Claudio Tognonato, "il manifesto", 29 novembre 2012
ARGENTINA. Riemerge lo spettro del default. Per un Paese, il primo
e l'unico al mondo dove il crollo del debito sovrano sotto i colpi della
finanza mondiale, ha visto una risposta positiva del nuovo governo che,
rinegoziando il debito, ha superato la crisi.
Le previsioni dicono che il 15 dicembre una tempesta finanziaria
si abbatterà sull'Argentina da cui ne potrebbe risultare un default
tecnico del paese.
Non è facile capire come sia possibile che una delle economie
emergenti, con una crescita media del Prodotto interno lordo del 8% nell'ultimo
decennio possa all'improvviso ricadere in fallimento. Invece il rischio
esiste e il nemico si chiama fondi avvoltoio.
La sentenza di Thomas Griesa, giudice di New York, riporta l'Argentina sotto la stretta della speculazione finanziaria.
La sovranità nel mondo globale
Il confronto è tra la legittimità dello Stato nazione
e i diritti dei fondi avvoltoio che, attraverso un tribunale di New York,
chiedono il pagamento di titoli scaduti. Quali titoli? Quelli di coloro
che non sono entrati nel concordato fallimentare per la ristrutturazione
del debito. Dopo il fallimento del 2001, l'Argentina, alla fine di un lungo
processo, si è accordata con i bonisti per ristrutturare il debito,
con la conseguente cessazione del fallimento. Gli argentini che avevano
depositi bancari in dollari, praticamente tutti, si sono trovati pesos
al posto dei dollari, quindi hanno perso 2/3 dei loro risparmi perché
il cambio col dollaro da 1peso=1U$A il giorno dopo fu di 3pesos=1U$A. Sembra
una misura suicida e lo è stato per il governo De la Rua, ma perché
è stata presa? Senza altre possibilità, il governo aveva
sequestrato i dollari dai conti correnti privati per pagare una tranche
del debito estero in scadenza.
Fu crisi politica, caduta del governo, occupazione del parlamento,
attacchi alle banche, assalto ai supermercati, l'inizio di una sommossa
infinita. Insieme alla disfatta economica e politica del paese, questo
crollo segnò il fallimento del modello del Fondo Monetario Internazionale
che aveva applaudito a più riprese il rigore nell'applicazione delle
proprie ricette.
Nel corso degli anni '90, la spirale del debito estero era salita portando
gli interessi a livelli impossibili, attraendo "investitori" di azzardo
e alcuni ignari del pericolo di un tasso di interesse intorno 15% annuo.
L'Argentina era arrivata alla fine della cura prescritta dal Consenso di
Washington: aveva privatizzato, svenduto il patrimonio dello Stato e abbassato
le tariffe doganali. Dopo quattro anni in cui si susseguivano la chiusura
delle fabbriche e la disoccupazione si allargava in tutto il tessuto sociale,
lentamente il risparmio di generazioni si esaurì e l'economia arrivò
ad un punto morto. L'Argentina era un libero mercato dove ormai non si
vendeva più niente.
In queste condizioni di insolvenza ogni debito era una pretesa insostenibile.
Da lì in poi il governo ha stabilito che la svalutazione di 2/3
sarebbe stata la misura della ristrutturazione del debito e a tutti i creditori
gli è stata applicata la stessa misura. Il 93% di chi era in possesso
di titoli argentini si è finalmente accontentato per un ridimensionamento
dei loro crediti Se non si dava un minimo di respiro per tentare una ripresa
economica del paese non sarebbero riusciti ad avere indietro nemmeno questo.
L'accordo fu per il posticipo delle scadenze, la ristrutturazione del debito
e il riconoscimento della competenza dei tribunali internazionali in caso
di contenzioso. Il 7% rimanente restò con un pezzo di carta senza
valore reale. È qui che arrivarono i fondi avvoltoi acquistando
per poche monete i loro titoli e cominciando battaglie legali in vari tribunali
del mondo.
Il primo fallimento
L'Argentina segnò il primo fallimento sovrano dell'era neoliberista.
Da allora anche uno Stato nazione può fallire, può dichiarare
di non essere in grado di pagare i suoi creditori, ma anche può
concordare i termini per una ristrutturazione del debito. Sono passati
più di 10 anni è l'Argentina oggi si è recuperata
ed è tra le prime economie emergenti.
Da allora fino ad oggi la sua economia è cresciuta ad un tasso
medio del 8% annuo. Un miracolo? No. Dal 2003 l'Argentina ha deciso di
voltare pagina alle ricette del Fondo monetario internazionale e l'economia
finanziaria.
