Luglio 2006
Le intercettazioni sono sempre state un importante
strumento d’indagine, ma oggi il malaffare è molto diffuso e, di conseguenza,
anche le intercettazioni.
Il governo Berlusconi ha lasciato un’Italia giù di morale e
di scarsa morale, dove è furbo chi evade le tasse ed è normale chi si
arricchisce senza scrupoli e senza regole, anzi le regole sono considerate un
intralcio.
Le intercettazioni finiscono così sui giornali perché fanno
emergere un mondo senza principi e che offende le persone oneste.
Alcuni le considerano una violazione della privacy, ma chi
non ha nulla da nascondere non ha nulla di cui temere; di certo non interessa a
nessuno la conversazione tra due fidanzati o quella tra due amici che si danno
appuntamento al bar, ad esempio.
Le intercettazioni sono benvenute perché rappresentano un
importante, per non dire l’unico, deterrente al malaffare.
Certo chi teme qualcosa, impara ad essere più prudente ed a
trovare forme alternative di comunicazione, ma non è facile aggirare il Grande
Fratello; di tutto ciò che facciamo c’è traccia, delle e-mail che scriviamo,
delle transazioni commerciali che facciamo, dei posti dove andiamo e che
visitiamo, delle telefonate che facciamo.
Gli abusi di potere sono un tarlo nella vita di una
comunità, ma, in Italia, questo verme sguazza in un legno fertile,
demoralizzando chi corre, lotta, suda e fatica, pagando il prezzo della sua
onestà.
Il governo Berlusconi ha lasciato un Italia depredata, fra
condoni e depenalizzazioni, al punto che basta qualche intercettazione pubblicata
sui giornali a scandalizzare, da una parte, gli onesti e, dall’altra, chi - da
esse - a qualcosa da perdere.
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