XXIII Congresso nazionale dell’Associazione Mazziniana Italiana
Su proposta della Direzione e dell’Esecutivo nazionale è formalmente convocato il XXIII Congresso nazionale dell’Associazione Mazziniana Italiana - Onlus.
I lavori si svolgeranno ad Ancona venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 giugno 2003.
La segreteria nazionale ha l’incarico di provvedere a tutti gli adempimenti previsti dallo Statuto sociale, necessari per favorire la più ampia partecipazione.
Pubblichiamo di seguito il testo della relazione congressuale stilata
dal Presidente dell’AMI prof. Maurizio Viroli, un intervento del
Vicepresidente vicario prof. Roberto Balzani e una nota sul ruolo
di questa rivista nello scenario culturale attuale redatta dal direttore,
Sauro Mattarelli.
A tutti gli iscritti all’Associazione Mazziniana Italiana
in vista del Congresso Nazionale di Ancona
Premessa
Fra pochi mesi celebreremo il nostro Congesso ad Ancona. È un’occasione molto importante per riflettere seriamente sul ruolo dell’AMI nella vita culturale e politica italiana e per definire le linee maestre del nostro lavoro nei prossimi anni anche in vista della ricorrenza del bicentenario mazziniano nel 2005.
A mio giudizio, l’AMI potrà crescere come associazione soltanto se saprà diventare una scuola di coscienza civile che fa dell'eredità ideale di Giuseppe Mazzini e della tradizione del pensiero politico repubblicano la base di riferimento per avviare un dialogo fecondo con tutte le componenti del pensiero politico democratico.
Come ha dimostrato ampiamente l’esperienza degli ultimi anni, la nostra Associazione ha saputo conquistare rispetto e consensi, ed è riuscita ad attirare amici che si erano allontanati dall’impegno civile, e giovani che non provengono dall’esperienza mazziniana e repubblicana, quando ha saputo guardare ai problemi del nostro tempo e dialogare con altre culture politiche.
Diventare sempre di più e sempre meglio una scuola di educazione civile che raccoglie tutti coloro che hanno a cuore i valori ideali e politici della Repubblica è del resto un compito che ci impongono la nostra coscienza e il momento storico che viviamo.
I pericoli che minacciano la Repubblica
Come è emerso con tutta chiarezza nell’importante manifestazione del 23 novembre Roma "Per la dignità della Repubblica e per la Costituzione", dobbiamo essere consapevoli del carattere nuovo della lotta politica in Italia. Nei primi decenni della storia della nostra Repubblica i partiti politici e le forze sociali si sono scontrati anche aspramente sui problemi economici, sulla politica internazionale, sulla scuola e su altri temi ancora. Esisteva tuttavia un solido consenso sui principi della Costituzione e sui valori della Repubblica, in primo luogo l’antifascismo, l’unità nazionale e la condanna della monarchia Savoia. Si parlava infatti di un "arco costituzionale", più ampio della cosiddetta "area di governo", che escludeva soltanto quelle forze politiche che non riconoscevano i principi della Costituzione e i valori della Repubblica.
Oggi la realtà si è capovolta. Le forse politiche della coalizione di governo sono (con piccole eccezioni) lontane dai valori fondanti della Repubblica. Sono in molti oggi a pensare che la Costituzione sia un ostacolo da rimuovere, come dimostrano ampiamente il progetto di riforma che mira trasformare la nostra Repubblica in una repubblica presidenziale, la proposta di revisione "federalista" propugnata dalla Lega, la modifica della norma XIII per permettere il ritorno dei Savoia senza rinuncia al titolo dinastico.
La nostra Repubblica rischia di morire per corruzione interna. I suoi nemici non usano la violenza ma due armi ben più sottili e pericolose: distruggono i valori fondamentali della Repubblica con la forza dei mezzi di comunicazione di massa sotto il loro controllo; modificano la Costituzione con la forza della maggioranza parlamentare.
In questo nuovo e preoccupante contesto politico e culturale, l’AMI
deve e può svolgere un ruolo fondamentale. Non possiamo più
essere soltanto i custodi del pensiero di Mazzini. Dobbiamo partire da
Mazzini per diventare i custodi più intransigenti di questa nostra
Repubblica e di questa nostra Costituzione che da Mazzini hanno tratto
tanta parte dei loro principi.
