Superare gli ostacoli

Per procedere alla costruzione di una prospettiva storica di convivenza pacifica tra Europa ed Islàm è necessario fissare concettualmente i significati correnti di Europa e di Islàm, ai diversi livelli, in Europa e nel Mondo Islamico. Se parliamo dal punto di vista islamico si possono considerare tre livelli.

1) l’Islàm come religione, cultura e civiltà; 2) l’Islàm come movimenti islamici; 3) l’Islàm come governi e stati dell’area geo-politica dell’Islàm.

Se parliamo da punto di vista occidentale:

1) Stati e governi; 2) intellettuali; 3) opinione pubblica occidentale.

Rapporto dell’occidente con l’Islàm sotto il profilo delle relazioni tra stati europei e stati dell’area geo-politica dell’Islàm. Non è possibile parlare di un rapporto politico tra Europa ed Islàm, in quanto, attualmente non esiste "lo Stato islamocratico", cioè il "Califfato", le cui strutture politico-giuridico-amministrative sono fissate dal Sublime Corano e dalla Nobile Sunna. Poiché il concetto di stato si può sintetizzare nella formula "organizzazione politico-giuridico-amministrativa sovrana di un popolo su un territorio" dove devono essere compresenti tre elementi: l’elemento territoriale (sede), l’elemento personale (popolo) e l’ordinamento (organizzazione) per dar vita allo stato. Manca agli attuali stati cosiddetti islamici la caratteristica organizzativa dell’ordinamento islamico. Molto importante, per numerose ragioni, è la retrospettiva sul piano culturale dei rapporti tra occidente ed islam.

1) Per questa importanza fondamentale è necessario che la retrospettiva dei rapporti tra occidente ed Islàm sia sottoposta ad una coscienziosa analisi ed un approfondito studio da ambedue le parti.

2) lo studio della retrospettiva culturale deve approdare ad una formulazione seria e profonda della natura, uscendo dalla superficialità, dall’approssimazione e soprattutto dall’influenza, negativa e molto spesso determinante, del fattore emotivo, che ha portato a creare nelle due parti del rapporto sentimenti di avversione reciproca.

3) Una corretta retrospettiva culturale può avere un peso determinante per il cambiamento in positivo del rapporto tra Occidente ed Islàm ed a ciò si può giungere partendo dall’analisi del rapporto attualmente esistente.

1) È necessario uno studio graduale, realizzato con criteri scientifici, per poter arrivare ad una diagnosi obbiettiva, che consenta di prendere le opportune misure dirette a creare i presupposti per uno sviluppo in senso

positivo del rapporto tra le due parti. Lo studioso di queste problematiche deve accingersi al suo lavoro con la mente sgombra da pregiudizi e deve escludere dalla sua indagine ogni valenza emotiva ed irrazionale. La sua posizione non deve aver nulla a che vedere con quella del politico, del giornalista e dell’uomo della strada. Innanzi tutto non è inutile ricordare che ogni rapporto abbisogna per la sua stessa esistenza di due parti e nel nostro caso le parti sono l’Europa e l’Islàm ed in questo breve saggio vogliamo mettere a fuoco due caratteristiche del rapporto, visto dall’Islàm e viste dall’Europa, cioè dei "punti di vista".

QUALE È IL PUNTO DI VISTA DOMINANTE IN OCCIDENTE SUL RAPPORTO EUROPA-ISLAM ?

