ora dichiari di non voler essere coinvolto nella manovra vergognosa, di rinunziare per parte sua a questa pretestuosa e vergognosa immunità anche dai reati comuni.

Molti cittadini attendono quest’atto di coraggio.

Lecce, il 14 luglio 2008

                                                                                    

 

                                                                 (Al  Ministro della Giustizia Angelino Alfano, e p.c. al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

                                                                                      e al Presidente della Corte Costituzionale Franco Bile

Il Ministro della Giustizia promuove una legge ingiusta

 

Promuove infatti la legge che porta il suo nome, “lodo Alfano”.

Una legge ingiusta per diversi motivi:

1. Legge pretestuosa perché finge di tutelare le quattro maggiori cariche della Repubblica, ma mira in realtà a sollevare il Premier Berlusconi dal processo in corso davanti al tribunale di Milano, processo per corruzione; ed è davvero un fatto vergognoso che il Ministro della Giustizia si presti a simile manovra, lui che dovrebbe tutelare l’esercizio della giustizia nel paese.

2. Legge ingiusta in quanto contrasta col fondamentale principio di eguaglianza, sancito dalla Costituzione, sottraendo alcuni cittadini al giusto processo, cui tutti sono sottoposti;

sottraendoli, per di più, non solo per materia attinente all’esercizio del loro ufficio, ma per reati comuni, proprio perché nel caso Berlusconi si tratta di reato comune.

3. Legge che contrasta con altri punti dell’ordinamento giuridico italiano:  con l’obbligatorietà dell’azione penale; con la ragionevole durata dei processi.

 

Forse il Ministro Alfano avrebbe potuto essere un poco più accorto, rifiutandosi di eseguire un incarico così contrastante col suo ruolo, così vergognoso per la sua dignità e la sua funzione.

Ha preferito rendere un iniquo servizio al suo capo, piuttosto che un degno servizio alla nazione.

 Il Movimento gli consiglia le dimissioni come unico gesto coerente, sì che possiamo avere almeno alla Giustizia un Ministro giusto, anziché uno ingiusto.

Lecce, il 9 luglio 2008

 

 

                  (Al Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e ai membri della Commissione, al Presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pottering

                   e ai membri del Parlamento , al Commissario agli Esteri Javier Solana, ai Parlamentari italiani Vittorio Agnoletto, Giovanni Berlinguer,

                   Giulietto Chiesa, Marco Pannella

La politica verso l’Iran è ingiusta e inefficace

 

È ingiusta perché pretende che la bomba atomica sia posseduta in esclusiva da un club di stati, e sia rifiutata agli altri; andando contro il principio di parità, di pari dignità e diritto di tutti gli stati.

Ci troviamo in una situazione in cui USA e Russia posseggono dassoli qualcosa come 15.000 ogive nucleari e costituiscono una grave minaccia per l’umanità; né si può dire che essi siano più saggi degli altri, se si pensa che gli USA hanno scatenato negli ultimi anni due guerre sanguinose, con vari pretesti, senza alcun rispetto per l’autonomia di quei popoli.

Inoltre altri stati, come Israele, il Pakistan, la Corea del Nord, si sono fabbricati la bomba atomica senza che nessuno sia intervenuto contro di loro.

Come può la Commissione Europea,  e con essa l’Europa, ritenere giusto tale comportamento?

 

Questa politica è ingiusta perché si arroga quello che invece dovrebb’essere compito dell’ONU, la comunità planetaria dei popoli; e lo fa sotto la spinta degli USA, che nella loro azione degli ultimi anni in Medio Oriente, hanno sempre ignorato l’ONU, con grave danno per l’universale solidarietà umana.

Questa politica è inefficace perché ostile, perché – pur facendo all’Iran notevoli promesse in cambio della rinunzia all’armamento atomico – procede in termini di minaccia anziché sviluppare verso di esso una strategia di amicizia, di benevolenza, di rapporti costruttivi.

Questa politica è errata perché non autonoma, non è la politica dell’Unione Europea ma la politica degli USA al cui seguito sta l’Europa; al seguito di uno stato che, con la sua politica di potenza e di guerra, rappresenta oggi il più grave pericolo per l’umanità.

L’Unione non può continuare su questa linea; dev’essere autonoma, deve avere una sua politica, una politica di giustizia, di solidarietà e di pace.

Lecce, il 30 giugno 2008

 

 

                                                    (Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e p.c. al Premier Silvio Berlusconi, al Presidente Fini, al Ministro Bossi

 Il lodo Alfano non può essere approvato

 

Questo cosiddetto lodo Alfano sospende ogni processo per le quattro prime cariche dello Stato, cioè il Presidente della Repubblica, i Presidenti dei due rami del Parlamento, il Premier; ogni processo per qualunque reato, compiuto anche al di fuori delle funzioni pertinenti alla carica, anche prima di accedere alla carica.

Non dev’essere approvato perché la ragione di proteggere le quattro cariche è pretestuosa, mentre in realtà è il premier Berlusconi che vuol così sfuggire ad un processo pendente su di lui e vicino ormai a conclusione.

Perché la Corte Costituzionale ha già bocciato nel 2004 un analogo “lodo Schifani”, varato  per analogo scopo, in quanto lesivo di due articoli della Costituzione, il 3° sull’eguaglianza e il 24° sul diritto di difesa.

 

Questo lodo è infatti lesivo del principio per cui “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione […] di condizioni personali e sociali”; eguali davanti alla legge, eguali davanti alla giustizia, senza privilegi.

Ed è lesivo del principio che chi riveste le prime cariche della Repubblica deve anche esserne degno, dev’essere moralmente e legalmente ineccepibile, dev’essere un modello di onestà per tutti i cittadini. Il fatto ch’egli sia stato eletto non risana la sua indegnità né lo libera dalla legge (come i despoti antichi, “legibus soluti”); l’elettore può anche sbagliare, può essere male informato, può essere catturato in molti modi universalmente noti.

Con questo lodo il Parlamento viene strumentalizzato a vantaggio del capo della maggioranza, con la complicità dei partiti alleati; portato a varare leggi ingiuste; per cui si rende indegno del suo compito.

Perciò Alleanza Nazionale, che per Statuto deve “garantire la dignità spirituale del popolo italiano”, non può abbassarsi a queste indegne strumentalizzazioni.

Né può farlo la Lega Nord, il cui successo elettorale è dovuto ad una volontà popolare di sicurezza, ma anche di pulizia morale.

Nei maggiori paesi europei e negli USA solo i Presidenti di Stato godono d’immunità, per lo più nell’ambito delle loro funzioni istituzionali.

Lecce, il 30 giugno 2008

 

                                                

 

                                                 (Al Presidente Giorgio Napolitano, e p.c. al premier Silvio Berlusconi, al Presidente Gianfranco Fini, al Segretario della Lega Umberto Bossi

Questo decreto non può essere approvato

 

Il premier Berlusconi ha fatto inserire nel decreto legge sicurezza un comma in cui sospende circa centomila processi, col pretesto di mandare innanzi i processi più gravi; in realtà per sospendere il suo processo davanti al tribunale di Milano, vicino a conclusione. L’inserzione è avvenuta dopo che il decreto era già stato firmato dal Presidente, ed è perciò illegale, oltre che offensiva della somma autorità della Nazione.

 Il lupo perde il pelo ma non il vizio, si è letto sulla stampa. Il premier Berlusconi, già nella passata legislatura, con una serie di leggi era riuscito a liberarsi da tutti i suoi processi.

 

Una manovra vergognosa per la Nazione, contraria alla Costituzione la quale afferma che

“i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge”.

Una manovra che introduce la corruzione al vertice dell’esecutivo e nel Parlamento, strumentalizzandolo al meschino vantaggio di un singolo contro il vantaggio della Nazione; quel singolo che invece dev’essere giudicato come tutti.

Una manovra vergognosa per la Nazione, che dunque ha al vertice una persona la quale usa il potere per liberarsi dalla giustizia; tanto spavalda da ritorcere l’accusa contro i giudici che giustamente lo perseguono, accusandoli falsamente d’intenti politici contro di lui. Mentre al vertice devono esserci persone intatte, che possano essere di esempio per la Nazione.

Una vergogna di fronte alla altre nazioni europee; dove in Germania Kohl, appena accusato di finanziamento illegittimo, si dimise da presidente del partito; dove in Francia Strauss-Kahn si dimise da ministro appena accusato. Eccoci dunque di fronte all’Europa come la Nazione più corrotta, che elegge e tollera al vertice personaggi i quali disprezzano e fanno a pezzi la legge; e personaggi analoghi li elegge e li tollera in Parlamento.

 

Alleanza Nazionale, che ha come ideale la Nazione e il suo bene, la sua grandezza, non può continuare a collaborare a queste manovre, dando il suo voto.

E se la Lega ha ricevuto un ampio consenso popolare, l’ha ricevuto per contribuire a mettere ordine nello stato, non per fare da manutengola ad operazioni ingiuste e vergognose.

Alleanza Nazionale e Lega devono rifiutare la loro adesione e il loro sostegno.        

