Myricae
Giovanni Pascoli

PENSIERI

I
TRE VERSI DELL'ASCREO

źNon di perenni fiumi passar l'onda,
che tu non preghi volto alla corrente
pura, e le mani tuffi nella monda
acqua lucente╗

dice il poeta. E cosý guarda, o saggio,
tu nel dolore, cupo fiume errante:
passa, e le mani reca dal passaggio
sempre pi¨ sante...

 

II
I TRE GRAPPOLI

Ha tre, Giacinto, grappoli la vite.
Bevi del primo il limpido piacere;
bevi dell'altro l'oblio breve e mite;
e... pi¨ non bere:

chŔ sonno Ŕ il terzo, e con lo sguardo acuto
nel nero sonno vigila, da un canto,
sappi, il dolore; e alto grida un muto
pianto giÓ pianto.
III
SAPIENZA

Salý pensoso la romita altura
ove ha il suo nido l'aquila e il torrente,
e centro della lontananza oscura
sta, sap´ente.

Oh! scruta intorno gl'ignorati abissi:
pi¨ ti va lungi l'occhio del pensiero,
pi¨ presso viene quello che tu fissi:
ombra e mistero.

 

IV
CUORE E CIELO

Nel cuor dove ogni vis´on s'immilla,
e spazio al cielo ed alla terra avanza,
talor si spenge un desiderio, e brilla
una speranza:

come nel cielo, oceano profondo,
dove ascendendo il pensier nostro annega,
tramonta un'Alfa, e pullula dal fondo
cupo un'Omega.
V
MORTE E SOLE

Fissa la morte: costellaz´one
lugubre che in un cielo nero brilla:
breve parola, chiara vis´one:
leggi, o pupilla.

Non puoi. Cosý, se fissi mai l'immoto
astro nei cieli solitari ardente,
se guardi il sole, occhio, che vedi ? Un v˛to
vortice, un niente.
VI
PIANTO

Pi¨ bello il fiore cui la pioggia estiva
lascia una stilla dove il sol si frange;
pi¨ bello il bacio che d'un raggio avviva
occhio che piange.
VII
CONVIVIO

O convitato della vita, Ŕ l'ora.
Brillino rossi i calici di vino;
tu nÚ bramoso pi¨, nÚ sazio ancora,
lascia il festino.

Splendano d'aurea luce i lampadari,
fragri la rosa e il timo dell'Imetto,
sorrida in cerchio tuttavia di cari
capi il banchetto:

tu sorgi e... Triste, su la mensa ingombra,
delle morenti lampade lo svolo
lugubre lungo! triste errar nell'ombra,
ultimo, solo!
VIII
IL PASSATO

Rivedo i luoghi dove un giorno ho pianto:
un sorriso mi sembra ora quel pianto.
Rivedo i luoghi, dove ho giÓ sorriso...
Oh! come lacrimoso quel sorriso!
IX
TRA IL DOLORE E LA GIOIA

Vidi il mio sogno sopra il monte in cima;
era una striscia pallida; co' suoi
boschi d'un verde quale mai nÚ prima
vidi nÚ poi.

Prima, il sonante nembo coi velari,
tutto ascondeva, delle nubi nere:
poi, tutto il sole disvel˛ del pari
bello a vedere.

Ma quel mio sogno al raggio d'un'aurora
nuova m'apparve e sparve in un baleno,
che il ciel non era torbo pi¨ nÚ ancora
tutto sereno.
X
NEL CUORE UMANO

Non ammirare, se in un cuor non basso,
cui tu rivolga a prova, un pungiglione
senti improvviso: c'Ŕ sott'ogni sasso
lo scorp´one.

Non ammirare, se in un cuor concesso
al male, senti a quando a quando un grido
buono, un palpito santo: ogni cipresso
porta il suo nido.

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