Il punto di vista dominante in Occidente sul rapporto Europa-Islàm è negativo. Per quali motivi? L’intellettuale occidentale, diciamo l’"opinion maker" che influenza l’opinione pubblica, considera in sé e per sé la "religione" come un impedimento al progresso ed all’evoluzione dell’uomo, in quanto condizionandone il comportamento ne limita la libertà . Quindi, rientrando l’Islàm nella categoria mentale etichettata dal concetto di religione, anche l’Islàm viene considerato negativamente. A ciò si deve aggiungere, ad aggravare la posizione dell’Islàm, che esso non ha avuto dentro di sè dei momenti di rinnovamento per adattarsi alle esigenze dell’epoca moderna e, quindi, è caratterizzato da una arretratezza storica. Ma non basta. L’Islàm è considerato e presentato come un pericolo per l’occidente, la sua civiltà, le sue realizzazioni, specialmente nel campo delle libertà, della democrazia, della costituzione della società sul concetto di cittadinanza e non a base religiosa. Il grido di allarme per la presenza sempre crescente dell’Islàm in Europa è il cavallo di battaglia di certi politici e certi intellettuali, specialmente dopo la fine della guerra fredda e il crollo del muro di Berlino. Lo screditamento dei movimenti islamici nel loro complesso i quali, nella presentazione occidentale, sono il risultato dell’agitazione di gruppi minoritari i quali cercano di conquistare la simpatia ed il consenso delle masse con degli slogan, mentre non hanno progetti economico politico sociale. Per i mass media occidentali questi movimenti strumentalizzano la povertà e la ingiustizia di cui sono vittime le popolazioni della maggior parte degli stati dell’area religioso-culturale islamica per organizzare una opposizione agli attuali regimi di quegli stati, cercando di farli cadere con qualsiasi mezzo, anche la violenza ed il terrorismo, per rompere i legami di dipendenza che questi stati hanno con l’Occidente. Essi, in breve, utilizzano la religione e il sentimento religioso come strumento di lotta politica, la qual cosa è per l’occidente laico un sacrilegio imperdonabile. Le popolazioni del mondo islamico sono viste come arretrate ed irrazionali e, per questo motivo, governate da regimi dittatoriali. Quindi, nell’ottica occidentale, esse hanno bisogno di essere preparate al sistema di governo occidentale per migliorare le loro condizioni. È il mondo islamico ad aver bisogno dell’Occidente! Questa è per sommi capi e nella generalità dei casi la visione che dell’Islàm si ha in occidente.

QUALE È IL PUNTO DI VISTA DOMINANTE NELL’AREA GEOPOLITICA DELL’ISLAM SUL RAPPORTO EUROPA-ISLAM ?

Il punto di vista dominante nell’area geo-politica dell’Islàm sul rapporto Europa-Islàm è negativo. Per quali motivi? Eccone una schematica e riassuntiva elencazione.

1) L’occidente odia l’Islàm e i musulmani da sempre ed il rapporto tra occidente ed Islàm è sempre stato un rapporto conflittuale ed un continua aggressione da parte dell’Occidente, l’ultima edizione del quale, pur essendo "democratica", non perde occasione per intromettersi negli affari interni dei paesi musulmani, al fine di conservare il suo dominio politico ed economico, appoggiando governi che lavorano per la difesa degli interessi occidentali, anche se tali governi sono anti-democratici e dittatoriali. Così l’occidente democratico, nato dalla resistenza delle democrazie alla dittatura nazi-fascista, sostenendo i regimi anti-democratici, si mette contro la resistenza islamica, impedendo dovunque ad essa di giungere al governo, anche quando la via percorsa dai dirigenti dei movimenti islamici di opposizione ai vari regimi autoritari e dittatoriali è la via democratica.

2) L’occidente è visto come una civiltà destinata al fallimento perché è fondata sul materialismo filosofico e pragmatico e sulla laicità. Questo carattere fallimentare della civiltà occidentale e del mondo che di essa vive non permette alcuna valutazione positiva, in quanto, anche se essa ha prodotto all’umanità qualche beneficio, grazie al progresso nel campo della scienza e della tecnica, nella maggior parte degli aspetti della vita umana essa ha prodotto guasti talvolta irreversibili, per cui ad essa non c’è altra alternativa globale che l’Islàm.

3) gli europei vengono visti come individui, che hanno perduto la maggior parte delle caratteristiche dell’uomo, poiché la loro umanità è disintegrata, essendo privilegiato, esclusivamente, l’aspetto materialistico dell’esistenza e limitato, quando non completamente negato, l’aspetto spirituale. Non c’è quindi più speranza non solo per quello che riguarda le popolazioni, ma anche per quanto riguarda gli intellettuali. Essi hanno ridotto l’uomo, sia dal punto di vista filosofico che dal punto di vista pratico, ad un fenomeno puramente animalesco e dalla loro filosofia di vita non c’è possibilità di salvezza se non attraverso la visione islamica del mondo e dell’uomo e la Sciari’ah.

