Ci sono uomini che, nella vita di una
comunità, rappresentano momenti
particolarmente emblematici ed
importanti. Uomini che, nella vita della
comunità, al suo sviluppo, al suo
benessere, dedicano ed hanno
dedicato impegni, capacità di slanci di
generosità ben al di là di quel che, generosamente, sarebbe loro spettato,
sul terreno di stretta competenza. Solo
uomini dai grandi valori, dotati di
inesauribile spirito solidale e
partecipativo possono diventare
riferimenti.
Nel solco di queste considerazioni la
storia dell’artigiano Peppe Marino
(ossia Peppe r’Nduccio) diventa
emblematica di una storia che
appartiene alla migliore tradizione delle
professioni liberali del Meridione
d’Italia, ed arricchisce di contenuti la
storia di Capaccio.
Pasquale Marino Sindaco di Capaccio
Salone Rizzo, salone di memorie,
di bellezza antica, di lunghe soste
a chiacchierare gl’inverni di vento
che furioso spazzava le colline,
salone d’arte dove si discute
di maestri che scelsero la fame
per non vendersi ai potenti,
salone di Marino che ha conservato
come custode d’amore la bellezza.
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E nel passare lento delle stagioni
ha segnato la storia di Capaccio
fra la pietrigna torre dell’orologio
e la bella fontana dei Delfini.
A te Giuseppe Marino,
maestro di capelli e di vita,
il plauso dei posteri
per l’amore che hai profuso
a conservare le bianche lacche
dei mobili assieme a specchi
pettini, rasoi e il ricordo di Nduccio
che, come te, amava l’arte del barbiere
con religioso impegno di sacerdote.
Tutti i giorni hai celebrato il rito
d’incontri fra uomini e cultura
e ci hai lasciato un segno forte
della nobile storia capaccese.
Alfredo Di Marco |