| Gesù ha dato
una preghiera che tutti i cristiani recitano da sempre e che è chiamata il "Padre nostro". Egli l'ha composta sulla base dell'antica scienza che esisteva
già molto prima di Lui e che era stata tramandata dalla tradizione, scienza che Egli ha
espresso in tale preghiera, della qual è difficile assaporare la profondità.
Un Iniziato procede come la natura. Guardate: la natura è riuscita a riassumere
magnificamente, magistralmente, in un piccolo nocciolo, in un piccolo chicco, in un
piccolissimo seme tutto un albero, con le radici, il tronco, i rami, le foglie, i fiori e
i frutti. Tutta la meraviglia di quell'albero con le sue possibilità di produrre frutti,
di vivere a lungo e di resistere alle intemperie, è celata in un seme che si depone nella
terra. Ebbene, Gesù ha fatto la stessa cosa: tutta la scienza che possedeva l'ha voluta
riassumere nel "Padre nostro", sperando che gli uomini che l'avessero recitato e
meditato, avrebbero deposto nella loro anima il seme di sapienza là contenuto per
innaffiarli, proteggerlo e coltivarlo allo scopo di scoprire quell'immenso albero della
Scienza iniziatica che Gesù ci ha lasciato.
Tutti i cristiani: cattolici, protestanti, e ortodossi, recitano questa preghiera, ma
senza averne mai compreso il senso. Certi la considerano perfino non molto ricca né
eloquente, tanto che ne hanno fabbricate altre impressionanti, poetiche, complete ... e
interminabili! di cui sono molto soddisfatti.
Ma cosa contengono veramente? Ben poco. Cerchiamo ora di capire quale é il significato di
questa preghiera, anche se non è possibile dire tutto, tanto è profonda.
"Padre nostro, che sei nei
cieli." Esiste un creatore, Signore del cielo e
della terra e di tutto l'universo.
E, poiché è detto che è "nei cieli", ciò significa che nello spazio
esistono diversi mondi.
La tradizione giudaica ha dato loro un nome: Kether, Hokmah, Binah, Hesed, Geburah,
Tiferet,
Netzach, Hod, Iesod, e Malkut. Tali mondi sono popolati da una moltitudine di creature,
che sono tutte le gerarchie angeliche degli Angeli fino ai Serafini. In tali cieli (la
Kabbala li chiama le 10 sefirot) dimora quel Dio che Mosè e i Profeti dell'Antico
Testamento hanno descritto come un fuoco divoratore, un despota terribile che non poteva
essere amato e dinanzi al quale bisognava perfino tremare, poiché "il timore del
Signore è l'inizio della saggezza." Poi è venuto Gesù che ci ha presentato Dio
come nostro Padre. Gesù è venuto per sostituire il timore con l'amore. Invece di aver
paura di quel Dio terribile, l'uomo Lo può amare, può rannicchiarsi accanto a Lui come
accanto al padre. L'amore e la tenerezza per il Signore come per un padre, di cui tutti
gli esseri umani sono figli e figlie, è ciò che Gesù ha portato di nuovo. "Padre Nostro che sei nei cieli"... e, se Egli è nei
cieli, ciò significa che pure noi potremo andarci, proprio perché là dove è il padre
un giorno sarà anche il figlio.
In queste parole è nascosta una grande speranza, la speranza di un grande avvenire.
Dio ci ha creati a sua immagine. Essendo Egli nostro Padre e noi i suoi eredi, ci
affiderà dei regni, ci darà dei pianeti da organizzare, ci darà tutto.
"Sia santificato il tuo
nome." Dio ha quindi un nome che si deve
conoscere per poterlo santificare.
I cristiani non hanno mai dato un nome a Dio, ma Lo chiamano semplicemente Dio. Gesù
invece, che era l'erede di una lunga tradizione, sapeva che Dio ha un nome misterioso,
sconosciuto.