CONFLITTUALITA’ PERMANENTE ED INELUTTABILE ?

Questi, in breve, sono i punti di vista che ognuna delle due parti ha dell’altra, naturalmente nella maggioranza dei casi, poiché ci sono anche numerose e lodevoli eccezioni, che hanno la capacità di distinguere e di non fare d’ogni erba un fascio. Comunque, nonostante le eccezioni, sono queste le tesi portate avanti da una parte e dall’altra, come dimostrano scritti e discorsi da parte occidentale e da parte islamica. La visione dell’altro che ciascuna delle due parti ha e coltiva costituisce la base di comportamenti aggressivi nei confronti dell’altra, per cui il rapporto tra le due parti si svolge in un conflitto permanente nel quale ognuna delle parti cerca di prevalere sull’altra sviluppando progetti di supremazia sia a breve che a lungo termine. Oggi il pendolo si trova dal lato dell’Occidente! Questa situazione è forse positiva per l’umanità presa nella sua globalità? Certamente, a qualcuno questa situazione fa comodo e, certamente, fa comodo soltanto a piccole minoranze, detentrici del potere politico ed economico a livello planetario. Ma all’umanità? Perciò, se è vero come è vero, che questa conflittualità permanente che ha caratterizzato fino ad oggi il rapporto tra cosiddetto Occidente e l’Islàm, ha soltanto causato all’umanità lutti e danni, non è un dovere degli uomini di buona volontà porvi un termine? Oppure questa conflittualità permanente, con le sue conseguenze devastanti, è un destino ineluttabile?

Gli uomini di buona volontà, appartenenti alle due aree culturali, hanno il dovere, ciascuno nella sua area, di mettersi al lavoro con grande impegno per il bene dell’umanità. E la prima cosa da fare è quella di analizzare con grande cura la propria "visione dell’altro"! E ciò poiché un’analisi accurata non potrà avere altro esito ragionevole che l’abbandono di quelle certe posizioni, che stanno alla base dell’avversione reciproca. Soltanto in tal modo l’occidente potrà modificare certi suoi pre-giudizi sull’Islàm ed i musulmani modificare certi loro pre-giudizi sull’occidente. Perchè di pregiudizi si tratta.

C’È UNA VIA D’USCITA? SI! UNA ATTENTA RETROSPETTIVA CULTURALE

Una accurata retrospettiva culturale è probabilmente la via migliore per raggiungere il risultato positivo di una modifica dei termini del rapporto ed in una trasformazione della sua natura da conflittualità permanente a convivenza pacifica. Facciamo a volo d’uccello una retrospettiva culturale sul versante dell’Occidente.

a) il rapporto tra mondo laico e religioso. La repressione condotta dalle strutture ecclesiastiche, che hanno dominato per secoli la vita degli Europei, contro la ricerca scientifica ed il libero pensiero ha avuto come esito la rottura tra cristianesimo e mondo scientifico, il cui giudizio negativo sul cristianesimo diventa la base del processo di secolarizzazione della vita in occidente, che è ancora in atto.

