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Martinique

cap. 9

Warning!!!

 

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“Oscar? Per l’amor del cielo, Oscar, mi sentite? Aprite gli occhi, Oscar!”

Intravide il viso pallido del dottor d’Orsay ad un palmo dal suo naso, e sentì le sue mani sorreggerle la testa, ma per quanto lei si sforzasse di mantenere aperte le palpebre, queste continuavano a chiudersi, pesanti come il piombo.

Sonno. Prepotentissimo sonno.

Il capo le venne riaccompagnato con delicatezza sul cuscino e una fragranza maschile sconosciuta, oppiacea, le arrivò alle narici.

Forse stava ancora sognando, ma sentiva delle voci attorno a sé.

Solo due. Concitate.

Ma cosa…

Ricordò d’un tratto gli ultimi momenti prima di perdere i sensi e la scarica di rabbia che ne seguì le diede forza a sufficienza per spalancare definitivamente gli occhi.

“Oscar!” esclamò Camille.

“Oscar!” chiamò a sua volta l’avvelenatore.

Sì alzò di scatto per ritrovarsi sostenuta dalle braccia di entrambi. Le gambe formicolavano, molli come gelatina, e non rispondevano alla sua volontà. Era ancora notte, realizzò, e soprattutto era ancora nella cabina dell’ammiraglio. E fino a pochi attimi prima era… nel suo letto.

Si divincolò dai due, finendo di nuovo sulle coperte sontuosamente ricamate. Era vestita, ma la camicia dalle larghe maniche a sbuffo che stava indossando non le apparteneva. Cercò di ricordare, di recuperare informazioni utili, nonostante la testa le stesse scoppiando e un sapore acre come il rancore le infestasse la bocca.

 

Cosa era successo in quella stanza?

Camille sapeva cos’era accaduto?

Erano complici di un intrigo a suo danno?

 

… E soprattutto, perché era stata così sciocca da fidarsi di loro?

 

 

cap.9

Pari

 

 

 

 

Ancora poco salda nei movimenti, si rimise in piedi scacciando l’offerta di sostegno del dottore, aiutandosi con i tendaggi del baldacchino, cercando d’istinto il pugnale dalla lama serpentina che in quella notte maledetta si era rivelato così utile e che dovevano averle slegato dal fianco mentre era incosciente.

“Oscar, vi prego, perché non vi rimettete seduta…” provò dolcemente Camille.

“TACETE!” scattò carica di risentimento. Si lanciò contro l’ammiraglio e lo afferrò per il bavero: “Che cosa avete fatto? Cosa è successo?” gli chiese scuotendolo. “Perché?” aggiunse amara.

Étienne provò a prenderle una mano e lei le si ritrasse con sdegno. “Ho pensato meritaste una lezione.” disse a metà tra il colpevole e il divertito, studiando incuriosito quegli occhi in tempesta, non più nascosti dalla maschera algida di sempre.

“Lezione? Quale lezione?” chiese lei, confusa. “Voglio sapere perché mi avete addormentata, cosa…”

“Secondo voi… cosa vi ho fatto?” la provocò, sfiorandole il mento.

Era abbastanza per trarne conclusioni.

Ancora rallentata, Oscar venne bloccata facilmente dai due mentre si scagliava di nuovo contro il suo superiore, con l’apparente intenzione di farlo a pezzi a mani nude.

“La vostra cattiva abitudine di non chiamare aiuto in questo caso ci fa comodo.” infierì Etienne, ridendosela della sua poca forza, tenendole ferme le braccia sulla schiena.

Senza perder tempo a replicare, Oscar gli assestò una tallonata micidiale ai piani bassi. Le gambe cominciavano a rispondere. L’ammiraglio non poté fare altro che accartocciarsi come un foglio sul fuoco, finendo a terra su uno dei tanti tappeti persiani con lei, che in pochi istanti si liberò dalla presa e tornò all’attacco.

Étienne provava a contenere i suoi colpi furiosi, mentre il dottore si agitava attorno a loro nel panico, provando a farsi ascoltare senza successo.

“Oscar! Vi prego!!! Lasciatemi spiegare! Vi diremo ogni cosa, non volete sentire cos’è successo?”

