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Martinique

cap. 8

Warning!!!

 

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Mancava la luna, mancava il vento, mancava anche il sonno, ad Oscar, mentre ogni cosa taceva sulla Mistral e lei non riusciva a dormire, in preda ad un’eccitazione del tutto nuova, che non aveva nulla delle ansie che l’avevano tormentata i giorni precedenti.

La libertà aveva avuto su di lei l’effetto del piano inclinato, accelerando decisioni che diversamente avrebbe potuto impiegare anni a prendere: doveva finire nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico e ricevere le confidenze di un medico appena conosciuto per arrivare a capire che non era nella Martinica il suo posto, così come non erano un nuovo grado militare, o un ruolo prestigioso di comando ciò di cui aveva bisogno per sentirsi in pace con se stessa.

Nella sua vita era una sola cosa, una sola persona ad essere imprescindibile, e questo era André.

Il loro legame era da sempre il più importante di tutti, l’aveva anche ammesso in precedenza, senza riuscire a fare il passo successivo: realizzare che le era necessario come l’aria. Non significava esserne innamorata, si disse, o di averne bisogno come il bambino ne ha della balia; era più l’esigenza di continuare a poter condividere parte della vita con lui, come aveva imparato a fare negli anni che li avevano visti crescere insieme.

In quel preciso momento, indossava una delle camicie ampie che era solita portare in casa, una delle tante così simili a quelle di André da venir confuse dai domestici, che le sistemavano nell’armadio sbagliato. E lui le riportava alla legittima proprietaria con una battuta, tipo: “Credevo di essere ingrassato!”. Il ricordo le provocò una stretta di tenerissima nostalgia e una voglia di rivedere quel sorriso mai provata prima.

 

Cap. 8

Notti nere (reprise)

 

Come avrebbe potuto farsi perdonare la leggerezza con cui aveva pensato di mettere da parte loro due?

E cosa gli avrebbe proposto, una volta tornata in Francia, quando l’avrebbe cercato a Pont-Aven?

Il suo vecchio lavoro? Un ruolo nella sua vita?

E se lui avesse rifiutato entrambi?

E se André, nel mentre che lei andava e veniva dal vecchio continente si fosse impegnato con qualcuno, professionalmente o… sentimentalmente?

No, non voleva pensarci adesso. Era fondamentale tornare in Francia al più presto, prendere la prima nave in partenza, senza aspettare neppure un giorno dallo sbarco della Mistral. Camille avrebbe capito; lui aveva seguito Étienne, aveva fatto una scelta radicale simile a quella che si apprestava a compiere Oscar, pur di non separarsi dalla persona che gli aveva salvato e rivoluzionato la vita, a suo dire. E il tutto era successo in pochi mesi. Il confronto con la storia del medico la confortava; la sua sembrava quasi una scelta ponderata, paragonata a quella di Camille.

Inspirò a fondo l’aria della notte, sul pontile di coperta deserto. La sensazione di estrema consapevolezza di ciò che desiderava la fece sentire viva come non mai, pronta a sfidare le difficoltà oggettive e i propri demoni, le responsabilità accettate, l’imbarazzo con la sua famiglia… Sì. Avrebbe affrontato ogni cosa.

Possibile che, man mano che ai suoi occhi il mondo era divenuto più vasto, lei avesse preso a desiderarne un frammento tutto per sé? E che quel frammento non fosse un posto, ma una persona?

Un rumore improvviso la risvegliò dai suoi pensieri.

Un tonfo pesante. Poi un altro. Erano passi, realizzò, ma di quelli alcolici, strascicati, che solo un ubriaco poteva produrre.

Intravide un’ombra avvicinarsi a dove si trovava, alla prua, tra le solide sagome scure dell’albero di mezzana e delle scialuppe. Identificò immediatamente l’uomo: si trattava dell’artigliere capo Michel, la cui mole era inconfondibile. Soprannominato amichevolmente da tutti “la montagna”, era l’uomo più corpulento dell’equipaggio, un gigante in altezza oltre che nelle altre dimensioni dello spazio, e doveva aver alzato davvero parecchio il gomito per essersi ridotto a quel modo. A bordo girava parecchio alcool di contrabbando, roba che andava bene per lucidare gli ottoni, ma che i marinai scolavano senza paura. Oscar aveva provato a sollevare la questione con Étienne, dato che quel commercio costituiva una palese infrazione del regolamento e veniva condotto alla luce del sole, ma l’ammiraglio le aveva assicurato che quella concessione in particolare era essa stessa una regola, una tradizione inviolabile che nessun comandante dotato di un briciolo di cervello avrebbe contestato, rischiando di inimicarsi l’intero equipaggio per un motivo così futile.