Il giudizio negativo sul Cristianesimo, come conseguenza del giudizio negativo sulla struttura ecclesiastica, che se ne serve come strumento di potere non solo spirituale, ma anche politico, si estende, automaticamente, a tutto il fenomeno religioso e diventa il punto di vista cardine dell’occidente su tutte le religioni. Nonostante il riconoscimento da parte di pensatori occidentali delle differenze fondamentali tra cristianesimo ed Islàm, la mancanza di uno studio approfondito dell’Islàm, anche da parte di certi musulmani, ha portato a costruire immagini dell’Islàm che con l’Islàm non hanno niente a che vedere. Se prendiamo come esempio la laicità dello Stato, che è uno dei risultati dell’esito del conflitto tra scienza e fede (intesa al modo cattolico), per citare una delle acquisizioni del mondo occidentale, vediamo che la Chiesa ha accettato questa realtà ed ha incominciato a collaborare. Questo è un fatto positivo per l’intellettuale occidentale e quindi è visto negativamente la struttura dell’ordinamento islamico che non riconosce la differenza tra religione e politica. Questa differenza diventa un dogma della civiltà occidentale all’interno della quale lo stato ha dovuto lottare per rendersi indipendente dal potere religioso, per arrivare al principio della "libera chiesa, in libero stato"! Ma nell’ordinamento islamico il governante ottiene la legittimazione del suo potere politico dal consenso popolare sulla sua persona, in base alle sue capacità, e non per una investitura divina, tramite l’azione di una organizzazione intermediaria tra l’uomo e Dio, che nell’Islàm non esiste! Nell’Islàm non è mai esistito un conflitto tra scienza e fede ed il politico appartiene, in quanto comportamento umano, alla dimensione del religioso, quindi non è avvenuta la disintegrazione dell’uomo, che ha dato origine alla scissione tra sacro e profano, laico ed ecclesiastico, spirituale e materiale! Quello che in occidente è il risultato di una lotta di emancipazione dal potere della Chiesa, nell’Islàm è un elemento strutturale di base.

b) il timore per le acquisizioni della civiltà occidentale. Molti intellettuali e pensatori occidentali credono, e quindi diffondono, l’idea che l’Islàm sia una minaccia per le acquisizioni della civiltà occidentale, come ad esempio: la libertà personale, la democrazia, l’emancipazione femminile. L’Islàm viene presentato come negatore di questi valori. Questa presentazione non corrisponde a verità. Essa è, invece, strumentale alla conservazione di interessi di dominio politico e di privilegio economico di ristretti circoli di potere! Quindi, le idee dominanti in proposito sono il frutto di una manipolazione delle coscienze attraverso i mass media, che sono o di proprietà oppure al servizio di quelle classi dominanti, i cui intellettuali conoscono molto bene la verità dell’Islàm.

c) le cattive letture. La gran parte dei pensatori e degli intellettuali che studiano il fenomeno islamico in occidente e le relazioni dell’Europa con l’Islàm, giornalisti, sociologi, antropologi, politici hanno una chiave di lettura dell’Islam acquisito dai testi elaborati dall’orientalismo, nei quali vengono esposte dottrine sull’Islàm, che ne danno un’immagine negativa e che sono datate, talvolta, addirittura al medioevo! Esemplari sono le pubblicazioni di testi medioevali, dove l’Islàm viene infamato con le più ignominiose calunnie. Questi testi vengono pubblicati non tanto per fornire documenti storici, ma per influenzare negativamente i lettori nei confronti dell’Islàm. Peraltro, da parte islamica non esistono su certi temi, trattati in occidente, studi di pensatori musulmani, elaborati per il mondo occidentale. È necessario, quindi, che studiosi musulmani si mettano al lavoro e, attraverso analisi impostate con criteri scientifici, facciano chiarezza perché l’occidente modifichi le immagini distorte che stanno alla base della sua avversione globale nei confronti dell’Islàm. Uno di questi temi è quello di "AL-GIHAD", che viene tradotto con l’espressione "GUERRA SANTA". Questo tema non è stato affrontato con l’accuratezza scientifica necessaria a presentarlo nella sua vera immagine e nel suo vero significato in rapporto a tutte le problematiche relative al rapporto tra musulmani e non musulmani.

