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Dagli abissi del Tirreno si erge,
in una sinfonia di colori, la mole dello Stromboli dalle pendici slanciate, che
si stagliano vigorosamente in un cielo di zaffiro.
Sulle falde orientali, coperte da un manto di verde, spiccano, linde e
civettuole, tipiche casette bianche che, vedute dall'alto, dànno la vaga
sensazione di uno sciame di candide farfalle posate su un vasto prato di
smeraldo. Alcune, disposte lungo spiagge nere come l'ebano o presso scogli
lavici, offrono strani contrasti di tinte. Altre case sono appollaiate attorno
alle chiese o si celano tra uliveti centenari. Altre infine si inerpicano sulle
pendici scoscese del monte; sono per lo più diroccate e un tempo offrirono
asilo agli Strombolani che in esse si rifugiavano per sfuggire alle scorrerie
notturne dei pirati saraceni.
Attorno al paese si allineano lunghe siepi di fichi d'India, che segnano spesso
il limite delle proprietà. Sparsi capricciosamente sulle balze o aggrappati ai
muri, i capperi fanno bella mostra della loro forma di strani ombrelli
verdeggianti che, nella stagione estiva, si ornano di vistosi, candidi fiori. In
primavera i folti ulivi e i vigneti, a tratti intersecati da filari di glicine,
di roveti e di ginestre, ingolfate in un mare di alte erbe, frammiste a mille
fiori selvatici, offrono un incantevole scenario policromo tra effluvi
inebrianti. Una nota sinfonica completa il quadro idilliaco: è la nenia delle
cicale ebbre di sole e di profumi. A questo versante orientale dell'isola,
rivestito di lussureggiante vegetazione e inondato da un oceano di luce, fra
tanto sorriso di mare e splendore di cielo, contrasta il versante nord: glabro,
aspro, caliginoso e teatro sovente di fenomeni apocalittici. In tale stridente
antitesi di scenari, consiste la tipica peculiarità di Stromboli. |