Anche se avesse rimproverato quest’uomo, lui non avrebbe potuto ricordare granché, ciucco come sembrava; per ora, l’unica cosa da fare era aiutarlo a non inciampare tra i tanti ostacoli del ponte ed evitare una sua caduta in mare. Non fece in tempo a finire di formulare quel pensiero che lo vide incespicare sui suoi stessi piedi e l’attimo dopo su una massa di reti accatastate, recuperando l’equilibrio solo all’ultimo istante e pericolosamente vicino al parapetto, per poi quasi accasciarsi su di questo.

Si avvicinò all’artigliere e lui non diede segno di averla udita. Gli scosse leggermente la spalla, talmente enorme che la sua intera mano, che piccola non era, non riusciva a contenerla neppure per metà, ma l’uomo rimaneva immobile, con la testa accoccolata tra le braccia, e il peso del corpo gigantesco mal distribuito, non ancora completamente appoggiato al parapetto, come se stesse raccogliendo le energie per risollevarsi.

“Forza,” gli disse Oscar provando ad essere comprensiva, “qui fuori può essere pericoloso smaltire la sbornia; è meglio rientrare.”

Stavolta la risposta fu un mugolio indistinto, una specie di lamento articolato che poteva somigliare a una frase, con molta fantasia. Oscar si abbassò per provare a tradurre quei suoni. Stava già pensando a chi avrebbe potuto svegliare per farlo portare sotto coperta, perché a trascinare quel bestione ci sarebbero voluti per lo meno tre uomini, ma il successivo guizzo di vitalità dell’uomo si risolse in un tentativo di risollevarsi utilizzando Oscar come leva. E le caracollò addosso, ricoprendola completamente con la sua stazza intrisa di alcool e di odori ancora meno piacevoli.

“LEVATI… DI… DOSSO!!!” Non riusciva quasi a respirare.

Era completamente bloccata e, nel provare inutilmente a sorreggerlo, le braccia le erano rimaste intrappolate in una torsione innaturale e dolorosissima, sotto il petto dell’uomo.

“Dannazione! Togliti, ho detto!!!” Ma quello niente.

Gli uomini di vedetta potevano essersi addormentati, come succedeva spesso, ma se avesse chiamato aiuto, con un grido o due, sarebbero accorsi a salvarla.

Fece un rapido calcolo di quanto ridicola potesse apparire quella situazione e sottrasse il risultato alla stima duramente guadagnata con le sue reclute, immaginando come e per quanto tempo sarebbe stato liricizzato l’avvenimento. Maledizione ai marinai, alle loro storie e alle loro sbronze!

L’uomo emanava un tanfo disgustoso di sudore marcito, nauseabondo a dir poco, e Oscar non poteva neppure spostare la propria faccia da quel torace villoso per riprendere fiato, ma  erano soprattutto le braccia schiacciate a preoccuparla; quelle fitte lancinanti la stavano torturando ed era necessario fare qualcosa al più presto. Cominciò ad agitarsi, con tutte le sue forze, ma anche in questo modo non riusciva a spostare neppure un arto di quella solida montagna che le era piombata addosso. Senza lasciarsi prendere dal panico e dal dolore, provò allora con delle piccole spinte a sgusciare via da quella morsa di grasso e muscoli, e con suo immenso sollievo l’uomo cominciò a dare qualche segnale di vita.

Ma la situazione poteva ancora peggiorare.

L’ubriaco molesto iniziò a bofonchiare: “Marielle… Marielle…” con voce impastata, mentre lei tentava di divincolarsi. “Marielle!” invocò ancora, e finalmente spostò parte del peso e le liberò il braccio sinistro, ma solo per passarle il suo destro attorno al collo ed aumentare la pressione sul suo ventre. Con un brivido di orrore, Oscar notò che l’uomo si era –inequivocabilmente – eccitato. Per un solo istante, per la prima volta nella sua vita, rimase paralizzata dalla paura. Poi reagì.

