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CONCETTA GIARDINA, una donna contro il fascismo

Proseguendo il mio lavoro di ricerca sull’antifascismo a Cefalù, vorrei ricordare una donna cefaludese che tenne testa all’arroganza fascista, rischiando la perdita del posto di lavoro e anche più gravi rappresaglie: Concetta Giardina, maestra elementare, sorella del dottor Giuseppe Giardina, figura mitica per Cefalù per la sua umanità e per essere stato per tanti anni sindaco della cittadina.

Nel 1925 durante una visita delle autorità alla Scuola, con l’importante presenza del Sottoprefetto, Concetta Giardina protestò per la propaganda fascista che le autorità effettuavano nella scuola, affermando che questa doveva essere al di sopra di ogni ideologia, e rivolse delle frasi di critica al Sottoprefetto.
Inoltre, unica tra le insegnanti, rifiutò la tessera del sindacato fascista. Questa semplice affermazione delle proprie opinioni era considerata un atto sovversivo che esponeva al più vile dei ricatti: salvaguardare il posto di lavoro, cioè “il pane”, accettando l’iscrizione, o rischiare di essere puniti secondo l’arbitrio della autorità.
Il grave episodio di cui Concetta Giardina fu vittima è raccontato nella corrispondenza personale del sindaco Giuseppe Giardina (v. “Giuseppe Giardina, Significato di un impegno”, di Nicola Imbraguglio e G. Orlando).
Una prima lettera scritta a Giuseppe Giardina dalla madre Maria ricollega il fatto a una sorta di “punizione” per un articolo apparso nel giornale “L’Idea”, che usciva in quegli anni a Cefalù portando avanti le sue idee di ripudio del fascismo, e del cui gruppo propulsore Giuseppe Giardina faceva parte.
“L’articolo dell’Idea ha cominciato a fare il suo effetto…Ieri sera l’Assessore alla P.I. ha fatto chiamare in direzione tua sorella e le ha addossato la colpa di aver tolto un distintivo fascista a una donna cattolica. Poi le hanno detto di aver chiamato “criminale” il sottoprefetto. Concettina ha ribadito che la Scuola è al di sopra di ogni partito, poi, senza esitazione, ha rifiutato di firmare il foglio di adesione al sindacato fascista.[….] Tu guardati le spalle, non rincasare tardi la sera perché non sappiamo come sfogheranno la loro ira. Si dice che il sottoprefetto farà arrivare a Cefalù militi fascisti…”(Cefalù 16-5-1925)
Il sacerdote Giuseppe Misuraca, amico di famiglia e fondatore con Giuseppe Giardina della locale Azione Cattolica, chiarisce meglio, qualche giorno dopo, la situazione: il giornale di regime “Era Nuova” minaccia senza mezzi termini i “dissidenti”. “Vengono fatte minacce a Vincenzo Messina e a tua sorella perché non sono ligi alle loro pretese, e senza misteri si parla di rappresaglie e di…pane.”. Infatti se una prima proposta era la sospensione per dieci giorni, una seconda era quella di togliere il posto alla maestra ribelle. La parole del giornale “Era Nuova” suscitano ancor oggi indignazione per la loro arroganza: “Al sindacato hanno aderito tutte le insegnanti, eccetto una con la giustificazione che lo statuto della sezione Donne Cattoliche vieta di far parte di associazioni politiche….Ma se poi costei tra due o quindici giorni, per paura di rappresaglie o per timor di pane, venisse a più miti consigli….dovremmo farle comprendere che il campo in cui si è arruolata è campo nemico, e qui cade bene la massima socratica: fare il massimo male ai nemici”. “Si tratta”, conclude Giuseppe Misuraca, “ di assediare per fame”. Agli oppositori, secondo il Misuraca, giungeva la solidarietà di “una persona importante”(il Vescovo Pulvirenti), che affermava: “Finchè avremo un pezzo di pane lo divideremo con i perseguitati”.
Concetta Giardina, che poi subì la “censura” da parte della Giunta Municipale di Cefalù, descrive il suo stato d’animo al fratello con forza e serenità:
“L’inchiesta fattami l’hanno voluta per iscritto. E temo che si farà anche un’inchiesta per “L’Idea”. [….] E’ questa una prova con cui il Signore vuol vagliare i suoi. Coraggio. Siamo prudenti, finchè prudenza non è viltà. Io sono decisa a dominarmi finchè ciò non potrà nuocere alla mia coscienza di cristiana. Ma il giorno in cui dovessi essere messa alle strette parlerei con la più ferma franchezza, avvenga quel che avvenga.”
Parole che ci consegnano il ritratto di una donna coraggiosa e volitiva, pronta a difendere le sue idee senza uniformarsi agli altri.

Angela Diana Di Francesca

per la pubblicazione sul web e in cartaceo citare la fonte, grazie