UN’INTERESSANTE GALLERIA DI PERSONAGGI E NEFANDEZZE VARIE DELLA RECENTE STORIA ROSSONERA

(BY CASS)

MAURO "DJIALMA" TASSOTTI

Mauro Tassotti, colonna storica di quell’autentica difesa di macellai e vigili urbani, viene convocato, dietro raccomandazione del mafioso Baresi (ne parlo più in là) per i mondiali U.S.A. ’94 (C.T. dell’ItalMilan, Arrigo il pelato); nei quarti di finale con la Spagna, se non erro durante i tempi supplementari (correggetemi pure), Mauro il timido sferra, a palla lontana ed in mondovisione, una terrificante gomitata in pieno viso al malcapitato esterno spagnolo Luis Enrique, rompendogli il naso e riducendolo ad una maschera sanguinante. Il nostro si beccherà 6 giornate di squalifica e dirà addio alla maglia azzurra; un episodio? Forse. Andiamo un po’ più indietro nel tempo: campionato ‘79-’80 (mi ricordo bene?) vinto poi dall’Inter di Bersellini, derby di ritorno. Probabilmente infastidito dal povero Oriali, reo soltanto di aver segnato la rete che poi significherà la vittoria, il Nostro gli rifila una terribile scarpata ad altezza viso che lascerà una cicatrice di 15 punti di sutura, ancor oggi visibile sul collo, segno di evidente riconoscenza. Eh sì, buon sangue non mente.

 

JEAN PIERRE PAPIN

Ci ricordiamo questo personaggio, in fondo minore, non tanto per i suoi gol di culo - famosissimo quello in un derby di Coppa Italia, di fronte ad un esterrefatto Zenga, di tacco "involontario" mentre stava uscendo dall’area di rigore per evitare un cross dal fondo non diretto a lui (derby vinto dal Bilan 3-0) - quanto per le sue dichiarazioni di qualche anno fa, relative alla gioiosa finale di Coppa Campioni persa contro il Marsiglia. Il francese, in un’intervista a testate estere, denuncio’ la presunta vendita della partita da parte di due giocatori rossoneri (toh, ma che strano?) rimasti senza nome; dopo qualche giorno, in seguito alla violenta reazione della stampa di regime, lo stesso ritrattò (che vi fosse implicato anche Dell’Utri in quella storia? Si sa che di messaggi mafiosi se ne intende), ma la vicenda rimase comunque poco chiara. A distanza di tempo capitò di rivedere la registrazione di quella partita e colpì l’attenzione, in particolare, un’azione nei primi minuti di gioco con Massaro e Van Basten lanciati verso la porta avversaria in beata solitudine; Massaro, palla al piede, cosa fa? Comincia ad allargarsi, potrebbe passarla al compagno libero, ma non lo fa, si allarga, si allarga ancora, potrebbe anche tirare, ma non lo fa, Van Basten lo insulta, ma lui si allarga sempre di più, sempre di più, poi tira e sbaglia. E continuerà così per tutta la partita, tanto che mi ricordo ancora i milanisti imprecare verso di lui per la sconfitta. Verificate se non è così. E rifletteteci.

 

FRANCO "PISCININ" BARESI

Si potrebbe scrivere un’enciclopedia; rammento solo qualche episodio per integrare la già sterminata storiografia sull’argomento. Ho già accennato alla raccomandazione in puro stile Democrazia Cristiana (ma Rivera non è dello stesso partito? Ah…, i cosiddetti corsi e ricorsi storici) per Tassotti, che non sarà la sola tuttavia. In occasione del suo primo abbandono della nazionale Baresi II venne intervistato da un lacchè di circostanza sul nome del suo successore. Lo ieratico capitano senza scomporsi estrasse dalla sua gola rauca il nome dell’amico Mauro; cioè uno della sua età, anno più anno meno, per il "futuro" della nazionale. A proposito dei suoi discussi abbandoni della maglia azzurra (qualcuno mi sa dire quanti furono per l’esattezza?), un osservatore interista più vecchio e scafato di me (mio padre), mi disse nell’orecchio: "Fa così per farsi dare più soldi in nero per restare". Che avesse ragione lui? Uno striscione nerazzurro dell’epoca recitava più o meno così: "Baresi, non mollare………….le scorregge".

