Memorie e Documenti

Dr Vito Graziano
Pubblicato MCMXI

PARTE I

Cap.V

Ciminna dai suoi primordi sino alla fine del sec. XV


1. Aumento della popolazione per l'abbandono di alcuni casali. 2. Stato del paese verso la fine del secolo XIII. 3. Inimicizia di Matteo Sclafani, barone di Ciminna, con Manfredi Chiaramente, e sua condotta nella rivoluzione palermitana del 1351.4. Visita di re Alfonso il Magnanimo fatta a Ciminna. — 5. Notari pubblici. 6. Comunità giudaica di Ciminna. — 7. Peste del 1495.


 

 


1. Aumento della popolazione per l'abbandono di alcuni casali


Dopo l'epoca primordiale, descritta nel terzo capitolo, Ciminna divenne più popolata per l'abbandono di altri casali, avvenuti nella seconda metà del secolo XIII, cioè Ihabica, Kadia e Rakalcadia, che popolarono anche Motta S. Agata, Fontanamurata, Machinese ed altri luoghi.1 Ne accrebbero forse la popolazione anche il casale Gallo Rebalsuat e quello della contrada S. Nicolo.
Poco tempo dopo avvenne la rivoluzione del vespro siciliano, in cui Ciminna seguì naturalmente l'esempio degli altri Comuni dell'isola. Non si sa precisamente il giorno in cui essa abbia fatto il suo vespro, ma dovette essere pochi giorni dopo quello di Palermo, perché essa ne ebbe presto notizia per la sua vicinanza e perché dopo quasi un mese non restava a Carlo che la sola Messina. Il ricordo del vespro è ancora vivo in questo popolo, il quale per esprimere un fatto straordinario suoi dire: Ci fu lu vespru sicilianu.
Come ogni altro Comune della Sicilia, Ciminna apprestò al Re Pietro d'Aragona i donativi stabiliti nel Parlamento di Catania per le spese della guerra contro l'aborrito angioino. Questi donativi furono in sussidi da bocca, in denaro e in armigeri.

1. L. TIRRITO, Sulla città e comarca di Castronovo, Palermo 1873, p. 367.

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2. Stato del paese verso la fine del secolo XIII

Ciminna a quell'epoca era un semplice casale,2 come appare chiaramente dalla concessione feudale fatta nel 1299 a Virgilio Scordia da Catania e dalla ratifica avvenuta l'anno seguente, in cui Ciminna è chiamata sempre casale. Ma nel corso del secolo XIV essa crebbe ancora d'importanza e divenne una Terra; infatti venne designata con questo nome nell'atto di permuta fatta da Guglielmo Raimondo Peralta con Giuliana nel 1369.


2. Casale nel comune linguaggio dell'idioma romano-barbaro del medio evo significava villaggio o borgata, ove un'accolta di gente si adunava ad abitare.

 

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3. Inimicizia di Matteo Sclafani, barone di Ciminna, con Manfredi Chiaramente, e sua condotta nella rivoluzione palermitana del 1351

Nell'anno 1349 la città di Palermo, volendo snidare dai castelli di Vicari e di Cefalà il partito catalano,3 che infestava le campagne dei dintorni, invitò molti Comuni dell’isola in Val di Mazzara, e principalmente le Terre di Corleone, Frizzi, Castronovo, Cammarata e Ciminna, come luoghi circonvicini, per prestare armigeri a piedi ed a cavallo. Il comando supremo della squadra fu affidato a Matteo Sclafani, signore di Ciminna, il quale, dopo avere assediato il castello di Vicari, ne cacciò i ribelli.
Ma non fu durevole per la città di Palermo il risultato ottenuto, perché lo Sclafani, sebbene latino di sangue, aderiva al partito catalano per una vecchia gelosia con Manfredi Chiaramente, a cui solo aveva figurato inferiore per sostanze e credito in Palermo. Perciò partitesi da questa e fatto nucleo nella sua baronia di Ciminna, infestava con assalti e rapine le strade e le campagne all'intorno fino a Palermo, apportando dei danni ai seminati e agli alberi, e facendo anche rubare gli armenti.4
Allora Manfredi Chiaramente, volendo vendicarsi del potente barone di Ciminna, pensò far nascere in Palermo una finta rivoluzione per mezzo del suo familiare Lorenzo Murra, allo scopo di attirare in Palermo i catalani e specialmente lo Sclafani, per poi ucciderlo e invadere la Terra e. i beni di costui.
Suscitato il tumulto, il Chiaramente finse d'impaurirsi e ritirossi a Castellammare con tutta la sua famiglia e le cose preziose; e allora il Murra consigliò di porre al governo della città il Conte Blasco d'Alagona, capo del partito catalano e residente allora in Catania, coi baroni suoi aderenti in Val di Mazara ed in particolare il barone di Ciminna, come più vicino per soccorrere la città di armati e di grano.
Il Conte Blasco d'Alagona credette a quell'inganno e quindi scrisse lettere pressanti a Matteo Sclafani e agli altri baroni suoi aderenti per volare in soccorso di Palermo. Francesco Ventimiglia, attirato in Palermo da un amore giovanile, rispose all'invito coi fratelli e le proprie masnade, ma l'accorto barone di Ciminna non si lasciò sedurre e si tenne forte nella sua Terra, ritenendo anche una parte delle comitive che non avevano seguito i Ventimiglia.
Intanto i Chiaramente, raccolta una quantità di genti, s'appiattarono in Caccamo, castello ereditario del conte di Modica, per cogliere all'improvviso lo Sclafani nel passaggio, ma rimasti delusi andarono alla capitale, dove il Murra aprì loro le porte, e suscitarono un nuovo tumulto gridando: Morte ai catalani (1351).


