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Alessandro Baricco
Data di pubblicazione: 08/09/02


Era una specie di portineria, proprio alla fine del corridoio che portava all'uscita di servizio, quella sul vicolo. Se dovevi uscire da lì, ci passavi davanti. La porta era sempre aperta.
Nella stanza c'era un letto, e sdraiato sul letto c'era un uomo. Si chiamava Malone.
Stava pensando ai fatti suoi quando sentì qualcosa.
Si appoggiò al gomito e cercò di sollevarsi per vedere da dove veniva quel rumore. La rete del letto cigolò. Malone pesava centoquaranta chili.
- Chi sei?
Però lo chiese a bassa voce e nessuno rispose. Così fece uno sforzo e si mise seduto. Sentì di nuovo qualcosa nel corridoio. Si sporse un po' in avanti e guardò fuori dalla porta. C'era quella ragazza.
- Che ci fai lì, principessa?
Questa volta lo disse forte, mentre cercava con lo sguardo le scarpe per terra. 
La ragazza rispose qualcosa che non si capiva bene.
Malone vide le scarpe, ma erano lontane, così rimase seduto sul letto. 
- Lo sai che ora è?
La ragazza non disse niente.
Malone gettò un'occhiata all'orologio.
- Vattene a casa, fra un po' arrivano quelli delle pulizie.
Pensò di sdraiarsi di nuovo ma poi rimase seduto.
- Lo sai che al padrone non piace che ci sia gente quando arrivano quelli delle pulizie.
Allungò un braccio e prese la lattina di birra sul comodino. La fece oscillare tra due dita, e la buttò via, cercando di centrare il lavandino. Poi si voltò e vide che la ragazza stava in piedi, sulla soglia, appoggiata allo stipite.
Aveva gli occhiali da sole. Appoggiò per terra una borsa rossa, lucida, e disse: 
- Che schifo.
Malone sorrise.
C'era un gran tanfo di sudore, e roba dappertutto. Era pieno di quelle scatole in cui mettono il cibo pronto da mangiare. Le compri, togli il coperchio e mangi. Lì ce n'era un sacco, alle volte neanche finite. Fagioli, broccoli. Pollo.
- Fai schifo -, aggiunse la ragazza.
A parte il letto e il comodino, c'erano solo scatoloni di cartone e un divanetto sfondato di velluto rosa. Per terra, in un angolo, c'era un fornelletto a gas vicino a due pentole e a un sacchetto di zucchero. Non c'erano finestre. La luce era quella di un neon appeso sul lavandino. Poi c'era la luce del televisore, che andava e veniva. E una decorazione natalizia, con lampadine colorate, appoggiata alla testiera del letto. Una specie di decorazione natalizia.
- Hai fame? - chiese Malone.
La ragazza si tolse gli occhiali da sole. Portava i tacchi, una minigonna di plastica e un top verde, senza niente sotto. Poteva avere sedici anni o trenta. Non aveva l'aria di avere le idee chiare, al proposito. 
- Cos'è quella roba? -, disse.
Appoggiata sul televisore c'era una roba nera, che sembrava un animaletto.
Malone si mise a ridere.
- Ha i visto?
La ragazza fece una smorfia disgustata.
- Cosa diavolo è?
- L'ho trovato 'stanotte.
Quando il locale chiudeva, Malone rimaneva solo, spegneva tutte le luci, prendeva una torcia elettrica e girava dappertutto a cercare quello che la gente aveva dimenticato. Il giro gli prendeva anche un'oretta: si muoveva lento e con fatica, e non ci vedeva bene. Trovava di tutto.
- E' un parrucchino.
- Che schifo.
- Da uomo.
Alle volte trovava anche soldi, o gioielli. Mesi prima aveva trovato una pistola.
- Buttalo via, no?
- Perché?
La ragazza scosse la testa. 
- Che schifo -, disse.
Malone la guardò. Pensò che s'era appena rifatta il trucco e che doveva avere pianto un bel po'.
- Vattene a casa.
Ma la ragazza disse che se ne sarebbe andata a bere qualcosa, da Danny's. Disse che le faceva male andare in giro per le strade al mattino perché tutti camminavano con quell'aria di iniziare qualcosa, mentre per lei la giornata era finita, e non c'era niente da iniziare. Disse che la gente al mattino ha l'aria di aspettarsi qualcosa, dal mondo. E invece lei non aveva proprio nulla da aspettarsi. Parlava con gli occhi fissi sul televisore. C'erano due che stavano parlando, ma non si sentiva nulla, perché l'audio era spento, o rotto. Alla fine disse che se ne sarebbe andata a bere qualcosa da Danny's.