Ancora: campionato ‘92-’93, Bilan in testa, Inter di Bagnoli seconda ed in grande rimonta. In Inter-Foggia viene espulso De Agostini al posto di Tramezzani; l’Inter protesta, chiede la ripetizione della gara, finita 1-1, con gol del pareggio del Foggia, di tale Roy, di mano. Il tiritera va avanti fino alla fine del campionato, vinto poi dai rossoneri; nel giorno della vittoria Baresi si presenta ai giornalisti e dice: "Adesso che abbiamo la matematica certezza dello Scudetto, che ripetano pure la loro partita!". Quando si dice la sportività! Ma i tifosi nerazzurri in fondo sono buoni e capiscono da dove deriva tutta questa rabbia: Franco ha dei problemi a casa. La moglie Maura lo sta per rendere finalmente padre, ma c’è qualcosa che non quadra. Non si comprendono infatti le repentine e inusitate partenze dalla società rossonera di due colonne quali Gullit e Rijkaard. Il settimanale TV Sorrisi e Canzoni, dissiperà i dubbi, qualche tempo dopo, ritraendo su una copertina di regime la Sacra Famiglia con il nuovo arrivato. Lo Zio del piccolo, Beppe, instancabile martello dell’Inter, non ha mai rilasciato interviste in merito, ma voci incontrollabili narrano di una sua scarsa soddisfazione per i tratti somatici del piccolo Baresi, a parer suo, poco bresciano (ricordiamo che i due fratelli sono nati a Travagliato – BS).

Altra storia, sempre U.S.A. ’94; il nostro si infortuna alla prima partita: menisco partito e addio mondiale, direste voi? Manco per sogno! Baresi recupera miracolosamente, - chissà quali pozioni magiche gli avranno mai dato i sempre corretti medici azzurri (vedasi sull’argomento i mondiali ’82 e la famosa carnitina) - , e rientra in tempo per la finale di Pasadena, con grande gioia del sostituto prescelto, Minotti del Parma, trattato come una pezza da piedi da Sacchi e company. In effetti Baresi fa una grande partita ed un figurone anche in considerazione dell’avversario fortissimo e cioè il peggior Brasile di tutti i tempi, con Mazinho del Lecce fra i titolari ed in difesa Marcio (di nome e di fatto) Santos, ex della Fiorentina, che a Firenze ha fatto più danni di Pacciani, Vanni ecc…ecc…messi insieme. L’Italia in quell’occasione dimostra il calcio champagne di Sacchi, arrivando al tiro - pensate! - per la prima volta al ‘118, con Baggio che sbaglia il gol della vita; Baresi difende alla grande, è vero, ma con la sua difesa "alta" non fa superare alla squadra la meta campo fino al I tempo supplementare arrivando talmente stanco alla fine dei supplementari stessi che ormai dimostra ottant’anni: il suo protagonismo tuttavia non ha fine. Da buon capitano infatti si reca per primo sul dischetto e spara il pallone oltre le tribune del Rose Bowl, avvezze ai calci alti del football americano, ma non così alti. Il pallone finirà poi, secondo fonti rimaste anonime, tra la ventiquattresima e Sunset Boulevard, il celeberrimo Viale del Tramonto.

 

SALVATORE BAGNI

Come commentatore lo conosciamo perfettamente quale pregiatissimo esempio di servile attaccamento alla causa rossoner-televisiva, ma le sue nefandezze in campo fanno pensare a lui come un modello vivente di degrado morale della professione di calciatore, tanto che non a caso egli venne reclutato tra le schiere dei telecronisti di casa mediaset; chiariamo il tutto con un po’ di storia.