Quando, una volta all'anno, il Grande Sacerdote pronunciava tale Nome nel santuario del
Tempio di Gerusalemme, la sua voce doveva essere coperta dal frastuono di strumenti d'ogni
genere: flauti, tamburi, cimbali, per far sì che il popolo riunito dinanzi al Tempio non
lo udisse. Di questo nome che, nell'Antico Testamento, troviamo scritto come Yahvé, o
Jéhova, si sa soltanto che è composto da quattro lettere, Iod Hè Vau He. 
La tradizione Kabbalistica insegna che il nome di Dio è composto da 72 nomi o potenze.
Ma, affinché ciò sia più comprensibile, aggiungerò qualche parola in merito al modo
in cui la Kabbala lo presenta. Ognuna delle lettere dell'alfabeto ebraico ha un numero,
e poiché la
somma delle quattro lettere fa 26. Quando i kabbalisti iscrivono il Nome di Dio n un
triangolo, lo presentano così:

(da ricordare che l'ebraico si legge da destra
verso sinistra)
Oppure in questo modo:

Il nome scritto in questo modo possiede 24 nodi
che rappresentano i 24 Vegliardi di cui parla l'Apocalisse. Da ogni nodo partono 3
fioroni, che fanno in totale 72.
Ora che cosa significa "santificare il nome di Dio"? Non meravigliatevi se,
per chiamare questo punto, comincio facendo appello ai quattro elementi: terra, acqua,
aria e fuoco, mediante i quali il mondo è stato creato. Il nostro corpo, il nostro cuore,
il nostro intelletto, la nostra anima e il nostro spirito hanno un legame con le forze e
le qualità dei quattro elementi. Ad ognuno di loro presiede un Angelo. Ecco perché,
quando un Iniziato vuole purificarsi, chiede all'Angelo della Terra di accogliere le
impurità del suo corpo fisico. All'Angelo dell'Acqua di lavare il suo cuore, All'Angelo
dell'Aria di purificare il suo intelletto e all'Angelo del Fuoco di santificare la sua
anima e il suo spirito. La santificazione è quindi collegata ai livelli più elevati
dell'anima e dello spirito, che corrispondono al mondo del fuoco e della luce. La santità
è sempre accompagnata dal concetto di luce, come lo dimostra l'etimologia della lingua
bulgara. In bulgaro, santo si dice svetia, nome che ha
la stessa radice di svetlina, la luce. Il santo
(svetia) è un essere che possiede la luce (svetlina): tutto è acceso in lui, egli brilla
e irradia. D'altronde, non si rappresentano sempre i santi con in testa un'aureola di
luce? La santità è una qualità di luce, della luce pura che brilla nello spirito.
Solo ciò che è puro può purificare, solo ciò che è santo può santificare. Quindi,
soltanto la luce può santificare, poiché essa stessa è santità.
E' nella gran luce del nostro spirito che dobbiamo santificare il nome di Dio. Il nome
rappresenta, riassume e contiene l'entità che lo porta, e colui che pronuncia il nome di
Dio impregnandosi di santità e di luce è capace di attirarLo, di farLo scendere in ogni
cosa, di santificare tutti gli oggetti, tutte le creature e tutte le esistenze.
Non ci si deve accontentare di andare in chiesa a recitare: "Sia santificato il
nome tuo!" ma bisogna santificarlo veramente in se stessi, per vivere nella gioia
straordinaria di poter finalmente illuminare tutto ciò che sì tocca, e tutto ciò che si
mangia e tutto ciò che si guarda.
Certo che la più grande gioia che esiste al mondo sta nel giungere alla comprensione
di questa pratica quotidiana e, dovunque si vada, benedire, illuminare e santificare. Solo
così si mettono in pratica le regole che Cristo ci ha dato. Ma ripetere: " Sia
santificato il tuo nome" senza dare alcuna impronta alle proprie azioni nell'intento
si santificarlo, significa non avere compreso nulla. Già pronunciando e scrivendo il nome
di Dio, l'uomo si unisce alle forze divine, e può farle scendere fino al piano fisico. Ma
questo lavoro comincia nell'intelletto. Infatti, "Sia santificato il tuo nome"
riguarda lo spirito e il pensiero.