d) rapporto tra musulmani e non musulmani. I musulmani, nella impostazione dei loro rapporti con i non musulmani, si basano sulla differenza dogmatico-culturale, ritenendo che questo sia l’unico fattore su cui i rapporti debbano essere impostati, a qualsiasi livello e di qualsiasi tipo. Gli Europei postulano che i rapporti tra i governi debbano essere basati sull’interesse, poiché ritengono che l’idea del dialogo tra culture sia impossibile. Un autore francese ha scritto che " quando si pone la cultura alla base dei rapporti invece della politica è inevitabile che sorgano conflitti" A sostegno di questa tesi l’autore porta l’esempio del concetto di "umma" (la comunità islamica mondiale) il cui ordinamento supera i confini ed i poteri dello Stato, per cui l’appartenenza alla umma privilegia i rapporti tra musulmani a scapito del rapporto del musulmano con la patria e del rapporto tra il musulmano e lo stato in cui vive. Questi punti di vista di una parte e dell’altra sono alla base del carattere conflittuale del rapporto tra Islàm ed Occidente, ma sono punti di vista negativi, che sono tali o per ignoranza della realtà o per calcolata malafede. Alle soglie del terzo millennio dell’era cristiana e degli anni venti del quindicesimo secolo dell’Egira è doveroso, in una realtà planetaria, per la quale sta già diventando abusata la definizione di "villaggio globale", propugnare degli studi approfonditi di ciascuna delle due parti sulla realtà dell’altra.

SUGGERIMENTI AGLI STUDIOSI MUSULMANI

(1) La divisione del mondo in due aree ben precise sulla base del valore esclusivo della fede religiosa è stata la conseguenza di una visione limitativa della realtà dell’uomo. Ecco dunque la divisione dogmatica del mondo in Casa della Pace e Casa della guerra, Casa dell’Islàm e casa della miscredenza, Casa del patto e casa della paura, che regola i rapporti inter umani a seconda della appartenenza religiosa delle parti e, quindi, ovviamente, i rapporti dei musulmani con i non musulmani. Questo concetto per la determinazione del comportamento del musulmano nei confronti del non musulmano è sicuramente restrittivo e porta inevitabilmente alla chiusura ed alla conflittualità. Infatti, esso produce un atteggiamento negativo e di sfiducia nella possibilità che da non musulmani possano venire cose buone ed il pensiero che da un non musulmano non possa venire nessun progresso umano. Tale atteggiamento è contrario alla giustizia dell’Islàm. Quando sulla base della fede, considerata come unico metro di valutazione della positività di un rapporto inter-umano, si crea un razzismo religioso ed un complesso di superiorità nei confronti degli altri, che portano all’orgoglio ed al disprezzo, si tiene una linea di condotta contraria allo spirito islamico. Ci sono rapporti inter-umani che possono essere considerati anche fuori dal punto di vista strettamente religioso, come per esempio i rapporti di vicinato, i rapporti di interesse, i rapporti commerciali, i rapporti umani. È quindi da riesaminare alla luce degli insegnamenti del Corano e della Sunna quel pensiero negativo dominante in ambiente islamico che da uno che non sia musulmano non può venire niente di buono, poiché il non musulmano ha perso tutti i valori umani!

2) Il sentimento generale dei musulmani nei confronti dell’Occidente, che deriva dalla storia, la memoria storica, è che lo spirito dell’occidente verso l’Islàm è uno spirito di profonda ed accanita inimicizia, da cui nasce una perdurante aggressione ed un rapporto di inevitabile conflitto! Si porta a sostegno della tesi l’argomento delle Crociate del passato e della politica aggressiva dell’imperialismo militare e culturale dell’occidente nei confronti dei Paesi e delle popolazioni del mondo islamico. Questo sentimento storico, che certamente ha la sua importanza perché non è del tutto infondato, è ormai talmente diffuso che ci sono ben poche speranze nella possibilità di un rapporto diverso (anche, specialmente, perché anche gli occidentali vivono questo sentimento) . Ora, ci si deve chiedere: esiste una via per modificare questo rapporto di conflittualità, che permetta di mettere in archivio il passato remoto e prossimo, in un presente ed in un futuro di convivenza pacifica su questa navicella spaziale che è la nostra terra? In verità, per ogni malattia c’è una medicina, tranne che per la morte e per ogni problema c’è una soluzione. Quindi ci deve per forza essere una soluzione positiva, i cui risultati possano permettere di relegare questa memoria storica in un angolo da cui non sia più in grado di influenzare il presente ed il futuro.