Campionato ’87 –’88, il Napoli spadroneggia, con Maradona e soci che rischiano di bissare il successo dell’anno precedente; sembra un campionato già’ finito, ma ecco che la squadra partenopea d’improvviso perde colpi, s’affloscia senza motivo e a tre giornate dalla fine viene sconfitta in casa 2-3 dal Bilan e superata da quest’ultimo che vince poi lo scudetto dopo aver rimontato, nell’era dei due punti a vittoria, ben 7 punti. Moltissime sono le voci a proposito di una forte pressione su squadra e società esercitata dalla camorra nell’intento di far perdere lo scudetto alla squadra del ciuccio, poiché il bis dello Scudetto avrebbe significato una perdita di svariati miliardi per i camorristi, in debito con una miriade di scommettitori clandestini che avevano pronosticato la vittoria del Napoli in cui giocava allora (elementare Watson!) anche Bagni. Fantacalcio?! Se dei legami tra camorra e Maradona è facile parlarne, vedi ad esempio le infinite vicende di cocaina dell’argentino, c’è un fatto verso cui poca attenzione è stata attribuita dai media, ossia la partenza inusitata, a fine anno, di autentiche colonne dell’ossatura di quella squadra; parliamo di piedone Garella, del libero Ferrario, dell’ex laziale, e già condannato nello scandalo scommesse dell’80, Giordano e di, udite udite, Salvatore Bagni, un ex nazionale, non uno qualsiasi. Un caso?! Analizziamo una vicenda ancora più vecchia e che i pochi "vecchi" tifosi genoani che leggeranno queste righe ricordano bene. Stadio di Marassi, un Genoa-Inter dei primi anni ’80 (forse ’83 o ’84, non ricordo bene); le squadre sono sul 2-2 e sembrano avviate verso un pareggio, quando a pochi minuti dalla fine, il nostro Salvatore segna, con grande dispiacere di tutti, avversari e compagni, il gol della vittoria nerazzurra. In campo nessuno lo abbraccia e la stampa sportiva scandalistica racconta di un furioso pestaggio avvenuto negli spogliatoi a fine partita; che non lo avessero avvisato che doveva essere pareggio? Oppure si era giocato la vittoria dell’Inter?

Chi fra i tifosi nerazzurri non si ricorda quell’Inter-Groningen 5-1 di Uefa sul neutro di Bari, nel quale Bagni, al gol della vittoria, corse, invasato come un pazzo drogato, verso la panchina della squadra olandese su cui sedeva Leo Bennakher (si scrive così?) facendogli ripetuti gesti dell’ombrello e sventolandosi l’orecchio come per dire al biondo C.T. "tieni, frocio"???!!!

 

MAURIZIO MOSCA

L’Emilio Fede dei giornalisti sportivi italiani; è innamorato di Berlusconi (non molto corrisposto a dire il vero) da quando quello ha comperato il Bilan e lo ha dimostrato in svariate occasioni. Ricordiamo due episodi su tutti; innanzitutto una famosissima puntata di Mai Dire Gol nella quale la Gialappa’s mise a nudo quanto sopra, registrando e contando tutte le volte in cui il Maurizio nazionale era apparso su programmi sportivi ripetendo la stessa frase "…ma allora ha ragione Berlusconi...". Indimenticabile e, anche se non mi ricordo il numero esatto di "ripetizioni" (avevo girato prima, disgustato!), toccante l’attaccamento del "palloncino" nei confronti dei "piduista", superiore comunque alla media di assensi con la testa fatti in ogni intervista al Cavaliere dall’emblema rossoner-televisivo Carlo Pellegatti (anche questo ampiamente illustrato dalla Gialppa’s). D’altronde nei suoi trascorsi Mediaset ricordiamo Mosca per l’arcinoto e arciodiato "Appello del Martedì", programma fortunatamente scomparso in fretta dal palinsesto di Italia 1; era, questo, il programma che più di ogni altro esaltava le vittorie, i successi e le prodezze del Bilan dell’era Capello, un esempio fulgente e radioso della supponenza e dell’arroganza del regime calcistico instaurato dall’avvento di Berlusconi. Ogni occasione era buona per il nostro Maurizio per parlar bene del Bilan e male degli altri, in un crescendo servile di compiacimento e leccaculismo. Ricordo una puntata dedicata, ad esempio, a quanto era deficiente il povero Corrado Orrico, (uno che se avesse avuto altri tipi di appoggi dai giornalisti e sponsor occulti dalla sua parte, probabilmente avrebbe avuto diversa sorte), puntata che scandalizzò, per l’evidente e solare imparzialità, addirittura uno degli uomini simbolo della galassia Berlusconi, Giuliano Ferrara, che ai ripetuti giudizi sarcastici degli infami presenti in studio disse: "Si, io ho capito: siete tutti milanisti sfegatati ed odiate l’Inter" (e per una volta sarebbe venuta voglia di stringergli la mano). Ed ancora chi non se lo ricorda (sempre il Mosca), a Domenica In, quando, ipnotizzato (?!?!?!?!?) da Giucas Casella, alla domanda di questo "che cosa vorresti ti accadesse di bello in futuro" rispose: "Fare la pace con Berlusconi"? Tenero, l’orsetto!!! Ci mettemmo tutti a piangere, neanche fossero a Stranamore.