"Venga il tuo
regno
" Ciò significa che
esiste un regno di Dio con le relative leggi, l'organizzazione e l'armonia
La nostra
immaginazione non riesce a percepirlo! Nella nostra vita, in certi momenti, in momenti di
grande spiritualità, possiamo averne colto una visione fuggevole, poiché è unicamente
in quelli stati meravigliosi che si comincia a comprendere ciò che è il regno di Dio.
Altrimenti, se lo si deve pensare secondo l'immagine dei regni terreni, con i loro
disordini, i loro tafferugli e le loro follie!
Comunque, che il Regno di Dio si
instauri sulla terra è possibile, dato che esistono un insegnamento e dei metodi per fare
sì che ciò avvenga. Non basta chiedere. Da duemila anni lo si chiede, ma non avviene
nulla, perché non si fa ciò che è necessario affinché tale richiesta si avveri.
Con la seconda richiesta: "Venga il tuo regno", scendiamo nel mondo del
cuore. Il nome di Dio deve essere santificato nella nostra intelligenza, ma è nel nostro
cuore che il suo Regno deve instaurarsi. Quel regno non è un luogo, ma uno stato
interiore nel quale si riflette tutto ciò che è buono, generoso e disinteressato. Di
tale regno Gesù diceva duemila anni fa: "E' vicino", e per certi era vero, ma
per la maggioranza della gente non è ancora venuto, e non verrà nemmeno entro ventimila
anni se ci si accontenta di esteriormente la sua venuta senza far nulla nel proprio mondo
interiore. In verità, per certi, il Regno di Dio è già venuto; per altri, sta venendo,
e per altri ancora, verrà
ma non si sa quando!
Siamo giunti al terzo auspicio, che è il meno ben compreso e quindi il più
importante. Tutta la Scienza iniziatica vi è condensata: "Sia fatta la tua volontà come in cielo così in
terra." In cielo la volontà di
Dio è sempre eseguita senza obiezione; le creature in alto agiscono in accordo e in
totale armonia col volere di Dio. Per gli esseri umani non è la stessa cosa. Ecco perché
Gesù ha formulato tale richiesta, affinché noi lavoriamo nell'intento di armonizzare la
nostra volontà con la volontà del Cielo. Per esprimere tale concetto, si può ricorrere
a varie immagini: lo specchio che riflette un oggetto, oppure uno degli apparecchi radio
che usiamo. Ogni apparecchio è costruito sulla base di un principio emissivo e di un
principio ricettivo; quest'ultimo deve andare d'accordo, cioè armonizzarsi e adattarsi al
principio emissivo. La stazione emissiva è il Cielo e quella ricettiva è la terra, vale
a dire il piano fisico, che deve sincronizzarsi con le correnti del Cielo, modellarsi
secondo le forme del Cielo, secondo le virtù e le qualità del Cielo,
per poter realizzare quaggiù tutto lo splendore che sta in alto.
Gli esseri umani hanno la missione di lavorare sulla terra per trasformarla in un
giardino colmo di fiori e di frutti, dove Dio verrà ad abitare; ma, invece, che cosa
fanno? Qualcuno dirà: "A me, la terra, lo sapete bene, non dice più
nulla
" Ebbene, è così perché non avete compreso l'Insegnamento del Cristo!
Infatti, è chiaro. Egli dice: "Sia
fatta la tua volontà sulla terra come viene già fatta in Cielo." In Cielo, tutto è già perfetto; è quaggiù che
la situazione è ancora da strutturare.
Si deve quindi scendere, scendere consapevolmente, audacemente, verso la materia per
dominarla, vivificarla e spiritualizzarla, poiché la vita dello Spirito deve realizzarsi
sulla terra in modo così perfetto come in alto.