Certo che lo voleva. Ma il desiderio di riempire di lividi Étienne era anche più forte del dolore che provava al polso slogato, in quel momento. L’ammiraglio smise del tutto di bloccare i suoi pugni e solo questo la fece esitare, un istante prima di annerirgli una delle orbite già tenebrose per natura.

“Vogliamo parlarne?” chiese lui, fissando il colpo di lei a mezz’aria.

 

***

 

Mancavano ancora un paio d’ore all’alba.

Effettivamente non poteva essere trascorso molto tempo da quando aveva perduto i sensi; doveva essersi trattato al massimo di una mezz’ora, calcolò Oscar, accomodandosi su una sedia abbastanza distante da entrambi i suoi ospiti. Ma avrebbe denunciato comunque l’accaduto all’autorità militare, si disse, qualsiasi cosa stessero per inventarsi; e forse proprio questo sarebbe stato il suo biglietto di ritorno immediato per la Francia.

Étienne si versò un bicchiere di un liquore che provò ad offrire sollevando la bottiglia verso gli altri due, ma ottenne in risposta solo occhiate incredule di indignazione.

“Ah, già!” ricordò ridacchiando.

Ingollò il madeira nella sua versione innocua e si risistemò la giacca che portava appoggiata sulle spalle come un mantello, prima di continuare a peggiorare le situazione.

“Quante storie per un sonnellino! Tra l’altro, ne avevate estremo bisogno, dato che vi aggirate su questa nave come un fantasma inquieto ad ogni ora della notte…”

“INSOMMA! BASTA, ÉTIENNE!” sbottò Camille. Si rivolse ad Oscar, mortificato dalla condotta irritante dell’altro.

“Non è una cattiva persona, posso giurarvelo sulla memoria miei genitori; ma ha dei picchi di idiozia. E che io sia dannato se questo non è uno dei peggiori che abbia mai visto!” esclamò continuando a camminare avanti e indietro. “Va detto che parte della responsabilità è anche mia, per avergli insegnato a dosare il sonnifero… ma come potevo immaginare che lo utilizzasse così? Per vincere una discussione!?!”

L’ammiraglio sbuffò. “D’accordo, magari l’idea di metterla a dormire mi sarà venuta in mente per dimostrarle che avevo ragione… e non è stato corretto da parte mia…” concesse l’imputato “ma adesso avrà capito non può difendersi con le sue sole forze, perché esistono attacchi più vili, per cui poter contare sull’aiuto di qualcuno è dirimente. Mi seguite, Oscar?”

Lo sguardo che lei gli rivolse avrebbe fermato da solo i persiani alle Termopili.

“E poi se domattina, alla chiamata della sveglia, foste uscita da questa stanza… non ci sarebbe voluto altro per rendervi agli occhi di tutti la mia donna… e in quanto tale, anche gli spiriti più bollenti avrebbero pensato due volte prima di torcervi un capello, non solo a bordo, ma anche una volta sbarcati. Non era una buona idea?” chiese, ancora convinto della genialità del suo piano, agli altri due che lo fissavano sgomenti.

“Volete diventare la mia amante per finta, Oscar?” insisté allora, travisando il suo silenzio. “Volendo potremmo anche fingerci sposati, anche se non pensavo di spingermi fino a questo punto, ma se preferite fare in questo modo…”

“No!” riuscì a rispondere lei, riemergendo da un profondo abisso di indignazione.

“Come volete. Allora solo amanti.”

“NO!” esplosero all’unisono Oscar e Camille, e quest’ultimo aggiunse d’istinto una sberla alla nuca dell’ammiraglio, che incassò risentito.

Lei si rivolse direttamente al dottore: “Perché non ho la mia camicia?”

“Ah… questa è di Étienne, la vostra si è sporcata quando vi ho fatto rimettere il sonnifero, e già prima era macchiata del sangue di Michel. Ecco qui.” e le passò l’indumento in questione, piegato. “A proposito, sarete contenta di sapere che Michel… la montagna, sta bene, aveva solo bisogno di una ricucita. Quando domani si risveglierà avrà un gran mal di testa, ma non credo ricorderà granché dell’incidente di stanotte.”

“Anche se ricordasse qualcosa, lo dovrà raccontare alle ancore. Un giorno alle catene dabbasso non glielo leva nessuno…” sentenziò l’ammiraglio.