Una piccola curiosità a proposito dell’Appello; il programma consacrò al grande pubblico un altro personaggio, uno dei tifosi più odiati dall’intera Italia, lo Juventino Gianpiero Mughini, "il viscido aristocratico". Questi comparve dal nulla (lo conoscevano forse i sessantottini, poiché ex di LOTTA CONTINUA) e ancora tutti si chiedono quali credenziali potesse aver mai avuto costui. Avvocato è avvocato, ma ce ne sono tanti in Italia; perché proprio lui?? Un tifoso illustre??? Idem, ce ne sono tanti! Perché? Perché era l’uomo di Mosca. In senso carnale. Pensateci bene: collaborano per diverso tempo a stretto contatto, gomito a gomito, sono sempre insieme, lavorando, denigrando, supponendo, irridendo. Poi improvvisamente il Mughini scompare, per riapparire in tempi più recenti come opinionista a Pressing, mentre Mosca dopo la rottura con la fininvest telepredica in tv locali e da Biscardi (lo Schillaci della TV italica). Tanto amici erano prima quanto adesso nei vari programmi sportivi non si sfiorano mai, neanche per sbaglio. (I due però si ritrovano clamorosamente a Controcampo la sera del 10/06/2001: un errore di programmazione o un amore che ritorna?) D’altronde, e mi sforzo nuovamente con la memoria, Mosca litigò terribilmente con Piccinini (the master of pompins), per una battuta innocente, fatta da quest’ultimo in un programma che purtroppo non ricordo, ma a suo tempo mostrata ed irrisa dalla già citata Gialappa’s. Rimembriamo vagamente. Mosca stava illustrando i suoi gusti calcistici in tema di allenatori; mentre decantava le lodi di non so quale mister e del suo gioco (forse Sacchi), se ne esce con l’infelice frase "Personalmente io preferisco ….. (nome allenatore)". Al subdolo Piccinini non par vero di poter pigliare in giro il moscone nazionale e gli risponde: "Bé, Maurizio, se permetti, io preferisco una bella donna!". Gelo nello studio fra chi conosce Mosca; risate di circostanza degli altri. Maurizio diventa paonazzo, inizia a sbuffare vapore dalle orecchie e rabbioso d’ira si mette a ringhiare: "Tu non ti devi permettere,…..ma che battute stupide fai,……proprio tu Sandro,….che cosa c’entra questo" e continua, sempre più adirato e collerico, tra lo sbigottimento e l’incomprensione generale "…ma cosa c’entra questo!!!!", il tutto con la sua vocina rauca che tante volte abbiamo sentito dibattere al processo. Ché finalmente si sia trovata una degna spiegazione al perché di tanta ira?