Spetta a noi che siamo gli operai del Cristo portare avanti questo compito. Non basta
recitare la preghiera, e poi, mediante la vita che si conduce, impedire la realizzazione
di ciò che si chiede.
Spesso si fa come quel tale che dice: "Entrate, entrate!" e intanto vi chiude
la porta in faccia. Si prega, si mormora qualcosa, e poi, di colpo, si chiude la porta.
Com'è possibile essere inconsapevoli fino a questo punto! E poi ci si vanta di essere
cristiani. "Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra": in questa
frase io vedo tutta la magia teurgica. Se il discepolo comprende l'enorme importanza di
questa richiesta di Gesù, se riesce a realizzarla, un giorno diventerà un trasmettitore,
uno specchio del Cielo. Sarà lui stesso un Cielo. Così sta scritto ed è quanto si
attende da noi. La prima richiesta: "Sia santificato il tuo nome" concerne il
nostro pensiero.
Per santificare il nome di Dio si deve studiare, meditare e illuminare la nostra
coscienza. La seconda: "Venga il tuo regno" concerne il nostro cuore, poiché il
Regno di Dio può venire soltanto nei cuori colmi d'amore. La terza domanda che riguarda
la nostra volontà: "Sia fatta
la tua volontà come in cielo così in terra." Sottintende una serie di azioni, di sforzi e di vittorie, che richiedono
energia e tenacia. Ecco perché ci si deve esercitare e seguire dei metodi di lavoro che
ci aiutino a porci in armonia col Cielo, a vibrare in armonia con esso.
Perché cosa credete che assistiamo ogni mattina al levar del sole? Per diventare
simili al sole, affinché la terra, il nostro corpo fisico, acquisisca le qualità del
sole, amandolo e vibrando all'unisono con esso, 'uomo diviene luminoso, amorevole e
vivificante con il sole. Si tratta, quindi, di un metodo per realizzare tale prescrizione:
"Sia fatta la tua volontà come
in cielo così in terra.", ma ve
ne sono molti altri.
Nulla è più importante per l'uomo della volontà di applicarsi per compiere la
volontà di Dio, il vostro essere è impegnato, occupato, chiuso a tutte le altre
influenze, ed è allora che le volontà contrarie che vorrebbero servirsi di voi non lo
potranno fare, ed è così che conserverete, la vostra purezza, la vostra forza e la
vostra libertà.
Se non siete occupati col Signore, siate certi che altri vi occuperanno, e allora
sarete al servizio di tutte le volontà più interessate e più anarchiche, quelle che vi
porteranno alla rovina.
"Padre nostro, che sei nei
cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in
cielo così in terra!"
Tutte queste richieste hanno un significato celato, che può essere scoperto solo da colui
che possiede una comprensione profonda delle cose.
Possiamo considerare questa preghiera una specie di monumento, di testimonianza, sulla
base della quale si devono fare delle ricerche, e vi si scoprirà un insegnamento
nascosto.
"Dacci oggi il nostro pane
quotidiano" . A questo punto
iniziano le richieste che riguardano l'uomo stesso. Le prime tre riguardavano l Signore
(in quanto è sempre dal Signore che si deve incominciare).
Ora l'uomo chiede qualcosa per se, per prima cosa chiede il pane. Perché proprio il
pane? Perché è il simbolo del nutrimento indispensabile per la propria sopravvivenza.
Ma il pane di cui parla Gesù non è soltanto il pane fisico; infatti, nei Vangeli egli
allude spesso al nutrimento più in senso spirituale che fisico.
Per esempio, quando al Diavolo che gli chiede di tramutare le pietre in pane, risponde:
"Non vive l'uomo di solo pane,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio." Oppure, quando dice: "Beati
coloro che hanno fame e sete di giustizia."