Con il braccio sinistro libero, riuscì a sfilare il kriss dall’elsa sullo stesso fianco abbastanza in fretta, ma quegli attimi le sembrarono un’eternità, dilatati nella percezione del proprio disgusto, di quel contatto non voluto che si prolungava contro il suo corpo. Afferrò il pugnale alla base della pesante impugnatura incastonata d’ametiste e con quella colpì alla cieca la nuca dell’artigliere, che ripiombò nell’immobilità.

Puntellandosi con il braccio si trascinò fuori, e nel rimettersi in piedi notò che le gambe tremavano, forse più per la rabbia che per l’indolenzimento. Sentiva una voglia irrefrenabile di prendere a calci quell’uomo, un desiderio di vendetta viscerale che pure si placò subito, quando notò la macchia scura di sangue che si andava allargando attorno alla testa del suo assalitore ubriaco.

Calma, Oscar, calma.

Anche colpendolo con l’impugnatura poteva averlo ferito gravemente, considerando quanto sangue stava perdendo. Doveva recuperare immediatamente lucidità. Camille. Doveva chiamare Camille e farlo medicare.

Scese a cercare il dottore nella sua camera, ma alla seconda bussata a vuoto spalancò la porta e non lo trovò lì.

Che sia ancora da Étienne?

Eppure era notte fonda, ormai. Salì fulminea la rampa di scale e cominciò a bussare energicamente alla stanza dell’ammiraglio, sempre più in ansia per la sorte del l’uomo che per qualche istante, ne era certa, aveva avuto voglia di uccidere senza pietà.

Aprirono insieme la porta, le lampade nella stanza erano ancora tutte accese. I due l’osservarono sorpresi per un attimo; e subito dopo terrorizzati dal sangue che lei non aveva neppure notato sulla sua camicia in disordine.

Per un momento parlarono tutti contemporaneamente, poi Oscar si impose: “Io sto bene, ma un uomo sul ponte di coperta ha bisogno delle vostre cure; ha un taglio profondo sulla nuca e sta perdendo molto sangue.” Camille corse a prendere la propria borsa senza chiedere altro, recuperando in pochi secondi l’efficienza che gli era caratteristica, mentre Étienne convinse Oscar a sedersi e a raccontargli prima di tutto l’accaduto. Lei era riluttante, avrebbe preferito raggiungere in fretta il dottor d’Orsay e provare a rendersi utile, ma quando ebbe finito di raccontare per sommi capi la sua disavventura, mantenendo il tono di formale distacco che usava come militare e omettendo gran parte dei dettagli che mai avrebbe riferito ad anima viva, si sentì come svuotata di ogni energia, pronta a recuperare tutte le ore di sonno perdute nei giorni precedenti.

L’ammiraglio l’osservava con apprensione senza commentare, lasciando vagare lo sguardo dalla camicia fuori posto al viso esausto di lei, e anche Oscar rimase muta, in attesa di un suo permesso per eclissarsi o di nuove istruzioni più severe riguardo gli alcolici non razionati a bordo.

Fu Étienne a interrompere il lungo silenzio. Le chiese, con un tono ponderato, sospettoso: “Siete sicura di star bene, Oscar?”

Lei gli sorrise. Saggiò con l’altra mano il polso destro, sembrava si stesse gonfiando, e gli rispose con dolcezza, come avrebbe potuto fare con la sua nanny, per rassicurarlo: “Étienne, è tutto a posto. Davvero.”

Ma invece di rasserenarsi, a quelle parole l’ammiraglio scattò come un gatto a una carezza contropelo: “Che cosa vi avevo detto???” Disse tra i denti, provando a non gridare. “Non vi avevo caldamente raccomandato di evitare di andare in giro da sola? In piena notte, poi!”

Oscar rimase spiazzata una volta di più dai suoi cambiamenti repentini d’umore. Ricordava bene il momento in cui le aveva consegnato il pugnale, ma il pensiero di correre effettivamente un rischio ad andare in giro da sola non l’aveva mai sfiorata, così come non l’aveva sfiorata l’idea di seguire quello che aveva considerato solo come un consiglio amichevole, non un ordine.