 

JO SQUILLO

Perché? E soprattutto chi cazzo è? Una cantante? Ma dai, siamo seri per favore! Mi vien da ridere solo al ricordo……. "siamo donne oltre le gambe c’è di più"…..il punto più basso della storia della canzone italiana. Una showgirl?!? Alta un metro e dieci e con il naso a veliero?!? Una presentatrice? Si, forse per qualche serata di beneficenza…….beneficenza per lei, poveretta!

No, è solo un’incapace fallita milanista. Il milanista vero lo è dalla nascita, e lo rispettiamo, pur odiandolo; lei invece, anche se magari anch’ella milanista dalla nascita, è una parvenue dell’era Berlusconi. Impossibilitata ad emergere in qualsiasi campo artistico e dello spettacolo per la sua inettitudine e mediocrità, la soggetta in esame, sparita totalmente da ogni apparizione televisiva, non trova di meglio che farsi vedere in tv in occasione delle vittorie rossonere, generalmente insieme ad una cerchia di amici dalla stessa fede ma sicuramente più conosciuti e inseriti nel jet-set dello spettacolo (quel jet-set che tu, cara la mia Jo, povera meretrice senza arte né parte, non raggiungerai mai, nonostante il tuo lascivo strusciarti sotto le tavole alla ricerca di qualcosa di succulento da addomesticare!!). Insieme a costoro (i vari Abatantuono, Ugo Conti, Mauro Di Francesco - ma pensa te, con che coraggio ‘sto sfigato cinematografico! - e le varie Katia Noventa, ex pompinaia di Berlusconi P., Natalia Estrada, attuale pompinaia dello stesso, Daniela Rosati, ex pompinaia di Galliani (che tristezza, sigh!) ecc… ecc… viene generalmente ripresa dalle tv mediaset mentre festeggia, gozzoviglia, brinda alle vittorie del Bilan in qualche ristorante trendy di Milano.

Come interista non dimenticherò mai la sera dell’ultimo scandaloso scudetto del Milan (’99), quando la vacca, all’interno di un locale, si rivolse alle telecamere, di Italia 1 ovviamente, con la frase: "Volevo dire una cosa agli interisti,….all’Inter,……grazie di esistere,… grazie tante".

Io rosicai, così come tanti altri che videro….ma la troia si ricordi delle sue origini latrinesche e rammenti che ovunque andrà, dovunque si esibirà (ma chi pagherebbe mai per vedere un suo spettacolo?!), ci sarà sempre qualcuno dei nostri a ricordagli cosa è lei in realtà: una fallita!! E allora, avete vinto il Derby 6-0?!? Sei andata a festeggiare ancora al ristorantino??!! Senti un po’ ma è ancora lo stesso di quando andavate, da giovani, dopo la partita "DI CAMPIONATO" contro la Cavese?!!?! Taci stolta!!!! E sposati un "cuménda" con un po’ di grana, ché fai pena, FALLITA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

SANDRO PICCININI

(the master of pompins)

Il big jim della televisione italiana (per via della pettinatura oscena); odiatissimo da tanti, colleghi, tifosi, sportivi in genere, ha fatto del servilismo al Berlusca la sua ragione esistenziale. Bando alle ciance, un episodio subito: Bordeaux-Milan (’96), semifinale di Coppa Uefa (ma come, non è una coppa del nonno?! Non è una coppa da Inter!? E la volevano pure vincere! Io penso che se l’avessero vinta, avrebbero sicuramente detto che quella sì che è un vero trofeo e non la Champions League!). Il Bilan forte del 2-0 dell’andata si presenta senza particolari patemi in Francia, convinto del passaggio del turno; invece accade l’irreparabile agli occhi del nostro Piccinini, che commenta la gara, su Rete 4. Il Milan infatti becca clamorosamente tre gol e va a casa e la telecronaca del secondo tempo del ns. personaggio è una delle più vergognose della storia della stampa sportiva; Piccinini per 45 min. va avanti a ripetere: "Impossibile,…..incredibile,…..inimmaginabile,….stiamo assistendo a qualcosa che non si poteva nemmeno prevedere,……..impossibile,….non ci si può ancora credere……!!!!!!!!!!!!!" E suvvia, Piccinì, hanno perso e basta, dai! Se sono più forti sono più forti, smettila un po’! Non fare i capricci, se no poi papà De Luca ti sculaccia! Che tristezza vedere un uomo ridursi così.

