La piccola salva Prodi:
Roma, 27 SET (Velino) (...) ma come ando' la vicenda del falso in bilancio? La vicenda e' relativa al '96:Prodi era iscritto nel registro degli indagati del tribunale di Roma. Nata da una serie di esposti e notizie apparse sui giornali, l'inchiesta voleva far piena luce sulla privatizzazione della Cirio-Bertolli-De Rica. Il pm della procura della Repubblica di Roma Giuseppa Geremia, al termine dell'inchiesta chiese il rinvio a giudizio per Prodi e altri, compresi i componenti del consiglio di amministrazione dell'Iri. Conflitto d'interessi, violazione delle direttive del Cipe sul miglior prezzo, modifica delle condizioni a favore dell'acquirente, violazione dell'obbligo della continuita' produttiva, queste le ipotesi di reato allora contestate. Quando la Geremia chiuse l'indagine il Parlamento, nel frattempo, aveva gia' modificato la struttura del reato di abuso d'ufficio. Ministro della Giustizia dell'epoca era Giovanni Maria Flick, che fino alla nomina a Guardasigilli era stato l'avvocato di fiducia del Professore, anche davanti ai magistrati romani. Il Gip prese atto dell'avvenuta riforma e con la "formula del fatto non sussiste" boccio' la richiesta della procura. La Geremia avrebbe potuto opporsi e riaprire l'inchiesta, ma il Csm la promosse aggiunto presso la procura generale del tribunale di Cagliari.(...) Fu Antonio Di Pietro a chiedergli infatti perche' voleva vendere la Sme e lo stesso magistrato ancora recentemente ha sostenuto che "vendere una realta' imprenditoriale al prezzo che veniva offerto da De Benedetti (497 miliardi) era chiaramente una svendita. Capisco che Craxi si incazzasse".(...)
(preso da http://www.cronologia.it )
Per Par condicio ci metto pure la difesa del professore..
Sul sito dell'Unione europa la risposta a Berlusconi:
pubblicati tutti i documenti sulla gestione dell'Iri
Sme, Prodi al contrattacco
"Accuse false, ecco la prova"
La decisione di pubblicare le carte sarebbe stata presa
dopo una consultazione con gli altri membri della Commissione
di LUCA FAZZO
MILANO - Il sito è quello ufficiale dell'Unione
Europea, il link è quello che porta all'home page del presidente Romano Prodi.
Ed è su questa pagina del web che da tre giorni si possono leggere i documenti
che secondo Prodi dimostrano come le accuse lanciate contro di lui nel corso
degli anni per la sua gestione dell'Iri, e pesantemente rilanciate lo scorso 5
maggio da Silvio Berlusconi nell'aula del processo Sme, siano già tutte passate
all'esame della magistratura. E tutte, una dopo l'altra, dichiarate
inconsistenti. Ma più ancora della mole dei documenti - in larga parte inediti -
pubblicati sul sito della Ue, a colpire è la decisione di ospitare l'autodifesa
di Prodi sul sito ufficiale dell'Unione europea. Una decisione che è quasi
certamente il frutto di una consultazione con gli altri membri del "governo"
europeo.
Il primo fronte a venire toccato è quello di Giovanni Fimiani, il "superteste"
che Berlusconi chiede sia interrogato nell'aula del processo Sme, e che sarebbe
in possesso di rivelazioni sconvolgenti sul periodo in cui Prodi, nella sua
veste di presidente dell'Iri, procedette alla privatizzazione della Sme. Ma il
materiale pubblicato sul web tocca anche gli avvenimenti successivi allo
smembramento della Sme. Della gragnuola di accuse seguite a quello smembramento,
Prodi dimostra di essere già stato riconosciuto estraneo.