3) La posizione negativa dell’occidente nei confronti dei problemi odierni del mondo islamico ha le caratteristiche della faziosità e dell’ingiustizia. Essa parte, nella maggior parte dei casi, dal pregiudizio del primato della civiltà eurocentrica su tutte le altre culture da cui parte il sentimento europeo dell’investitura divina per civilizzare il mondo con la croce e con la spada o con la falce ed il martello! Per effetto di tale presunzione di sé l’occidente promuove un espansionismo culturale il cui successo è perseguito a spese dell’altra parte, anche a scapito dell’indipendenza e della libertà dei popoli. Una delle regole costanti date da Allàh alle vicende dei popoli è quella dell’alternanza. Però questa alternanza non deve distruggere il principio di giustizia nei rapporti inter-umani, ad ogni livello (individuale, sociale, internazionale.. ), né la posizione vincente deve dar diritto alla distruzione fisica del "nemico". Questa retrospettiva tra l’Occidente ed i Musulmani ha bisogno di essere studiata profondamente, razionalmente, lasciando fuori dal perimetro degli studi il sentimento ed il risentimento.

È necessario, quindi, mettere alla base di prospettive positive per il futuro, le seguenti iniziative:

1) l’iniziativa di ristudiare il pensiero islamico e presentare una visione chiara, fondata sulla Sciari’ah e non sul sentimento, di tutte le tematiche su cui l’Occidente ha pregiudizi e perplessità, come per esempio sul tema del "al-gihàd", della libertà di fede, del rapporto tra islam e politica, della condizione femminile nell’Islàm.. Queste problematiche devono essere studiate con una metodologia scientifica appropriata, tenendo conto delle specificità del pensiero occidentale, possibilmente da musulmani europei, che siano in possesso di scienza islamica e di conoscenza della identità europea, della storia, del pensiero e del modo di vivere degli Europei.

(2) Sforzi devono essere fatti per determinare con chiarezza le basi del rapporto tra musulmani e non-musulmani alla luce della "Sciari’ah", incentrando lo studio di come la Sciari’ah regola il rapporto umano con gli altri. Successivamente bisogna diffondere tra i musulmani i risultati di questa ricerca, perché essi modifichino i loro comportamenti fino a renderli tali da essere in armonia con la sciarì’ah, abbandonando atteggiamenti che si fondano su dichiarazioni giurisprudenziali specifiche il cui valore non avrebbe dovuto essere esteso al di là del caso concreto.

Questi studi sono di fondamentale importanza per impostare la linea di condotta del musulmano in occidente (sia esso immigrato che indigeno) e risolvere i problemi riguardanti la cittadinanza ed i doveri derivanti dalla cittadinanza nella società occidentale.

(3) Dare fondamento coranico alla doverosità di riconoscere il pluralismo ideologico e religioso che sta alla base della società occidentale, come risulta da numerosi versetti del Corano, dove Allàh, sia gloria a Lui l’Altissimo, afferma " che se Egli avesse voluto avrebbe fatto degli uomini comunità unitaria nella dottrina religiosa (e, quindi, per estensione, nella struttura sociale, politica, economica.... ) "! La diversità è un "Sunna" di Allàh nelle sue creature, non solo umane! L’appello all’Islàm (la dà’wah ) deve essere impostato sul principio coranico del rispetto della libertà e delle scelte di chi viene invitato all’Islàm. Il dovere del musulmano è soltanto quello di dare informazioni nel quadro di un regime di pluralismo culturale a cui il musulmano ha il dovere di aprirsi, mentalmente, onde porsi nei rapporti con gli altri in una posizione di accettazione critica del loro pensiero. Dice Allàh, nel Sublime Corano: " vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina, vi abbiamo diviso in popoli e tribù, affinché vi conosciate gli uni gli altri... "Ci sono diversi problemi da affrontare nel compasso di questo tema sia sul rapporto occidente-Islàm sia sul versante occidentale sia sul versante islamico.

(4) L’accettazione del principio dell’alternanza è fondamentale per una soluzione globale a vantaggio dell’intera umanità, quando il principio del rapporto basato sullo scambio di interessi, è inquadrato in un ordinamento mondiale giusto. Un ordinamento nel quale la concorrenza tra comunità e popoli nel campo economico, politico e culturale è fondato su precise basi normative che definiscono i diritti ed i doveri ed impediscono l’ingiustizia.