I tifosi della Roma (e non solo quelli) ricorderanno invece una semifinale di ritorno di Coppa Italia a San Siro (’92 o ’93, in pieno regime quindi), persa per 1-0 ma che comunque aveva garantito alla squadra capitolina il passaggio alla finale (andata 2-0); la telecronaca di quella partita venne trasmessa dalle reti Mediaset ed affidata al sapiente commento del ns. eroe. A fine partita il centralino dell’emittente venne letteralmente preso d’assalto dalle centinaia di telefonate di protesta di tifosi di tutti i colori e di tutte le parti d’Italia per la sfrontatezza del commento del Piccinini dichiaratamente pro-Milan. Il direttore della testata giornalistica De Luca, qualche giorno dopo, per smorzare le polemiche suscitate anche dalla carta stampata anti-regime (ed il Berlusca non era ancora in politica), mostrò gli spezzoni incriminati della telecronaca cercando di dimostrare l’infondatezza delle accuse di parzialità; purtroppo per lui non convinse nessuno.

Ma Piccinini restò, resta e resterà ancora lì per molto; da questo punto di vista è un maestro!

 

GIANLUIGI LENTINI

Un giocatore dalle buone qualità, ma un tamarro orribile a vedersi; viene acquistato da Berlusconi per l’allora enorme cifra di 25 miliardi, non tanto per ampliare l’organico rossonero ma per fare un dispetto alla Juve che seguiva da tempo il giocatore; l’operazione è resa possibile da uno dei tanti presidenti del Torino socialisti, amici di Craxi (non ricordo bene se si trattasse di Calleri o Goveani), persone che hanno contribuito in maniera decisiva alle recenti disavventure granata; questo fatto susciterà poi l’attenzione dei magistrati sugli affari del Milan. Lentini è un pacco terrificante! Al secondo anno di Bilan, conclusa la sua prima, buona, stagione, di ritorno da Genova dopo un torneo precampionato, Gigi, alla guida della sua Porsche, si schianta in autostrada a causa dell’eccessiva velocità e per via del fatto che aveva montato il ruotino di scorta. Ma perché tutta ‘sta fretta?! Per vedersi con l’ex moglie di Schillaci, Rita, che aveva una storia con lui, la quale pensa bene di rivelare la tresca amorosa l’indomani in un intervista fattale all’ospedale presso cui si era precipitata, dopo aver saputo dell’evento. I famigliari di Lentini non gradirono. I telegiornali di casa Fininvest l’indomani aprirono con la notizia dell’incidente in prima pagina; erano preoccupati, giustamente! No, non per le condizioni del giocatore, ma per sapere se il loro capo aveva buttato via 25 miliardi per niente. Il tempo mostrò loro l’amara verità.

 

ARRIGO SACCHI

Fare qui dell’ironia ci pare superfluo. Di lui si è detto: "E’ l’unico allenatore al mondo che nel post-partita dice ai giornalisti, ho vinto, abbiamo pareggiato, hanno perso". In principio ha un culo della Madonna e talmente bene gli vanno le cose, vedi ad esempio la nebbia di Belgrado, che Gene Gnocchi gli dedicherà il volumetto "Il culo di Sacchi" (ed. Baldini e Castoldi). Dalla notte di Marsiglia in poi però le cose cambiano sensibilmente per lui; intanto la sua nazionale è la più odiata a memoria d’uomo, neanche ci giocassero dei pregiudicati. E’ questo l’esempio più illuminante di quanta arroganza abbia seminato in quegli anni il Vate (ma qualche maligno ventila il "Vater") di Fusignano; inoltre i suoi risultati sono molto, molto contraddittori. Arriva in finale di USA ’94 in pratica grazie a Baggio ed ad un rimpallo vinto dal terzino Mussi ad 1 minuto dalla fine dell’orribile partita (probabilmente peggiore di Italia-Corea del’66) con la Nigeria. Agli Europei due anni dopo esce al primo turno, eliminato dalla sua cervellotica ostinazione per il turnover; qualsiasi altro allenatore, di qualsiasi squadra, di qualsiasi paese del mondo, si sarebbe a quel punto dimesso o sarebbe stato cacciato. LUI NO! Il messia non si tocca né permette che lo si possa infangare. Libera tuttavia poco dopo la panchina azzurra dalla sua ingombrante presenza per tornare da dove era venuto, al Bilan. Ove stavolta però fallisce. Il resto è storia triste. Come commentatore televisivo ha la vista, oltre che la memoria, molto corta; non molto tempo fa l’ho sentito rampognare, via Mediaset, i giocatori dell’Inter perché a suo dire, non bisogna esagerare nelle proteste per gli errori arbitrali. Lui parla (!), che a Verona nel ’90 si fece cacciare insieme a Van Basten, Tassotti e Rijkaard per gli errori (!?!?!?!?!?!) di Lo Bello. Esaurito! E completamente!

