Chi lascia la strada nazionale Tiburtina - Valeria nei pressi di Arsoli e si inoltra nella neroniana Via Sublacense dopo aver percorso cinque chilometri circa, alla sua sinistra, s'imbatte in un paese, AGOSTA, adagiato su di una collina calcarea, che declina dolcemente verso la sottostante pianura, percorsa dal fiume Aniene. Con i suoi 1800 abitanti, immersa nel denso e rigoglioso verde dei suoi boschi e prati, Agosta è circondata tutta intorno dai monti Ruffì, Affilani, Ernici e Simbruini. Le fanno la guardia, arroccati sulle creste dei su ricordati monti, i paesi di Cervara di Roma ad est, di Rocca Canterano e di Rocca di Mezzo ad ovest. Il fiume Aniene, colle sue fredde acque, veloce nel suo scorrere, domina tutta la valle, che da lui prende il nome. Anche se l'innarrestabile inquinamento sta mettendo in serio pericolo il suo patrimonio ittico; infatti, da alcuni anni vi sono totalmente scomparsi i Gamberi di acqua dolce e le Lamprede, piccole anguille, dette in loco "giriole", oggi nel fiume Aniene si può ancora pescare la gustosa Trota Fario. Dato che il fiume non presenta in questo tratto né cascate né rapide, vi si pratica, anche con gare di interesse nazionale ed internazionale, lo sport della canoa. Le sponde dell'Aniene sono riccamente bordate di salici e di pioppi, chiamati in dialetto "aliucci". Alcuni torrenti, chiamati popolarmente "fossi", scorrono su tutto il territorio scavandolo, erodendolo e modificandolo. Alimentati non solo dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi delle vicine montagne, ma anche da vere e proprie sorgenti, essi riversano le loro acque, più abbondanti in inverno e in primavera, magre invece in estate ed in autunno, nel fiume Aniene. I più importanti di essi sono: il Fosso di SAN LUCA, più conosciuto come fosso di Tostini, che scende da Cervara; il Fosso DELLA STRETTA , che scende da Rocca di Mezzo; il Fosso DEL MONTE, che scende sempre da Cervara. In essi, non ancora contaminati dall'inquinamento, si possono pescare granchi, gamberi e piccole trote chiamate "Roelle", Un tempo nei fossi che delimitavano i terreni nella pianura, si trovavano in abbondanza ROELLE E RANE, di cui gli Agostani erano particolarmente ghiotti e per questo, nel Sublacense, essi erano scherzosamente soprannominati "Ranocchiari ". Agosta sorge in una zona molto suggestiva, caratterizzata da valli che si intrecciano e si fondono; da colline di varia altitudine e da monti, che superano i 1000 metri d'altezza, tutti ricoperti da folti boschi di querce, di castagni, di lecci e di carpini neri.