Certo, ha moltiplicato cinque pani
e due pesci per nutrire la folla: "Lavorate
non per il nutrimento che perisce, ma per quello che resiste per la vita eterna." Il significato spirituale del nutrimento risulta
ancor più chiaro nell'ultima cena, quando Gesù benedice il pane e il vino e, dandoli ai
suoi discepoli, dice: "Prendete
e mangiate, questo è il mio corpo
prendete e bevete, questo è il mio sangue
Colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna."
E' vero che l'uomo senza il
nutrimento del pane quotidiano, non può vivere, ma è ancor più vero che senza il
nutrimento spirituale l'uomo perisce.
"Perdona le nostre offese,
come noi le perdoniamo a coloro che ci hanno offeso."
La traduzione più esatta del
testo del Vangelo sarebbe piuttosto: "Rimetti
a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori." Ogni trasgressione è, infatti, paragonabile a un
atto di disonestà, per il quale si deve pagare. Per esempio, colui che abusa della
fiducia o dell'amore di un essere, è come un ladro che dovrà rendere in un modo e
nell'altro ciò di cui si è illegittimamente impossessato. Il nostro concetto di karma si
basa sulla verità che si deve ritornare sulla terra per pagare per le trasgressioni
commesse nelle incarnazioni precedenti. Colui che ha pagato tutti i suoi debiti non si
incarna più. Ora, che si dica: "Perdona
le nostre offese" oppure "Rimetti a noi i nostri debiti", il punto essenziale rimane l'idea del perdono.
Per la prima volta nella storia dell'umanità è apparso il concetto di un Dio
misericordioso, di un Dio che perdona.
Gesù precisa però: "Rimetti
a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori." Purtroppo, dato che noi non rimettiamo i debiti, e
dato che non perdoniamo le offese ricevute, il Signore non può rimettere a noi i nostri
debiti .
Egli non perdona le nostre offese. Se vogliamo essere perdonati, dobbiamo prima di
tutto perdonare. Il concetto del perdono è fondamentale nella religione cristiana.
Gesù porta l'insegnamento dell'amore, mentre gli altri fondatori di religioni avevano
messo l'accento piuttosto sulla giustizia, sulla saggezza, il sapere e la potenza.
Certamente mi direte che Buddha ha portato la compassione, ed è vero, ma nessuno ha
mai agito come Gesù, con tanta magnanimità, con tanta chiarezza; in questo caso, Gesù
era veramente eccezionale, ed è per questo che è stato crocifisso.
"Non indurci in tentazione,
ma liberaci dal male
"
Sarete certamente stupiti se vi dico che non sono sicuro che le parole pronunciate da
Gesù siano veramente queste: "Non
indurci in tentazione", e ora vi
spiegherò il perché. Per il momento,
accontentiamoci di constatare che, malgrado questa preghiera, noi tutti siamo
continuamente in preda a tentazioni, che perfino Gesù lo è stato. Nel Vangelo di San
Matteo è detto: «Allora, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esservi tentato
dal Diavolo. » Dato che lo Spirito stesso lo ha condotto nel deserto per esporlo ad una
serie di tentazioni, vuol affermare che tali tentazioni erano necessarie.
Nel deserto, il Diavolo provocò Gesù dicendogli: «Se sei figlio di Dio, ordina a
questa pietra di trasformarsi in pane. » Poi, depostolo sul pinnacolo del tempio, gli
disse: «Se sei figlio di Dio, gettati in basso da qui, poiché sta scritto: «Egli darà ordine ai suoi angeli di guardarti ed
essi ti porteranno sulle mani per paura che il tuo piede urti contro una pietra.» Poi, dopo averlo condotto su un monte elevato, in un istante gli
mise davanti agli occhi tutti i regni della terra, dicendogli: «Ti donerò tutte queste cose se ti prosternerai e mi adorerai.
»
Queste tre proposte fatte a Gesù dal Diavolo
hanno un senso ben preciso. Come vi ho già spiegato, tali proposte riguardano i tre piani
fisico, astrale e mentale. Ma più interessanti ancora sono le risposte date da Gesù
Infatti, esse ci rivelano che per non soccombere alle tentazioni, si deve dare la risposta
giusta, trovare, quindi, gli argomenti adatti da presentare al tentatore.
