NAUFRAGHI, una storia dimenticata


RHAMASCHERA DI TUTANKAMONPREMESSA dell’autore
(La pagina dedicata su Facebook: https://www.facebook.com/namaziano/)


L’Impero del V°secolo, la Roma d’Occidente al suo declino, gli ultimi bagliori di un “Crepuscolo degli Dei”. Un secolo segnato dal “Sacco di Roma” ad opera dei Goti di Alarico e dall’Invasione degli Unni di Attila, ma che vide anche la nascita di innumerevoli leggende, prime fra tutte quella di Re Arthur e della nascita delle Proto-Repubbliche Marinare.
Per avere una vaga idea dell’alto livello evolutivo raggiunto dai nostri antichi Avi dovremmo far riferimento all’Europa del XVII° secolo, degli sfarzi del Re Sole, per intenderci, quella dei primi lumi della scienza e della letteratura. Escludendo l’invenzione della polvere da sparo, per quanto riguarda la Meccanica, l’Architettura e l’Arte, la qualità e la quantità delle opere realizzate era praticamente la medesima, ma forse anche superiore. Ciò rende ancor più malinconico il ricordo della perdita di quel Mondo Antico. Hollywood e i vari Media ci hanno ricordato per decenni, romanzandolo, quell’unico capitolo di cui si abbia una ricca mole di testimonianze storiche, ossia la saga di Cesare e Cleopatra: la fine della Repubblica e l’Inizio dell’Impero (a parte qualche arcinota eccezione). Ma si tratta di una vicenda che occupa circa un ventennio, una tappa, all’interno di un epopea che, solo per la parte Occidentale, è durata quasi 1300 anni.
Il racconto che avete di fronte ai vostri occhi è di Fantasia, ma si evolve sulla scena di vicende realmente accadute in Italia verso la fine del V°secolo d.C. Le vicende coinvolgono, mi auguro con sua somma indulgenza dai Campi Elisi, tal Claudio Rutilio Namaziano. Costui era originario della Gallia Narbonense, l’odierna Provenza. Prefetto della città alla fine della sua carriera e fu costretto a lasciare Roma, devastata dall’invasione dei Goti, per tornare nella sua terra natìa, anch’essa minacciata da mercenari sbandati degli eserciti romani che si fronteggiavano in continue guerre di successione imperiale, fra il 415 e il 417.
Il suo componimento, DE REDITU (Il Ritorno) è giunto a noi incompleto; l'opera si interrompe al sessantottesimo verso del Secondo Libro, con l'arrivo del protagonista a Luni, anche se, recentemente, è stato ritrovato un nuovo, breve frammento che descrive la continuazione del viaggio fino ad Albenga. L’opera è ricca di osservazioni topografiche e citazioni di classici latini e greci e prende l’avvio dall’agosto del 410 d.C., quando i Goti di Alarico espugnarono e saccheggiarono Roma. Fu un evento di immensa risonanza e lo stato d’animo dei contemporanei è sintetizzato in una frase di San Girolamo: «Che cosa mai si potrà salvare, se perisce Roma?» Dopo quell’impresa, i Goti misero a ferro e fuoco l’Italia intera, poi passarono in Provenza e, infine, nella Penisola Iberica, nel 415.
Le grandi strade che segnavano l’Impero come un immenso sistema nervoso, avevano perso per sempre la loro proverbiale sicurezza. Namaziano organizzò quindi un viaggio e salpò con una flotta di piccole barche, sia per assicurarsi un carico piuttosto cospicuo che, prevedibilmente, per mettersi in salvo sulla costa in caso di maltempo: il viaggio infatti si svolgeva fra autunno e inverno, durante il periodo del cosiddetto mare clausum, il che sconsigliava la soluzione più comoda e più breve: trasportare il tutto su un’unica nave oneraria e affrontare una traversata in alto mare. Durante il tragitto scrisse il, sopracitato, resoconto in rima delle sue memorie e dei suoi progetti, sorta di poema elegiaco delle glorie perdute di Roma, città che aveva tanto amato. Il testo si conclude bruscamente tra Luni ed Albigaunum (Albenga).
Cosa accadde in seguito di Lui e della sua flotta nessuno lo ha mai saputo.
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    Raffaello Fiorini
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    30/01/05




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