Marzin Siberil Guichen
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Patrice Marzin, Soïg Siberil, Jean-Charles Guichen

 

Questo disco è per molti versi una scommessa. Una scommessa con se stessi, da parte dei suoi autori, i tre chitarristi bretoni Patrice Marzin, Soïg Siberil e Jean-Charles Guichen. In buona parte, d’altro canto, questa scommessa ci era già stata anticipata, solo alcuni mesi fa, dallo stesso Siberil, un artista che in questi ultimi tempi ha fatto capolino abbastanza frequentemente sulle pagine della nostra rivista: intervistandolo in occasione della presentazione del suo ultimo album, Gitar, Soïg ebbe a dirci: “…l’idea che ci ha ispirato era di interpretare la musica bretone con una strumentazione non tradizionale. La medesima idea, in fondo poco convenzionale, è quella che mi ha portato in seguito a suonare in formazione assieme ad altri due chitarristi, Jean-Charles Guichen e Patrice Marzin. Il repertorio di questo trio è composto per lo più dalla musica da ballo per le fest-noz, e a ben vedere qui la scommessa è veramente difficile: riuscire a far danzare le persone con tre sole chitarre è cosa tutt’altro che semplice!

Così, quando questo disco del trio Marzin-Siberil-Guichen ci è arrivato per la recensione, confessiamo che era grande la nostra curiosità nell’accingerci ad ascoltare fin dove si sarebbe spinta la “scommessa” di questi tre grandi chitarristi bretoni. Ebbene, se di scommessa si trattava, i tre l’hanno vinta di sicuro: questo è un album per chitarra, ovviamente, ma non solo. È anche uno splendido esempio di musica tradizionale trasposta per uno strumento sino a qualche decennio fa piuttosto estraneo alla cultura musicale bretone (escludendo, naturalmente, un certo Dan Ar Braz…).

Sì, perché nel rinascimento della musica bretone la chitarra aveva mantenuto un ruolo abbastanza secondario, all’ombra di strumenti come la bombarda, il biniou, il violino, il flauto o l’accordion.

Ad un certo punto però – alcuni anni fa – si assistè a qualcosa di nuovo, in questo senso: tre chitarristi (Jacques Pellen, Soïg Siberil e Jean-Charles Guichen) decisero di provare l’esperimento del trio chitarristico applicato alla musica tradizionale bretone: era la nascita del cosiddetto PSG (dalle iniziali dei cognomi dei tre). Con grande sorpresa degli addetti ai lavori, e in parte degli stessi tre chitarristi, questa bizzarra formula del trio pareva funzionare benissimo, riscuotendo un successo imprevisto nel circuito delle fest-noz, al punto che la notizia dello scioglimento del trio (fu Jacques Pellen a decidere di andare a intraprendere nuovi percorsi musicali) fu accolta con un certo disappunto dagli appassionati di musica bretone, anche perché questa singolare esperienza non venne testimoniata da alcuna registrazione discografica.

Il successo del trio PSG dimostrava tuttavia che questa era una strada che meritava di continuare ad essere esplorata, ed ecco che a prendere il posto di Jacques Pellen arriva l’altrettanto valido Patrice Marzin: il nuovo trio riprende a girare, con rinnovata approvazione, il circuito del fest noz, ma questa volta i tre entrano direttamente in studio di registrazione per testimoniare questa loro esperienza artistica.

Andando a presentare i tre componenti del trio di chitarre, Soïg Siberil è oggi universalmente riconosciuto come uno dei principali chitarristi bretoni, oltre che uno dei massimi esperti di open tuning, le accordature aperte per chitarra, adoperate dalla gran parte dei chitarristi “celtici”. E’ affermato chitarrista sin dalla metà degli anni ’70, e grazie alle sue molteplici esperienze artistiche e alle partecipazioni a svariati gruppi musicali (Sked, Kornig, Gwerz, Pennou Skoulum, Den, La Rouchta) riesce oggi a calarsi perfettamente nelle difficili vesti del compositore che vuole inserirsi in un ambito di musica tradizionale. L’arte di Siberil è oggi arrivata alla notorietà a livello mondiale: il chitarrista bretone si esibisce regolarmente in concerto in tutta Europa, oltre che negli Stati Uniti, ed uno dei suoi meriti è indubbiamente di aver contribuito in modo decisivo alla diffusione internazionale della musica tradizionale bretone.