Ignorando quest’ultimo, Oscar chiese a Camille a voce bassissima, quasi inudibile: “C’è il modo per controllare che effettivamente non mi abbia… fatto nulla, quando ho perso i sensi, dottore?”

“Andiamo, Oscar! Addirittura???” fece Étienne, che aveva un buon orecchio, e sospirò sconfortato: “D’accordo. Ho sbagliato. Sono stato impulsivo e sciocco, ma vi dico che non è successo nulla di male, come avrei potuto? In così poco tempo?”

Lei lo scrutava, in silenzio.

“Perdonatemi. Davvero non è successo nulla. Sul mio onore.” giurò con veemenza, portandosi una mano al cuore.

“Capirete che il giuramento in questione, da parte vostra, al momento, non gode di molta credibilità.”

“Anche senza visitarvi, posso assicurarvi che non vi avrebbe mai fatto niente.” disse il dottore. “Mai, nel modo più assoluto, avrebbe potuto abusare di voi, se è questo che state sospettando.”

“Mai, Oscar.” sottolineò Étienne, deciso, ma con una scintilla di ilarità ancora negli occhi. Quella situazione lo divertiva parecchio, e non riusciva a nasconderlo.

“Ammetterete, Camille” continuò Oscar, sforzandosi di non cedere all’imbarazzo e allo sdegno che avrebbero potuto fraintendere “che in più occasioni l’ammiraglio ha manifestato un notevole interesse nei miei confronti. E non mi sento di considerare del tutto impossibile l’ipotesi.”

“Lo è. Impossibile.”

“Perché? Come potete fidarvi ciecamente di lui?”

“Perché vedete… Étienne…”

I due palleggiarono con lo sguardo senza fiatare, finché Étienne annuì cauto e lasciò all’altro la parola.

“Étienne preferisce me. Ecco perché.”

 

Per un momento, solo per un momento, Oscar pensò: Ma chi me l’ha fatto fare?

Rimpianse i suoi giorni sempre uguali a Versailles, la sensazione di svegliarsi al mattino e di sapere già tutto ciò che le sarebbe accaduto… persino le serate in solitudine davanti al camino: tutto questo, per un attimo, lo rimpianse.

Ma fu solo un istante.

Nonostante il carico di situazioni stravaganti che le stava piovendo addosso, la sua condizione attuale era comunque e di gran lunga preferibile a quella disperazione rassegnata che per tanti anni l’aveva assorbita. Di questo, ormai, era sicura.

 

“Capite bene cosa intendo, Oscar?”

“Certo.” rispose. Ma non era ancora vero.

“E capite anche quanto sia di fondamentale importanza, per noi, la segretezza riguardo questa confidenza che vi abbiamo appena fatto?”

Annuì pensierosa.

In marina, la legge era tanto chiara quanto brutale su questo punto, e la pena per la sodomia poteva essere anche la morte. Di rado le condanne erano così severe, e spesso le relazioni tra uomini venivano tacitamente accettate, a seconda dei casi e della tolleranza dell’equipaggio. Ma restava il fatto che con quella ammissione Camille ed Étienne le avevano consegnato il coltello dalla parte del manico; un coltello molto, molto più pericoloso del kriss.

Perché tanta fiducia nei suoi confronti? Non riusciva a spiegarselo. Ancora più strano, forse un effetto collaterale dell’anestetico, si disse, era il fatto che quei due (persino Étienne!) continuassero ad ispirarle fiducia a loro volta, nonostante tutto. Come se il loro avvicinarsi fosse una sorta di processo irreversibile, ineluttabile; per di più accelerato dalla solitudine e dall’azione continua del mare, che, lentamente, con la pazienza degli artisti, poteva aggregare le vite di chi sceglieva di solcarlo.

Non voleva affezionarsi a quei due. Ma era successo, senza che se ne accorgesse.

 

Lo sguardo del dottore si spostò al suo polso gonfio, souvenir del primo dei guai che le erano capitati. “Ah, già… Étienne mi aveva accennato della slogatura. Fa male?” le chiese. E in men che non si dica era già al suo fianco con la borsa; pronto a steccarle l’articolazione con legni di balsa e garze delicate. “Pochi giorni di riposo e il polso tornerà come nuovo.” disse alla sua paziente silenziosa, sistemando la fasciatura. “E’ troppo stretta?” chiese.