Il ruolo di Fimiani. "In prima fila nel promuovere le indagini della
magistratura con le proprie denunce - si legge nel testo introduttivo - è stato
Giovanni Fimiani, un imprenditore condannato per bancarotta che attribuiva il
fallimento delle proprie aziende alle decisioni assunte dall'Iri". Tra i
documenti, c'è il provvedimento con cui il pm romano Giuseppa Geremia chiedeva
nell'ottobre 1996 l'archiviazione di un esposto proprio di Fimiani. Accogliendo
la richiesta di archiviazione, il gip Carlo Sarzana scriveva: "La sentenza di
condanna del tribunale penale di Salerno del 12 novembre 1993 offre un quadro
molto preciso sia in ordine al fallimento del grappolo di società gestito dal
Fimiani sia alle gravissime responsabilità di quest'ultimo" .
La cessione di Italgel. Nel 1996 Prodi viene indagato insieme a
quattro ex consiglieri dell'Iri (tra cui Roberto Poli, oggi consigliere di
Fininvest e Mondadori) in seguito ad un'interrogazione del missino Franco
Servello che lo accusa di avere favorito la multinazionale Nestlè in occasione
della privatizzazione dell'Italgel, uno dei due tronconi in cui era stata
smembrata la Sme. "Si deve ritenere - scrive il pm Maria Monteleone chiedendo
l'archiviazione del procedimento il 15 gennaio 1999 - che l'Iri riuscì ad
ottenere il più elevato dei prezzi possibili". "L'iter seguito dal consiglio
d'amministrazione dell'Iri appare formalmente e sostanzialmente corretto". E le
iniziative assunte da Prodi, si legge ancora, sono state esaminate e approvate
collegialmente dal consiglio d'amministrazione".
La cessione della Cirio. Prodi viene indagato per abuso d'ufficio,
insieme ai medesimi ex consiglieri dell'Iri, anche per la privatizzazione del
secondo troncone della Sme: la Cdb ovvero CirioBertolliDe Rica, tre marchi
storici dell'alimentare made in Italy. Prodi, in sostanza, viene accusato di
avere spianato la strada all'acquisto dei tre marchi da parte della Fisvi, una
azienda di modesto spessore guidata da Carlo La Miranda, che subito dopo avrebbe
ceduto la Bertolli agli stranieri dell'Unilever. Nel sito dell'Unione Europea a
questo proposito viene pubblicata integralmente la sentenza di assoluzione
pronunciata il 9 gennaio 1998 dal giudice delle indagini preliminari di Roma
Eduardo Landi nei confronti di tutti gli indagati. "Il reato di abuso d'ufficio
richiede una valutazione "ex post" che nel nostro caso è largamente positiva:
Fisvi adempie puntualmente a tutte le obbligazioni e versa un prezzo ritenuto
congruo". E ancora: "Non esistevano offerte per l'intera CirioBertolliDe Rica
che avrebbero consentito un risultato migliore per l'Iri[85] la vendita separata
dei singoli rami d'azienda, in base alle offerte presentate, avrebbe portato un
risultato economico notevolmente peggiore per l'Iri".
Il conflitto di interessi. Prodi mette a disposizione sul sito anche un
atto giudiziario da cui si apprende che nel marzo 2002 la Procura di Roma lo
iscrisse nel registro degli indagati sulla base di atti ricevuti dalla Procura
di Bologna, che ipotizzavano un conflitto di interessi sulla cessione della
Bertolli all'Unilever: la Unilever era cliente della Goldman Sachs, la società
di consulenza di cui Prodi era a sua volta consulente (attraverso la Ase,
posseduta al 50 per cento con la moglie Flavia Franzoni). Ma due giorni dopo, la
Procura stessa chiede l'archiviazione: "In realtà - si legge nel provvedimento -
nel periodo in cui è avvenuta la cessione a favore della Fisvi, cui è seguita
quella parziale in favore di Unilever, Romano Prodi aveva già cessato il proprio
rapporto con la Goldman Sachs, per cui non è neanche astrattamente ipotizzabile
alcun profilo di incompatibilità".
(preso da La Repubblica Online)