Lei era in grado di difendersi. E non aveva bisogno di quelle paternali, né di pugnali; se la sarebbe cavata in ogni modo, si disse, provando a restare calma lei per prima. Ma poteva mettere ancora a tacere il suo orgoglio? Non bastava ciò che aveva dovuto sopportare quella notte? Sentiva di stare perdendo la pazienza, mentre Étienne le girava attorno irritato.

“Se non vi avessi dato il kriss…” continuò lui “Dio santo, poteva andare molto peggio! Voi perché non avete chiamato aiuto???”

“Non è stato necessario.” Rispose gelida.

“Siete una sciocca!!!” Stavolta aveva proprio urlato. “Una sciocca orgogliosa! Avete capito cosa poteva succedervi?”

Oscar scattò in piedi: “E voi avete capito cosa sarebbe successo se io avessi chiamato aiuto? Io non posso permettermi di mostrarmi debole, neppure una volta, se voglio mantenere il rispetto dei miei uomini ed essere ascoltata; non aspettano altro che di ricordarmi che sono una donna!”

“Ma voi siete una donna! E renderete la vita più facile a tutti se vi sforzerete di ricordarlo quando c’è da stare attenti! Dannazione, Oscar, tutti chiedono aiuto! Anche l’uomo più forte del mondo da solo non va da nessuna parte! Il vostro è un atteggiamento pericoloso e non solo per voi stessa, ma anche per coloro che seguono le direttive di una persona che si sopravvaluta a tal punto!”

“Io non mi sopravvaluto; mi è stato insegnato a difendermi da me, e ho appena dimostrato di esserne capace!”

Étienne era furibondo. Possibile che quella sprovveduta non si rendesse conto che quella sera le era andata bene? “Siete impossibile! Vi illudete se credete che la vostra abilità nel duello possa essere abbastanza per tenervi fuori dai guai; avete ancora molto da imparare sugli uomini e sul mondo al di fuori di Versailles!”

“Con tutto il dovuto rispetto, signore, credo che siate voi a dover imparare ancora molto sul mio conto.”

Passò un lungo momento carico di tensione.

Entrambi sentivano di non aver ancora detto tutto; ma la discussione era ad un passo dal degenerare in litigio e nessuno dei due lo voleva, soprattutto Oscar, che non aveva dimenticato di trovarsi al cospetto di un suo superiore, nonostante l’informalità con cui lui le aveva sempre permesso di rivolgerglisi. Eppure, era certa che non avrebbe alzato la voce se Étienne non avesse alluso alla sua condizione di donna e ai rischi che ne derivavano. Poteva rimproverarla per non aver obbedito a un suo ordine, ma non aveva nessun diritto di immischiarsi quando si trattava di gestire il delicato equilibrio del proprio ruolo; cosa poteva saperne lui? In un mondo come quello militare, in cui lei costituiva l’eccezione assoluta, chiedere aiuto non era ammissibile, punto. Lei se la cavava da sola. In fondo non era salita su quella nave proprio per dimostrare questo?

 

“Siamo a un punto morto.” Fece Étienne conciliante. “Sono sicuro che con la mente fresca, uno di questi giorni riusciremo a parlarne con calma. Per ora basterà che mi promettiate che se vi ritroverete in una situazione analoga non indugerete a chiamare aiuto.”

“Non posso promettervelo.”

“… Che cosa?”

“Non posso promettervelo. “ ripeté con fermezza Oscar.

Gli occhi neri di lui si piantarono in quelli azzurri affilati di lei. Era una donna incredibilmente bella, pensò Étienne. Troppo, per illudersi che una volta sbarcati non sarebbero incorsi in altri guai come quello, o peggiori. Gli uomini della Mistral erano innocui, tutto sommato, ubriachi molesti a parte, ma i soldati? Quelli già presenti nella Martinica, quelli sulla Destin che sarebbero stati affidati a lei… come si sarebbero comportati, nei mesi a venire? Lei non poteva sottovalutarli. La spavalderia costituiva di per sé un pericolo; un comandante ha il dovere di conoscere i propri limiti, e Oscar… rifiutava di ammetterli. Doveva riuscire a dimostrarle che si sbagliava, che non poteva affatto fare tutto da sola.

