GIOVANI E FUTURO

di Andrea Parola

La globalizzazione è un fenomeno ormai inarrestabile ed irreversibile, un passaggio forse obbligatorio, ma che si sta rivelando forse più pesante del previsto, avvolgendo il futuro di ognuno di noi in una sfera di incertezze e di timori. E’ un fenomeno che sta trasformando profondamente la nostra vita lavorativa e ancor di più quella dei nostri figli, relegandoli ad una condizione di precariato a vita.

La globalizzazione ha trasformato il significato della parola lavoro, che oggi è considerato solo più un costo e non invece il valore da dare all’operare individuale e collettivo. Il lavoro è destinato a diventare un mero rapporto commerciale, una merce di scambio, come un qualsiasi oggetto materiale, fra il lavoratore e il datore di lavoro. Una “cosa” da vendere al miglior offerente.

Il Contratto Nazionale Unitario non vale più per ciò che ha sempre rappresentato. E questo è solo l’inizio. Si auspicano già contratti di lavoro per ciascun settore produttivo, con lo scopo di raggruppare tipologie di prodotto e dare a ciascuna una regola specifica. Va bene, forse questa è una delle soluzioni, ma dove ci porterà?

filippo taddei

Il giovane economista Filippo Taddei, in una recente intervista a proposito della straordinaria contrazione dei redditi e dell’occupazione iniziata da un paio di anni, dice: “questo fenomeno ci ha cambiato il futuro e questo vale soprattutto per i giovani che entrano nel mondo del lavoro in questi anni".

Sappiamo infatti che il livello di crescita economica al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro influenza i redditi per l’intera carriera del lavoratore; allo stato attuale non possiamo attenderci un miglioramento nell’arco della vita dei nostri figli che sia anche lontanamente comparabile a quello vissuto da noi stessi.

Taddei continua dicendo che, se le cose andranno avanti per questa strada, saremo presto un paese di atipici. I nostri figli andranno a mendicare un lavoro e la scelta cadrà anche sul tipo di contratto che quell’azienda gli offrirà. La domanda che ci dobbiamo porre è: siamo pronti ad affrontare tutto questo? Abbiamo in Italia la cultura politica, sindacale ed imprenditoriale sufficiente per governare un processo di cambiamento così profondo e nello stesso tempo così rapido?

Siamo un paese dove è sempre più evidente la profonda disparità fra lavoratori tipici e atipici. E’ vero, la flessibilità del mercato del lavoro e nei contratti di lavoro è necessaria e va difesa, ma non si può chiedere flessibilità ai lavoratori e contemporaneamente offrire loro un sostegno sempre minore; gli atipici non sono tutelati se perdono il lavoro e oltretutto avranno pensioni ridicole.

precari

Attraverso i contratti singoli, sarà più semplice stabilire le retribuzioni, gli orari di lavoro, le modalità del rapporto lavorativo e soprattutto la durata del contratto stesso. Ecco la precarietà a vita! Contratti specifici attraverso i quali sia ancora più semplice distribuire la ricchezza dal basso verso l’alto, a scapito dei redditi da lavoro.

C’è la forte paura in tutti noi, più che giustificata direi, di trovarsi un giorno in una giungla di contratti, appunto contratti ad aziendam, come dice Taddei, all’interno della quale i nostri figli non sapranno come muoversi, come orientarsi. In aggiunta a tutto ciò, essi ritroveranno soli, isolati, perché non crederanno più nel sindacato che non è stato in grado di seguirli ed educarli, perché avranno perso o forse mai acquisito il senso di aggregazione, di collettività, di ideale, che ha accompagnato invece la nostra vita lavorativa.

Se non si seminano oggi questi principi, domani gli altri non potranno raccogliere i frutti. Nel suo ultimo libro Ciampi afferma che è quanto mai necessario dare ai giovani la speranza e gli ideali in cui credere ed operare.

carlo azeglio ciampi

Ad un paese in crisi la politica deve garantire la continuazione della crescita attraverso l’utilizzo di strumenti adatti, come l’istruzione, la formazione, l’unità della popolazione, il senso di appartenenza, la dignità e l’orgoglio di far parte di questo paese. Vediamo invece che la strada intrapresa dalla nostra politica stia andando purtroppo in tutt’altra direzione.

E i giovani lo sanno, lo vediamo dalle manifestazioni di questi giorni. I giovani sono pazienti ma svegli, molto di più di quello che eravamo noi alla loro età, non li si può menare per il naso per troppo tempo. Prima o poi la politica deve dare loro delle risposte, deve parlare con loro e non fingere che non esistano.

Ha ragione Stefano Rodotà, costituzionalista di assoluto rispetto e di acuta intelligenza, quando dice che una cattiva politica genera una cattiva cultura. Questo attacco alla cultura che si sta perpetrando da parte della politica andrà a discapito delle nuove generazioni.

stefano rodotà

Sergio Marchionne, nel quale dobbiamo tutti riconoscere la grande capacità di anticipare gli eventi, da parte sua dice che si è persa la bussola istituzionale, il riferimento alle istituzioni. Siamo nella giungla sociale.
Giuseppe Civati è un giovane politico secondo il quale la politica oggi vive di episodi, di aneddoti e di gossip. Si sono persi la profondità, il valore ed il senso politico.

Può essere quindi questo lo scenario del mondo del lavoro che lasciamo nelle mani di chi ci sostituirà? Non ci sono regole nuove da trovare, attraverso sforzi comuni da parte dei maggiori protagonisti sociali? Il nuovo sistema contrattuale è destinato ad allargarsi a macchia d’olio.

Tutti i lavoratori dipendenti italiani, chi più chi meno, saranno coinvolti, nel prossimo futuro, in questa svolta sociale e politica. Diciassette milioni di persone! Non c’è da stare allegri. Secondo Sarkozy bisogna ricominciare a cambiare il mondo ed esorta a non cercare risposte sui testi di teoria economica del XIX secolo.

Occorre inventarsi nuovi strumenti.

(8 Dicembre 2010)
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