- Cosa vorresti che succedesse? - le chiese Malone.
La ragazza non capì bene la domanda.
- Cosa vorresti che ti succedesse, là fuori?
La ragazza ci pensò un po'. Poi disse che non sapeva.
- Qualcosa… qualunque cosa -, disse.
- Vai a casa, principessa -, disse Malone.
Lei lo guardò. Poi gli chiese quand'era l'ultima volta che a lui era successo qualcosa. 
- A me?
- Sì, a te.
Malone rimase un po' a pensare. Respirava sempre un po' a fatica, come fanno gli obesi. 
- Che domanda è?
- Provaci.
Alla televisione c'era una scena con un aereo che centrava in pieno un grattacielo. Faceva un sacco di fumo.
- Qualche giorno fa mi è arrivata una lettera -, disse Malone.
Poi fece una pausa. Aveva gli occhi fissi sul televisore, ma non lo stava proprio guardando.
- Era un sacco di tempo che non mi arrivava una lettera. L'hanno portata qui. L'avevano spedita alla mia vecchia casa, e da là l'hanno presa e me l'hanno portata qui.
- Che lettera era?
- Potevano anche buttarla via, e invece l'hanno presa e me l'hanno portata qui. Sapevano che lavoravo qui.
La ragazza aspettò un po' poi chiese se era una bella lettera.
Malone fece sì col capo.
Fece un gesto vago nell'aria.
- L'avevano scritta proprio per me -, disse.
La ragazza si riinfilò gli occhiali da sole. 
- Butta via quello schifo di parrucchino -, disse.
Poi se ne andò.
Malone sentì il rumore dei tacchi che si allontanava. Gli venne in mente una idea su quella faccenda delle lettere. L'idea era che se non scrivi mai lettere è difficile che qualcuno le scriva a te. Forse la ragazza non ci aveva mai pensato. Forse avrebbe dovuto chiamarla e dirglielo. 
- Ehi, principessa!
Però lei se n'era già andata e non rispose nessuno. Alla televisione c'era di nuovo quella scena dell'aereo, ma al rallentatore. Malone pensò che il problema stava tutto lì, nel fatto che la gente non ha la furbizia di scrivere delle lettere. Era naturale, poi, che non ne ricevesse mai. Pensò che non era difficile da capire. Poi pensò che doveva assolutamente andare a pisciare. Scese dal letto, faticosamente, e si avvicinò al lavandino. Aveva in testa una fastidiosa sensazione, come quando sei sicuro di aver dimenticato qualcosa, ma proprio non riesci a ricordare cosa. Arrivò davanti al lavandino e aprì la cerniera. Doveva alzarsi sulla punta dei piedi per non pisciare fuori, e lo fece. Continuava ad avere quella specie di tarlo in testa. Si diede un'occhiata allo specchio poi abbassò lo sguardo sul lavandino. Stava osservando il liquido giallo che colava sullo smalto lurido quando d'improvviso gli parve di capire cos'era quella specie di buco nel cervello, e istintivamente si voltò verso il televisore mormorando
- Ma che cazzo…
Fece anche un passo verso il televisore. Si vedeva una cartina degli Stati Uniti con tre o quattro strisce colorate che la attraversavano. Poi si toccò i pantaloni e capì che si era pisciato addosso. Era lì, in piedi in mezzo alla stanza, con la cerniera aperta, e si era pisciato addosso.
- Vaffanculo.
Si guardò le mani. Si voltò a guardare il lavandino. 
- Ma vaffanculo.
Cercò con gli occhi un asciugamano, ma non c'erano asciugamani lì dentro. Allora tornò verso il letto, prese un lembo della coperta e si asciugò con quello. Ne aveva dappertutto. Pensò che avrebbe dovuto togliersi i pantaloni ma pesava centoquaranta chili e allora non lo fece. Si guardò intorno ma non gli venne in mente niente.Sul sofà di velluto rosa c'era un coniglio di peluche a cui qualcuno aveva strappato un orecchio. Alla televisione davano di nuovo quella scena dell'aereo e del grattacielo.
Malone pensò che la ragazza aveva ragione.
- Che schifo -, disse. 


 

La Repubblica, Album Speciale "11 scrittori per l'11 Settembre" 
di domenica 8 settembre 2002.