Cenni storici su questa chiesa

 

 

 

La Chiesa di S. Matteo nacque come cappella gentilizia della famiglia Doria.

Nel 1125, il vescovo di Genova Sigifredo concesse a  Fra Martino Doria, che rimasto vedovo era entrato nel convento benedettino di Capodimonte a San Fruttuoso, di costruire, sui terreni di sua proprietà, la piccola chiesa.

Venne dedicata a San  Matteo perché in vita era stato gabelliere, come i Doria lo erano per la Repubblica.

La consacrazione del tempio eretto "al Campetto dei Fabbri in loco Domoculta", fu fatta nel 1132 dal vescovo Siro, alla presenza di papa Innocenzo II. Oberto nel 1266 portò una bella campana per il campanile, presa da una torre veneziana, come bottino di guerra.

 

Nel 1278 venne costruita la piazza, si effettuò un primo ampliamento dell'edificio e venne aggiunta la facciata a bande bianche e nere sulle quali vennero incise le gesta della Famiglia.

 

Agli inizi del secolo successivo, fu costruito il chiostro, al quale si accede dalla piazza attraverso un arco a lato della chiesa.

Il chiostro che, come si legge dall’iscrizione di un capitello angolare, venne realizzato nel 1308 da un "Magister Marcus Venetus” ha mantenuto l’originaria forma quadrangolare e l’elegante sequenza di colonnine binate che sostengono la serie dei leggeri archi acuti. 

Nel centro il pozzo; all'interno sulle pareti sono murate le lapidi che riguardano la famiglia (in parte provengono dalla chiesa di San Domenico demolita per fare posto al teatro Carlo Felice in piazza De Ferrari) e copia del bassorilievo di Portopisano. 

Vi è anche una preziosa arca fatta costruire nel 1356 da Raffaello Doria, usata sino al 1934 per custodire i corpi dei Santi Mauro ed Eleuterio patroni di Parenzo.

 

Della chiesa realizzata nel XIII secolo rimane pressoché inalterata la facciata, mentre il carattere gotico dell’interno è stato quasi interamente cancellato dai successivi rifacimenti cinquecenteschi, rimangono alcune tracce negli archi ogivali che inquadrano la cupola.

La struttura dell’edificio gotico, a pianta longitudinale, aveva verosimilmente tre navate, copertura lignea, transetto non sporgente e tre absidi. Probabilmente inoltre vi era un tiburio ottagonale successivamente trasformato in cupola.

 

Tra il 1543 e il 1559 Andrea Doria affidò a Giovanni Montorsoli la ristrutturazione del presbiterio con la costruzione della cripta sottostante e a Giovanni Battista Castello il Bergamasco, insieme a Luca Cambiaso, il completamento della ristrutturazione.

Le trasformazioni operate determinarono all’interno una strana commistione tra elementi gotici ed elementi rinascimentali, e una nuova distribuzione degli spazi dovuta all’eliminazione di una distinzione netta tra navate e transetto, forse motivata dalla volontà di dare all’ambiente una più forte impronta cinquecentesca.

Per quanto riguarda la ricca decorazione affidata a stucchi ed affreschi, sono chiaramente identificabili l’apporto del Montorsoli nella cripta, nella zona absidale e nel transetto e l’opera del Bergamasco e del Cambiaso nelle navate.

Nella chiesa sono sepolti molti dogi Doria (altri erano in S. Domenico o a S. Fruttuoso di Camogli) tra questi Oberto, vincitore della Meloria, Pagano dominatore dei greci e dei catalani, Luciano espugnatore di Pola, Lamba trionfatore a Curzola, e in un magnifico sarcofago il più grande di tutti: Andrea.

Dal 1910 al 1930 ebbero corso lavori di sistemazione del chiostro, della facciata e della piazza antistante la chiesa. Restauri del 1934 intervennero a correggere in parte trasformazioni cinquecentesche poco indovinate. La scalinata d'accesso al piazzale, unica anziché doppia, è lavoro del 1935.

Negli anni 1991-92 in occasione del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell'America, il Banco di Chiavari e della Riviera Ligure sponsorizzò il rifacimento delle coperture e il restauro conservativo della facciata e del chiostro.


In riferimento alla sua posizione giuridica si sa che la chiesa fu dapprima priorato dipendente dall'abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte. Per decreto di Nicolo V divenne badia benedettina nel sec. XV; dal 1621 i Doria cominciarono a nominare abati dal clero secolare.

Da una vertenza del 22 settembre 1235 risulta che la parrocchialità privata era già in atto, anche se furono due bolle di papa Giovanni XXIII (uno dei tre che tra il 1410 e il 1415 si presentarono come papi contemporaneamente) che nel 29 gennaio 1413 costituirono ufficialmente per i Doria il diritto parrocchiale, quello di patronato e la diretta dipendenza di S. Matteo dal Sommo Pontefice.

 

 

Parrocchia Abbaziale

di San Matteo Apostolo Evangelista

Piazza San Matteo 18, 16123 – Genova

Tel./Fax 010 2474361 - abbaziasanmatteo@libero.it

 

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