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             NOME: Parc Andrè Citroen
             PROGETTISTA:   Gilles Clement
ANNO: 1986 - 1992
LUOGO: Parigi
DESCRIZIONE:
Nel cuore di un nuovo quartiere della città di Parigi, sui terreni precedentemente occupati dagli stabilimenti della società Citroën, è stato realizzato, negli anni tra il 1986 e il 1992, uno dei più estesi parchi pubblici cittadini contemporanei. Con i suoi tredici ettari, infatti, il Parco André Citroën rappresenta lo spazio verde pubblico più grande di Parigi, realizzato dopo il Secondo Impero.
L'azienda automobilistica Citroën, che costruì le sue prime officine in quell'area nel 1915, trasferì ogni attività fuori la città di Parigi nel 1972. L'intera area, dell'estensione di circa 23 ettari, venne acquistata dal comune di Parigi che diede inizio allo sviluppo di un piano ZAC ( Zone d'Aménagement Concentré), il quale prevedeva oltre ad un vasto parco centrale (ed accentratore), anche un'area residenziale con tremila abitazioni, un ospedale e alcuni edifici per uffici e attività commerciali. Per alcuni anni la destinazione dell'area rimase indefinita; solo nel 1984 venne indetto un concorso internazionale per la progettazione di un grande parco pubblico. Gli impianti, le officine e le strutture - fisiche testimonianze di sessant'anni di attività produttiva industriale - furono smantellate ed il nuovo progetto s'impiantò sul terreno completamente sgombro.
L'impostazione del concorso imponeva, in modo inderogabile, che i teams di progettisti concorrenti fossero composti oltre che da architetti, anche da paesaggisti. Con questa scelta tattica, il comune di Parigi cercò di deviare e di opporsi a quella tendenza - che aveva così fortemente segnato il progetto del Parco della Villette - ad impostare il disegno di uno spazio a verde, su elementi prevalentemente architettonici piuttosto che paesaggistici e naturalistici. L'estesissimo Parc de la Villette, progettato da Bernard Tschumi e realizzato nel 1983, su commissione dello stato francese, determinò una svolta radicale nella concezione del parco contemporaneo, la cui ridefinizione vagava da tempo imbrigliata da indefinite tendenze paesaggistiche. Al contempo, però, la logica sottostante il suo progetto, affermava con forza la totale predominanza del disegno architettonico e tecnologico, nel quale: "(…) il minerale trionfava sulla botanica" e, per conseguenza, il "giardino delle delizie" soccombeva sotto l'opulenta "celebrazione dell'universo urbano moderno." (M. Bédarida, 1995)
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