Lecce, il 25 giugno 2008

 

 

                                                            (Alle Ministre delle Pari opportunità, delle Politiche giovanili, dell’Ambiente, Mara Carfagna, Giorgia Meloni, Stefania Prestigiacomo

La prostituzione nelle strade e la prostituzione immigrata

 

Questo nostro intervento è in parte suggerito dall’intervista della Min. Carfagna a Repubblica, in parte dal disegno di legge Prestigiacomo delle passate legislature, ancora inattuato.

Vogliamo precisare che la prostituzione non può essere lasciata  sulle strade, come hanno fatto finora i parlamenti e governi delle passate legislature, perché è causa di disordine sociale, malcostume, scandalo. Perciò il lamento della famiglie, che la nazione deve ascoltare; perciò gl’interventi dei sindaci, nel tentativo di ovviare a quel grave disordine. La costituzione di zone a “luci rosse”, talvolta tentata, non risolve il problema.

 

La prostituzione è un fatto immorale, l’abuso e la mercificazione di un rapporto che appartiene all’amore, in maggiore o minor grado. Lo stato la tollera, per varie ragioni; ma non può essere organizzata, in cooperative o eros center, come talora avviene; né possono riscuotervisi tasse, riconoscendola come un normale lavoro.

Può esercitarsi in privato, da persone singole, con discrezione; sì da non riportare il disordine sociale all’interno dei condomini.

La prostituzione esercitata da immigrate (come oggi avviene, nella quasi totalità) è un abuso ancora più grave, ed è giusto che sia trattato con foglio di via – come prevede il decreto o disegno di legge in corso di elaborazione – perché non può godere dell’ospitalità di un paese chi lo danneggia. A meno che le persone coinvolte non vi rinunzino e siano accolte in centri di accoglienza e rieducazione, e introdotte poi nel lavoro.

Il Movimento chiede che la legge Prestigiacomo, o un’altra affine, sia sollecitamente presentata e approvata, sì che questa situazione anomala sia finalmente risolta.

Lecce, il 22 giugno 2008

 

 

                               (Ai Segretari dei Sindacati Confederali CGIL, CISL, UIL, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, al Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi

                                 alla Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

La difesa e l’integrazione dei contratti di lavoro

 

Sia da parte del Governo che della Confindustria è in atto un attacco ai contratti collettivi di lavoro; anche se il Ministro (Sacconi, Brunetta) ha esposto un più ampio piano di “deregulation” sul quale bisognerà ulteriormente riflettere. Una proposta simile era già stata avanzata dal presidente di Confindustria D’Amato, ma senza esito alcuno.

Il contratto collettivo è punto di forza dei lavoratori nella trattativa con la controparte, retto da un principio di equità, di parità nella trattativa; e ad esso il sindacato non può rinunziare, anzitutto al livello nazionale, il più forte. Che del resto già ora prevede gradi ulteriori di trattativa, ad esempio in rapporto al diverso livello economico e dei bisogni tra Nord e Sud – di cui particolarmente si parla. Mentre la controparte insiste sul contratto “individuale” come unico momento di contrattazione.

 

Un punto cui il contratto dovrebbe dedicare attenzione è la “produttività dell’impresa” e la necessità che i salari ne beneficino. Si lamenta infatti il divario tra una forte ascesa della produttività, e quindi del profitto, negli ultimi vent’anni, e una relativa stasi dei salari. Come la spiega il Sindacato? come spiega che i salari italiani siano del 30% inferiori a quelli dei maggiori paesi europei? siano del 50% inferiori ai salari inglesi? Un fatto abnorme.

Un punto ulteriore concerne la proposta di partecipazione agli utili fatta dal Ministro. Strano che la faccia il Ministro di un Governo di destra! e ancor più strano che la CGIL la rifiuti! È però una posizione di vecchia data nel PCI e nella CGIL. Un tipico caso di estremismo ideologico, del tutto o niente: si temeva d’intaccare il preteso modello globale sovietico dove tutto in teoria apparteneva alla classe lavoratrice; mentre in realtà v’era un duro capitalismo di stato, di cui i lavoratori ricevevano solo le briciole.

Si passi invece alla conquista graduale: la partecipazione agli utili, la “Mitbestimmung” o codecisione, la presenza del lavoro nei Consigli di amministrazione. Sono punti importanti, considerati come diritti del lavoro già nella seconda metà dell’800 (perfino nelle encicliche papali), e ancora inattuati. A tutto danno dei lavoratori, che per oltre un secolo hanno perduto denaro e prestigio.

Lecce, 10 giugno 2008

 

                                                                 (Ai Ministri dell’Interno e della Giustizia Roberto Maroni e Angelino Alfano, e p. c. al Premier Silvio Berlusconi

L’espulsione della prostituzione immigrata

 

L’introduzione, nel testo di controllo dell’immigrazione, di un intervento sulla prostituzione di strada deve dirsi giusta e necessaria. Tale prostituzione è infatti causa di disordine sociale, esibizione di malcostume, scandalo; l’immigrato che la esercita è giusto che sia espulso con effetto immediato; perché non si può godere dell’ospitalità di un paese quando lo si danneggia.

 

La misura non dev’essere però discriminativa; deve colpire tutta la prostituzione di strada. Secondo quel testo di legge che già era stato presentato in precedenti legislature, al seguito di tanti fatti abnormi, tanti lamenti e richieste dei cittadini, interventi dei comuni. Quel testo prevedeva che la prostituzione di strada fosse vietata, perseguita a termini di legge. Ne fosse invece consentito l’esercizio privato, da persone singole non associate, in forma discreta che non riportasse il disordine sociale all’interno dei condomini.

Non può invece essere organizzata – come taluni pensano – in cooperative, eros center ecc., in quanto immorale e socialmente nociva; né può essere tassata. Perché la legge non la legittima ma solo la tollera.

 

Le obiezioni fatte alla misura di espulsione non hanno consistenza. Già in passato, infatti, è stato messo in chiaro che devono essere anzitutto e duramente colpiti sfruttatori e schiavisti; così come devono essere colpiti i clienti della prostituzione di strada, in quanto correi del disordine sociale ch’essa provoca.

Deve anche essere chiaro che queste misure saranno prese nel pieno rispetto della persona; ma ciò vale per chiunque delinque come per ogni persona umana. La polizia deve imparare questo rispetto, cui spesso vien meno.

Lecce, il 9 giugno 2008

 

 

                                                                                     (Ai Sindaci di Bari Michele Emiliano, di Bologna Sergio Cofferati, di Milano Letizia Moratti,di Roma Gianni Alemanno

 Il problema dei Rom dev’essere risolto

 

Il problema dei rom, di cui si è discusso in queste settimane nell’ambito del progetto di sicurezza, esige di essere affrontato con decisione, e però in termini di equità e di solidarietà.

Il problema concerne i nomadi, e tra questi i rom anzitutto, ma anche altre etnie.

Questi nomadi avevano in passato certe tradizionali forme di lavoro che col tempo si sono estinte: erano calderai, allevatori e commercianti di cavalli, artigiani, musicisti (il famoso violino tzigano).

Oggi vivono  di parassitismo e di microcriminalità: furto, accattonaggio con costrizione e sfruttamento di bambini; si parla anche di rapimento di bambini a questo scopo.

Rappresentano perciò una turbativa dell’ordine pubblico che non può essere ulteriormente tollerata.

 

La soluzione del problema è la stanzialità, che dev’essere seriamente affrontata dei comuni, con trattative che prevedano proposte concrete di lavoro e di alloggio. La costruzione di campi nomadi, con le spese e gl’inconvenienti che comportano, non risolve il problema ma lo perpetua e lo aggrava. Il rom dev’essere messo di fronte all’alternativa: o accetta la proposta di stabilirsi nel comune, con l’offerta di lavoro e alloggio, con la scuola e la formazione professionale per i figli, con l’uscita dalla precarietà e dalla criminalità e l’ingresso in una società eticamente e giuridicamente ordinata, ch’egli s’impegna a rispettare; o altrimenti viene espulso con espulsione amministrativa, cioè immediata. Potrà condurre la sua vita nomade e microcriminale nello stato da cui proviene.

Molti rom hanno già scelto in passato la stanzialità e non costituiscono più un problema per la società in cui vivono. La figura romantica dello zingaro, del gitano appartiene ad altri tempi, la sua condizione d’oggi è ambigua e asociale.

Lecce, il 19 maggio 2008

 

                                                                    

                                        (Ai Ministri degl’Interni e della Giustizia Roberto Maroni e Angelino Alfano, ai Ministri del Governo ombra Marco Minniti e Lanfranco Tenaglia

                                          e p.c. al Premier Silvio Berlusconi e al Pres. del Governo ombra Walter Veltroni

Riflessioni sulle misure di sicurezza

 

Nel trattamento degl’immigrati il Movimento insiste sul principio di accoglienza, che appartiene alla tradizione cristiana ed  europea,  e non può essere ignorato. L’immigrato che sbarca sulle nostre coste e viene intercettato dalla polizia e avviato a un Centro di accoglienza, non può essere considerato clandestino; anche se non ha una precisa garanzia di lavoro. Dev’essere accolto nel Centro, registrato e aiutato a trovare un lavoro e un alloggio, attraverso le prefetture, le commissioni e gli sportelli immigrati.