Lo Stato è ritornato ad avere un ruolo in economia, ha acquistato
aziende pubbliche che erano state privatizzate e ha rivisto i contrati
con le altre. I governi hanno concentrato le sue forze per la ricostruzione
dell'economia reale e stabilito limiti e controlli all'economia finanziaria
e agenzie internazionali di rating. Inoltre ha ristabilito la centralità
delle politiche sociali con pensioni universali, assegno per figlio in
età scolare, crediti, opere pubbliche, investimento in educazione
e salute.
Qualche settimana fa, il 14 novembre, un rapporto della Banca mondiale
ha riconosciuto che tra il 2003 e il 2009 la classe media argentina si
era duplicata, era passata da 23 al 46% della popolazione: da 9,3 milioni
di abitanti a 18,6 milioni. Il risultato più importante della regione
seguito dal Brasile e l'Uruguay. Sempre secondo la Banca mondiale, l'Argentina
è il paese di America Latina che più ha ridotto il coefficiente
di «Gini», cioè quello che più ha diminuito la
distanza tra ricchi e poveri.
I fondi avvoltoi rappresentano i nuclei più agguerriti e potenti
della speculazione globale, riguardo alla loro attività, il nome
è abbastanza eloquente. Ora vogliono punire questo successo e vogliono
mettere in difficoltà il processo di pagamento dei titoli argentini
in scadenza di coloro che hanno concordato con lo Stato un rifinanziamento
del debito.
Il giudice Thomas Griesa di New York ha sentenziato che il 15 dicembre,
coloro che non hanno accettato i termini del rifinanziamento devono essere
pagati per intero, la quota di capitale, più tutti gli interessi.
Il giudice ha chiesto di più di quanto facevano gli stessi avvocati
degli «avvoltoi». La sentenza mette in seria difficoltà
il governo argentino che proprio il 15 dicembre deve onorare il debito
del 93% di detentori di titoli che hanno accettato la proposta di rinegoziazione.
Il giudice Griesa ha dichiarato che se l'Argentina non paga ai fondi avvoltoio
il 15, bloccherà anche il pagamento dei 93% che hanno rinegoziato.
Quindi l'Argentina potrebbe, di fatto, entrare in default tecnico, in quanto
non pagherebbe alla scadenza quanto era stato pattuito.
Cambalache o mano invisibile
Che il mondo fosse in mano all'economia finanziaria non è una
novità, ma mai uno Stato sovrano era stato portato davanti ad un
tribunale di un altro paese in aperta revoca delle sue leggi. La legittimità
nella giurisdizione dello stato di diritto è messa a dura prova.
Lunedì scorso, 26 novembre, l'Argentina ha presentato un ricorso
davanti al tribunale di New York chiedendo la revisione della sentenza
e la sospensione dei termini fino a sentenza definitiva. Qualche settimana
fa questi gruppi finanziari avevano sequestrato la Fragata Libertà,
ancora ferma nel porto di Ghana in violazione dei patti internazionali
sui beni suscettibili di embargo (vedi il manifesto 19.10.2012).
L'avvertimento
La sentenza del giudice Griesa è anche un duro avvertimento
a tutti i paesi che in un momento di crisi globale si trovano in difficoltà,
molti altri rischiano di fare la stessa sorte. Adottare politiche di rigore
che non accettano rimettere in discussione i termini e il monto del debito
di un paese vicino al fallimento potrebbe essere, se passa questa sentenza,
la politica consigliata. Del resto, sarebbe sciocco accettare la ristrutturazione
del debito quando si può ottenere tutto.
Per loro l'economia reale e la società contano poco. La follia
della economia finanziaria è alla guida delle principali economie
del mondo, non possiamo aspettarci nulla di buono. Tra l'altro è
stato ammesso anche da loro.
Non bisogna dimenticare che alla retrospettiva sull'andamento dell'economia
mondiale, Olivier Blanchard, l'economista capo del Fmi, ha dichiarato che
i mercati di fronte alle politiche di austerity e di risanamento dei conti
pubblici hanno un comportamento «schizofrenico». È vero
che l'andamento del mercato è altalenante, si parla quotidianamente
di fluttuazioni, ma ci hanno insegnato che lasciarci guidare dal mercato
sarebbe stato un atteggiamento saggio.
Ora invece ci confermano che in realtà la nostra guida, quella
cieca e invisibile è gravemente malata di schizofrenia.
Le previsioni dicono che il 15 dicembre una tempesta finanziaria si
abbatterà sull'Argentina da cui ne potrebbe risultare un default
tecnico del paese.
Non è facile capire come sia possibile che una delle economie
emergenti, con una crescita media del Prodotto interno lordo del 8% nell'ultimo
decennio possa all'improvviso ricadere in fallimento. Invece il rischio
esiste e il nemico si chiama fondi avvoltoio.
La sentenza di Thomas Griesa, giudice di New York, riporta l'Argentina
sotto la stretta della speculazione finanziaria.