“Permettete.” Disse lei, incamminandosi: “Raggiungo Camille.”

Lui la fermò per il polso dolente: “Io non vi ho dato nessun permesso di… “ notò l’espressione sofferente di lei: ”Cosa c’è?” chiese liberandola.

“Una slogatura, credo. Non era mia intenzione mancarvi di rispetto, volevo solo controllare che il dottore non avesse bisogno di una mano.”

“In questo momento ne avete solo una ben funzionante ed entrambe non vi sono bastate per sollevare quell’uomo. Camille avrà già chiamato gli uomini di guardia per farsi aiutare. Sedetevi, aspettiamolo qui insieme così potrà dare una controllata al vostro polso.”

Stavolta Oscar non fece obiezioni. Étienne andò allo scaffale dei liquori, tornandone con due bicchieri, una bottiglia di madeira e un umore migliore. Versò il vino liquoroso per entrambi e poi si accomodò sulla sedia di fronte quella di Oscar, sistemandosi la giacca che teneva poggiata sulle spalle, come un mantello.

Come ogni volta che si lasciava andare alle sue emozioni, Oscar si sentiva scombussolata. Si stava già pentendo di aver affrontato in quel modo la discussione; ne aveva fatto una questione di principio del tutto inutile, dato che lei aveva intenzione di lasciare quel comando.

Bevve il bicchiere in un solo sorso e sembrò andare già meglio. Forse era il caso di chiedere scusa al suo superiore. Aveva esagerato, mentre lui voleva solo essere gentile.

Mentre cercava le parole, la stanza cominciò a girare. Una vertigine. Il sonno, senza dubbio. Ne seguì un’altra, molto più forte, che le fece perdere l’equilibrio da seduta.

Il liquore…

Étienne non aveva sfiorato il suo bicchiere e la guardava con le braccia conserte, senza nessuna sorpresa, mentre lei si aggrappava al tavolo per non scivolare dal mondo che continuava ad avvolgersi su se stesso.

“Voi… cosa…?” Le gambe non la sostennero e lui la afferrò prima che rovinasse a terra, sollevandola senza nessuno sforzo tra le sue braccia, mentre lei perdeva le ultime forze chiamando André, in un sussurro.

 

***

 

L’aveva chiamato, l’aveva chiamato e lui non poteva correre da lei. Ne era sicuro, l’aveva sentita.

André invocava il suo nome nell’incubo, senza riuscire a svegliarsi, mentre la notte nei suoi occhi si era liquefatta e, diventata mare, lo separava da lei.

 

“Alain, ma tu sei sicuro che non dobbiamo chiamare il dottore? Guarda come si sta agitando…” Era passata un’ora da quando Gérard era stato svegliato frettolosamente da Alain per chiedergli di tenere d’occhio l’amico febbricitante mentre lui andava ad issare un secchio d’acqua fresca, e ormai si poteva dire nel panico.

“Io di quello non mi fido; non gli ho mai visto fare altro che salassi e soprattutto non ho mai visto star meglio qualcuno, dopo. Maurice per un mal di pancia stava tornandosene al creatore, l’hai detto anche tu che è un macellaio travestito.” Rispose Alain con veemenza. “Questo è solo un colpo di calore.” concluse per rassicurare anche se stesso. Riposizionò la pezza inumidita nell’acqua di mare sulla fronte di André. Scottava.

“Ma quando si è addormentato stava bene? Tu ti sei svegliato perché gridava?”

“Non lo so, non lo so. Non mi ricordo.“

“Se la caverà?”

“Se supera la notte non c’è pericolo”

“Davvero?”

“NO! Ma che cosa vuoi che ne sappia io? Dicono sempre così, quei deficienti!”

Passò qualche minuto ancora. André non accennava a volersi calmare, gemeva e stringeva le mani afferrando il vuoto.

“Alain, ma tu sai chi è questo Oscar?”

“Gérard,” fece Alain con fermezza spazientita, “tu la devi smettere di fare così tante domande.”

 

 

pubblicazione sul sito Little Corner ottobre 2012

Vietati la pubblicazione e l'uso senza il consenso dell'autore

 

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