3 . Il Re Pietro d'Aragona venuto a liberare la Sicilia dal giogo angioino aveva condotto con sé alcuni nobili catalani. Questi in principio furono accolti con entusiasmo dal popolo, ma poi arricchitisi nelle nostre contrade ed investiti delle signorie di molte Terre eccitarono la gelosia dei baroni siciliani, donde l'origine dei partiti catalano e siciliano, che si disputarono per molto tempo il governo del regno
4 . ISIDORO LA LUMIA, Storie siciliane, voi. II, pp. 138 e 139

 

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4. Visita di re Alfonso il Magnanimo fatta a Ciminna.

Pertanto Ciminna accresceva la sua importanza, e nel secolo XV ebbe anche l'onore di essere visitata dal Re Alfonso soprannominato il Magnanimo, che vi si recò nell'anno 1443. Questo fatto si conservò lungamente nella memoria del popolo e se ne fa menzione in un deliberato decurionale del 28 agosto 1842, al quale non può darsi che il valore di semplice tradizione.

 

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5. Notari pubblici.

In quel tempo non vi erano in Ciminna notari per la stipula di atti pubblici e si ricorreva a quelli di altri paesi, specialmente di Termini. Il primo notare di Ciminna fu Simone Bonafede, che lasciò quindici volumi di atti pubblici, che vanno dal 1469 al 1480. Nel 1496 cominciò ad esercitare un altro notaro pubblico chiamato Antonino Bonafede, e da quell'epoca in poi fino ad oggi vi sono stati quasi ottanta notari, i cui atti formavano un archivio importantissimo sotto la direzione di un conservatore. Ma l'art. 3 della legge 6 aprile 1879 N. 4817 trasformò gli archivi comunali in distrettuali, e quindi nell'anno 1897, avvenuta la morte del not. Francesco Paolo Piraino, che fu l'ultimo conservatore, tutti quegli atti in numero di 1245 volumi, oltre a molti bastardelli e pochi volumi indecifrabili, furono consegnati all'archivio distrettuale di Termini e trasportati in quella città. Il Comune cercò di conservare il suo archivio, trasformandolo in mandamentale, e a tale scopo iniziò delle pratiche, che, condotte con poca attività, furono troncate dalla morte del suddetto notar Piraino.

 

 

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6. Comunità giudaica di Ciminna

Ciminna aveva una comunità giudaica, che viveva con leggi e costumi propri ed era sotto la dipendenza di quella principale, residente in Palermo. Pubblicato il decreto reale del 31 marzo 1491, col quale si ordinava a tutti i giudei lo sfratto dalla Sicilia, il barone di Ciminna, volendo darsi a conoscere pronto esecutore della suprema risoluzione del monarca, cominciò senza alcun motivo a carcerare, rubare e molestare in diversi modi i giudei del paese. Perciò la comunità si rivolse al viceré Ferrando de Acugna, il quale con ordine dato a Messina il 17 agosto 1492 X ind. spedì Pietro De Asprea a Ciminna per la protezione dei giudei, che furono malmenati da quel barone, e conduci a Messina insieme coll’inventario dei loro beni.5
Non si può indicare il numero delle persone, che componevano la comunità di Ciminna, ma si può calcolare, come negli altri luoghi, quasi un decimo di tutta la popolazione. Siccome essa allora aveva circa 5000 abitanti, ne segue che il numero dei giudei s'aggirava intorno alle 500 persone.

5 Codice diplomatico dei giudei in Sicilia, raccolto e pubblicato da Bartolomeo e Giuseppe Lagumina, Palermo 1895, voi. XVII, P- 152; GIOVANNI Di GIOVANNI, L'ebraismo della Sicilia, Palermo 1748, p. ffl

 

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7. Peste del 1495

Pochi anni dopo la cacciata degli Ebrei e precisamente nell'anno 1495 vi fu in Ciminna un'epidemia di peste. Essa è la prima conosciuta con certezza, e se ne trova notizia in un'iscrizione incisa su di un'antica tavoletta murata sopra la porta della sacrestia di S. Rocco:

AN. DNI — 1495 — FVIT PESTIS.


Per la distanza del tempo che ci separa da quell'epidemia e per la mancanza di registri negli archivi municipali e parrocchiali, non possiamo indicare il numero delle vittime; ma queste dovettero essere numerose per una tradizione che si conserva ancora nel popolo. Infatti si dice che questo, durante la detta epidemia, avesse fabbricato la chiesa di S. Rocco, ch'è ritenuto il protettore contro il flagello della peste.

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