Il clandestino è colui che si sottrae alla registrazione. Questo suo sottrarsi può essere considerato intenzionalmente criminoso, e quindi soggetto all’espulsione amministrativa, cioè immediata.

Se poi commette crimine, allora c’è il processo, il carcere, l’espulsione. Ma non l’espulsione senza  processo e carcere.

Non crediamo si possa rettamente parlare di “reato di clandestinità”, anche se, stante la legge Bossi-Fini, l’immigrazione senza garanzia di lavoro è illegittima. E però tale legge contrasta col principio di accoglienza – col principio fraterno e col principio che “la Terra è di tutti”, che costituiscono un diritto fondamentale.

 

Quanto ai rom, – secondo un discorso già fatto coi sindaci – non avendo ormai senso il nomadismo perché sono venuti meno i lavori di un tempo (commercio cavalli, artigianato etnico ecc.), sostituiti con forme criminose (furto, sfruttamento dei bambini per l’accattonaggio ecc.), devono essere messi di fronte ad una scelta: o si sedentarizzano (e vengono allora aiutati per il lavoro e l’alloggio), o vengono espulsi. I campi rom dovrebbero sparire.

Quanto ai rumeni, che sono comunitari, è giusto che intervenga la sospensione del trattato di Schengen e insieme un accordo col governo rumeno; in cui però questo governo non deve barare.

 

Le ronde civiche, come collaborazione dei cittadini all’ordine pubblico, sembrano ammissibili, purché con leggi e norme precise, e sotto il controllo della polizia municipale o di stato.

Resta il problema della certezza della pena, su cui si discute da anni senza far nulla. Non riguarda solo gl’immigrati. Il Movimento suggerisce alcune misure:

Revisione della legge Gozzini;

Gli adempimenti formali (firma, notifica ecc.) non devono influire sulla carcerazione;

Possibilità di processi per direttissima, specie per gl’immigrati;

Revisione della sospensione condizionale e dei benefici carcerari.

Un problema ulteriore, e grave, è la riforma del sistema giudiziario attuale, ingiusto e scandaloso per le lungaggini con cui opprime il cittadino; devono essere stabiliti tempi certi con le relative ammende per giudici e avvocati. E la riforma del sistema carcerario, affinché possa adempiere il suo compito, che è rieducativo, più che punitivo. Queste riforme sono urgenti.

Lecce, il 12 maggio 2008

                                                           

 

                                                           (Al  Segr. DC Walter Veltroni, al Vicesegr. Dario Franceschini ,all’On. Francesco Rutelli, al Pres. Fausto Bertinotti

Roma, una sconfitta che viene dal popolo

 

In queste settimane si è discusso molto della sconfitta romana del Centrosinistra, del fatto mai accaduto che la Destra vincesse a Roma; delle possibili cause.

Si è parlato di un effetto “trascinamento” che avrebbe avuto la vittoria nazionale della Destra; e che certo non può essere escluso. Si è parlato anche di una possibile volontà di “discontinuità”, dopo due amministrazioni Rutelli e due Veltroni; pure da non escludersi.

La ragione più profonda, il punto decisivo e dolente deve invece essere indicato nel “modello” perseguito da Rutelli e soprattutto da Veltroni; un modello che è stato chiamato “radical scic”.

Il modello della grandi opere pubbliche (la nuova linea metropolitana C; il raddoppio della Roma-Fiumicino) e delle grandi manifestazioni culturali (i concerti al Colosseo, la Festa del cinema, la Notte bianca); di cui non si disconosce certo il valore.

 

Ma questo modello trascurava le borgate, e trascurava quindi la gente, il popolo. Con uno strano rovesciamento di prospettiva perché al popolo era sempre andata e doveva andare l’attenzione di una classe politica ch’era nata ed era cresciuta nella Sinistra, e si era nutrita dei principi della Sinistra: la costruzione di una società di radicale giustizia, la promozione del lavoratore, la redenzione del povero e dell’emarginato. E con un grossolano errore di strategia in quanto proprio quel popolo era il detentore della sovranità, del potere sovrano, del voto che di quel potere è l’espressione decisiva; anche se ridotta e minimale; nella nostra democrazia dominata da partiti e gruppi di potere.

La stampa ha messo in risalto questa trascuratezza: l’assenza quasi totale di un’edilizia popolare; l’assenza di una conservazione dignitosa delle borgate (le buche nelle strade, il marciapiede dissestato, le piccole discariche abusive, l’invasione degli ambulanti, la negligenza dei servizi sociali). L’invasione degl’immigrati come rottura di un’identità popolare, di una comunità (così l’Esquilino abbandonato ai cinesi). E infine la violenza, quegli stupri da cui la periferia è stata colpita  proprio in tempi recenti e che l’hanno lasciata ferita; il problema della sicurezza; il problema della certezza della pena. Problemi avversati, quasi si trattasse solo di repressione.

Una trascuratezza che ha generato disaffezione, e anche rabbia contro quella amministrazione; come contro un governo e una classe politica che sembrava incapace di affrontare l’emergenza.

Lo stesso errore che Centrosinistra e Sinistra hanno commesso nell’intera nazione; di cui la gente ha sofferto, e Roma in modo particolare.  

Questo errore indica la linea da cui deve partire una nuova coscienza, una nuova azione, una nuova classe politica.

Lecce, il 5 maggio 2008

 

                                                                                    

                                                                      (Al leader della Sinistra Fausto Bertinotti, a Franco Giordano, Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Fabio Mussi

La Sinistra dev’essere un solo partito

 

Il grosso vizio, e scandalo, è la frammentazione della Sinistra; un’anomalia profonda perché la Sinistra, il partito dei lavoratori, ha una tradizione internazionale; un’anomalia ancor più vistosa in quanto, in Italia come in Europa, i partiti si sono largamente unificati. Mentre la Sinistra italiana si è ulteriormente frammentata.

Le ragioni sono in fondo futili: vecchie fisime ideologiche, pretese di ortodossia esclusiva, vecchie tendenze staliniste e trockiste, attaccamento a simboli obsoleti, ambizioni insensate dei leader.

Così divisa, la Sinistra diventa politicamente insignificante e non può raccogliere la fiducia e il consenso popolare. È già in una condizione mortale.

 

L’altro vizio è la distanza dalla gente e dai problemi concreti che l’affliggono, problemi che la Sinistra trascura per pregiudizi ideologici, alienandosi ulteriormente il consenso:

la sicurezza, che è altra cosa dalla repressione, è un diritto del cittadino; e dev’essere conciliata con l’accoglienza dell’immigrato, ma anche con la sua pronta e decisa espulsione quando delinque, quando viene in Italia a delinquere; l’immigrato deve sapere che se non rispetta la legge del paese che l’ospita non vi può restare neanche un’ora di più;

la certezza della pena, la riforma di una legislazione troppo corriva;

lo spreco della politica, a cominciare dal parlamento e dal governo, dalle amministrazioni statali, regionali, provinciali, comunali; la gente non tollera più  questo spreco.

E anche la distanza dai movimenti, considerati con sufficienza, quando non con fastidio, come indebita intromissione in problemi riservati ai politici; mentre i movimenti sono espressione della società civile che detiene la sovranità; di cui i politici sono mandatari.

 

Nel Governo Prodi la Sinistra è stata connivente in decisioni erronee e impopolari:

il rifiuto opposto al popolo vicentino per la base militare USA;

la vendita di servizi pubblici nonprofittuali: non si è opposta alla svendita di Alitalia, che poteva invece essere risanata; non ha sostenuto Di Pietro nell’azione per il recupero di Autostrade dai Benetton;

non si è opposta all’indulto, non ha cercato di renderlo più razionale ed umano, attraverso una preparazione dell’uscita dei detenuti, col lavoro, la casa, il sostegno economico;

non si è neppure accorta del deterioramento dei salari (del 30% sulla media europea), che è stato poi denunziato dal governatore Draghi.

La prospettiva dell’unità oggi non è chiara; ogni partito pensa al suo congresso; anziché istituire una tavola comune che prepari l’unificazione.

Lecce, il 23 aprile 2008

 

                                                                                                                                

                                                                   ( Al leader del Partito democratico Walter Veltroni, al Vicesegretario  Dario Franceschini, al leader della Sinistra Fausto Bertinotti

                                                                     ai Segretari Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Fabio Mussi

Riflessioni sulla sconfitta del Centrosinistra 

 

Il PD non ha voluto con sé la Sinistra. Ha pensato che per attingere al grande granaio di voti che sono i “moderati”, e così vincere, bisognava disfarsi della Sinistra che i moderati non accettano.

Ma chi sono i “moderati”? Sono quelli che non vogliono il mutamento radicale del sistema, ma solo qualche moderata correzione. Il sistema è ingiusto, ma non importa loro che resti tale; gli bastano alcune correzioni che li aiutino a vivere meglio, pensano: sui salari, sulle pensioni, sul precariato. E non riflettono che se il sistema resta ingiusto quelle correzioni non si potranno fare o non dureranno.

Il PD ha scelto il moderatismo, ha scelto di lasciare intatto il sistema ingiusto, lasciare che l’umanità continui a vivere e soffrire nell’ingiustizia. E però ha perso.