Lei scosse la testa. Lasciò la mano in quelle di Camille e rimase immobile, senza dar segno di voler parlare, continuando a tenere lo sguardo verso un punto indefinito, nel suo grembo.

 “Oscar, non so che effetto faccia sentirvelo dire adesso, ma… se può valere ancora qualcosa ai vostri occhi, noi vi offriamo la nostra amicizia. Quali che siano i tormenti che vi affliggono da quando siete partita, se vorrete qualcuno con cui condividerne il peso, noi… insomma… Se vi servisse aiuto, contate pure su di me.”

“E su di me!” intervenne l’altro.

“Anche su Étienne, sì…” e aggiunse: “Se amate il rischio!”

“…Perché?” chiese lei, con una voce intimidatoria, nonostante il capo chino. “Io non ho fatto che crearvi problemi. Sono arrivata qui a rompere i vostri equilibri, con una raccomandazione della regina in tasca e un grado che non meritavo. Non ho fatto nulla per guadagnare la vostra stima, né per ricambiare le vostre gentilezze; ero così presa da me stessa da non accorgermene neppure…”

Si interruppe; e scoprì che le stavano sorridendo.

“Oscar, Oscar… ma cosa dite?” Étienne quasi non ci credeva. “Non c’è una sola persona sulla Mistral che non vi ammiri. E’ vero che dubitavano di voi quando siete salita a bordo, anche io e Camille eravamo un po’ scettici data la vostra… particolarità, ma queste mie orecchie, negli ultimi giorni, hanno sentito misogini della peggior specie tessere le vostre lodi. E sto parlando di vecchi marinai scaramantici, gente che non avrebbe accettato neppure di partire se avesse saputo prima che avremmo imbarcato una donna.” Nel suo sorriso non c’era traccia di scherno. Era sinceramente felice di potersi spiegare, adesso. “Siete caparbia. Volitiva. Intelligente. E’ sorprendente osservare quanto abbiate imparato di navigazione in così poco tempo… non avevo mai avuto un allievo ufficiale tra i piedi e dubito che ne vorrò altri dopo aver avuto voi. Per non parlare del vostro impegno con le reclute, che è stato esemplare! Siate onesta con voi stessa e riconoscete che nel nostro ambiente, soprattutto tra chi, come voi, ha potenti appoggi dall’alto, è raro osservare una simile buona volontà.”

Un fugace corrucciarsi della fronte di lei gli fece intuire che era d’accordo su quest’ultimo punto ed Étienne continuò: “Ormai sapete che nutro poca fiducia nella saggezza dei nostri reali…. e so che la cosa vi fa arrabbiare, ma non è questo il punto. Il punto è che, in questo caso, sono loro debitore per avermi dato l’occasione di incontrare una persona straordinaria come voi.“

Si alzò in piedi per avvicinarsi agli altri due e si piegò verso di lei. “Vi basta come risposta?”

Una singola lacrima trasparente corse giù lungo la guancia di lei, poi ancora fino al mento e rimase lì, sotto la sua curva gentile. Come se stesse provando a risalire, o a nascondersi.

“Andrà tutto a posto.” disse allora Camille, passando piano una mano sulla fasciatura. E nel suo accento creolo e dolce, quest’ultima frase suonò come una profezia; un incantesimo lenitivo per l’animo tormentato di Oscar.

Lei strinse la mano leggera che l’aveva medicata.

“Non rivelerò mai il vostro segreto. Mai. Qualsiasi cosa accada. Avete la mia parola e la mia fiducia.”

 

 

***

 

Parlarono con una sincerità che rubava il tempo alla ragione, lasciando fluire i pensieri nella voce senza soppesare le parole. La verità ha bisogno di pochi termini; viaggia leggera e si capisce in fretta, anche quando ci coglie impreparati. Oscar  non si aspettava che quei due stessero insieme in quel senso, ma la cosa cominciò dopo poco a sembrarle ovvia; dopo tutto, solo un santo come il dottor d’Orsay poteva sopportare un simile esemplare di pazzo lunatico, infantile e vanesio, qual era l’ammiraglio.

“Non mi spiego molte delle vostre mosse” disse ad Étienne, versandosi anche lei del liquore “Mi avevate quasi fatto credere di avere un corteggiatore!”

