Le MULTINAZIONALI

Le informazioni sotto riportate sono state ricavate dall'incontro con un rappresentante del "Chicco di Senape" e da una ricerca anche su altri siti

Le Mul tinazionali sono quelle imprese che hanno il loro ciclo produttivo in settori molto diversificati (ricerca, costruzione dei componenti del prodotto, assemblaggio, commercializzazione...) e dislocato in più paesi per ragioni di convenienza economica. Se si considerano le differenze di orario di lavoro, di salario, di condizioni di lavoro e di previdenza sociale tra i paesi del Nord e quelli del SUD del mondo, si comprende perchè le Multinazioanli tendano a trasferire gran parte del proprio ciclo produttivo nei Paesi del Terzo Mondo). Infatti, la settimana lavorativa risulta molto più lunga in alcuni di questi paesi.

Le Multinazionali sono in genere imprese di grosse dimensioni (la loro potenza economica supera spesso quella degli Stati in cui operano) e non di rado operano sul mercato in posizione monopolistica , ottenuta attraverso l'assorbimento di imprese più piccole ed alla diffusione in più paesi che permette di controllare fette sempre maggiori di mercato (crescita orizzontale). Contemporanea mente a questo tipo di espansione le Multinazionali si ingrandiscono attraverso il controllo di tutte le fasi dalla fabbricazione alla distribuzione del prodotto (crescita verticale).

Generalmente una multinazionale tipo è un'impresa (o meglio una società) che possiede altre imprese dislocate in varie parti del mondo. L'insieme di tutte le imprese che appartengono a una stessa multinazioanle formano un gruppo mult inazionale, che nel caso sia dimensioni molto grandi, diventa un conglomerato. All'interno del gruppo si distinguono la società proprietaria di tutto, che si chiama holding o capo gruppo e quelle possedute che si chiamano controllate o affiliate.

I gruppi, specie quelli molto grandi, possono essere paragonati agli imperi esistenti al tempo del feudalesimo. Tutto apparteneva al re, ma egli aveva rapporti diretti solo con i feudatari, che a loro volta avevano rapporti con i valvassori, e così via fino ai valvassini.

Le forme di produzione di queste imprese, controllate da capitali di paesi industrializzati, ed i modelli di consumo che esse diffondono si rivelano sostanzialmente inadatti, e spesso dannosi, per le economie dei paesi del Terzo Mondo.

Negli anni 80 le multinazionali hanno conosciuto un'espansione ininterrotta grazie alla quale esercitano un dominio sull'economia mondiale senza precedenti nella storia del capitalismo moderno.

Le imprese multinazionali (dette anche trasnazionali) possono essere di diverso tipo:

ETNOCENTRICHE: In quelle in cui le politiche aziendali vengono stabilite e realizzate nelle sedi dirigenziali del paese d'origine dell'azienda (vedere le imprese giapponesi)

POLICENTRICHE: Le filiali gestite dalle aziende locali. In questi casi la compagnia - madre stabilisce le linee di sviluppo generali.

GEOCENTRICHE: Strutture manageriali internazionali con una serie di dirigenti mobili.

Un esempio interessante del tipo di attivitàdelle multinazionali, è quello legato alla commercializzazione di uno dei prodotti più tipici di alcuni dei paesi del sud del mondo, il caffè: Il 40% di questo prodotto che arriva sul mercato internazionale è acquistato da multinazionali così dette commerciali perchè si limitano a svolgere una funzione di intermediazione fra esportatori e piccoli importatori. L'altro 60% è comprato da multinazioanli così dette di trasformazione perchè il loro obiettivo principale è di vendere il caffè direttamente ai consumatori dopo averlo torrefatto ed impachettato.

Un antico proverbio africano dice che quando gli elefanti lottano, il vero perdente è l'erba che essi calpestano. Così i veri perdenti nella lotta che le multinazionali hanno ingaggiato fra loro per la conquista del mercato mondiale sono i lavoratori più deboli del Nord e del Sud del mondo. In altre parole i veri perdenti sono tutti coloro che hanno sempre vissuto ai margini del mercato e proprio perchè non hanno mai contato come consumatori, essi sono visti solo come persone da sfruttare e licenziare appena non servono più.

Un operaio indonesiano che lavora nelle fabbriche appaltate da Nike o da Reebok, lavora in media 70 ore alla settimana. Ma nei paesi di nuovissima industrializzazione è difficilissimo protestare poichè le leggi vietano lo sciopero e impediscono la formazione di sindacati liberi. Come se non bastasse, i padroni pagano delle squadre armate per uccidere gli attivisti sindacali. Del resto alle imprese rimane sempre un asso nella manica: possono trasferire le fabbriche in paesi ancora più poveri e oppressivi dove è possibile imporre condizioni ancora peggiori. Il Vietnam, ad esempio,è uno dei nuovi paesi scoperti dalle multinazionali per produrre a costi sempre più bassi.