Quando questo si rende conto che l'uomo gli si oppone con argomenti irrefutabili,
comprende che non lo potrà sedurre e se ne va.
È bene che sappiate che dipende sempre da voi l'accettazione di un'influenza. Nemmeno
gli spiriti infernali possono forzarvi. Naturalmente, se non avete alcuna capacità di
discernimento, se non prendete delle precauzioni» essi possono influenzarvi. Infatti
sanno molto bene che, per condurvi fino sull'orlo del precipizio, devono tentarvi con ogni
genere d'esca, e se abboccate all'amo, vi metteranno nei guai. Dio ha dato loro tale
potere, ma soltanto se voi siete
deboli e se non siete preparati. Quando vi attirano nelle direzioni in cui vogliono
condurvi, mettono in atto dei poteri eccezionali, tanto da ridurvi in polvere, ma i
colpevoli siete voi; loro sono quello che sono, e hanno il permesso di essere dei
tentatori: è il loro compito; ma voi, perché vi comportate in maniera tanto sciocca da
cadere nelle loro trappole? Le forze del male riescono a distruggere l'uomo, in quanto è
lui stesso che ne dà loro la possibilità. Tutto dipende da lui. Se non le lascia entrare
in sé, non possono far nulla. La loro potenza deriva dal fatto che le forze del male
riescono a sedurlo facendogli credere che, accettando questo o quello, sarà più forte,
più ricco e più felice. Se soccombe, possono impadronirsene e distruggerlo. Se, invece,
l'uomo non cede, non potranno far nulla contro di lui. Ecco perché si può affermare che
l'uomo ha gli stessi poteri del Signore, ma soltanto quando si tratta di dire no, di
rifiutare, di opporsi ad un'influenza. Per imporre la propria volontà, per ottenere ciò
che desidera, gli è molto più difficile; le possibilità umane sono molto limitate; ci
vorranno ancora molto tempo e grandi sforzi. Per rifiutare, invece, per dire no, l'uomo è
onnipotente. Perfino l'Inferno non può far nulla contro di lui. Se si lascia influenzare,
ciò significa che gli manca la conoscenza, che non sa dove sta il suo vero potere. In
certi paesi come la Turchia, si pratica una forma di lotta molto originale: gli avversari
sono quasi completamente nudi e la loro pelle e interamente cosparsa dolio. Riesce,
quindi, molto difficile ad ognuno dei partecipanti afferrare l'altro, perché scivola
sotto le sue mani come un'anguilla. Ebbene, si deve fare la stessa cosa nei confronti
degli spiriti negativi. Quando dite no a quegli spiriti, se siete « oleati » non possono
afferrarvi. Se, invece, avvolgete attorno a voi dei fili o delle corde, simbolicamente
parlando, gli spiriti si aggrapperanno a voi e non potrete più liberare. Non vi dovete
quindi lasciar trascinare, ma essere scivolosi, affinché gli indesiderabili non possano
afferrarvi; ed essere scivolosi vuol dire: saper dire di No.
Quando una tentazione vi si presenta, dite a voi stessi: «Naturalmente, è attraente, è allettante, ma non è per me. lo
voglio diventare saggio, un figlio di Dio; non mi lascerò trascinare, ma vincerò questa
tentazione, poiché il più forte sono io.» Non
dovete considerare le tentazioni; come degli inconvenienti, degli ostacoli che si pongono
sul vostro cammino, ma al contrario prenderle come stimoli che vi servono per rinforzarvi.