Essa è sita a 382 metri sul livello del mare e dista da Roma una cinquantina di chilometri, se si percorre l'autostrada Roma - L'Aquila; se al contrario si preferisce la vecchia Tiburtina - Valeria, i chilometri diventano una sessantina. Agosta consta di un nucleo storico e di varie frazioni come CACINO, TOSTINI, PISCIARELLO, BARCO, VALLEBERTA, SELVE E MADONNA DELLA PACE, che è la frazione più grande e dista dal nucleo principale 3 chilometri circa. Il territorio agostano ha una superficie di 940 ettari, di cui il 50% è costituito da colline, il 30% è pianura ed il restante 20% è montagna. Il suo punto più alto, circa 800 metri, si trova in località Valle Castello-Costa Finocchiara. A nord-est Agosta confina con Cervara di Roma; a nord-ovest ed a ovest con Marano Equo e Rocca Canterano; a sud-est con Canterano e Subiaco. Sulle colline, modificate a terrazzi, chiamati in dialetto "sportelle", un tempo si coltivavano intensamente viti, olive, patate, granoturco, e legumi come fagioli, "scafi" (fave), piselli, "cici" (ceci), lenticchie; inoltre, vi si coltivavano vari tipi di alberi da frutta come ciliegi, peri, meli, "persechi"(peschi), noci, nocciole, "soroa" (sorbe), nespole, melecotogne, visciole, prugne, e fichi. Nella pianura sottostante, resa fertile e umida dalle acque dell'Aniene, si coltivavano soprattutto grano, granoturco, patate, fagioli, tabacco, lino, canapa e ortaggi vari. Fino ad una ventina di anni fa molto importante era la produzione del fagiolo regina e delle visciole. Oggi che l'agricoltura è stata quasi del tutto abbandonata e che i campi sono perlopiù incolti, è rimasta la raccolta delle castagne, degli asparagi, dei tartufi e dei funghi, tra i quali ricordiamo il gustosissimo e ricercatissimo fungo porcino. I boschi sono tuttora popolati da SCOIATTOLI, GHIRI, VOLPI, DONNOLE, RICCI, TASSI, FAGIANI, PERNICI, LEPRI E CINGHIALI. Più difficile è trovare l'ISTRICE e il GUFO, mentre il LUPO ha abbandonato la zona e si è rifugiato in luoghi più appartati. Un tempo sui dirupi dei monti viveva un uccello predatore, il FALCO, oggi purtroppo scomparso. Il clima d'inverno è abbastanza rigido con grandi brinate prenatalizie e possibili nevicate in gennaio o a febbraio. Inoltre, non è raro, specialmente la mattina trovarsi avvolti nell'impalpabile nebbia, che rende la valle eterea e quasi fantastica. In estate invece il clima è abbastanza fresco e ventilato ed è per questo motivo che, quando la canicola imperversa sulla Capitale, molti lasciano la città, per trovare ristoro e refrigerio nel territorio di Agosta. Le stagioni più suggestive per Agosta sono la primavera con il suo verde chiaro, che inonda tutta la valle e i suoi fiori dai mille colori, che danno luogo a spettacoli naturali veramente esaltanti e coinvolgenti e l'autunno, in cui la valle si trasforma in una variopinta tavolozza, i cui colori sembrano usciti dalla mano di pittori come Raffaello, Van Gogh e Monet.

Confini

Il comune confina a est e a nord con Cervara di Roma, a nord - ovest ed a ovest con Marano Equo e Rocca Canterano, a sud e sud - est con Subiaco e Canterano. Il confine con Cervara parte dalla contrada Colle Ficorone, tocca la frazione delle Selve, passa fra le contrade Valle Berta e Cavignole, risale verso le Formelle e Marcaccio - Le Nano, attraversa quindi il fosso di San Luca, da dove si inerpica fino alle Fontanelle, sfiorando il Lucinetto e giungendo ai 786 metri di Valle Castello - la quota più alta di tutto il territorio. Da qui precipita verso il Fosso del Monte per risalire improvvisamente fino a quota 629 delle Lavoratine dove, lasciandosi alle spalle il territorio di Cervara, si dirige verso ovest. Il confine con Marano Equo parte dalle Lavoratine e, dopo un ampio arco che lambisce quasi il territorio di Arsoli, scende per la contrada della Mazzocchiara (Ciuccianello), attraversa la strada Sublacense all'altezza della vecchia stazione di Marano Equo; poi segue per un breve tratto l'alveo dell'Aniene, passando nella riva sinistra presso la contrada Pantano; da qui, dopo aver attraversato la pianura, si dirige verso l'Arca Rotta, a mezza costa fra il piano e l'abitato di Rocca di Mezzo. All'Arca Rotta, che costituisce il punto più a ovest del territorio diRocca Canterano, che segue a mezza costa in senso nord ovest - sud est attraverso il Colle Amato, le Foche e le Coste di Cavate, fino a tornare in pianura a seguire ancora l'alveo dell'Aniene dalla piana di Cavate fino all'altezza del Barco. Qui termina il confine con Rocca Canterano e comincia quello con Canterano, che è assai breve (all'incirca 800 metri) lungo l'alveo dell'Aniene fino all'altezza di Ponte Lucidi. Da quest'ultima località il confine di Agosta svolta bruscamente verso nord est, toccando il territorio di Subiaco e seguendolo per un non lungo tratto fino a Colle Ficorone, dopo aver attraversato sia il fiume sia la statale Sublacense 411  duecento metri a sud della Chiesa di Madonna della Pace.