Torna alla home
 
 

                                         I fuochi artificiali del 20 settembre


Le difficoltà per i mortaretti e i fuochi d’artificio dell’estate rapallese hanno fatto scorrere fiumi d’inchiostro sulla tradizione della nostra città, tradizione che – è stato detto e ripetuto – è legata alle sole cerimonie religiose.

E’ certamente vero che, a memoria d’uomo, i fuochi illuminano solo le feste religiose: anche perché potremmo aggiungere – quale festa civile ha la stessa partecipazione popolare delle feste di luglio, o delle feste delle parrocchie? Certamente nessuna. Eppure in passato non è sempre stato così: cent’anni fa la festa dell’unità nazionale veniva celebrata con cortei, illuminazioni, giochi all’aperto, e, soprattutto, fuochi d’artificio e mortaretti. Stiamo parlando del 20 settembre, anniversario della presa di Porta Pia e di Roma capitale.

Vero è che l’anniversario, negli anni di fine ottocento, anni in cui in Italia si assisté ad una forte contrapposizione tra la parte liberale e i cattolici (basti pensare all’inaugurazione al monumento a Giordano Bruno a Campo dei Fiori a Roma, sul luogo del suo supplizio da parte del potere papale) la ricorrenza del 20 settembre aveva anche una precisa connotazione politica: era soprattutto la festa dei liberali e dei democratici (intendendo con questa denominazione la sinistra parlamentare, i radicali e i repubblicani).

Il 20 settembre veniva celebrato anche a Rapallo, come del resto in tutto il Tigullio. Se noi scorriamo la pagine dei giornali del tempo, ad esempio l’Eco di Chiavari, che uscì dal 1891 al 1893, ogni anno ne possiamo leggere la cronaca. Cronaca dove i fuochi d’artificio hanno un ruolo rilevante. Leggiamo sul numero del 1 ottobre 1893 una corrispondenza da Rapallo firmata Zeta: alle 8 del mattino, scrive l’articolista, e poi ancora alle 10 (l’ora della breccia di porta Pia) sparata di mortaretti, organizzata dalla Lega Anticlericale. La sera, mentre il corteo che percorreva le vie cittadine arrivava sul ponte che si trovava dove ora c’è il polipo, dal castello lancio di razzi e fuochi d’artificio "tra i quali lo stemma papale che da ultimo andò in pezzi" conclude il corrispondente.

Un rapallese di oggi può trovare in questa corrispondenza due similitudini con i fuochi dei giorni nostri: la sparata del mattino e il corteo al castello, a significare che – dopotutto – il fine dei fuochi può essere diverso, ma lo stile è sempre lo stesso.

Anche l’anno prima l’Eco di Chiavari aveva un articolo sui fuochi di Rapallo, sia pure in modo molto più sintetico: scrive infatti che "la sera ci furono fuochi artificiali e spari di mortaretti".

E’ interessante notare che se si fa un raffronto con le altre città del Tigullio, solo a Rapallo il 20 settembre veniva ricordato in questo modo: infatti da Chiavari, Sestri Levante, Santa Margherita e Lavagna si riportano cortei, corse nei sacchi, concerti della banda locale, illuminazioni, ma solo nel 1892 da Lavagna c’è un breve riferimento allo sparo serale di razzi.

Passano gli anni, Giolitti arriva al governo e prepara l’accordo del 1913 (il Patto Gentiloni) che superando il non expedit papale sancirà l’ingresso dei cattolici in politica. I tempi cambiano. Di quella che era una festa popolare (almeno di una parte di popolo, ma non solo) sbiadisce il ricordo. Leggiamo infatti sul Mare del 25 settembre 1909 (secondo anno di vita del giornale) che a Rapallo "un esiguo gruppo di volenterosi giovanotti ha commemorato la data con una fiaccolata ed alcuni spari di mortaretti. La banda cittadina –unica che ricordò l’Eroe – prima di recarsi a Zoagli depose sul busto di Garibaldi una corona d’alloro e un garibaldino disse poche applaudite parole. La giunta comunale affisse uno scialbo manifesto. L’indifferenza superò questa larva di commemorazione".

Probabilmente il Mare era vicino, e comunque non poteva ignorare, quegli ambienti cattolici che a Rapallo contavano molto, da sempre avversari della festa. Eppure qualcosa era cambiato. Lo si comprende dal fatto che l’Eco di Chiavari (foglio dichiaratamente democratico) quindici anni prima riconosceva che il sindaco di Rapallo, Lorenzo Ricci, esponente del partito cattolico, non mancava di far stampare un, a suo dire, ottimo manifesto per il 20 settembre. Solo qualche anno dopo, nel 1894, il sindaco Ricci sarebbe stato dichiarato decaduto dal governo Crispi per essersi rifiutato di esporre la bandiera dal balcone comunale nella ricorrenza. Evidentemente Ricci aveva capito che poteva permettersi una forte contrapposizione e che lo spirito risorgimentale stava finendo.

Oggi quindi, quando guardiamo i fuochi di luglio, ricordiamoci che in passato i fuochi e i mortaretti hanno illuminato anche le feste civili, la festa della nostra unità nazionale


.