 

La Sinistra è rimasta fedele ai grandi e inderogabili principi, alla costruzione di una società di radicale giustizia, al rifiuto del capitalismo che di questa ingiustizia è la causa precipua.

Ma è divisa in quattro, cinque, sette otto partiti. Il grande scandalo, la grande sciagura: che coloro che amano e cercano la giustizia siano in conflitto tra loro; siano divisi in partiti e partitelli, e quindi piccoli, deboli, impari alla lotta.

Divisi da una pretesa di purezza ideologica; divisi da mortali nostalgie staliniste o trockiste; divisi dall’ambizione dei capi.

Divisi dal feticismo dei simboli, quella falce e martello che sono certo un simbolo glorioso ma che oggi hanno perso il loro senso: oggi che il lavoro contadino è  solo una piccola quota, e neppure usa la falce ma piuttosto la falciatrice; e anche il lavoro operaio  è una minoranza. Il lavoro essendosi spostato nel settore terziario.

L’obiettivo più urgente è l’unità della Sinistra.

 

È intervenuto infine l’astensionismo, il 20% dei voti perduti dicono le prime analisi, cioè circa mezzo milione, se il totale della perdita è di 2.400.000. L’astensionismo degl’individualisti, dei presuntuosi, degli estremisti, degli scettici, dei disfattisti.

La Sinistra deve resistere, deve ricompattarsi, deve ritrovare quell’unità che l’ha resa grande in passato.

Lecce, il 15 aprile 2005

 

                                                                            (Agli elettori italiani di questa tornata elettorale di aprile 2008

Riflessioni sul fatto elettorale oggi in Italia

 

La situazione politica italiana presenta particolari difficoltà per i cittadini onesti, cioè protesi verso una società di giustizia e di benessere universale. Vi prevale anzitutto il berlusconismo, un populismo di tipo sudamericano ma assai peggiore, se si considera il personaggio che lo domina, la ricchezza accumulata, l’uso strumentale della legge (per le sue imprese, i processi), la  lotta contro le istituzioni giudiziarie, il potere mediatico. Anche la legge elettorale non lascia al popolo, che è sovrano, nessuna possibilità di scelta del suo mandatario.   

Questo avvento del berlusconismo è il terzo degl’incidenti che hanno travagliato nell’ultimo secolo la democrazia italiana, dopo il fascismo e tangentopoli. Il susseguirsi di quest’incidenti è motivo di grande preoccupazione.

La fortuna del berlusconismo si collega con una condizione popolare d’ignoranza, disinformazione e soggiacenza mediatica; infatti gli analisti del voto del 2001 individuarono l’elettore berlusconiano nella “casalinga di Voghera” e nel “lavoratore del Sud” (aveva conquistato l’intera Sicilia, e la Puglia con una sola eccezione, cioè Vendola). Condizione che è difficilmente affrontabile da gruppi politici onesti, i quali si rifiutano di abusare dell’ignoranza e soggiacenza popolare; mentre mirano ad un popolo consapevole, informato, autenticamente libero.

Un secondo punto è l’avanzare del moderatismo, il quale comporta la rinunzia a fondamentali punti della società di giustizia: l’accettazione del sistema capitalistico e liberista, e con esso dello sfruttamento e della sudditanza lavorativa e salariale, l’estendersi del precariato, del divario tra ricchezza e povertà; l’alienazione dei servizi pubblici alla profittualità privata. Ed è sotto questa insegna che si forma il Partito Democratico; il quale contiene anche punti di cedimento al potere ecclesiastico attraverso la sua componente teodem (fatto tipico della situazione italiana, e che l’aggrava).

Si deve tuttavia riconoscere che il Partito Democratico costituisce oggi il fattore di maggior resistenza al berlusconismo, al suo sfacelo politico e morale.

Un terzo punto concerne la debolezza della Sinistra, travagliata da frazionamenti e scissioni molteplici, che l’hanno resa sempre meno significativa; dove ha giocato l’“estremismo”, e la presunzione dei singoli gruppi e leader.

Un quarto punto concerne il generale dissesto: la lungaggine e corrività della magistratura, l’inefficienza della pubblica amministrazione (col posto a vita, l’orario privilegiato di 6 ore, l’assenza di controlli), la mediocrità dei servizi (poste, ferrovie ecc.), l’enorme debito pubblico, l’enorme spreco del pubblico denaro.

 

In questa situazione la tentazione dell’astensionismo è forte, ma è anche  distruttiva, come tutta la corrente antipolitica, perché abbandona il paese allo sfacelo politico e morale del berlusconismo. Ogni voto che potrebbe andare al PD e alla Sinistra, e le è rifiutato, avvantaggia la Destra; specie al Senato. Ogni persona onesta, sollecita della giustizia e del bene comune, deve non solo votare ma portare altri al voto, familiari, amici, conoscenti.

Lecce, il 7 aprile 2006

                                                                                                            

 

                                                      (Presidente Regione Lombarda Roberto Formigoni, Presidente Provincia di Milano Filippo M. Penati, Sindaco di Milano Letizia Moratti

Che cosa fanno le autorità lombarde per Malpensa?

 

Nessuno avrebbe mai immaginato che, di punto in bianco, un aeroporto da 22 milioni di passeggeri, nella regione più industrializzata e più produttiva d’Italia, sarebbe stato privato del 70% del suo traffico aereo, abbandonato nella condizione più squallida..

 

Che cos’hanno fatto le autorità lombarde? C’erano due possibilità:

imporsi al governo in modo forte, per ottenere la moratoria triennale prospettata;

provvedere per tempo a coprire quel traffico con altre compagnie.

C’era anzi una terza possibilità, ed era quella che l’opposizione contrastasse con forza la vendita e svendita di Alitalia, e il conseguente declassamento di Malpensa; e lo facesse per tempo, dopo che il governo aveva annunziato la sua deplorevole decisione.

Nulla di tutto questo è stato fatto.

 La terza possibilità è tuttavia ancora aperta: perché un governo ormai decaduto non può continuare a portare a compimento eventi di enorme peso per la nazione, che privano la nazione di un patrimonio essenziale, la indeboliscono economicamente, le tolgono prestigio internazionale.

Alitalia non doveva essere venduta ma risanata; come altre grandi imprese sono state risanate, come Parmalat, o la stessa Fiat. Il governo ha preferito la soluzione più comoda, ma anche la peggiore.

 

Il Movimento chiede alle forze politiche e popolari che questa operazione di svendita di un grande servizio nazionale non sia condotta a termine.

Lecce, il 31 marzo 2008

                                                         

 

                                                          (Al Presidente Giorgio Napolitano, al Premier Romano Prodi, al Ministro Tommaso Padoa Schioppa, al Segretario PD Walter Veltroni

                                                           al Leader della Sinistra Fausto Bertinotti

La vergognosa svendita di Alitalia

 

Nonostante l’avversione popolare il Governo ha persistito nella sua sciagurata decisione di vendere la compagnia aerea nazionale al peggiore offerente. Avrebbe potuto affidarla ad un manager esperto, come è avvenuto per Parmalat e per altre grandi imprese in  sofferenza; per la stessa Fiat. Avrebbe potuto lasciarla fallire per poi rifondarla ex novo; come hanno fatto Swiss Air e Sabena.

Ha trovato più facile venderla, e vendere con essa un pezzo dell’economia e del prestigio della nazione; un pezzo della sua forza nell’Unione Europea. Un fatto gravissimo, un errore imperdonabile.

 

E non soltanto la vende ma la svende. Se si considerano le condizioni poste da Air France.

1. 160 azioni di Alitalia per un’azione di Air France, 9,9 cm. per azione, per un misero totale di 138 milioni di euro; più le obbligazioni a 31 cm. l’una, per un totale di 608 milioni  Aggiungiamo pure il debito di un miliardo (per cui la nuova Alitalia avrà solo l’1,1% della nuova società, e un solo membro nel Cda).

Ma il giusto valore di un’impresa non si calcola sulle azioni, soggette ad una speculazione continua; si calcola attraverso un’equa valutazione del patrimonio di quell’impresa. Se si considera anche soltanto il costo di un  aereo di linea.

2. Abbattimento di Alitalia Cargo, cioè del traffico di trasporto merci. E perché poi? le manderemo tutte a Parigi?

3. Riduzione di AZ Servizi, cioè di tutti i servizi di manutenzione e vari.

4. Riduzione delle rotte, specie intercontinentali: per andare a Hong-Kong o a Pechino si passerà per Parigi.

5. Riduzione massiccia del personale: 6.700 posti a rischio. Operazione in parte comprensibile, dato l’abominevole costume clientelare in voga tra i politici italiani (si veda il campione Mastella); ma da condurre con gradualità e con le dovute garanzie.

6. Abbattimento dello scalo di Malpensa coi suoi 23 milioni di passeggeri (Fiumicino ne ha 32); uno scalo indispensabile. Si tratta semmai di razionalizzare la rete degli aeroporti del  Nord.

 

Il Governo fa ancora a tempo a rimediare al suo errore; basta che dichiari queste condizioni inaccettabili. Del resto questa svendita difficilmente si concluderà: manca ancora l’approvazione del sindacato, dell’Antitrust, della Consob, del nuovo governo che uscirà dalle elezioni; passeranno mesi, fino a giugno. Una decisione più saggia sarà possibile.