(5) I musulmani devono abbandonare gli slogans della sfida, che sono improduttivi e controproducenti, in quanto allargano la distanza tra le parti, a tal punto da far pensare che gli agitatori di slogans siano, oggettivamente, al servizio dei nemici dell’Islàm. Gli slogan come "la civiltà occidentale deve essere distrutta! " "l’Islàm è l’alternativa! " hanno effetti psicologici devastanti perché mettono nell’altra parte l’idea dell’esistenza di un duello all’ultimo sangue tra due civiltà... quando addirittura l’esistenza di una sfida della barbarie alla civiltà, con la conseguente reazione violenta e barbarica! Anche se questi slogan non sono del tutto privi di fondamento, è necessario uscire dallo slogan e fare chiarezza con argomentazioni, storico-politiche, filosofiche, economico-giuridiche, sociologiche! Vuole veramente l’Islàm cancellare tutto quello che la civiltà occidentale ha prodotto, oppure soltanto eliminare alcuni aspetti anti-umani di essa per i quali l’Islàm, per il bene dell’umanità ed al servizio dell’uomo, offre l’alternativa ? È qualcosa di più di uno slogan, allo stato attuale della situazione politica internazionale, l’affermazione che l’Islàm è l’alternativa all’occidente, quando non ci sono nell’arena mondiale né uno stato-guida e neppure una società-modello come referenti dell’Islàm? Ed oltre alla mancanza di una realizzazione storico-politica, come punto di riferimento pratico, hanno i musulmani la preparazione dottrinale, spirituale, morale e politica per riuscire a promuovere una vasta diffusione dell’Islàm nella società occidentale?

(6) Ci sono certi episodi e certi comportamenti, che hanno come protagonisti dei militanti di certe organizzazioni presenti nell’area geo-politica del mondo islamico, la cui qualificazione con l’aggettivo

"estremistici" è appropriata. L’estremismo, però, è estraneo alla dottrina ed alla prassi islamica. Qui ci vuole una sincera autocritica e la condanna di quegli atteggiamenti e di quei comportamenti. Essi, infatti, creano avversione all’Islàm nei non musulmani. Ciò avviene perchè quegli atteggiamenti, che non hanno niente a che fare con l’Islàm, vengono presi come pratica dell’Islàm. Fare autocritica e denunciare come estranei all’Islàm certi atteggiamenti e certe azioni, dando ragione e prova dottrinale e storica della loro estraneità all’Islàm è sicuramente un modo costruttivo per porre basi di una certa consistenza al rapporto di reciproca fiducia. Infatti, un’autocritica obbiettiva fa di noi dei sinceri con noi stessi e ci rende credibili.

(7) Infine, per costruire un futuro di pace e di prosperità per le nuove generazioni è necessario affrontare con l’occidente i problemi scottanti che riguardano l’umanità ed i problemi sociali che riguardano ogni creatura umana. Per fare dignitosamente ciò è necessario costruire una intellighentia islamica qualificata, capace di rappresentare l’Islàm nei diversi settori dello scibile umano e nelle diverse sfere di attività. Come? Attraverso associazioni ed enti specializzati nelle problematiche umane e sociali, associazioni ed enti che devono tenersi lontano da ogni colorazione politica e da ogni partigianeria nei problemi che sono presenti a livello mondiale.

Alla luce di queste premesse possiamo concludere che il lavoro islamico in occidente deve partire dalla logica della cittadinanza. Il musulmano deve sentirsi parte della società in cui vive e deve sentire che i problemi della società occidentale sono suoi problemi, per la cui soluzione egli deve offrire il suo contributo. L’orientamento in questa direzione dei musulmani porterà, Allàh volendo, alla possibilità di un dialogo costruttivo con quella parte sana della società occidentale, che avendo capito come stanno le cose, tende all’apertura verso il mondo islamico. La convergenza sull’obbiettivo della convivenza pacifica, nel rispetto del parallelismo delle posizioni delle due parti, potrà avere successo nell’apertura reciproca per arrivare a cose reali.