E cosa ci sarebbe stato di così strano? si domandarono gli altri due.

“Mia cara, sono io che non mi spiego come abbiate fatto a vivere finora senza abituarvi alla galanteria dei gentiluomini. Siamo o non siamo nel settecento?”

“Ha ragione lei; tu esageri.” commentò Camille. “Sei sempre eccessivo, in tutto.”

Oscar bloccò la scaramuccia sul nascere: “Vi prego, non cominciate, mi scoppia la testa…”

Ma Étienne e Camille non potevano ancora lasciarla riposare; avevano così tante domande da farle e troppa voglia di ascoltare le sue risposte, finalmente.

 

“Quindi non siete stata mandata via…”

“No, ve l’ho detto, La Martinica è stata una mia scelta.”

Rimasero allibiti.

Rinunciare ai privilegi di Versailles per un incarico come quello, per chiunque altro a parte Oscar, suonava come una follia.

“Volevo dimostrare di farcela da sola, più che ad altri a me stessa.”

“Ma Oscar, nessuno….”

“… Nessuno può farcela da solo. questa lezione stanotte mi è stata già ripetuta, stanotte, Camille.”

“E io che mi ero immaginato chissà quali scandali…” commentò Étienne con la dovuta dose di frivolezza. “La vostra voglia di avventura è una motivazione così banale da farmi cadere le braccia.”

“Oscar… chi è André?” chiese infine Camille, scardinando i cancelli del suo cuore con un candore devastante.

“Non avete fatto altro che chiamare il suo nome, quando siete svenuta.”

 

 

***

 

“Scusate se vi ho svegliato...”

Altri ragazzi si erano aggiunti ad Alain e Gérard, e attorno l’amaca su cui stava riposando André si era formato un vero e proprio capannello di gente.

Alain gli sistemò la pezza fresca sugli occhi, nascondendo agli astanti lo sguardo perduto dell’amico: “Chiudi il becco e pensa a riposare.”

“Stai diventando troppo magro, ragazzo, tra un po’ ti scambiano per un pezzo di carne secca della stiva!” disse uno.

“La bocca… mi fa male quando mangio, ultimamente. C’è troppo sale, sempre, in ogni cosa…” rispose piano, sfinito.

“Shht.” gli fece Alain. “Ragazzi andiamo a dormire anche noi. E tu recupera un po’ di energie; guarda che manca poco allo sbarco e per allora dovrai essere in forze.” Leggi tra le righe: fallo per me, fallo per la tua bella misteriosa di cui ancora non mi hai detto nulla.

“Tieni duro, razza di imbecille.”

 

 

***

 

“André è… il… mio…”

Attendente? Amico d’infanzia? Amico e basta?

Nessuna definizione sembrava adatta, e il “mio” su cui si era incagliata sembrò assumere tutt’altro significato, esattamente quello che lei non voleva credessero.

“… la persona più cara che ho. Siamo cresciuti insieme.”

 

E raccontò a loro e a se stessa di lei e di André, provando a riassumere il senso di quella relazione speciale di cui aveva scoperto di non poter fare a meno. E confessò anche di aver deciso di tornare da lui in Francia, il più presto possibile, anche il giorno stesso dell’arrivo se avesse trovato una nave in partenza.

Ammettere tutto questo ad alta voce fu liberatorio, per Oscar. Ancora meglio, per lei, fu leggere la comprensione negli occhi di Étienne e Camille, che l’ascoltavano rapiti, mentre superava il confine invisibile che li aveva tenuti cortesemente a distanza fino a quel momento, interrompendola solo di tanto in tanto con qualche domanda.

 

“Ma non capisco… se vi amavate tanto, perché separarvi? Come ha potuto lasciarvi andare? Avete forse litigato?”

“Mi avete fraintesa, Camille, non è mai stata una rapporto di quel genere.”

“Volete dire di non aver mai pensato a lui in quel senso?”

“Vi dico che non è mai stata una relazione di quel tipo.” glissò lei, e riprese a spiegare: “Mi ha seguita come un’ombra per anni e io ho dato per scontato tutto questo, perché, capite; lui c’era e basta. Non pensavo che avrebbe potuto fare altrimenti… eppure poteva: il suo era un lavoro, non certo una schiavitù. La sua lealtà nei miei confronti è stata così totale da farmelo dimenticare.”