Soïg inizia la sua carriera di chitarrista all’età di diciotto anni: le sue prime fonti di ispirazione sono il folk americano ed il blues, oltre che la figura di Bob Dylan. La vera “scossa” musicale avviene però quando il giovane chitarrista si trova casualmente ad assistere ad un festival di musica tradizionale bretone, al punto che per quell’anno Siberil fa in modo di partecipare a qualsiasi festival bretone di cui venga a sapere l’esistenza (anche se di origini bretoni, Siberil è infatti nato a Parigi). Nel corso degli anni Soïg, grazie alle molteplici esperienze artistiche, è rimasto influenzato dalle più svariate forme musicali, che aiutano a comprendere meglio l’evoluzione della sua arte sino ai nostri giorni: i tour con i Kornog e i Kemia lo portano ad esempio alle frequentazioni con la musica galiziana, mentre l’esperienza con Erik Marchand lo spinge alla conoscenza della musica dell’est europeo.

Recentissima è la pubblicazione, per l’etichetta bretone Coop Breizh, dell’eccellente album Gitar (“chitarra”), opera tra le più interessanti e innovative nell’ambito della Celtic guitar che ci sia stato dato ascoltare negli ultimi tempi, e ospite della nostra testata solo alcuni mesi addietro.

Patrice Marzin inizia a lavorare come insegnante di musica in un liceo, ma ben presto si rende conto di essere troppo attratto dalle esperienze del mondo dello spettacolo: abbandona così l’insegnamento, e inizia la sua carriera artistica accompagnando alla chitarra i cantanti bretoni Michel Corringe e Gweltar Ar Fur. In seguito Marzin si trasferisce a Cardiff, nel Galles, dove suona insieme a Meic Stevens. Al suo ritorno in Francia, oltre a suonare (anche per alcune colonne sonore) lavora in qualità di direttore artistico per la casa discografica Ciré Jaune. Nel 1993 Marzin registra negli Stati Uniti il suo primo disco, Fragments d’hébétitude, insieme a H.F.Thiefaine. Gli anni successivi lo vedono impegnato in altre attività artistiche nell’ambito dei gruppi Tayfa e Ar Re Yaouank. Le sue ultime incisioni, prima di questo album in trio con Siberil e Guichen, risalgono al 1998, con Le Bonheur De La Tentation e Concert Bercy 98.

Grande maestria tecnica e enorme padronanza ritmica sono infine le caratteristiche salienti di Jean-Charles Guichen, chitarrista di impostazione e studi classici, ma che ancor giovanissimo decide che sarà la musica bretone la sua vera “specializzazione”. Guichen darà vita nel 1986 al gruppo Ar Re Yaouank insieme al fratello Fred, a Gaël Nicol, David Pasquet e Steph De Vito. L’avventura di questo gruppo durerà oltre dieci anni, tra l’apprezzamento e il consenso del pubblico e della critica specializzata.

L’esperienza con Ar Re Yaouank non resterà comunque isolata: sempre insieme al fratello e al flautista Christophe Le Helley, Jean-Charles Guichen sarà – nello stesso periodo – tra i fondatori dei Bran.

In seguito alla conclusione dell’esperienza Ar Re Yaouank, sempre con l’inseparabile fratello Fred e il percussionista Dominique Molard, verrà la nascita del Trio Guichen. Sempre in quel periodo (siamo nel 1998) viene pubblicato un album solistico, in cui il chitarrista bretone è accompagnato da alcuni “grandi” della musica bretone, tra cui Gaël Nicol, Lors Jouin, Patrice Marzine, Jacques Pellen e Soïg Siberil: sarà questa l’occasione di incontro con gli altri due chitarristi che porterà successivamente alla già citata esperienza PSG e, infine, all’album oggetto della presente recensione.

Questo album, intitolato semplicemente Patrice Marzin, Soïg Siberil, Jean-Charles Guichen risponde quindi in modo affermativo alla domanda implicita nella “scommessa” di cui si parlava all’inizio, ovvero se sia possibile creare della musica (buona musica!) da ballo avvalendosi esclusivamente del suono di tre chitarre. Ovviamente, con queste premesse, le track di questo disco “trasudano” ritmo in maniera continua. In mancanza di percussioni, il compito della ritmica viene preso a turno da uno dei tre chitarristi, mentre gli altri due si lanciano in velocissime e scatenate scorribande sulle melodie tipiche del kan-ha-diskan, dei laridés, delle gighe e delle gavotte bretoni, con risultati entusiasmanti: è impossibile tenere i piedi fermi ascoltando questo disco, provare per credere.

Presentiamo Patrice Marzin, Soïg Siberil, Jean-Charles Guichen con il brano “Des Pieds Et Des Mains” (Suite Loudéac), una suite in tre movimenti in parte tradizionale, in parte composta dal grande Soïg Siberil, che si conferma anche in questo disco come il musicista più attivo e interessante dell’attuale scena musicale bretone.

 

                                                                                                          Testo di Alfredo De Pietra

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