Una proposta ideale
Per diventare una vera scuola di coscienza civile l’AMI deve avere una proposta culturale ampia e sostenuta dalle acquisizioni più alte della cultura filosofica, politica e storica internazionale. Ai suoi tempi Mazzini seppe dialogare, e polemizzare e imparare dai grandi personaggi della cultura internazionale e nazionale. Per quanto sia difficile, noi, come Associazione e ognuno a modo suo, dobbiamo cercare con il massimo impegno il collegamento con la cultura internazionale. I giovani più intelligenti e più desiderosi di impegnarsi nella vita civile e politica conoscono la cultura politica internazionale. Come possiamo sperare di vedere più giovani nelle nostre file se restiamo chiusi alla cultura politica internazionale?
In questi anni l’AMI ha svolto un lavoro importante in questa direzione, ne sono prova gli ottimi fascicoli del "Pensiero Mazziniano" in cui hanno scritto i nomi più illustri della cultura internazionale e nazionale. Ma se non vorrà o non saprà continuare lungo questa via, l’AMI è condannata a diventare piccola associazione periferica.
Fra le diverse espressioni della cultura politica internazionale, noi dobbiamo guardare con particolare attenzione alle ricerche sul repubblicanesimo. A mio giudizio il repubblicasimo, di cui Mazzini è personaggio fondamentale, è una tradizione politica che ci offre una concezione della libertà che sintetizza le esigenze di libertà del liberalismo e del socialismo.
Nell’opinione comune il liberalismo, il repubblicanesimo e il socialismo liberale sono dottrine politiche che sostengono tre interpretazioni diverse, anche se non antitetiche, della libertà politica.
In realtà le tre dottrine in questione condividono l’idea repubblicana che la vera libertà consiste nel non essere dominati, ovvero nel non essere sottoposti alla volontà arbitraria di altri uomini, e nell’avere quindi una mentalità libera contrapposta alla mentalità serva. È una teoria dell’emancipazione più ricca e più adatta alla realtà della nostra democrazia di quanto non siano le dottrine che hanno dominato il nostro tempo.
Ed è proprio su questo problema dell’educazione morale, che è il vero è più difficile problema italiano, che l’Associazione Mazziniana deve lavorare con tutto il suo impegno. Questa deve essere la nostra missione.
In questa nostra opera dobbiamo portare tutto il valore della nostra tradizione, a cominciare dal patriottismo. In questi ultimi anni, per impulso del Presidente della Repubblica gli Italiani hanno cominciato a riscoprire il patriottismo repubblicano. Noi mazziniani dobbiamo dare a questa riscoperta, che costituisce una importante trasformazione culturale, un contributo di idee spiegando e rendendo vivi i principi del patriottismo repubblicano.
Il principio fondamentale del patriottismo repubblicano è che vera patria è solo la libera repubblica in cui vivono solo cittadini liberi ed eguali. La parola patria si legge ad esempio nell' Encyclopédie, non significa il luogo in cui siamo nati, come vuole la concezione volgare, bensì uno stato libero. Gli scrittori repubblicani dell’età dell'Illuminismo usavano la parola "patria" come sinonimo di "repubblica". Questa identificazione non era solo un motivo polemico; riassumeva la considerazione che sotto il giogo del despota i cittadini sono senza protezione e non possono partecipare alla vita pubblica, come se fossero stranieri, e dunque non hanno patria.
Anche Mazzini sottolinea che la vera patria è quella che assicura a tutti i cittadini non solo i diritti civili e politici, ma anche il diritto al lavoro e all'educazione. Per Mazzini e per i repubblicani dell’Ottocento la patria è la casa comune dove viviamo con persone che capiamo e che abbiamo care perché le sentiamo simili e vicine. Ma è anche una patria accanto ad altre patrie di ugual pregio. Quando siamo nella nostra casa dobbiamo assolvere i nostri obblighi in quanto cittadini; quando siamo in casa di altri dobbiamo assolvere i doveri verso l'umanità. La difesa della libertà è l'obbligo supremo di ognuno, anche se viviamo in suolo straniero e anche se il popolo oppresso è un popolo straniero. Gli obblighi morali verso l'umanità vengono prima degli obblighi verso la patria. Prima di essere cittadini di una patria particolare, siamo esseri umani. Le barriere nazionali non possono essere invocate per giustificare la sordità morale.
Nessuna concezione del patriottismo è a mio giudizio altrettanto valida di quella repubblicana per rafforzare la coscienza civile dei popoli, per costruire la nuova patria europea, per mobilitare la solidarietà verso i popoli vittime dell’oppressione.
