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Caffaro, diossine,
PCB Il 13 agosto del 2001 “ La popolazione inquinata si costituisce in Comitato popolare contro l’inquinamento zona Caffaro, assistito da un Comitato tecnico scientifico indipendente, che si riunisce a Brescia il 18 dicembre 2001. D’altro canto il Comitato popolare, dopo aver organizzato diverse assemblee della popolazione interessata, molto partecipate, diffonde il 18 aprile 2002 un opuscolo informativo per i cittadini. I primi risultati delle indagini dell’Arpa sui terreni e delle analisi dell’Asl sugli alimenti e sul sangue umano non solo confermano la gravità dell’inquinamento, ma evidenziano come questo sia superiore a quanto paventato dallo stesso Comitato popolare (Caffaro2002). Le indagini, man mano che proseguono, rilevano che, ancor
più importante dell’inquinamento da PCB, risulta la contaminazione da diossine
(Caffaro2003) e che questa interessa un’area sempre più vasta
che sostanzialmente coincide con il cosiddetto cono o pera Caffaro (ConoCaffaro.pdf): cioè
quella porzione di città a forma triangolare, con al vertice a nord Vanno segnalati anche alcuni studi e convegni realizzati sul “caso Caffaro”. Nel 2003 viene discussa una tesi di laurea all’università di Tampere in Finlandia su come il contesto ambientale ha vissuto il problema. Il 2 e 3 aprile 2004 il Comune di Brescia promuove un convegno internazionale nel quale il Comitato popolare presenta un proprio intervento critico (CaffaroIntervento.pdf). Infine il 9 giungo 2007, su iniziativa di Medicina Democratica, si realizza un convegno a Brescia in cui tra l’altro si fa il punto sulla situazione alla luce dei nuovi dati dell’Arpa sull’estensione dell’inquinamento in particolare dei terreni agricoli e della falda, e delle notizie trapelate relative alla contaminazione da diossine del sangue dei bresciani (Caffaro2007). Purtroppo, anche in questa vicenda, accanto ad un lavoro lodevole svolto sia dall’Arpa (soprattutto nei primi anni), che dall’Istituto superiore di sanità ed in parte dall’Asl, non sono mancate parole in libertà, tese maldestramente a rassicurare la popolazione che non vi era nessun problema (Caffaroparolefamose). La vicenda, è ovviamente, tutt’altro che conclusa, essendo del tutto aperto il problema complesso e costosissimo della bonifica. Tuttavia si può dire che, in questo caso, l’ambientalismo indipendente ha ottenuto risultati di assoluto rilievo, innanzitutto nel far emergere un disastroso inquinamento ambientale per decenni occultato ed in secondo luogo, ma primo per importanza, nel tutelare le popolazioni inquinate, interrompendo una grave esposizione al rischio per la loro salute. |