
Il Po è da sempre l'elemento centrale del paesaggio e della vita delle genti del luogo e, proprio a Papozze, il maestoso fiume inizia il suo Delta, dividendosi tra il Po detto anche "Grande" (Po di Venezia) che scorre a Nord, e Po di Goro che si dirige a Sud disegnando l'isola di Ariano. Per la sua particolare posizione Papozze rappresenta nel Parco il punto di partenza per un bellissimo itinerario turistico via acqua sul Po di Goro oppure sul Po Grande per arrivare sino alle parti più tipiche e più interne del Delta Padano dove la natura diventa protagonista. Ma in questa sede il nostro itinerario si svolgerà all'interno dei confini del comune alla ricerca dei beni artistici ed architettonici. Diciamo subito che anche le vicende storiche di Papozze sono strettamente collegate al Po sin dalle origini medioevali, in seguito alla rotta di Ficarolo che ha daro un assetto quasi definitivo al Polesine. Il primo documento certo riguardante Papozze risale al 14 novembre 1255 quando un certo "Tebaldinus prenomine Papocius" cittadino ferrarese, vende ai veneziani Marco e Matteo Quirini tutto il territorio chiamato "Papocia". Papozze tornò ben presto ad essere territorio ferrarese nel 1309 concesso dal papa Clemente V in livello perpetuo al marchese Francesco d'Este. Il territorio seguì le vicende estensi sino al 1598, anno in cui Ferrara e il suo distretto finirono sotto il controllo dello Stato della Chiesa. Il dominio Pontificio durò sino all'invasione francese del 1797; nel 1807 Napoleone decretò la nascita del comune di Papozze, aggregandolo alla provincia di Rovigo. Con il Congresso di Vienna passò sotto l'Impero d'Austria, rimanendovi sino al 1866, anno in cui, in seguito alla terza guerra d'indipendenza, passò a far parte del Regno d'Italia.
Il Po è stato spesso protagonista nelle vicende storiche ed umane di Papozze anche nel XX° secolo, infatti, in seguito all'alluvione del 1951, l'intero abitato "Piazza Cantone", completamente in golena, con decreto dello Stato dovette essere trasferito nella zona attuale per motivi di sicurezza. Decine e decine di edifici di splendida fattura furono pertanto abbattuti, facendo perdere a Papozze un patrimonio edilizio di inestimabile valore, di cui ora si conserva soltanto il ricordo e qualche foto ingiallita dal tempo. Nonostante tutto ciò il piccolo centro rivierasco conserva ancora un buon patrimonio architettonico ed artistico, soprattutto nella fascia a ridosso dell'argine maestro del fiume.
Provenendo da Rovigo lungo la suggestiva strada arginale Polesella - Bottrighe, superato il comune di Villanova Marchesana, si entra in Papozze. Sull'ampia pianura si innalza elegante il campanile, realizzato intorno al 1625, con la cuspide a pan di zucchero, dichiarato monumento nazionale all'inizio del novecento. Ed ecco la chiesa ottocentesca, dedicata ai Santi Bartolomeo Apostolo e Carlo Borromeo, con la facciata rivolta verso il grande fiume. Il tempio è a tre navate, il progetto iniziale era stato affidato all'architetto Meduna, l'autore del teatro "La Fenice" di Venezia, ma, ritenuto troppo costoso, fu ridotto dall'architetto Lupati di Adria.
Prima di abbandonare il territorio di Papozze, una tappa è d'obbligo a Panarella per visitare villa Lardi ora Zangirolami. L'edificio si distingue per la compattezza e la mancanza di decorazioni architettoniche ad eccezione del pronao che caratterizza la facciata principale, piuttosto rustico e probabilmente cronologicamente posteriore.
Secondo una tradizione orale, in questa villa sostò nel 1782 Papa Pio VI in viaggio verso Vienna. E proprio qui finisce il nostro viaggio nel comune bassopolesano, in cui beni culturali ed ambientali meritano una sosta non frettolosa per poter essere apprezzati.
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