Lecce, il 25 marzo 2008

                                                                  

 

                                                                   (Al Presidente Romano Prodi, al Ministro degli esteri Massimo D’Alema, al Segretario PD Walter Veltroni

Che cosa fa il Governo per il Tibet?

 

Il popolo tibetano si è ancora una volta ribellato all’occupazione e oppressione cinese, ad un “genocidio culturale”, come ha detto il Dalai Lama, fatto di prigionia, deportazione, soppressione; fatto di massicci trasferimenti di famiglie che mirano a raggiungere la maggioranza della popolazione; fatto di penetrazione economica.

Oggi ancora, dopo che l’umanità ha portato innanzi un lungo e doloroso processo di liberazione, la Cina rifiuta il principio di autodeterminazione e autonomia dei popoli e tiene sotto il suo dominio un popolo libero che ha sottomesso con la forza. Come negl’imperi di un tempo.

 Ci si chiede che cosa intenda fare il Governo che noi tutti rappresenta.

Non avendo dimenticato che, quando nei mesi scorsi rifiutò di ricevere il Dalai Lama, il nostro  premier Prodi uscì in quell’infelice affermazione “la Ragion di stato esiste”; quasi fosse un Bismark  o un Metternich, quasi fossimo ancora nell’800, coi suoi assurdi principi di potenza.

Un buon cattolico come Prodi affermava un principio profondamente immorale e inumano, una Ragion di stato che si aderge sopra ogni ragione etica, che disprezza ogni vincolo di coscienza, ogni libertà e autonomia dei popoli, per affermare l’irrazionalità del potere.

Sottometteva così la ragione alla forza, essendo la Cina grande e potente; la sottometteva all’interesse, quello degli scambi e delle imprese.

 

Ci dica dunque il Governo che cosa ha fatto, che cosa intende fare almeno sul piano della prudente diplomazia, del prudente suggerimento e consiglio. Che l’Italia non resti muta di fronte all’ingiustizia.

Lecce, il 17 marzo 2008

 

                             

                               (Al Romano Pontefice Benedetto XVI, al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone, al Reggente la Penitenzieria Apostolica Mons. Gianfranco Girotti

                                 al Presidente della CEI Card. Angelo Bagnasco, ai Cardinali Severino Poletto, Angelo Scola, Dionigi Tettamanzi, all’Episcopato e alla Chiesa italiana

Un precetto del Decalogo concernente la donna

 

L’intervento del vescovo Girotti a proposito dei nuovi precetti che devono impegnare la coscienza cristiana ed umana ha portato la stampa a confrontare questi precetti col testo del  Decalogo;

nel quale prendeva risalto la tradizionale formula del nono comandamento “Non desiderare la donna d’altri”.

 

Si tratta di una formula di matrice patriarcale e maschilista, com’era la società in cui è nata, e com’è stata la società cristiana e occidentale fino a tempi recenti; e in parte com’è ancora, nel costume, spesso anche nella legge. Poiché è certo che il precetto ha un senso che prescinde dal genere e sesso, e vale per l’uomo, il maschio,  come per la donna: “Uomo, non desiderare la donna d’altri! Donna, non desiderare l’uomo d’altri!”

La formula è rimasta intatta nei due nuovi Catechismi, quello del ’92, come il Compendio a domanda e risposta del 2005; né alcuna spiegazione o correzione è presente nei commenti, che sviluppano soltanto il tema della purezza di pensiero e di cuore.  E il fatto non è trascurabile perché in questa formula la donna continua a comparire come l’oggetto del desiderio e quindi del possesso del maschio, come orientata al maschio. Continua a comparirvi in quella subordinazione che contrasta con la sua dignità e il suo diritto di persona, la sua autonomia, la sua parità. Quella subordinazione che l’ha calpestata e umiliata per millenni.

 

La formula dev’essere corretta; come altre formule sono state corrette. Si tratta di un testo troppo importante, che viene appreso già nell’infanzia e già vi colloca quell’impostazione, anche se inconsapevole; ma che nell’inconsapevolezza tanto più opera a creare fondamentali strutture psichiche e mentali. Si tratta di un testo presente nell’intera formazione e prassi della chiesa e della società cristiana e occidentale.

Un residuo di maschilismo, forse piccolo rispetto ad altri, ma significativo; da cui occorre purificarsi.  

Lecce, il 10 marzo 2008

 

                                                 

                                                   (Al Presidente del PD Romano Prodi, al Segretario Walter Veltroni, al Vicesegretario Dario Franceschini

 Migliorare la democrazia

 

Tutti sanno che il modello democratico nel quale viviamo è molto imperfetto, oltre che affetto da vizi numerosi come la partitocrazia, l’abuso di potere, il clientelismo, il populismo. Ma il punto chiave della disfunzione è la restrizione della sovranità popolare, ridotta al voto ogni quattro cinque anni per candidati designati dai partiti, che sono sì suoi rappresentanti ma nei riguardi dei quali, e della loro attività in parlamento, non può nulla. Ciò contribuisce a quella disaffezione, a quel disinteresse, o anche a quel disprezzo per l’attività politica, di cui tanto si parla.

 

Il Movimento pensa che due fondamentali passi si possono compiere.

Il primo prevede delle vere elezioni primarie, nelle quali il popolo designa i candidati al parlamento, sulla base di liste proposte dai partiti, o anche al di fuori di esse. Ma candidati saranno quelli da lui designati.

Per legge si dovrà stabilire cha la metà dovranno essere donne, che nessuno si potrà presentare in più collegi, che tra loro non ci potranno essere indiziati di reato; e altre misure opportune affinché il parlamento sia equo nelle sua composizione, e fatto di gente incondizionatamente proba.

Il secondo passo concerne il “mandato imperativo”, che ora è escluso dalla Costituzione, la quale all’art. 67 dice che “ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Noi diciamo che rappresenta sì la Nazione, ma attraverso il collegio che l’ha eletto, al quale è responsabile. Perché c’è un problema di responsabilità, perché spesso il parlamentare, non essendo concretamente responsabile a nessuno, cade nell’irresponsabilità, in comportamenti irresponsabili: è assente, non presenta proposte di legge, non interviene nella discussione, ha col collegio un prevalente rapporto clientelare.  

 

Il problema di un controllo dell’attività parlamentare era stato affacciato in Francia da Ségolène Royal durante la passata campagna elettorale. Il parlamentare dev’essere reso responsabile al suo collegio: dal quale riceve all’inizio un programma, concernente problemi nazionali come problemi locali; al quale rende conto mensilmente del lavoro fatto; dal quale viene giudicato a fine mandato.

Ciò aumenterà il quoziente di esercizio della sovranità popolare; e aumenterà l’interesse e la partecipazione popolare alla vita politica.

Lecce, il 4 marzo 2008

 

                                                                      

                                                              (Ai Senatori Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra, ai Deputati e Senatori Teodem

No all’intolleranza cattolica nel PD

 

Questa intolleranza si è manifestata nella recente aggregazione dei Radicali; verso la quale esponenti dei Teodem hanno dimostrato insofferenza, per ciò che i Radicali hanno rappresentato e rappresentano nella storia d’Italia, i grandi obiettivi raggiunti, come il divorzio, il regolamento dell’interruzione di gravidanza, la moratoria sulla pena di morte.

Questi obiettivi sono in parte in contrasto con la posizione del Vaticano e dell’Episcopato; anche se talora discussi in campo teologico: come nel caso dell’espressione evangelica “ciò che Dio ha unito l’uomo non separi”, principale fondamento biblico dell’indissolubilità cattolica del matrimonio, che molti (anche grandi, come Bernhard Häring) intendono come proposta di un ideale, più che di una legge. O l’argomentazione che l’indissolubilità poteva sostenersi finché non si ammetteva l’amore come fondamentale principio-fine del matrimonio – ciò che è avvenuto col Romanticismo, e per i cattolici col Vaticano II; perché, se fondamento del matrimonio è l’amore, col venir meno di questo anche il matrimonio può sciogliersi. Pur nel riguardo e nella responsabilità per la sofferenza, anche grave, dei figli.

 

In ogni caso, e principalmente per l’aborto, vale il principio che non tutto ciò che è immorale è oggetto d’interdizione della legge; la quale deve invece deve considerare le complesse condizioni in cui può trovarsi il cittadino, e tollerare talora il male minore. Come avviene anche per la prostituzione.

 

L’insofferenza per l’ingresso dei radicali nel PD rivela un’intolleranza ingiustificata. Il PD, come ogni partito, non può intendersi come una compagine a pensiero unico, dogmatico , ma  come l’incontro di molte concezioni nello stesso progetto politico; le concezioni diverse essendo feconde per il confronto, lo scambio, l’arricchimento mutuo. Il cattolico non può pretendere d’insegnare soltanto, a tutti e sempre; ma deve anche imparare, come tutti.

Anche la pretesa, comparsa in questi giorni, di contrapporre all’acquisizione di Veronesi, preziosa certo per la sua esperienza e il suo prestigio, l’acquisizione di un personaggio cattolico che gli si opponga, rivela uno spirito antagonistico che non contribuisce all’unità del partito.