I nostri impegni
Il nostro Congresso avrà purtroppo luogo, con tutta probabilità, in un contesto internazionale cambiato dalla guerra. L’AMI non può sottrarsi ad uno sforzo serio di chiarificazione e di discussione con le forze politiche e le associazioni culturali. A mio parere l’iniziativa militare americana contro il regime di Saddam Hussein risulta sbagliata perché, oltre ai costi umani, rischia di aprire la strada a nuove guerre e alla recrudescenza del terrorismo islamico. Al tempo stesso non possiamo ignorare la pericolosità di regimi come quello di Saddam Hussein. Per mettere al riparo la comunità internazionale dalle minacce dei vari Saddam Hussein, e per evitare drammatici rischi di destabilizzazione e di nuove guerre, ritengo più saggio un impegno della comunità internazionale per rafforzare il regime delle ispezioni con l’appoggio di truppe dell’ONU, con maggiori controlli al fine di rendere più efficiente e selettivo l’embargo di qualsiasi tipo di materiale bellico.
Nel contesto culturale e politico italiano emergono per l’AMI alcuni impegni fondamentali.
Una scadenza molto importante è il 60° anniversario dell’AMI. Ritengo che essa debba essere celebrata solennemente con una manifestazione nazionale da tenersi a Milano, dove la nostra Associazione nacque nel 1943. Tale manifestazione dovrebbe avere quale tema principale l’antifascismo e i valori della Repubblica, e dovrebbe essere l’occasione per proporre all’attenzione dell’opinione pubblica l’idea della Resistenza come riscatto morale legato idealmente al Risorgimento, al quale hanno contribuito, in modi e forme diverse, partigiani, Forze Armate e civili di diverso orientamento ideale, politico e religioso.
È inoltre nostro compito contribuire all’organizzazione delle feste civili della Repubblica. Esse sono un’occasione fondamentale per rafforzare tanto la memoria condivisa quanto il patriottismo repubblicano. Per questa ragione ritengo che l’AMI debba dare il suo apporto per un progetto che configuri un percorso ideale e storico che sappia dare un significato coerente alle nostre feste civili e ponga le premesse per le celebrazioni del 2011 e per i bicentenari della nascita di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi.
Ritengo a tal fine opportuno che l’AMI sia in prima fila nelle iniziative che l'Associazione dei Comuni Italiani, raccogliendo l'invito della Presidenza della Repubblica, ha messo in cantiere.
In particolare, il 25 aprile dovrebbe essere celebrato come liberazione dal fascismo e rinascita dello spirito della libertà che si collega storicamente e idealmente all’altra grande esperienza di rinascita dell’amore della libertà che fu il Risorgimento. Per questa ragione il 25 aprile deve coinvolgere non solo le associazioni partigiane ma anche le Forze Armate e le associazioni della società civile e della cultura per rendere visibile il dato storico della molteplicità delle forme di resistenza e di lotta per la libertà.
Nel percorso ideale la Festa della Repubblica deve mantenere la centralità che ha assunto nella coscienza degli italiani. È necessario che i cittadini sentano sempre di più la Festa della Repubblica come la ricorrenza che evoca la nascita delle istituzioni che hanno reso possibile per la prima volta nella storia d’Italia la libertà di tutti gli italiani.
In queste complesso di iniziative le sezioni dell’AMI devono essere presenti con proposte e impegni concreti. In particolare l’AMI dovrebbe essere fra i promotori nei comuni di Comitati per le Feste Civili della Repubblica. Tali Comitati potrebbero comprendere personalità della cultura e rappresentanti delle associazioni della società civile in modo da assicurare il più ampio contributo di idee e di proposte.
Un altro fondamentale terreno di lavoro per l’AMI è il secondo centenario della nascita di Giuseppe Mazzini. In questa occasione l’AMI promotrice di iniziative volte ad approfondire il tema ‘Giuseppe Mazzini e l’idea repubblicana’, con particolare riferimento alla costruzione della nazione italiana e all’ideale della democrazia europea.
Ritengo che l’idea repubblicana e la riflessione sull’idea di nazione e sulla democrazia europea siano, alla luce degli studi storici e di storia del pensiero politico, gli aspetti più vitali del pensiero di Giuseppe Mazzini.
Se le celebrazioni del secondo centenario si concentreranno su questi temi (pur senza escluderne altri, nell’ovvio rispetto della più ampia pluralità di impostazioni) potremo aiutare gli studiosi, l’opinione pubblica colta e soprattutto i giovani a vedere Mazzini non come padre della patria polveroso e triste, ma come un pensatore che ha elaborato un’idea di patria repubblicana, di nazionalità e di democrazia europea che, se confrontate con gli studi attuali, in Italia e a livello internazionale, conservano ancora una sorprendente validità teorica e civile.