“Ma…”

“Solo io potevo liberarlo, capite? E io ho lasciato passare tutti questi anni, lasciando che lui sopportasse le conseguenze di ogni mia decisione… Il suo occhio…” un’ombra terrea le passò sul viso. “Ha perso la vista ad un occhio per salvarmi qualche mese fa…”

Étienne, che ascoltava placidamente disteso sui cuscini a pochi passi da lei e Camille, si alzò in tutta fretta e si allontanò, provocando un’occhiata di biasimo del compagno, che però subito tornò ad interessarsi ad Oscar.

Perché quella ragazza si ostinava a vedere un martire dove lui vedeva solo un uomo innamorato?

“Oscar, perché siete così drastica? Non dovreste considerare anche la possibilità che lui desiderasse restare al vostro fianco… magari sognando di diventare qualcosa di diverso da un amico, per voi?”

Lei scosse la testa, infastidita da quel pontificare altrui sulla sua vita.

“Io non sono mai stata una “donna da marito” e non credo che potrei mai diventarlo, dimenticando il modo in cui ho vissuto tutti questi anni. Né lo vorrei.” aggiunse, dopo averci riflettuto un istante. ”André questo lo sa meglio di chiunque altro; è l’ultima persona al mondo che potrebbe illudersi di cambiarmi.”

“E se lui non volesse affatto cambiarvi? Se vi volesse proprio così, come siete?” insisté Camille.

Lei sollevò un sopracciglio.

“Resterebbe il fatto che io sono nobile e lui no.”

“Voi, mia cara Oscar, considerate una serie di ostacoli che il vostro cuore ha già ignorato. Voi lo amate. Per questo volete tornare da lui.”

“Non è così!” negò decisa. “E’ più complicato di così. Quello che provo… come posso spiegarvi…” si guardò attorno smarrita, infinitamente tenera. “Alzarmi al mattino ed essere me, sentirmi me stessa, comprende lui. L’ho capito solo qui. E adesso non mi resta che sperare che lui accetti il mio voler tornare a far parte della sua vita.”

“In qualsiasi modo, Oscar?” chiese con un pizzico di malizia Camille. “Accettereste anche di diventare la sua compagna?”

Una vampata del rosso più ingenuo le colorò il viso ostinato; l’ipotesi doveva averla sfiorata, quindi. Ma bisognava procedere piano, a passi da bambino. Per quanto sembrasse incredibile, quella donna, così straordinaria sotto tanti aspetti, era, nel campo dei sentimenti, una completa ignorante.

Lei si riprese ad arte. “Per quello che ne so, André a quest’ora potrebbe anche già essere sposato; non gli è mai mancata la capacità di far conoscenze e se avesse voluto...”

 

“E con questo siamo pari.”

L’ammiraglio le piazzò un foglio spiegazzato tra le mani. Righe sbilenche, macchie e grafie esitanti si succedevano fitte, occupando ogni spazio.

“Voi perdonerete il mio errore di stanotte e io vi impedirò di commetterne uno peggiore tornando subito in Francia.” continuò.

“Cosa significa?”

“André Grandier. nato il 26 agosto 1754. Alto, moro… un uomo affascinante, senza alcun dubbio!”

La statua di Oscar aveva un’espressione non troppo dissimile dalla paura.

“E’ venuto a pregarmi per essere arruolato, la sera prima della partenza. Si è fatto scortare da quel soldato di Parigi… te lo ricordi, Camille? Quello che mise a posto quelle canaglie tra le reclute di Brest…” tornò a rivolgersi a lei: “Ho collegato tutto quando avete parlato del suo occhio; lui copre con i capelli quello perduto, vero? Aaah, io non dimentico mai un volto! Soprattutto se gradevole come quello del vostro André!” disse, entusiasta.

Oscar articolò qualcosa, ma si mossero solo le sue labbra, piano, senza produrre alcun suono. Non è possibile.

“Leggete, lì, lì: l’ultima riga! Riconoscete la grafia?”

Il suo nome. La sua firma, nitida e inconfondibile.

“E’ sulla Destin, Oscar!”

 

 

pubblicazione sul sito Little Corner marzo 2013

Vietati la pubblicazione e l'uso senza il consenso dell'autore

 

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