Un saggio non evita le tentazioni; se le crea egli stesso, consciamente, per imparare a
dominarsi. Colui che fugge le tentazioni finisce alla fine per soccombere. Non è fuggendo
che si risolvono i problemi. Ecco perché vi dicevo che non sono sicuro che Gesù abbia
veramente detto: «Non indurci in
tentazione », poiché, per conoscere veramente le
proprie possibilità e per rinforzarsi, ci si deve esporre alle tentazioni. La tentazione
è come un problema da risolvere, un esame da superare; è un'occasione per mostrare di
che cosa si è capaci. Non si deve chiedere al Signore di risparmiarci le tentazioni, ma
soltanto di aiutarci a non soccombere. Il male esiste, le forze maligne esistono, ed è
inutile supplicare il Signore di annientarle. Non le annienterà. Nell'Apocalisse è detto
che soltanto alla fine dei tempi il Diavolo sarà gettato in una buca, dove sarà avvolto
dalle fiamme e dallo zolfo, ma fino allora dovremo continuare a confrontarci col male,
perciò è meglio imparare a considerarlo nella sua vera dimensione e ad agire di
conseguenza.
Studiamo ora l'ultimo verso: «Poiché
è a Te che appartengono il Regno, la Potenza e la Gloria nei secoli dei secoli.» Per comprendere questa frase, si deve ritornare a quei mondi
dello spazio spirituale di cui vi parlavo all'inizio, mondi che Gesù chiama «i cieli» e
che corrispondono a quelli che la Kabbala chiama sefirot. L'insieme delle dieci sefirot
forma l'Albero sefirotico o l'Albero della Vita. Il nome dogni sefira esprime una
qualità, un attributo di Dio: Kether, la corona; Hokmah, la saggezza; Binah, l'intelligenza; Hesed,
la misericordia; Geburah, la forza; Tiferet, la bellezza; Netzach, la vittoria; Hod,
la gloria; Iesod, il fondamento; Malkut, il regno, che
rispecchia e condensa tutte le altre sefirot. (Vedi schema nella pagina seguente.)
Gesù disse: «Il Regno di Dio è
simile ad un seme di senape. » Il seme rappresenta
sempre un inizio, l'inizio di una pianta, di un albero, ecc...
Ma si deve comprendere che, se sul piano fisico l'inizio è in basso, nel piano
spirituale dove i processi si svolgono all'opposto del piano fisico, l'inizio è in alto.
Ecco perché, mentre sul piano fisico la crescita avviene dal basso all'alto, nel piano
spirituale va dall'alto al basso. Quindi, il seme piantato è la prima sefira, Kether.
Quando il seme germoglia, prima di tutto si divide in due, poi diviene stelo, rami,
foglie, bocciòli, fiori e frutti; infine, a sua volta, dà i semi. Il seme piantato,
Kether, diviene un albero, passando successivamente per tutte le altre sefirot fino a
Malkut. Il frutto maturo, il frutto che dà la vita, la polpa che si mangia, è Iesod che
prepara il seme. Quindi, come vedete, alla fine della crescita, il seme piantato diventa
il seme nel frutto. Malkut, il seme in basso, è identico a Kether, il seme in alto,
poiché l'inizio e la fine delle cose sono sempre identici. Ogni punto di partenza altro
non è che la fine di uno sviluppo anteriore, e ogni risultato il punto di partenza di
un'altra fase di sviluppo. Ogni cosa ha un inizio e una fine, ma non esiste alcun vero
inizio. Ogni causa produce un effetto, effetto che costituisce la causa di un nuovo
effetto. Nella frase: «Poiché è a te che appartengono il Regno, la Potenza e la Gloria
», il Regno, la Potenza e la Gloria corrispondono alle ultime sefirot: Malkut, Iesod e
Hod. Il Regno è Malkut, il Regno di Dio, la realizzazione, ed è là che si trova la
nostra terra.

La Potenza corrisponde ad Iesod, che significa « fondamento », poiché questa alla
purezza che è il vero fondamento dogni cosa. Anche la forza sessuale è collegata a
Iesod, poiché la vera potenza si trova nella forza sessuale. La forza sessuale crea la
vita, ed è pure la forza che, compresa a livelli superiori, è all'origine delle più
grandi realizzazioni. Il pianeta che le corrisponde è la Luna. La Gloria corrisponde a
Hod, la luce che brilla dello splendore di tutte le scienze, di tutta la conoscenza. Il
pianeta è Mercurio.