Ci si attende dai parlamentari cattolici che conducano un’azione ispirata agli autentici principi evangelici e cristiani: la giustizia, l’amore fraterno. Che il loro impegno si rivolga anzitutto ai lavoratori, ai poveri, agl’immigrati, alle famiglie e ai loro problemi, ai problemi dei giovani.

Lecce, il 27 febbraio 2008

 

 

                                                                                (Al Presidente del PD Romano Prodi, al Segretario Walter Veltroni, al Vicesegretario Dario Franceschini

A proposito di donne e di indiziati di reato

 

A proposito di donne, il Codice Etico del PD “assicura l’uguaglianza di genere”, cioè un ordinamento paritario in cui si realizzi la parità dei diritti di donna ed uomo, una parità reale di donna ed uomo come cittadini e in ciò che ai cittadini pertiene.

Non si capisce allora perché poi lo stesso PD attribuisca alle donne solo il 30 per cento delle candidature al Parlamento; il che significa che la percentuale dei seggi sarà ancora più bassa.

Ciò che invece si richiede – e proprio in questa fase in cui il potere maschile è ancora molto forte e prevaricatore, mentre il movimento femminile solo da pochi decenni sta lottando per la sua emancipazione – è un atto di coerenza piena e di forte coraggio.

Anzitutto non c’è ragione per cui alle donne non sia attribuita la metà delle candidature; ma un passo più deciso dev’essere fatto, dev’essere riservata loro la metà dei seggi in Parlamento; così come si è detto che sarà data loro la metà dei posti di governo. Il cittadino deve sapere che il suo voto non potrà infrangere il principio di eguaglianza di genere, che questo principio sarà salvaguardato in ogni caso.

Il PD ha assunto qui una posizione debole, e del resto scontata; mentre si richiede una posizione nuova e forte. La menomazione dei diritti delle donne  non può più essere ulteriormente tollerata.

 

Anche l’altro punto, quello del reato, abbisogna di maggiore decisione rispetto al tenore del Codice Etico. Poiché si tratta del Parlamento, cioè dell’organo della legge; in cui devono sedere e operare solo persone irreprensibili, d’intatta dignità morale, esemplari per il cittadino.

Perciò l’esclusione deve cominciare dall’indizio di reato, dall’avviso di garanzia.

La vergogna finora tollerata, la presenza di decine di parlamentari con processi in corso e con condanne anche definitive, deve cessare.

Abbiamo l’esempio di altre nazioni europee. Anni fa Kohl, il leader tedesco, appena indiziato, si è dimesso.

È questa la linea da seguire.

Lecce, il 25 febbraio 2008

 

 

                                                                                 (Al Leader dell’UDC Pier Ferdinando Casini, al Pres. Rocco Buttiglione, al Segr. Lorenzo Cesa

Basta col proclamarsi partito cristiano!

 

Questa proclamazione di partito cristiano si è fatta risentire in questi giorni, nella diatriba con Berlusconi  e il suo cosiddetto Popolo delle libertà, e ha smosso persino il Card. Ruini e altri membri dell’Episcopato, che difendevano l’identità cristiana del Partito.

Ma quale partito cristiano? in che cosa l’UDC ha dimostrato di essere un partito cristiano?

Forse perché porta la croce nel suo simbolo? quel simbolo che ha difeso in questi giorni perché serve ad attirare i cristiani? ma quali cristiani?

Se però guardiamo al comportamento di questo partito, che cos’ha di cristiano? se i caratteri distintivi del cristianesimo sono la giustizia e l’amore fraterno?

 

Questo partito ha votato tutte le leggi inique che Berlusconi ha preteso per i suoi processi e le sue imprese; e Casini, come Presidente della Camera, le ha fatte votare; non ha mai eccepito sulla clamorosa ingiustizia, sulla strumentalizzazione del Parlamento per l’interesse privato di un solo, sulla vergogna che queste leggi riversavano sulla nazione.

Questo partito ha sostenuto la politica clientelare e mafiosa di Cuffaro in Sicilia; Casini si è anzi detto pronto a candidarlo al Senato, una persona condannata a cinque anni e interdetta dai pubblici uffici. Questo partito e il suo leader non pensano che i membri del Parlamento, che sono responsabili della legge, devono essere ineccepibili di fronte alla nazione; pensano piuttosto che Cuffaro apporterà voti con la sua larga clientela, e che il Parlamento lo renderà immune da qualunque crimine abbia commesso. Così come pensano che la gerarchia cattolica e i cattolici ignari o complici li sosterranno.

Quanto all’amore fraterno, questo partito non si è mai preoccupato dei lavoratori, dei poveri, degl’immigrati; ha anzi votato la legge Bossi-Fini, che non conteneva nessuno spirito fraterno verso gl’immigrati, mirava solo a sbarrare loro il passo.

Questo partito, se vuol essere sincero con la gente, lasci da parte il cristianesimo e la croce; che rapportati al suo comportamento si rivelano un’ipocrisia.

Lecce, il 18 febbraio 2008

 

                                                                                          

                                                                                    (Al Presidente Giorgio Napolitano, e p.c. al Premier Romano Prodi

I risparmi del Quirinale offendono la Nazione

 

La stampa dà notizia che il Quirinale ha ridotto il suo bilancio di 800.000 euro; un bilancio che è di 240milioni di euro. Si tratta dunque di briciole. Risulta inoltre che il numero del personale di ruolo è di 945 persone; più altre 97 a contratto.

Forse il Quirinale ignora che oggi è urgente una decisa riduzione della spesa pubblica, un taglio forte; che tutti ormai conoscono l’enorme spreco che l’apparato politico e amministrativo compiono ai danni della nazione, provocando il debito pubblico più alto d’Europa (che è ora il 104% del PIL), con interessi di circa 70 miliardi di euro ogni anno.

E non pensa che cosa potremmo fare con quei 70 miliardi – che corrispondono a circa tre “finanziarie” – in fatto di riduzioni d’imposte (anche queste tra le più alte d’Europa), di sostegno dei salari (in Francia esiste un “salario minimo generalizzato” per ogni cittadino incapiente, che noi neppure ci sogniamo), di aiuto alle famiglie.

E non sa che la gente è indignata per questo spreco e ne chiede a gran voce la cessazione. E che questa è la principale causa della sfiducia della gente nella classe politica; sfiducia della quale  approfittano poi i populisti disonesti, mentre i politici onesti vengono mandati a casa. Che è questo il nostro tragico presente.

 

Il Quirinale ignora tutto questo, ignora il grido della gente, se continua a spendere come sempre e a mantenere un numero enorme di personale. Il Quirinale disprezza il grido delle famiglie che non riescono neppure a concludere il mese perché manca loro un terzo del salario; poiché il governatore Draghi ha dichiarato – e le statistiche lo hanno mostrato – che i nostri salari sono di un terzo inferiori a quelli delle maggiori nazioni europee.

La gente si attende una riduzione forte dello spreco; che le spese siano dimezzate, o almeno ridotte di un terzo. E spera che il Presidente della Repubblica dia a tutti un forte esempio.

Lecce, il 17 febbraio 2008

 

 

                                                            (Al Romano Pontefice Benedetto XVI, al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone, al Presidente della CEI Card. Angelo Bagnasco

                                                            ai Cardinali Poletto, Ruini, Scola, Tettamanzi, all’Episcopato e alla Chiesa italiana

No all’azione di lobby politica dell’episcopato

 

Va apertamente denunziata e condannata l’azione di lobby politica del Card. Ruini e – secondo la stampa – anche dei vertici della CEI, intervenuti a sostenere l’alleanza dell’Unione di Centro col cosiddetto Popolo delle libertà di Berlusconi. Si parla di pressioni su Berlusconi e il suo consigliere Gianni Letta, di telefonate, di contatti vari.

Dove l’Unione di Centro compare, tra l’altro, come partito in cui i cristiani possono riconoscersi, partito che avrebbe sostenuto la dottrina sociale cristiana.

 

Ma quando mai? Questo partito porterà la croce nel suo simbolo, ma ha votato tutte le leggi inique che Berlusconi ha fatto approvare dal Parlamento per sottrarsi ai giusti processi di cui era carico, e a beneficio delle sue imprese; abusando così del Parlamento, che è l’organo della legge.

Casini, il leader di quel partito, ha dichiarato che avrebbe accolto al Senato l’ex-presidente siciliano Cuffaro, condannato a cinque anni e interdetto dai pubblici uffici; sottraendolo così alla giustizia attraverso l’immunità parlamentare.

E quando mai questo partito si è preoccupato di problemi sociali, dei disoccupati, dei poveri, degl’immigrati? Un partito che disprezza la giustizia e ignora l’amore fraterno, è questo un partito cristiano? E la croce che porta, e le sue professioni di fede  sono verità o ipocrisia?

 

L’azione di lobby costituisce inoltre una grave intromissione nelle vicende e beghe della partitocrazia; in collusione poi con personaggi e gruppi che non corrispondono ai fondamentali principi del cristianesimo, e che non fanno certo onore all’episcopato; il quale dovrebbe piuttosto vergognarsene e tenersene lontano.

Tutto ciò fa molto male al cristianesimo e alla Chiesa.

