Un temuto capobrigante, Pasquale Mauriello, detto Vuozzo,
di S. Andrea di Conza, filoborbonico, si aggira nella valle dell'Ofanto spogliando
tutti i poveri viandanti "i quali vanno per loro affari in diversi paesi
del Circondario".
I legionari dei comuni limitrofi sono costantemente impegnati "onte riuscire
alla distruzione de' malvagi i quali disturbano la pubblica tranquillità".
Frattanto, in seguito agli ordini sovrani, Andretta organizza la guardia civica,
istituita da poco, al comando del capitano Amato Alvino.
La sera di giovedì del 5 marzo 1807 corre voce che, nel territorio detto
Caperrone nel tenimento di Pescopagano, gira una persona ignota, "la quale
asserivasi Vuozzo, sotto mentite spoglie".
La mattina seguente la guardia civica di Cairano, perfettamente armata, guidata
dal capitano Pasquale D'Amato, s'incammina verso quella località per
catturare il malvivente. Il ricercato è fermato, condotto a Cairano,
rinchiuso nel corpo di guardia e sorvegliato da 10 legionari comandati dal caporale
Gabriele Mazzeo.
E' subito riconosciuto: non è Vuozzo ma un suo paesano. Costui era stato
mandato dal capobrigante "per vedere se per lungo 1'Ofanto vi permaneva
forza imponente, che l'avesse potuto andare in persecuzione; e che tosto gli
salvavano la vita, li avrebbe fatto avere nelle mani il forascita Mauriello".
Dopo pranzo dello stesso giorno una moltitudine di persone armate, proveniente
da Andretta, si dirige verso Cairano. I Cairanesi, incuriositi, si recano poco
lontano dall'abitato e aspettano. Gli uomini che si vedevano lungo la strada
arrivano alle ore 21: sono 20 legionari d'Andretta comandati dal secondo tenente
Giuseppe Miele, genero del capitano Alvino.
Tra questi vi è Mattia Guariglia di S. Mauro Cilento inviato ad Andretta,
da due anni circa, "in qualità di armigero controbaniere",
al comando del caporale Modestino Matarazzo, per controllare il contrabbando
del sale.
"Un venerdì, il sei marzo, mentre si intratteneva come al solito,
con i suoi compagni Luigi Matarazzo, Antonio Arcieri, nonché il suo caporale",
riferisce l'armigero. "viene richiesto dal Tenente dei Legionari di Andretta,
Giuseppe Miele, per andare, con sedici legionari di suo, in persecuzione del
forascita Pasquale Mauriello alias Vuozzo di S. Andrea di Conza, per quanto
ci disse, il quale con una compagnia di briganti (131) si faceva .... vedere
per queste campagne. Fummo necessitati a non negarci, perché trattavasi
di assicurare la tranquillità pubblica".
Nonostante l'arrestato non sia il famoso brigante, i legionari andrettesi pretendono
la consegna del detenuto, prima con patteggiamenti, colloqui, trattative facendo
ricorso anche alle amicizie personali, e poi forzosamente.
Infatti, il caporale Modestino Matarazzo si rivolge a un carceriere, suo amico
e gli dice: "compà Francì, mo Baria lunesso d'aiutà
l'amici, ,facendo vedè come questo carcerato l'avimo arrestato
nui, lu ulimopure regalà qualche cosa ". L'agente però
non accetta e gli risponde che se d detenuto viene riconosciuto colpevole sarà
punito; se invece è ritenuto innocente sarà messo in libertà
dai superiori giudici.
Gli andrettesi sono lì "cò fucili tutti impugnati, del pari
agli individui, che stavano di guardia, e minacciavano ruina .." .
Ecco che improvvisamente esplode un colpo di fucile e nasce un conflitto a fuoco.
Guariglia viene ferito alla coscia destra con un pallino infuocato che gli buca
il "calzone e mi ferì nella stessa ".
L'Intendente della Provincia di Principato Ultra, Giacomo Mazas, incarica il
regio Governatore del Circondario di Morra, Raffaele Perrelli, di acquisire
con sollecitudine informazioni sul clamoroso fatto. Il Governatore chiede chiarimenti
sull'accaduto al comandante delle milizie andrettesi e lo invita a Morra, "luogo
di mia residenza, e non più di quattro miglia lungi da qui".
Ma con raggiri e cavilli Miele tenta di rallentare le indagini.
Per evitare ogni pretesto e per eseguire con ogni sollecitudine l'incarico dell'Intendente,
Perrelli, ll 13 aprile, si reca ad Andretta, convoca il tenente e ascolta molti
testimoni, anche di Cairano.
131) La banda di Vuozzo è inizialmente di circa 24 uomini, arriva
poi a 27 tutti a cavallo. Tra essi figurano Antonio, Cesare e Graziano Tullio
di Pescopagano, Gaetano Villani e Carmine Bozza di S. Andrea di Conza, Giuseppe
Erberto Quaglietta di Pescopagano, Eligio Pirro di S. Andrea di Conza, Vito
Latessa di Bisaccia, Andrea, detto Ciangolo" e Giuseppe Schettino di Pescopagano,
Luigi e Pasquale Giannetta di Lacedonia, Vito Summa, detto "Mecca"
di Avigliano, Antonio Buccino detto "Masciariello" di Laviano che
si unisce a Vuozzo con la sua banda di 10 persone tra cui vi sono Fedele Salandra
di Castelnuovo e Gaetano Turiello di Santo Menna, Pasquale Vita, Andrea Mucciaccioli
di Pescopagano, Nicola Repole di Pescopagano, Cesare Graziano, Gaetano Iannuzzelli
di Castelnuovo di Conza, Giuseppe Durante di Castelgrande, Domenico Cantore
di Muro, Francesco Miele di Pescopagano, ed altri di Venosa, Montemilone, ecc.
Miele si separa dalla comitiva nel mese di ottobre 1806 "non fidandomi
di menare una vita così penosa e pericolosa".
Sembra che la banda Vuozzo raccogliesse simpatie in alcuni paesi tra i quali
figura Andretta e che l'origine dei "moti" avesse "una ben precisa
matrice cospirativa e politica di nuclei segreti borbonici, ...." . Cfr.
Barra F., "Vuozzo" tra decennio e restaurazione, in Civiltà
Altirpina, Anno IV, novembre?dicembre 1979, fase. 6, pagg. 29-34.
Giuseppe Erberto Quaglietta (muore il 15 settembre 1806 con Vito Summa detto
Mecca). Gaetano Villani, Vito Latessa, Andrea Schettino (Ciangolo) si uniscono
alla banda Vuozzo il 9 settembre 1806. Nello stesso giorno si registra uno scontro
a fuoco con i francesi.
Successivamente si uniscono a Vuozzo due ex carcerati di Fra Diavolo provenienti
da Gaeta. II borbonico Michele Pezza, detto fra Diavolo, con alcuni contadini,
aveva costituito, nel 1799 il nucleo delle forze sanfediste che, guidato dal
cardinale Fabrizio Ruffo ed appoggiato dalla flotta dell'ammiraglio Nelson,
aveva abbattuto la repubblica partenopea. (Cfr, Tozzi E., in Economia Irpina,
anno XX n. 1, 1982, pag. 84) .
Vuozzo, nel 1815, si ritira ad Eboli (Sa) sostenuto da Ferdinando IV.