L'ultima frase del Padre nostro significa quindi: «Poiché è a Te che appartengono i
tre mondi che sono al limite della crescita di Kether in Malkut, mondi che rappresentano
la realizzazione. » Il Regno, la Potenza e la Gloria formano un triangolo che ripete il
triangolo all'inizio: «Sia
santificato il tuo Nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua Volontà. » Il Nome, il Regno e la Volontà sono le sefirot Kether, Hokmah e
Binah. Quindi, al triangolo superiore, Kether, Hokmah e Binah, che rappresenta la
creazione nel mondo invisibile, spirituale, si contrappone il triangolo inferiore, Malkut,
Iesod e Hod, che rappresenta la concretizzazione, la formazione, la realizzazione sul
piano fisico... Poi: «Nei secoli dei
secoli... », formula che corrisponde alla sefira
Netzach, il cui nome significa «eternità ».
A questo punto mi direte: «Ma ora, dove mettiamo le altre sefirot: Tiferet, Geburah e
Hesed? » Potrete scoprirlo voi stessi cercando le corrispondenze secondo i metodi e le
spiegazioni che vi ho già dato. Ma, riprendiamo tutto a partire dal quarto verso: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano. » Il vero pane quotidiano, fonte inesauribile della vita, è la
luce di Tiferet, la sefIra in cui regna il Sole, poiché è dal sole che l'uomo riceve il
nutrimento fisico e spirituale.
«Perdona le nostre offese, come noi le perdoniamo a coloro che ci hanno offeso.»
Questa richiesta corrisponde alla sefira Hesed, alla quale, ci uniamo quando pronunciamo
questa frase.
A Hesed corrisponde il pianeta Giove, simbolo dell'indulgenza e della generosità. Per
perdonare, si deve avere quella fiducia superiore che anima Giove, certi che nessuno ci
può spogliare delle ricchezze che Dio ha preparato per noi. «Non lasciarci vincere dalla tentazione, ma liberaci dal male.» Questo verso rappresenta la sefira Geburah, alla quale
corrisponde il pianeta Marte. Erano gli angeli di Geburah a cacciare Adamo ed Eva dal
Paradiso quando furono
tentati dal Serpente, poiché quegli angeli sono i servitori di Dio che combattono il
male e le impurità. Creando un collegamento con Geburah, l'uomo si rinforza e impara a
resistere al male. Lo schema della pagina seguente vi mostrerà come le sefirot possono
essere raggruppate in triangoli. Il triangolo superiore formato da Kether, Hokmah e Binah
corrisponde al mondo sublime delle emanazioni che la Kabbala chiama Atziluth. Più in
basso, il triangolo rovesciato formato da Tiferet, Hesed e Geburah corrisponde al mondo
della creazione: Beriah.
Ancora più in basso, il triangolo Iesod, Hod e Netzach corrisponde al mondo della
formazione, Ietzirah, e in fondo Malkut di cui vi ho detto che,
includendo tutte le altre sefirot, corrisponde al mondo della realizzazione: Asiah.
Malkut è il Regno, Iesod la Potenza, Hod la Gloria e Netzach l'Eternità. Così, quando
si pronuncia la frase: «Poiché è a Te che appartengono il Regno, la Potenza e la Gloria
nei secoli dei secoli », si crea un legame con le quattro
ultime sefirot dell'Albero della Vita.Cominciate ora a percepire l'immensità di
questa preghiera che Gesù ci ha lasciato, così breve e apparentemente tanto semplice?
L'universo intero vi è contenuto. Quali immensi orizzonti si aprono dinanzi a voi !... Ma
quanto vi ho detto è ancora molto poco; quindi, riflettete, meditate su queste poche
parole, e voi stessi scoprirete delle meraviglie.
Che la luce e la pace siano con voi!

ALBERO DELLA VITA
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