 

CARLO ANCELOTTI

Un killer di professione, un ammazzagiocatori, uno spaccagambe; questi forse gli aggettivi più azzeccati per il cicciobello di Reggiolo. Al Bilan interpretò il calcio totale di Sacchi in maniera esemplare, tirando mazzate a destra e a manca a chi capitava dalla sue parti, restando tuttavia pressochè impunito a lungo. Insieme a Rijkaard, il lama, (ricordate lo sputo a Voeller ad Italia ’90? Che gesto signorile!) formò una diga invalicabile. Sotto la sua ala protettrice crebbe in cattiveria e scorrettezza il suo sostituto al Milan ed in Nazionale, l’imberbe Demetrio Albertini, il giocatore più sopravvalutato degli ultimi 2000 anni (il numero 4 azzurro viene infatti tramandato, per diritto divino, tra rossoneri). La prima di Sacchi in Nazionale fu un pareggio a Genova contro non mi ricordo chi; Arrigo affidò ad Ancelotti il compito di chioccia del gruppo. Carletto quella sera riuscì a fare un fallo anche con un colpo di culo; no, non di fortuna, culo qui è inteso come parte del corpo. Vero, eh! Tutto vero.

 

CRISTIAN PANUCCI

Ovvero quando uno è attaccato alla maglia! Milan-Genoa campionato ‘91-’92; Cristian è una giovane rivelazione dei rossoblù, ma già tanti lo danno a fine anno partente proprio per la corte del diavolo. In partita commette un fallo da rigore inesistente su Gullit che cercando il dribbling si getta platealmente in terra; l’arbitro abbocca, il Bilan vince 3-1 ed a fine partita Panucci dichiara di fronte agli increduli moviolisti di tutta Italia che il rigore era giustissimo, che lui aveva agganciato Gullit, che non c’era alcun dubbio. Quando uno vuole il Milan passa sopra a qualsiasi cosa. In rossonero perde subito questa strana umiltà divenendo in breve tempo uno dei più odiati ed arroganti giocatori mai approdati sull’altra sponda del naviglio (un’immagine su tutti è il festeggiamento della coppa campioni con bandana e panatloncini osè, in antitesi al sobrio stile milan, fatto questo "stranamente" non sottolineato dalla stampa benpensante). All’Inter ovviamente non farà altro che rompere i coglioni.

 

KAKHA KALAZDE

Ma io dico, Santo Dio, ma come si fa a fare giocare uno a cui hanno sequestrato il fratello chiedendogli un riscatto milionario! Bisogna avere proprio uno stronzo al posto del cuore! E poi andare in televisione e dire: "Kaladze è stato espulso immeritatamente! L’arbitro doveva tenere conto del suo stato mentale!". Ma vergognatevi! D’altra parte lo stile è quello del berlusca, uno che prima di rinnovare il contratto ad un mito come Raimondo Vianello gli fa fare la visita medica per vedere se è totalmente sano (è un’affermazione riportata dallo stesso Vianello).