Lecce, l’11 febbraio 2008

 

                           

                     (Al Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, ai Vicepresidenti Alberto Bombassei e Pasquale Pistorio, al Vertice di Confindustria

Riflessioni sull’industria italiana

 

Confindustria è il sindacato delle imprese italiano. Si pensa dunque che faccia opera di promozione dell’attività imprenditoriale, che anzi elabori un quadro programmatico di sviluppo dell’industria italiana, e predisponga gli strumenti per la sua attuazione, e ne intraprenda l’attuazione stessa.

 

Ci si chiede allora come mai l’industria italiana sia assente o quasi in importanti settori nei quali la nazione è grande consumatrice.

Quello che balza subito all’occhio è il settore della telefonia mobile, cioè dei cellulari; dove il consumo è altissimo ma la produzione nulla; mentre una piccola nazione come la Finlandia, con circa cinque milioni di abitanti, c’invade coi suoi prodotti.

Un caso analogo è quello dei computer dove, dopo l’incursione dei lombardi in Olivetti e il suo assorbimento in Telecom e tutta la complicata vicenda, la ricerca e la produzione in questo settore si è estremamente ridotta, mentre il consumo continua ad aumentare.

Un terzo caso è quello dell’industria aeronautica, completamente abbattuta nel dopoguerra; e dove l’Italia, anche recentemente, ha rifiutato di partecipare a produzioni consorziali europee come quella dell’Airbus.

Un quarto caso è quello dell’automobile, dove tutta la produzione si riduce alla Fiat (la Francia, con la stessa popolazione, ha almeno tre importanti imprese: Renault, Peugeot, Citroën); e la Fiat stessa qualche anno fa stava per ritirarsi nel settore del lusso; mentre gl’italiani, brava gente, si sbizzarriscono con tutte le possibili marche straniere. Forse una campagna per un maggiore amor di patria andrebbe fatta; naturalmente supponendo che vi sia una produzione adeguata.

 

In passato abbiamo avuto dei casi in cui il gap è stato rapidamente colmato. Il più famoso è quello degli elettrodomestici che segnò un rapido decollo e una grande espansione: Ignis partì esaminando cento tipi di frigorifero per trovare la via di costruirne dei migliori e più economici.

Confindustria potrebbe stimolare e favorire decolli analoghi.

 

Da un certo tempo si parla di “declino” dell’economia e dell’imprenditoria italiana.

Il Movimento pensa che Confindustria non debba aspettarsi tutto dal Governo, ma possa farsi promotrice di una forte azione di ripresa in un paese dove volontà operativa e creatività non mancano, e dove è disponibile un mercato di circa sessanta milioni di abitanti. Quanto all’Europa e alla globalizzazione è chiaro che non ci si entra per essere colonizzati.

Lecce, il 4 febbraio 2008

 

                                                                                                          (Al Presidente del PD Romano Prodi, al  Segretario Walter Veltroni, al Vicesegretario Dario Franceschini

Lo sbarramento al 5 per cento è indispensabile

 

L’esperienza italiana in fatto di frazionamento dei partiti ha raggiunto un vertice paradossale, e ha causato una tormentatissima storia di governo dell’Unione, e poi il suo tragico crollo. Che è anche il crollo di un’azione riformatrice che doveva in certa misura affrontare gl’innumerevoli problemi che affliggono la nazione italiana e ne segnano necessariamente il declino.

Se non funziona la pubblica amministrazione, né gli essenziali servizi pubblici, né la classe politica col suo clientelismo e i suoi sprechi, né l’economia delle famiglie per lo scadimento dei salari, né il sistema giudiziario per le sue incredibili lungaggini, e neppure lo smaltimento dei rifiuti in buona parte del paese, e altre innumerevoli cose che l’inchiesta giornalistica scopre di settimana in  settimana, che cosa ci si può attendere se non lo stallo e il declino?

La Germania del dopoguerra ci ha dato l’esempio. Risorta dal nazismo, e col ricordo di Weimar che al nazismo aveva portato, ha eliminato il frazionamento partitico con lo sbarramento al 5% del suffragio elettorale per entrare in parlamento; per cui ha avuto abitualmente tre soli partiti, il socialdemocratico, il democristiano, il liberale. Per la stabilità del governo ha introdotto anche la “sfiducia costruttiva”.

 

Il Movimento pensa che questo sia un punto irrinunciabile della riforma elettorale.

Anche per costringere all’unità la Sinistra, ora divisa in almeno cinque partiti (Rifondazione Comunisti italiani, Sinistra democratica, Verdi, Sdi): un fatto aberrante, se si pensa l’unità è una prerogativa storica della Sinistra e del suo spirito, intaccato poi dalla presenza del Comunismo sovietico e del suo dispotismo.

Altri punti qualificanti, in quanto più corrispondenti alla sovranità popolare, sono il proporzionale e la non-elezione diretta del premier.

Il Movimento confida in una riforma elettorale saggia ed efficace.

Lecce il 30 gennaio 2008

 

 

                                                           (Al Romano Pontefice Benedetto XVI, al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone, al Presidente della CEI Card. Angelo Bagnasco,

                                                             agli Arcivescovi Cardinali Poletto, Ruini, Scola, Tettamanzi, all’Episcopato e alla Chiesa italiana

Sulle difficoltà incontrate dal Papa all’Università di Roma

 

Su questa vicenda si è molto discusso anche a sproposito. In particolare si è parlato d’intolleranza e di rifiuto del dialogo e del confronto, della discussione, da parte di un gruppo di studiosi e da parte del collettivo universitario. Dimenticando, tra l’altro, che l’inaugurazione di un anno accademico è una celebrazione rituale che non lascia posto a dialoghi e discussioni; e che d’altronde il Romano Pontefice non è figura che si sottoponga a dialoghi e discussioni, ma piuttosto annunzia e proclama una presunta verità divina.

Alcuni però, anche se pochi, hanno cercato d’individuare la probabile causa del rifiuto romano. E cioè il risentimento provocato in molti spiriti – in particolare in spiriti dell’intellighenzia e in spiriti giovanili – dalle frequenti interferenze della gerarchia nell’autonomia dello stato italiano. Poiché non si è trattato soltanto – come spesso si dice – di pronunciamenti della gerarchia su questioni emergenti ad istruzione dei fedeli, ma d’interventi su decisioni in corso del Parlamento e del Governo, con minacce per i parlamentari cattolici che avessero preso decisioni difformi; o sui cittadini nell’adempimento di una loro funzione come il referendum.

 

Si è trattato dunque di vere e proprie interferenze nell’attività di uno stato sovrano. Che ledevano quanto pattuito nel nuovo Concordato dell’84: che cioè “Stato e Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti”.

Questo ha provocato un’ondata di risentimento, di giusto anticlericalismo, che ha portato certi gruppi politici a chiedere la denunzia del Concordato, la sospensione dell’otto per mille, il rigore nel pagamento delle tasse. Il rifiuto dell’Università di Roma rientra in questa vicenda.

Gli studenti hanno anche parlato di “contestazione”, ritenendo che anche un Papa, com’essere umano limitato e fragile, possa errare ed essere contestato nell’errore.

Il Movimento pensa che su questa vicenda la gerarchia debba seriamente riflettere; anziché reagire con manifestazioni trionfalistiche come quella indetta dal Card. Ruini.

Lecce, il 21 gennaio 2008

 

                                                                    (Al Segretario del PD Walter Veltroni, al Vicesegretario Dario Franceschini, e p.c. al Premier Romano Prodi e al Ministro D’Alema

L’elezione diretta del premier indebolisce la democrazia

 

In questa fase in cui si prepara una nuova legge elettorale, alcuni propongono l’elezione diretta del premier; e proprio Franceschini lo ha fatto, in polemica con D’Alema. Questa proposta l’aveva già fatta il Centrodestra, ed era comprensibile, data la sua scarsa valenza democratica e la volontà di dominio di Berlusconi.

Ora dev’essere chiaro a tutti che l’elezione diretta del premier indebolisce e anzi rovescia il modello democratico. Nel quale il potere s’incentra nel parlamento, che rappresenta l’intera compagine popolare e la sua sovranità; perciò l’esecutivo deriva il suo potere dal parlamento e sta sotto il suo controllo.

Con l’elezione diretta il premier mutua invece il potere non più dal parlamento ma dal popolo, e si sottrae al parlamento; e anche lo condiziona con la norma antiribaltone o con altro vincolo; e non può essere sfiduciato. E concentra in sé, in una sola persona, un potere eccessivo ed anomalo.

 

I regimi presidenziali – come quello americano, il più antico; o quello francese voluto da De Gaulle – presentano un’anomalia ancora più forte perché l’eccesso di potere in una sola persona è ancora maggiore, e il Parlamento è ancora più debole. De Gaulle gli aveva persino tolto l’attività continuativa, assegnandogli sedute temporanee; e in America la situazione è anche peggio perché le decisioni del Presidente si sottraggono di fatto al parlamento, che non può sfiduciarlo e sostituirlo (a parte il caso gravissimo dell’impeachment); può opporgli una legge, che però ha un iter complesso e su cui il presidente può apporre veto rinviandola; dopo di che ha bisogno dell’assenso dei due terzi. Anche nella disputa quotidiana il presidente ha una presenza continua, mentre quella del parlamento è quasi nulla.