In questa prospettiva suggerisco due tipi di iniziative ispirate alla medesima filosofia: 1) iniziative volte a dare rilievo internazionale al pensiero politico di Mazzini; 2) iniziative volte ad approfondire la conoscenza dell’opera di Mazzini in Italia.
Giuseppe Mazzini è stato uno dei più noti, importanti e influenti pensatori politici dell’Ottocento. Oggi, tuttavia, la sua opera è quasi interamente sconosciuta nella comunità intellettuale internazionale. Per colmare tali lacune sarebbe consigliabile promuovere presso importanti case editrici americane o inglesi, francesi, tedesche e spagnole, nuove traduzioni delle opere più importanti di Mazzini corredate da rigorosi apparati critici. Un progetto editoriale di questa natura avrebbe un grande significato culturale e potrebbe essere la premessa per una nuova stagione di studi mazziniani nelle università internazionali.
Anche per l’Italia si impone un impegno editoriale simile a quello rivolto alla comunità intellettuale internazionale. Non esistono infatti edizioni degli scritti facilmente reperibili e adeguatamente presentate e commentate analoghe alle edizioni delle opere di altri classici del pensiero politico.
Sarebbe pertanto necessario promuovere una nuova edizione degli scritti politici di Mazzini in una collana prestigiosa ma accessibile al largo pubblico (che potrebbe essere tradotta in lingua straniera).
Le nuove edizioni degli scritti potrebbero essere uno strumento importante per favorire la conoscenza del pensiero di Mazzini nelle scuole. In questa prospettiva si potrebbe promuovere un convegno itinerante da replicare in varie città d’Italia ad uso delle scuole medie superiori in cui mettere in risalto, con l’aiuto di materiali informatici e didattici, il ruolo di Mazzini nella formazione dell’idea nazionale, il suo pensiero sulla democrazia europea e la sua la dottrina del dovere, un tema, quest’ultimo, di evidente rilievo per la formazione civile dei cittadini giovani.
Le istituzioni della Repubblica dovrebbero essere direttamente coinvolte nella ricorrenza. A tal fine sarebbe necessario organizzare una seduta solenne del Parlamento per un discorso celebrativo, come avvenne in occasione del centenario della morte del grande patriota.
Sarebbe inoltre importante realizzare un documentario storico per la televisione su Mazzini e il suo tempo; allestire una piccola ma accurata mostra presso la Domus Mazziniana (che potrebbe poi essere trasportata in altre città) sulle rappresentazioni di Mazzini nella storia d’Italia; realizzare un catalogo dei "luoghi mazziniani in Italia"; indire nelle scuole un concorso per un disegno di Mazzini da usare per il francobollo commemorativo.
Sarebbe infine opportuno promuovere un convegno nazionale a Genova o a Roma su "Democrazia e Patria" per invitare gli storici e i filosofi politici (e il mondo politico) a riflettere sull’eredità morale e politica di Mazzini e sulle ragioni della sua relativa sfortuna nella storia civile dell’Italia.
Lo stato dell’ Associazione
A mio giudizio l’AMI è in buona salute. Ne è prova la passione morale e civile di tutti gli iscritti, la nascita di nuove sezioni, l’adesione alle nostre iniziative di gruppi rilevanti di giovani, la qualità e la quantità delle attività delle sezioni, l’attenzione degli organi di stampa, la disponibilità a lavorare con noi di intellettuali italiani e stranieri, il rinnovato impegno di molti amici.
Dobbiamo tuttavia compiere un passo avanti per costruire una Direzione Nazionale che sia ancora di più luogo di elaborazione culturale ed un Esecutivo in grado di governare la vita quotidiana dell’Associazione, coordinare e promuovere le iniziative, rafforzare il finanziamento.
Pesa ancora sull’Associazione una contrapposizione fra maggioranza e minoranza che non ha alcuna ragione di esistere, su basi ideali, ma è piuttosto riflesso di contrasti personali. In una Associazione come l’Ami dovrebbero esistere soltanto individui liberi che ragionano con la propria coscienza e non si sentono parte di gruppi o di fazioni.
Il rinnovamento della vita interna dell'Associazione è condizione imprescindibile per poter realizzare il progetto culturale. Se, come mi auguro, il Congresso delibererà di sostenere tale progetto innovando altresì la vita interna dell'Associazione e dei suoi organi dirigenti, con un maggior impegno collegiale ed una efficace divisione delle responsabilità, potremo concretamente contribuire e saremo davvero impegnati al progresso delle Istituzioni della nostra Repubblica, alla costruzione dell'Europa federale ed al rafforzamento degli organismi internazionali verso una effettiva alleanza dei popoli liberi del mondo.
Maurizio Viroli