La nostra Costituzione su questo punto segue la linea più corretta e più saggia; che è anche quella prevalente in Europa. Non è giusto che sia intaccata.

Lecce, il 16 gennaio 2008

 

                                                                                                            (Al Sindaco Paolo Perrone, al Vicesindaco Adriana Poli Bortone, all’Assessore al traffico Giuseppe Ripa

Lo spreco degli autobus cittadini

 

Siamo in una fase in cui emergono sempre più i vasti sprechi della politica e della pubblica amministrazione; sprechi che hanno portato il paese ad un enorme debito pubblico, con gravosi interessi, e quindi a forti difficoltà nella spesa pubblica, in particolare nella spesa sociale; e che hanno suscitato nella gente una forte e giusta indignazione.

Gli autobus cittadini ne sono un caso, limitato ma significativo.

Non si riesce a capire come mai circolino in città grandi autobus per poche persone; per lo più tre o quattro; come questi grandi autobus possano arrivare fino a San Cataldo, dove in inverno e nelle stagioni temperate caricano a stento un paio di persone. Ora poi si vuole attrezzare quella che viene pomposamente chiamata “metropolitana di superficie”, con tutta una linea elettrica a coprire la città, coi relativi filobus: una spesa certo non piccola.

 

La nostra proposta:

1. Si faccia una rilevazione seria del reale bisogno, cioè di quante persone frequentano mediamente gli autobus cittadini.

2. Si studino i percorsi più adatti a coprire la città. Si sa che questo è un problema non semplice in tutte le città piccole.

3. Si acquistino dei pulmini nella misura adatta, ad energia elettrica o a metano, i meno inquinanti.

Si avrà allora un servizio di trasporto pubblico razionale, corrispondente al bisogno reale, e non ingombrante per il traffico, già difficile. Il Movimento si augura che la discussione aperta in seno all’amministrazione comunale in queste settimane possa condurre ad una decisione realistica e saggia; anche correggendo decisioni precedenti.

Lecce, il 13 gennaio 2008

 

                               (Al Pres. di Regione Antonio Bassolino, al Pres. di Provincia Riccardo di Palma, al Sindaco Rosa Russo Iervolino, al Segretario del PD Walter Veltroni

Che cosa fa il Centrosinistra a Napoli?

 

È quello che si chiedono i cittadini di tutt’Italia di fronte alla catastrofe dei rifiuti napoletani.

Un sindaco cristiano, che avrebbe dovuto provvedere non solo con retta coscienza ma con sollecitudine fraterna alla città di cui era responsabile. Due presidenti di Sinistra, che avrebbero dovuto provvedere con senso di giustizia e di solidarietà ai bisogni del popolo napoletano e campano. Che cos’hanno fatto in tanti anni?

Se nel 2000 era già conclusa con l’Impregilo la gara d’appalto per la gestione dei rifiuti, con sette impianti di trattamento e due termovalorizzatori da costruire. Mentre si sa che un termovalorizzatore si costruisce in un anno; come è avvenuto in altre regioni, in Emilia, in Lombardia, dove ce ne sono tredici e producono energia per 80.000 famiglie.

Che cosa si è fatto a Napoli in tutti questi anni? se non c’è neppure la raccolta, tanto meno la raccolta differenziata, e tutto il sistema di trattamento e smaltimento, il ciclo virtuoso che valorizza lo scarto umano.

 

C’è l’abbandono di una città già sofferente in una condizione vergognosa, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo e hanno intaccato la dignità di tutti noi, dell’intera nazione. C’è l’incapacità di trattare con la gente, di spiegare alla gente, di trovare con essa – e non contro di essa – le soluzioni più convenienti. C’è la probabile connivenza con la camorra.

Quando si sente alla televisione che ci sono centinaia di operai pagati a non far nulla, per lasciare il lavoro e il profitto ai vari consorzi privati, che cosa si può pensare? che cosa di questi amministratori di un falso cristianesimo, di una Sinistra pervertita e disonesta?

Ma anche i partiti sono responsabili; quelli cui questi amministratori appartengono e che da essi sono stati presentati e sostenuti. I partiti confluiti ora nel PD, il Segretario Veltroni, devono prendersi la loro responsabilità per avere sostenuto queste persone, devono chiamarle al rendiconto.

Lecce, il 7 febbraio 2008

 

                                                              (Al Presidente Giorgio Napolitano, al Premier Romano Prodi e al Ministro Tommaso Padoa Schioppa, al Presidente Fausto Bertinotti

                                                              ai Segretari di CGIL, CISL, UIL Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti

Alitalia non dev’essere venduta

 

Il Governo è ancora in tempo a riparare l’errore che ha commesso, quando, invece di affidare la compagnia aerea di bandiera a un manager di valore affinché la risanasse (come fece la Svizzera con Swissair dopo il fallimento), ha trovato più semplice venderla, alienando così un fondamentale bene della nazione; e lo ha fatto abusivamente, senza un’adeguata concertazione con tutte le forze del paese, senz’ascoltare la volontà popolare; come ha fatto anche per la base americana di Vicenza.

Il Governo si ricordi che è solo un mandatario; che la sovranità risiede nel popolo; che ogni decisione importante deve avere il consenso popolare. Se lo ricordi, se non vuole perdere ulteriormente il già basso consenso.

 

Questa decisione:

1. Intacca la dignità della nazione, che è una delle grandi nazioni europee, accanto a Germania, Inghilterra, Francia, Spagna; nessuna delle quali ha compiuto e compirà mai questa rinunzia; che fa dell’Italia un vassallo della Francia.

2. Ne indebolisce la forza economica, già sofferente, mentre aliena un fondamentale servizio.

3. Ne indebolisce la presenza politica, che alla forza economica è strettamente connessa.

4. Indebolisce il servizio aereo, assoggettandolo agl’interessi francesi. E già lo si vede dall’elisione dello hub di Malpensa, inaccettabile per la forza del traffico del Nord in cui si concentra il meglio dell’industria italiana. Anche la Germania ha due hub, Francoforte e Monaco. Lo hub di Malpensa sarà costretto ad attirare a sé compagnie straniere a tutto danno della nazione.

5. Pone grossi problemi di personale, cioè di disoccupazione e precarietà; come è già avvenuto per altri gruppi stranieri entrati in Italia, a cominciare dalla Thyssen con le acciaierie di Terni e di Torino. Problemi che solo la solidarietà nazionale può risolvere.

Il Sindacato, che non è stato coinvolto in questa decisione, e non la condivide, non deve permettere che si realizzi. Deve intervenire con tutta la sua forza in difesa del lavoro italiano. Deve mostrare quanto sia decisiva la sua forza nelle grandi decisioni che coinvolgono la nazione.

Lecce, il 2 gennaio 2008

 

 

                                                                           (A Lamberto Dini e Natale D’Amico)

 Un invito alla ragione e alla solidarietà

 

L’intera cittadinanza italiana è stupita, e anche indignata, per il comportamento di due parlamentari, uno dei quali è stato anche premier in un momenti difficili e conosce per diretta esperienza le difficoltà del governare.

Indignata perché questi due parlamentari mettono la coalizione di Centrosinistra e l’intera nazione di fronte a un ultimatum: o si realizzeranno – nel tempo di sei mesi – i sette punti del loro programma, o altrimenti essi approfitteranno della risicata maggioranza al Senato per provocare il crollo della maggioranza.

Vediamo questi sette punti, che in buona parte sono tutt’altro che nuovi, in quanto stanno già non solo nel programma ma nell’azione del governo.

1. Riduzione della spesa pubblica. Si  parla dell’uscita anticipata del 5% del pubblico impiego; ma già è in corso il taglio delle spese di governo e parlamento (di tutti quei privilegi che i parlamentari – e quindi anche Dini e D’amico – godono: dallo stipendio mensile di 19.000 euro tutto compreso, al vitalizio, a tutte le gratuità; e le auto blu, e le migliaia di voli di stato), delle moltiplicate commissioni e consulenze, di altre infinite cose.

2. Riduzione del personale politico e amministrativo; in particolare soppressione delle province.

Ma già è prevista anche la riduzione dei membri del governo; come dei membri del parlamento. Solo che per  questo, come per le province, si tratta di riforma costituzionale che richiede due passaggi legislativi con intervallo di tre mesi e maggioranza assoluta nel secondo. I sei mesi prescritti probabilmente non bastano.

Un minimo di ragionevolezza è indispensabile.

3. Riduzione del carico fiscale, già in atto nell’azione di governo.

4. Eliminazione di iniziative fasulle per concentrarsi su strade, ferrovie, porti, aeroporti; specie nel Sud. Benissimo.

5. Valutazione della validità scolastica, un progetto già in corso di attuazione.

6. Riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione dei processi per ferie. Una piccola misura in un campo in cui c’è ben altro da fare, affinché la giustizia cammini a giusta velocità.

7. Eliminazione dell’interferenza dei politici nella sanità. Cui si dovrebbe aggiungere la RAI, gli enti pubblici in genere; si condanni questa forma di clientelismo come reato.

Sui sette punti il Movimento è d’accordo; non però sull’azione dirompente di Dini in una fase difficile, in cui si richiede un alto grado di solidarietà.

Lecce, il 2 gennaio 2008